Categoria: Studi sul socialismo mondiale

La rivista cinese World Socialism Studies è al terzo anno

Consulta i principali contenuti e abstract della rivista World Socialism Studies

di Andrea Catone, direttore della rivista MarxVentuno.

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Da diversi anni i comunisti cinesi hanno intensificato un’attività volta a far conoscere meglio ai comunisti, ai marxisti, agli antimperialisti del mondo le loro posizioni e le loro elaborazioni, tanto sui processi in corso in Cina lungo la via del “socialismo con caratteri cinesi”, quanto sui mutamenti del quadro mondiale e sulle strategie di lotta del movimento operaio internazionale e delle lotte e resistenze antimperialiste.

I compagni e gli studiosi italiani che ci seguono sul sito www.marx21.it e sulla rivista MarxVentuno (con il sito www.marx21books.com) hanno avuto modo di conoscere e approfondire le tematiche relative alla via cinese al socialismo – il “socialismo con caratteri cinesi” – e alla “sinizzazione del marxismo” grazie all’iniziativa assunta dall’Istituto di Marxismo della CASS (Chinese Academy of Social Sciences), diretta dal professor Deng Chundong, che, a partire dal 2014, ha promosso annualmente, in collaborazione con “Marx XXI” e altri organismi, dei “forum europei” su questi temi, svoltisi in Francia, Germania, Spagna, Italia. Il sito marx21.it ha pubblicato diverse relazioni e interventi, e presso le “edizioni MarxVentuno” è uscito il volume La “Via Cinese”: realizzazioni, cause, problemi, soluzioni (Atti del convegno del 2015, ISBN 978-88-909183-1-5). Risulta ugualmente utile e interessante il volumetto a cura di Francesco Maringiò di interviste ai marxisti cinesi Cheng Enfu, Deng Chundong, Lv Weizou (ISBN 978-88-909183-3-9).

Il Centro studi del socialismo mondiale (World Socialism Research Center: WSRC) presso la CASS, guidato da Li Shenming (che i lettori della rivista MarxVentuno conoscono per alcuni articoli apparsi su numeri precedenti[1]), non risparmia sforzi per promuovere e sviluppare occasioni di scambio internazionale a 360 gradi, con esponenti di partiti comunisti e operai, rappresentanti di movimenti di liberazione ed emancipazione, intellettuali e organizzatori di centri studi e riviste marxiste, comuniste, antimperialiste di tutto il mondo, per approfondire le tematiche più interessanti e scottanti.

Negli ultimi anni, con cadenza annuale, il Centro studi del socialismo mondiale, in collaborazione con altri organismi, tra cui anche il dipartimento esteri del PCC, ha organizzato a Pechino dei forum mondiali – di solito in ottobre, dopo il periodo di festa nazionale per la fondazione della Repubblica popolare cinese – che hanno coinvolto centinaia di comunisti, marxisti, esponenti di sinistra di tutto il mondo e hanno consentito di approfondire questioni fondamentali quali: analisi e implicazioni della grande crisi finanziaria internazionale; mutamenti del quadro mondiale; caratteri dell’imperialismo contemporaneo; la strategia imperialista delle “rivoluzioni colorate”; impegno, compiti e azione dei partiti comunisti e del movimento operaio nella fase attuale; significato e sviluppi della Rivoluzione d’Ottobre; sviluppi del socialismo con caratteristiche cinesi. A tali forum si sono affiancati forum di approfondimento su Mao Zedong e la linea di massa (2014) o, a Ningbo, sulla riforma e apertura e la pratica del socialismo cinese (2017).

Come osservano Lv Weizhou (già vice responsabile del Dipartimento sul Movimento Comunista Internazionale della CASS) e Qin Zhenyan (Istituto di marxismo, CASS) il Forum del Socialismo Mondiale è diventato una piattaforma importante per il dialogo tra marxisti e progressisti di tutto il mondo, nonché per un solido legame tra i partiti e le organizzazioni politiche socialiste mondiali; è una risposta positiva al nuovo ordine mondiale e alle nuove opportunità e sfide internazionali e nazionali e favorisce l’ulteriore innovazione e lo sviluppo del marxismo. Esso è diventato il principale centro di analisi della situazione attuale e del futuro sviluppo del socialismo mondiale (World Socialism Studies n. 1/2017). Dei forum svolti sono usciti, a cura di Li Shenming, due volumi in inglese, col titolo Frontiers of World Socialism Studies, editi da Canut International Publishers.

