[…]
- La rivoluzione è una Rivoluzione di transizione: trasformazione dalla fase primaria della società socialista alla fase successiva e alla società comunista
4.1. La “Rivoluzione della riforma” che stiamo attuando è un’impresa a lungo termine
Come ha sottolineato Xi Jinping: “La Riforma e apertura in questo momento non è completa”[1]. A questo riguardo, possono esserci fraintendimenti e interpretazioni errate nel senso che la fase primaria del socialismo, come si vede nella Rivoluzione della riforma, è uno stato eterno ed equivale all’intera società socialista. Secondo questa visione, la Rivoluzione della riforma difende l’immortalità del sistema economico di mercato, dell’economia non pubblica e della distribuzione secondo il capitale, cioè l’erronea equazione: “socialismo = giustizia sociale + economia di mercato”[2]. In effetti, l’uso del tempo presente qui suggerisce che la Rivoluzione della riforma attraversa l’intera fase primaria del socialismo. Ma sebbene questo processo storico sia prolungato, non è affatto il nostro obiettivo finale, poiché la società socialista non è una forma solidificata, una sorta di cristallo statico, ma un organismo dinamico che mostra cambiamento e movimento costante.
In futuro, faremo la transizione verso una nuova e più alta forma e stadio di sviluppo sociale. Questa è la Rivoluzione di transizione, nel senso che implica una trasformazione della società socialista dalla sua fase primaria a quella successiva, e da lì alla società comunista. Questo è il significato ultimo della rivoluzione, ed è anche il significato della “promozione completa dello spirito di portare la rivoluzione fino al suo compimento”. Xi Jinping lo ha sottolineato molte volte: “L’ideale rivoluzionario è più alto del cielo. La realizzazione del comunismo è il più alto ideale dei nostri comunisti”[3]. Questo supremo ideale è “un processo storico di raggiungimento graduale di obiettivi per fasi”[4].
In un certo momento, abbiamo diviso l’intera società socialista in “fase primaria, fase intermedia e fase avanzata”, “prendendo il cambiamento delle forze produttive come simbolo indiretto o finale e il cambiamento dei rapporti di produzione come simbolo diretto”[5].
Ogni fase presenta la logica inevitabile dello sviluppo dal basso verso l’alto a tutti i livelli, come ad esempio nel sistema dei diritti di proprietà, nel sistema di distribuzione e nel sistema di regolamentazione. I teorici marxisti della vecchia generazione hanno scritto molti articoli per sostenere e promuovere la “teoria dei Tre stadi del socialismo”. Ad esempio, Liu Guoguang, ex vicepresidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha sottolineato:
Dobbiamo realizzare che la fase primaria è a lungo termine, ma non infinita. Progredire dalla fase iniziale a quella intermedia richiederà più di cento anni. Ora che la fase intermedia si profila, dovremmo fare piani in anticipo. In futuro, passeremo al comunismo dalla fase avanzata.[6]
Wei Xinghua dell’Università Renmin della Cina e Wu Xuangong, ex segretari del Partito dell’Università di Xiamen, hanno espresso opinioni simili sulla fase primaria, intermedia e avanzata del socialismo[7].
In termini generali, la Rivoluzione di transizione ha molti aspetti unici nelle aree della produttività e dei rapporti di produzione, della base economica e della sovrastruttura, dell’esistenza sociale e della coscienza sociale. Il suo ruolo complessivo è quello di realizzare la vera e completa liberazione delle persone, e, nel tempo, di realizzare “lo sviluppo pieno e libero di ogni individuo”[8].
Come disse Marx, in queste condizioni
la realizzazione universale dell’individuo cesserà di essere rappresentata come ideale, come vocazione, ecc., solo quando l’impulso universale che sollecita le capacità degli individui a svilupparsi realmente, sarà passato sotto il controllo degli individui come vogliono i comunisti.[9]
Sebbene la Rivoluzione di transizione sia un processo lungo e tortuoso, le caratteristiche principali della sua transizione finale verso la società comunista sono chiare.
4.2. Le caratteristiche di produttività della “Rivoluzione di transizione” comportano la negazione dei tre vincoli nella divisione del lavoro e lo sviluppo delle “tre grandi ricchezze”
Un elevato livello di sviluppo delle forze produttive è la premessa pratica assolutamente necessaria per realizzare la Rivoluzione di transizione. Per Marx, la produttività è legata alla divisione del lavoro. Pertanto, liberando e sviluppando costantemente le forze produttive e promuovendo lo sviluppo per balzi e confini delle “forze naturali, della forza lavoro e della forza scientifica e tecnologica” all’interno delle forze produttive reali, la “vecchia divisione del lavoro”, vincolata dai tre limiti delle “differenze urbano-rurali, delle differenze industriali e agricole e delle differenze cervello-corpo”, scomparirà completamente, e verrà realizzato lo “sviluppo della produzione delle tre grandi ricchezze”[10].