Inoltre, grazie all’iniziativa di altri dirigenti della CASS, si sono svolti due Forum della cultura mondiale (2015 e 2017), in cui si è posto con chiarezza il tema della lotta per la diffusione e lo sviluppo di una cultura marxista e socialista a livello mondiale, assumendo il campo della cultura come uno dei terreni fondamentali in cui si pratica la lotta di classe per il socialismo.

Un ruolo importante nella diffusione dell’elaborazione dei marxisti cinesi è svolto dalla rivista Studi sul Marxismo (in cinese), di cui la rivista Marxist Studies in China (Consulenti: Wang Weiguang, Li Shenming, Zhu Jiamu, Zhang Yingwei; caporedattori: Deng Chundong e Cheng Enfu) pubblica una preziosa selezione in inglese.

La CASS sponsorizza anche la rivista International Critical Thought, edita da Routledge e diretta da Cheng Enfu (Istituto del Socialismo Mondiale, CASS; Dipartimento di Studi Marxisti, CASS), David Schweickart (della Loyola University di Chicago) e Tony Andreani (dell’università Paris 8). In essa si pubblicano alcuni testi di marxisti cinesi.

Dalla metà del 2016, su iniziativa del Centro studi sul socialismo mondiale, viene edita una nuova rivista, in cinese, con abstract in inglese, di cui abbiamo dato notizia tempo fa sui siti di marx21.it e marx21books.com, pubblicando la traduzione in italiano degli abstract del primo numero. Ad esso è seguito un altro numero nel 2016, 9 numeri nel 2017 e un altro nel 2018.

Nei 13 numeri sinora usciti della rivista – 1400 pagine di grandi dimensioni, circa 200 articoli – emerge con chiarezza l’orientamento ideologico, politico e culturale del Centro studi sul socialismo mondiale.

La rivista si avvale anche dell’apporto di diversi autori stranieri. Ricordiamo qui in particolare Samir Amin (direttore del Forum del Terzo Mondo e presidente del Forum mondiale delle alternative, nonché studioso dell’imperialismo contemporaneo, di cui sito e rivista hanno spesso pubblicato i puntuali interventi)[2], con i suoi articoli sull’imperialismo dei monopoli finanziari e la necessità della costruzione di un vasto fronte unito antimperialista; Egon Krenz, ultimo segretario generale del Partito di Unità Socialista di Germania (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands - SED) nella DDR, di cui si riporta l’intervento all’8° Forum mondiale del socialismo: “Passare al socialismo o ritornare alla barbarie” (n. 8/2017); Martin Jacques (università di Cambridge, già direttore di Marxism Today dal 1977 al 1991 e autore del diffuso libro When China Rules The World, 2009) con una cruda analisi sul futuro degli USA dopo l’elezione di Trump (n. 1/2017); o Carl Ratner (Institute for Cultural Research and Education, Trinidad, California) il quale propone un’interessante analisi del multiculturalismo negli Stati Uniti, che – scrive l’autore – non è una vera diversità, perché non pone alcuna sfida all’egemonia politica ed economica statunitense (n. 1/2016).

Significativa è la presenza di comunisti e accademici russi che intervengono tanto sulla storia dell’URSS e sulla catastrofe del collasso del 1989-91 (Vladislav Šveide, “Il ruolo storico di Michail Gorbačev”, n. 2/2016), quanto sull’imperialismo contemporaneo (Michail Kostrikov, del CC del PCFR, “La natura dell’imperialismo rimane immutata”, n. 1/2016; Oleg Aleksandrovič Zimarin, di Russia Worldwide Press, “La visione di Lenin sull’imperialismo e la globalizzazione moderna”, n. 1/2017), ma anche sull’interpretazione del socialismo con caratteri cinesi e la sinizzazione del marxismo (Aleksander Vladimirovič Lomanov, dell’Istituto dell’Estremo Oriente dell’Accademia russa delle Scienze, con i suoi saggi: “Il piano cinese: un nuovo atteggiamento nei confronti della governance globale e dello sviluppo economico”, n. 2/2016; “L’ideale cinese tradizionale del Da Tong – Grande Armonia – e il mondo contemporaneo”, n. 8/2017).

 

Situazione e compiti del movimento operaio a livello mondiale

 

Un buon numero di articoli è dedicato a conoscere e analizzare la situazione del movimento operaio nelle diverse realtà. “Il mondo di oggi è testimone di una ripresa di movimenti di massa e socialisti; il costante sviluppo della Cina ha dimostrato il valore del socialismo e creato condizioni favorevoli per la crescita del movimento socialista mondiale” – scrivono Li Qiang e Li Shuqing, del comitato redazionale della rivista, in “Opportunità, problemi e sfide nella diffusione del Movimento socialista mondiale” (n. 1/2018). “Tuttavia, al socialismo mondiale manca ancora una buona piattaforma per la sua propagazione, mentre i media occidentali continuano a dare informazioni distorte sul socialismo e sulla società cinese. Di conseguenza, tra la gente comune in Occidente il socialismo è considerato distante e irrealistico, con una conoscenza limitata e una miriade di incomprensioni del socialismo con caratteristiche cinesi”. Per questo i due autori propongono di creare una piattaforma di comunicazione efficace, come forum e riviste, invitando a partecipare studiosi e attivisti politici di sinistra dell’Occidente.

Dall’osservatorio di Pechino si guarda strategicamente ai caratteri complessivi che può assumere il socialismo mondiale. Essi, secondo Jiang Hui, segretario di partito dell’Istituto di studi sull’informazione della CASS e vicedirettore del WSRC, sono dati dai seguenti elementi: 1) i vantaggi sistemici più ampi del socialismo rispetto al capitalismo costituiscono il segno della rivitalizzazione del socialismo mondiale; 2) la Cina diventa la spina dorsale e la nave ammiraglia per lo sviluppo del socialismo mondiale; 3) l’equilibrio di potere tra i due campi del mondo avrà una svolta storica dopo un lungo periodo di rivalità; 4) il numero dei paesi socialisti e il livello di realizzazione dell’ideale socialista diventano i criteri per valutare lo stato di sviluppo del socialismo. Il futuro del socialismo mondiale nel ventunesimo secolo sarà determinato dall’unità organica di nazionale e internazionale, movimento operaio e un ampio movimento di massa, sviluppo sociale e costruzione della civiltà ecologica nel socialismo mondiale (n. 1/2016)[3].

Tuttavia, bisogna riconoscere che lo stato di organizzazione e coordinamento del movimento operaio mondiale non è adeguato alle sfide e ai compiti che la nuova situazione richiede e che occorre un grande sforzo e lavoro unitari per invertire l’attuale tendenza. Come scrive Li Caiyan (Rivista cinese di scienze sociali), mentre sta gradualmente prendendo forma una classe capitalistica globale, la classe operaia globale non si è però ancora formata: l’unità del proletariato è ancora a un livello relativamente basso e il processo della sua formazione è piuttosto lento. L’antagonismo tra lavoratori e capitalisti si intensifica, ma l’unità della classe operaia incontra molte difficoltà, per cui è necessario e urgente rafforzare l’unità del proletariato. Tale necessaria unità è una possibilità concreta, a condizione di saper affrontare correttamente i numerosi problemi e gestire bene le relazioni tra i diversi soggetti (“Necessità e possibilità dell’unità del proletariato nel contesto della globalizzazione”, n. 9/2017).

LLa medesima esigenza internazionalista pone l’analisi di Samir Amin (“È imperativo ricostruire l’Internazionale dei lavoratori e dei popoli”, n. 9/2017). La globalizzazione degli ultimi 30 anni ha portato ai seguenti problemi: le grandi sfide ecologiche non possono essere risolte; il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche sono limitate; la governance globale è fortemente colpita; vi è un’estrema centralizzazione del potere; le potenze imperialiste storiche saccheggiano le risorse del Sud Globale in modo organizzato e pianificato; il lavoro del Sud Globale è sfruttato in modo eccessivo; a tutti gli altri paesi è impedito di sottrarsi allo status di periferia dominata. Tuttavia, in tutto il mondo, la lotta dei lavoratori e dei popoli che ne sono vittime è stata estremamente frammentata e non ha compiuto progressi sostanziali. È perciò necessario costruire un fronte internazionale dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo per rafforzare l’unità internazionale contro l’imperialismo e affrontare insieme le questioni globali.