In primo luogo, vi sarà lo sviluppo della ricchezza naturale, insieme al miglioramento delle condizioni di lavoro. Nella Rivoluzione di transizione, con la socializzazione senza precedenti della produzione, “i produttori uniti adegueranno il rapporto tra sviluppo economico e natura in linea con la ragione”, metteranno la natura sotto il loro controllo comune e faranno un uso pieno e razionale della ricchezza naturale nella massima misura, esercitando la minima forza[11].
In secondo luogo, vi sarà lo sviluppo della ricchezza del lavoro o della ricchezza sociale sotto forma di lavoro vivo. Nella Rivoluzione di transizione, con l’intellettualizzazione della produzione e l’accorciamento della giornata lavorativa, il lavoro fisso e forzato alienato sarà infine sostituito dallo sviluppo volontario e globale del lavoro libero associato. In questo modo, il lavoro cambierà da mezzo di sussistenza a “prima necessità della vita”, e la capacità delle persone di svolgere il lavoro sarà sviluppata creativamente nella misura massima.
In terzo luogo, vi sarà lo sviluppo della ricchezza del lavoro come risultato del lavoro pubblico. Nella Rivoluzione di transizione, con il pieno utilizzo del potenziale lavorativo di tutti, la cooperazione, l’unità dei poteri produttivi individuali, promuove il potere produttivo della società e il potenziamento della ricchezza sociale[12].
4.3. Le caratteristiche dei rapporti di produzione della Rivoluzione di transizione: eliminazione dei “Tre privilegi economici” e istituzione delle Tre equità economiche”
Per realizzare la Rivoluzione di transizione, non solo abbiamo bisogno di forze produttive altamente sviluppate come base materiale diretta, ma anche dell’adattamento dei rapporti di produzione come base economica indiretta.
Nella teoria marxista, una volta che tutti i mezzi di lavoro siano stati trasferiti ai lavoratori, la base materiale dell’oppressione di classe sarà stata eliminata. Pertanto, le caratteristiche dei rapporti economici all’interno della Rivoluzione di transizione consistono nel fatto che questi rapporti procedono dall’eliminazione dei Tre principali privilegi economici e dall’istituzione delle Tre principali equità economiche.
Primo, nel sistema dei diritti di proprietà, verrà eliminato il privilegio della proprietà privata dei mezzi di produzione e sarà istituita l’equità economica della proprietà pubblica dell’intera società. La proprietà privata capitalistica è la fonte generale di tutte le crisi e le turbolenze nella società moderna, ed è quindi necessario eliminare la proprietà privata[13]. Lo scopo dell’espropriare gli espropriatori è quello di istituire la proprietà pubblica collettiva dell’intera società e di “trasferire i mezzi di produzione ai produttori, in proprietà collettiva”[14].
Secondo, nel sistema di distribuzione, è necessario eliminare il privilegio della distribuzione secondo il capitale e istituire l’equità economica della distribuzione secondo le esigenze dell’intera società; l’eliminazione della proprietà privata equivale all’eliminazione della modalità di distribuzione secondo il capitale. Nello stadio inferiore della società comunista, la distribuzione sarà secondo il lavoro, mentre nello stadio superiore la distribuzione sarà secondo le capacità e i bisogni degli individui[15].
Terzo, e nel campo del sistema di regolamentazione, l’economia di mercato sarà eliminata e l’equità economica sarà istituita sulla base di un sistema pianificato che abbracci l’intera società[16]. L’economia di mercato non può risolvere fondamentalmente l’anarchia della produzione che deriva dalle contraddizioni fondamentali del capitalismo. Solo eliminando definitivamente la regolamentazione del mercato e istituendo un meccanismo di regolamentazione pianificata che comprenda l’intera società potremo evitare le crisi economiche e la vasta varietà di sproporzioni e squilibri causati dal modo di produzione capitalistico. Pertanto, “all’anarchia sociale della produzione”, che attualmente prevale, “subentrerà una regolamentazione socialmente pianificata della produzione , conforme ai bisogni sia della comunità che di ogni singolo”[17].
4.4. Caratteristiche politiche della Rivoluzione di transizione: declino dei “Tre soggetti politici” e realizzazione delle “Tre forme politiche”
Nel corso della Rivoluzione di transizione, le forze produttive altamente sviluppate eliminano gradualmente il sistema della proprietà privata e dello sfruttamento, e la base per le differenze di classe scompare. In questo modo, scompaiono anche lo Stato e i partiti politici che fungono da strumenti del dominio di classe. Di conseguenza, il declino dei Tre soggetti politici – classe, Stato e partito politico – non significa che la società smetta di aver bisogno di una sovrastruttura politica di gestione pubblica, ma che è richiesta la realizzazione delle Tre forme politiche per gestire la società.