Sui mutamenti della situazione mondiale da un prospettiva storica e sui compiti del movimento socialista mondiale nella fase attuale è senz’altro interessante il lungo saggio in tre numeri (1-2-3 del 2017) di Zhang Wenmu del Centro di ricerca strategica all’Università di Aeronautica e Astronautica di Pechino. Egli sostiene che, nonostante i grandi cambiamenti storici nel mondo dopo la Rivoluzione d’Ottobre, le caratteristiche fondamentali dell’imperialismo sono rimaste le stesse. L’imperialismo nel XXI secolo si è sviluppato da uno stadio in cui il capitale finanziario influenzava tutte le altre forme di capitale a uno in cui il capitale finanziario è completamente dominante. Sulla base dell’esperienza storica, l’equilibrio attuale tra capitalismo e socialismo potrebbe continuare per venti o trent’anni, il che dà alla Cina – se rimarrà socialista – un considerevole spazio di crescita: ci sarà un ambiente internazionale abbastanza favorevole per la “grande rinascita della nazione cinese”. Ma la parte più interessante per i militanti comunisti e gli studiosi italiani ed europei è nella previsione che il declino degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina porteranno alla riorganizzazione del capitale finanziario internazionale, il quale, “se la Cina non collasserà come l’Unione Sovietica”, si trasferirà in Europa, con notevoli implicazioni per il processo di unificazione in corso. Dall’analisi del carattere assolutamente dominante del capitale finanziario l’autore deduce anche la strategia del movimento operaio nel XXI secolo, che in una prima fase dovrebbe creare un ampio fronte di tutte le classi lavoratrici e dirigenti dell’economia reale per concentrare la lotta contro il capitalismo finanziario e la sua classe compra dora, con l’obiettivo di assoggettarlo all’economia reale, trasformandolo in un utile complemento del capitale industriale. In questa prima fase, l’obiettivo del movimento operaio nei Paesi non socialisti non è quello di dar vita ad una società compiutamente socialista, ma quello di creare condizioni favorevoli per l’economia reale, “ossia una società socialista con certe caratteristiche capitalistiche”. Solo in una seconda fase l’obiettivo diventa quello di istituire un vero sistema socialista. Un fronte unito internazionale che includa il capitale industriale può preparare una nuova ondata di avanzate del socialismo.

È ben presente nelle pagine di World Socialism Studies una grande attenzione – non settaria – verso le strategie e l’attività dei partiti e organizzazioni politiche del movimento operaio e comunista nel mondo. A partire da quelli che, oltre che in Cina, sono al potere: Cuba, Vietnam, Laos, Corea del Nord. Riferendosi ai loro congressi di partito svoltisi nel 2016 Zhang Fujun (Istituto di marxismo, CASS) osserva che tutti hanno deciso di applicare il marxismo-leninismo alle condizioni nazionali, aderire all’idea di sviluppo che ponga al centro il popolo, pianificare scientificamente il loro percorso di costruzione socialista e perseguire una linea di diplomazia indipendente. Questi quattro paesi stanno esplorando percorsi di sviluppo adeguati alle proprie condizioni nazionali (n. 9/2017).

A Cuba e alla figura di Fidel Castro, scomparso il 25 novembre 2016, è dedicato più di un articolo. Mao Xianglin, dell’Istituto per l’America Latina della CASS, nel n.1/2017 osserva che Fidel ha forgiato un modello rivoluzionario a Cuba, guidando il popolo cubano in una rivoluzione vittoriosa, che dalla rivoluzione democratica ha proceduto alla rivoluzione socialista. Ha riorganizzato il Partito comunista cubano e avviato la costruzione di un sistema socialista. Sotto la sua guida Cuba è divenuta un esempio rivoluzionario per altri Paesi latinoamericani, nella lotta senza quartiere contro l’imperialismo. Fidel Castro ha contribuito allo sviluppo del pensiero socialista mondiale: aderendo al socialismo scientifico, ha colto la questione della costruzione del socialismo sulla base dei caratteri nazionali del proprio paese (“indigenizzazione” del socialismo).