Primo, affinché si realizzi la forma pubblica dello sviluppo politico, le funzioni pubbliche dello Stato “perderanno il loro carattere politico, e si cangeranno in semplici funzioni amministrative, veglianti ai veri interessi sociali”[18].
Secondo, sarà realizzata la forma indipendente di sviluppo politico la trasformazione dalla democrazia nella forma dello Stato alla democrazia nella vita sociale. Il futuro dominio del proletariato sarà un nuovo tipo di dominio democratico. Quando tutti i membri della società potranno partecipare e imparare a gestire la vita sociale in modo indipendente,
gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale […] senza violenza, senza costrizione, senza sottomissione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.[19]
Di conseguenza,
gli uomini, finalmente padroni della forma loro propria di organizzazione sociale, diventano perciò ad un tempo padroni della natura, padroni di se stessi, liberi.[20]
Terzo. è la forma congiunta di realizzazione dello sviluppo politico, l’Unione dei Cittadini Liberi. È impossibile per la futura società abolire immediatamente lo Stato. Deve passare attraverso la fase della Repubblica Sociale, una forma di transizione dallo Stato al non-Stato”, con la Comune di Parigi come esempio tipico. Poi, su questa base, sarà raggiunta la più alta forma politica della società.
4.5. Le caratteristiche ideologiche della Rivoluzione di transizione: eliminazione dei “Tre pregiudizi ristretti” e istituzione delle “Tre forme di nobile coscienza”.
La coscienza sociale è uno specchio dell’esistenza sociale. Nel corso della Rivoluzione di transizione, la coscienza sociale avanza costantemente dall’eliminazione dei Tre pregiudizi ristretti all’istituzione delle Tre forme di nobile coscienza, e “il regno spirituale delle persone migliora notevolmente”[21]. Come nuovi comunisti, i membri della società nel suo insieme arrivano a possedere un alto grado di coscienza comunista.
Primo, il concetto di egoismo viene eliminato dal campo della coscienza spirituale, e si afferma il concetto di altruismo. Nella visione di Marx ed Engels, la Rivoluzione di transizione nel suo processo di sviluppo comporta una rottura radicale con il pensiero tradizionale. Il “concetto tradizionale” chiave qui è il concetto capitalista di “egoismo”, con la “proprietà privata” al suo centro, comprese varie forme di feticismo, adorazione del denaro ed edonismo. La Rivoluzione di transizione rompe completamente con tutto ciò, permettendo agli esseri umani di “diventare altruisti, con un’istruzione superiore e il livello tecnico di lavoratori comunisti intelligenti”[22].
Secondo, una Rivoluzione di transizione nel campo della coscienza teorica elimina una visione del mondo superficiale e irrazionale e permette l’affermarsi di una visione del mondo scientifica. Nel contesto della Rivoluzione di transizione con le sue forze produttive altamente sviluppate, insieme alla scomparsa delle divisioni di classe e al continuo miglioramento del sistema sociale, le persone “abbandoneranno gradualmente la visione del mondo borghese e abbracceranno una visione del mondo proletaria e comunista”[23].
Terzo, l’individualismo sarà eliminato dal campo della coscienza morale e si affermerà il collettivismo. Gli interessi delle persone sono la base della loro morale sociale, e un elemento chiave nella Rivoluzione di transizione è che l’“interesse privato dell’uomo coincida con l’interesse umano”[24]. La Rivoluzione di transizione istituirà un concetto morale collettivista improntato al servire con tutto il cuore tutta l’umanità, e di conseguenza, “una morale che superi gli antagonismi delle classi e le loro sopravvivenze nel pensiero, una morale veramente umana” è “possibile”[25].
Conclusione
In sintesi, la teoria della Triplice rivoluzione è una categoria generale successiva nel tempo, interconnessa verticalmente nello spazio, progressiva nella logica e sovrapposta nei suoi diversi livelli. Una comprensione accurata, scientifica e completa delle sue tre dimensioni ci aiuterà a chiarire ogni tipo di errata lettura e persino di errata interpretazione del significato di “rivoluzione”, e ci permetterà di raggiungere una visione rivoluzionaria completa del marxismo, in particolare in un contesto cinese. Su questa base, continueremo a prendere la classe operaia e i lavoratori in genere come corpo principale della rivoluzione, e faremo avanzare lo spirito della rivoluzione fino al suo compimento. Mostrando audacia e determinazione, continueremo a promuovere la grande pratica del socialismo con caratteristiche cinesi, e avanzeremo lungo il percorso corretto del marxismo, in modo che si apra davanti a noi una potente visione rivoluzionaria.
📖 Continua a leggere sul volume cartaceo
Questo scritto è solo una selezione del saggio completo di Cheng Enfu e Yang Jun pubblicato sul numero 1-2 del 2026 di MarxVentuno. Nel volume troverai lo studio integrale e l’apparato completo di note.
[1] Ibid., p. 4.
[2] Wu Jinglian ha risposto a una domanda di un giornalista in questo modo: “La caratteristica fondamentale del socialismo è la giustizia sociale e una economia di mercato”, «China Economic Times», 5 agosto 1997.
[3] Xi Jinping, Il segretario del comitato di partito del tipo Jiao Yulu, Central Literature Publishing House, 2015, p. 5.
[4] Xi Jinping, Discorso all’assemblea generale commemorativa del 200° anniversario della nascita di Marx, «Quotidiano del Popolo», 5 maggio 2018.
[5] Cheng Enfu, La nuova teoria sui tre stadi dello sviluppo socialista, «Jiangxi Social Science», n. 3, 1992.
[6] Liu Guoguang, Alcune teorie fondamentali della ricerca cinese di economia politica, «Political Economy Research», n. 1, 2020.
[7] Cfr. Wei Xinghua, Tredici questioni teoriche sul sistema teorico economico del socialismo con caratteristiche cinesi, «Economic Aspect», n. 1, 2016; Wu Xuangong, Sostenere e migliorare il sistema economico di base nella fase primaria del socialismo, «Political Economy Review», n. 4, 2014.
[8] K. Marx, Il Capitale, Libro I [VII Sezione: Il processo di accumulazione del capitale, cap. 22: Trasformazione del plusvalore in capitale, §3], in K. Marx, Il Capitale (3), Le idee – Editori riuniti, Roma 1972, p. 37.
[9] K. Marx, F. Engels, L’Ideologia tedesca [Parte III: San Max], in, Opere complete, vol. V, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 291.
[10] Cheng Enfu e Duan Xuehui, Interpretazione ideologica della forma economica comunista nel Capitale (I), «Economic Aspect», n. 4, 2017.
[11] Ivi.
[12] Cfr. K. Marx, Il Capitale, Libro I [Quarta Sezione, capitolo XI, Cooperazione], in Il Capitale, Libro I (2), Le Idee – Editori Riuniti, Roma 1972, pp. 30-33.
[13] K. Marx, F. Engels, Il manifesto del partito comunista [capitolo II], in Karl Marx, Friedrich Engels, Opere complete, vol. VI, Editori Riuniti, Roma 1976, p. 499.
[14] F. Engels, La questione contadina in Francia e in Germania [15-22 novembre 1894], in Karl Marx – Friedrich Engels, Opere scelte, a cura di Luciano Gruppi, III edizione, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 1223.
[15] K. Marx, Glosse marginali al programma del Partito operaio tedesco [Critica del programma di Gotha, 1875], in Karl Marx – Friedrich Engels, Opere scelte, op. cit., p. 963.
[16] Yu Hongjun ritiene che “combinato con i problemi fatali del sistema capitalistico contemporaneo, possiamo prevedere pienamente che il sistema di pianificazione economica sarà attuato di nuovo nella futura società umana”: Yu Hongjun, La logica della scelta del sistema economico, «Research on Political Economy», n. 1, 2020.
[17] F. Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza [1880], Le idee – Editori Riuniti, Roma 1976, p. 111.
[18] F. Engels, Dell’autorità [1872], pubblicato in italiano nel 1873 in «Almanacco Repubblicano per l’anno 1874», https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1872/autorita.htm.
[19] V. I. Lenin, Stato e rivoluzione, in Opere complete, vol. 25, Editori Riuniti, Roma 1967, p. 434.
[20] F. Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza [1880], op cit., pp. 118-119.
[21] Hu Jintao, Opere scelte, vol. 3, Casa editrice del popolo, Beijing 2016, p. 2.
[22] Partito comunista cinese, Documenti importanti selezionati dalla fondazione del Partito (1921–1949), vol. 16, Casa editrice della letteratura centrale, Beijing 2011, p. 488.
[23] Mao Zedong, Antologia di Mao Zedong, vol. 7, op. cit., p. 225.
[24] K. Marx e F. Engels, La Sacra Famiglia [cap. 6, § 3, d): Battaglia critica contro il materialismo francese], in Karl Marx, Friedrich Engels, Opere complete, vol. IV, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 145.
[25] F. Engels, Antidühring [Parte I: Filosofia, capitolo IX: Moralità e diritto. Verità eterne], a cura di V. Gerratana, Editori Riuniti, Roma 1971, p. 100.