Pan Jin-e, dell’Istituto marxista della CASS, sottolinea alcune analogie tra Cina e Vietnam (“Teorie e pratiche della costruzione del partito comunista vietnamita”, n. 8/2017). A partire dagli anni ‘80, il partito comunista vietnamita ha attribuito grande importanza alla costruzione del partito e il XII Congresso ne ha accentuato il ruolo, sottolineando l’importanza di uno stretto rapporto tra partito e popolo, nonché il nuovo spirito di governo del partito contro la corruzione e il lusso. “Poiché i problemi e le sfide che il partito comunista vietnamita sta affrontando nel nuovo periodo presentano alcune analogie con quelli del partito comunista cinese, dovremmo, come fa il partito comunista vietnamita, prestare maggiore attenzione e compiere maggiori sforzi nell’auto-miglioramento di tutti i membri del partito, nonché valorizzare le varie iniziative di costruzione del partito”. Si veda anche Njuyen Wenqin: “La direzione del Partito come fattore decisivo per garantire la democrazia in Vietnam” (n. 2/2016).

Pan Xihua (Accademia del Marxismo, CASS) scrive che è molto importante studiare il socialismo nei paesi e nelle regioni in via di sviluppo. Si veda la sua rassegna sulla Conferenza “Il socialismo nei paesi in via di sviluppo: passato, presente e futuro” (n. 2/2018).

La rivista pubblica diversi articoli che focalizzano situazione e compiti dei partiti comunisti e del movimento socialista nelle diverse aree del mondo, dalle Filippine (Wang Jing, dell’Istituto di marxismo della CASS: “Il Partito comunista delle Filippine e il Movimento socialista di sinistra nelle Filippine”, n. 8/2017) all’Australia (Wang Yonggang su tempi e pratica socialista del partito comunista dell’Australia, n. 8/2017), al partito comunista giapponese, la cui posizione sulla costruzione del socialismo in Cina viene esposta da Tan Xiaojun, dell’Istituto di marxismo della CASS. Egli annota il giudizio positivo dei comunisti giapponesi sullo sradicamento della povertà in Cina e la particolare attenzione che esso presta alla correttezza della direzione della Cina nella costruzione del socialismo. Quanto ai problemi che la Cina si trova ad affrontare ora e in futuro, il partito comunista giapponese sostiene che socializzare i mezzi di produzione e guidare il popolo a comprendere correttamente le carenze e i danni del capitalismo sia la chiave per realizzare il socialismo in Cina (n. 7/2017).

I paesi europei costituiscono un altro importante campo di indagine, anche se è inevitabile constatare purtroppo quanti passi indietro abbia fatto e quanto sia inadeguato rispetto alle esigenze del presente quel movimento operaio, che in Europa ebbe il suo atto di nascita e il suo sviluppo in termini tanto di elaborazione e diffusione del socialismo scientifico, quanto di organizzazione politica e sindacale. Nonostante la prolungata e durissima crisi capitalistica esplosa nel 2007-2008, i partiti comunisti e operai d’Europa, salvo poche eccezioni, sono ridotti ai minimi termini e spettatori-commentatori piuttosto che attori attivi della lotta politica.

La rivista ospita report e analisi sulle elezioni presidenziali francesi (Samir Amin, n. 4/2017); sul Nuovo Partito Comunista Britannico (Andy Brooks, n. 5/2017); sul 5° Congresso del Partito della Sinistra Europea (Liu Chunyuan e Shi Fangfang, n. 5/2017); sul 17° Congresso della Federazione sindacale mondiale (Liu Chunyuan e Hou Zewen, n. 6/2017); sul partito Comunista di Boemia e Moravia (Yang Chengguo e Zhang Huizhong, n. 6/2017); sul partito comunista portoghese, “fermamente convinto della correttezza, della vitalità e del brillante futuro dell’ideale e della causa del comunismo” (Tong Jin, n. 8/2017); sul 20° Congresso nazionale del Partito comunista greco. Nel suo report Liu Chunyuan scrive che al fine di rafforzare l’organizzazione e l’unità della classe operaia, il KKE ha attivamente partecipato e guidato il movimento operaio, lavorando duramente per riorganizzarlo e rafforzare il fronte di lotta di tutti i lavoratori con l’obiettivo di rovesciare il capitalismo e istituire un governo operaio rivoluzionario (n. 9/2017).

 

 

Gli USA di Trump

 

Particolare attenzione la rivista dedica all’analisi degli USA dopo l’elezione di Trump. La ricercatrice Song Lidan (Istituto di marxismo della CASS) scrive che Trump è stato eletto con il sostegno dell’oligarchia finanziaria, del complesso militare-industriale e della classe media conservatrice, facendo leva sulle tre ideologie principali degli Stati Uniti: razzismo, individualismo liberale e anticomunismo. L’elezione di Trump è la scelta del male minore per il capitale. La sua posizione di membro della classe super ricca fa sì che le sue politiche debbano essere in linea con gli interessi del capitale monopolistico americano. Per quanto riguarda il rapporto con la Cina, la politica di Trump di “rendere di nuovo forte l’America” non sarà possibile senza il pieno contenimento della Cina (“Questioni da chiarire sull’elezione di Trump”, n. 1/2017).

Secondo Ma Zhongcheng (Istituto per la sicurezza e la cooperazione marittima) la tradizione razzista degli Stati Uniti, strumento importante per indurre la classe operaia bianca a sostenere il capitale monopolistico, ha portato sia i gruppi finanziari monopolistici che un gran numero di elettori delle classi subalterne a sostenere Trump (“Perché Trump è in grado di salire sul palco della storia. Riflessioni su Trump, il conservatorismo americano e il fascismo”, n. 4/2017).

Zhou Miao (Istituto di marxismo della CASS) invita ad affrontare l’elezione di Trump in termini marxisti e di analisi di classe, come prodotto della crisi del sistema di accumulazione del neoliberismo americano, sfociato nella crisi finanziaria internazionale del 2008, segno di un ulteriore declino dell’egemonia USA, che richiede importanti aggiustamenti e trasformazioni della struttura politica ed economica internazionale (“La politica di classe negli Stati Uniti e la situazione internazionale durante l’amministrazione Trump”, n. 4/2017).

Fang Guangshun e Su Li (università del Liaoning) ritengono che gli USA non cambieranno la loro strategia egemonica. Rimane inalterata la natura degli Stati Uniti quale paese imperialista, così come la natura di classe del monopolio borghese. E rimane invariata la natura di classe di Trump come principale rappresentante dei capitalisti monopolistici (n. 5/2017).

Cheng Enfu e Duan Xuehui (Università Normale di Huaibei) presentano una serrata critica alla “democrazia in stile americano”, che, presentandosi come democrazia elettorale e procedurale, è nella sostanza una democrazia monetaria e familistica e una democrazia dell’oligarchia. Essa danneggia la produzione e lo scambio e porta a crisi economiche periodiche; danneggia l’ordine finanziario e provoca crisi finanziarie; danneggia la finanza pubblica e porta alla crisi del debito; danneggia la civiltà ecologica e l’ambiente e si traduce in crisi ecologica globale; arreca danni materiali alla vita e al benessere e accresce notevolmente il divario tra ricchi e poveri (n. 5/2017).

Yu Li (Università di Zhengzhou) ritiene necessario formulare in modo tempestivo una strategia globale e multi-livello per lo sviluppo pacifico della Cina come risposta al declino dell’egemonia statunitense (n. 6/2017).

Luan Wenlian, dell’Istituto di marxismo della CASS, osserva che crisi e stagnazione a lungo termine si sono risolte in maggiori contraddizioni e conflitti tra le principali potenze capitaliste in Occidente. La Cina dovrebbe rimanere vigile sull’egemonia americana e sulle contraddizioni capitalistiche, perché nel potenziale confronto tra Cina e Stati Uniti, la maggior parte dei Paesi occidentali prenderebbe le parti di questi ultimi (“Crisi e contraddizioni profonde in Europa e in America. Note sulla visita in Gran Bretagna del gruppo di ricerca sulla situazione attuale del capitalismo dopo la crisi finanziaria internazionale del 2008”, n. 3/2017).

 

 

I 100 anni della rivoluzione d’Ottobre e le cause della dissoluzione dell’URSS

 

Nel 2017 si è celebrato il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e il PCFR ha organizzato in Russia l’incontro internazionale dei partiti comunisti (Liu Shuchun, n. 2/2017).

Tong Jin (Scuola di marxismo, Università di Economia e Commercio Internazionale), dopo aver rilevato che la Rivoluzione d’Ottobre ha mostrato il potenziale e l’energia della classe operaia per

adempiere alla sua missione storica e portare avanti nuove lotte per il socialismo nei diversi Paesi, sostiene che la preziosa esperienza dell’Ottobre vada oggi integrata con la realtà concreta (n. 2/2016).

Questo anniversario è stata l’occasione per un’analisi complessiva, da una prospettiva storica, del ruolo della Rivoluzione d’Ottobre, nonché delle cause del collasso del 1989-91, su cui – soprattutto nel WSRC e negli istituti di marxismo della CASS – non si smette di indagare, guardando anche a ciò che potrebbe accadere al potere politico comunista in Cina, se non si evitano gli errori del PCUS. Interessante, dal punto di vista ideologico, quanto scrive Mei Rongzheng, dell’Università di Wuhan, in difesa del marxismo sovietico, considerato in Cina, specialmente nelle scienze sociali, come non marxista. Tale posizione – sostiene l’autore – è errata, è un’invenzione soggettiva dell’idealismo contro il marxismo-leninismo e mira a rigettare i Quattro Principi Cardinali introdotti da Deng Xiaoping nel marzo 1979: 1) attenersi alla strada socialista; 2) sostenere la dittatura del proletariato; 3) sostenere la leadership del Partito comunista; 4) sostenere il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong (n. 3/2017).

Viene fortemente stigmatizzato il ruolo di Gorbačëv. Scrive Zhang Shuhua, vicedirettore della rivista, direttore dell’Istituto di informazione scientifica presso la CASS: “la storia mostra che il crollo dell’Unione Sovietica è il risultato della degenerazione del PCUS nella fase successiva del suo regime. Nel riformare la sua via di sviluppo politico il PCUS non aderì al marxismo-leninismo, ma al capitalismo” (“Lezioni dalla riforma politica e dalla democratizzazione dell’Unione Sovietica”, n. 1/2016).

Vladislav Šveide è ancora più duro nel suo bilancio sul ruolo storico di Gorbačëv: la “consegna” dell’Unione Sovietica attraverso accordi politici con le potenze occidentali non fu una prova di stupidità da parte di Gorbačëv, ma un vero e proprio crimine da sottoporre a procedimenti giudiziari e sanzioni legali (n. 2/2016).

Ma Han (Comitato Centrale del PCC, Scuola di partito di Insegnamento e Ricerca sul Socialismo) vede nella perestrojka una seria deviazione dal marxismo che determinò la trasformazione della coscienza sociale (n. 5/2017).

Secondo Li Ruiqin (Accademia del Marxismo, CASS) il crollo dell’Unione Sovietica non ha solo causato enormi perdite economiche ai Paesi della CSI, ma ha anche trasformato la Russia in uno speciale donatore di sangue per prolungare la vita del capitalismo occidentale in declino (“Nuove riflessioni in Russia sulla dissoluzione dell’Unione Sovietica”, n. 6/2017).

Li Shuqing (redattrice della rivista, Università Agraria cinese) sottolinea il ruolo nefasto svolto dalla teorie dell’Università di Harvard nel crollo dell’economia russa dopo la dissoluzione dell’URSS, consentendo, attraverso le privatizzazioni, agli oligarchi russi in combutta con l’Occidente di derubare senza pietà il popolo; conclude che occorre vigilare con attenzione in Cina su situazioni simili (n. 3/2017).

Una riflessione sul crollo dell’URSS era stata già ampiamente elaborata nel convegno di Pechino del 2011, i cui atti sono pubblicati nel libro a cura di Li Shenming Su questo riflette la Storia.

 

Contro il “nichilismo storico”: la battaglia culturale sulla storia delle rivoluzioni socialiste

 

La storia del movimento operaio e comunista in Cina e nel mondo è un terreno di lotta in cui muoversi con cura e attenzione, sapendo padroneggiare la cassetta degli attrezzi del marxismo. Su questo interviene già nel primo numero del 2016 Wang Weiguang, Presidente della CASS, segretario di partito, direttore onorario di World Socialism Studies, con l’articolo “Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico”, in cui afferma che negli ultimi anni il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico, espressione con cui si intende l’opera di deformazione, falsificazione, denigrazione della storia del movimento comunista in ogni parte del mondo. Occorre rispondere a ciò sviluppando la ricerca storiografica cinese su basi marxiste.

Dalla fine degli anni ‘70 – scrivono Zhang Jiansong e Zhang Weiying – il nichilismo storico ha conosciuto tre fasi di sviluppo nel mercato culturale e ha aggiunto carburante alla liberalizzazione borghese. L’essenza del nichilismo storico è negare la direzione del Partito Comunista Cinese e il sistema socialista cinese e costituisce perciò un grande pericolo per la nostra società. (“Tre stadi nell’evoluzione del nichilismo storico nel mercato culturale”, n. 5/2017).

La storia dell’URSS e delle rivoluzioni del 900 è uno dei terreni fondamentali su cui va ingaggiata una strenua battaglia culturale e politica. È una battaglia particolarmente vivace nella Cina di oggi[4]. È in gioco il giudizio storico sui principali protagonisti delle rivoluzioni socialiste del 900, da Lenin, a Stalin a Mao. A proposito del primo – sulla cui opera sull’imperialismo la CASS ha organizzato nel 2016 un importante convegno[5] con ampia partecipazione di studiosi russi – Wang Tingyou (Scuola di marxismo della Renmin University) denuncia la tendenza, gradualmente sviluppatasi in Cina dopo il collasso dell’URSS, a negare Lenin e il leninismo, con lo scopo di rimuovere gli ostacoli ideologici e teorici alla promozione del socialismo democratico e all’eversione della leadership del PCC e del sistema socialista. La negazione del leninismo apre la strada all’attacco al pensiero di Mao Zedong e alla teoria del socialismo con caratteristiche cinesi (n. 8/2017).

Sul ruolo di Stalin nella storia della Russia e del movimento comunista internazionale la rivista presenta diversi articoli tesi a smontare e respingere denigrazioni e demonizzazioni. Si vedano in proposito: Li Rui e Liu Fan «Fallacia ed essenza del “paradigma antistaliniano” nel mondo accademico occidentale: smascherate di nuovo da Grover Furr le menzogne del libro Blood Land» (n. 2/2016); Wu Enyuan (CASS, Istituto di Russia, Europa orientale, Asia Centrale), “La demonizzazione di Stalin come attacco alla Russia e all’Unione Sovietica” (n. 7/2017).

Bo Yang sostiene che il XX Congresso del PCUS, in cui fu rinnegato Stalin, costituisce il punto di partenza del declino dell’URSS. E invita a trarne le dovute lezioni per la Cina, “in cui sta emergendo ora la negazione di Mao Zedong e di altre figure eroiche della rivoluzione cinese” (“La negazione di Stalin come punto di svolta del declino dell’Unione Sovietica”, n. 7/2017).

 

Centralità di Mao Zedong nella rivoluzione cinese

 

Non è certo un caso che la figura di Mao Zedong occupi una parte importante nella rivista, in saggi che ne approfondiscono il ruolo storico tanto nella lunga fase rivoluzionaria che precede la conquista del potere politico, quanto in quella successiva, in cui si pongono le basi essenziali per la trasformazione socialista del paese. Diversi articoli sono dedicati a respingere gli attacchi del nichilismo storico in Cina. Del resto, i lettori di MarxVentuno hanno già potuto conoscere la posizione del direttore del WSRC Li Shenming a proposito della direzione maoista della prima fase della Repubblica popolare cinese (1949-1978)[6].

Zhang Quanjing, assiduo collaboratore della rivista, dedica alla storia della rivoluzione cinese tre articoli: “Il Movimento del Terzo Fronte: una grande decisione strategica”, n. 1/2016; “I fermenti rivoluzionari nella provincia centrale di Hebei. Note sulla prima sezione rurale del Partito Comunista Cinese”, n. 2/2017; “Studiare il Pensiero di Mao Zedong e lottare per adempiere i nuovi compiti storici”, n. 7/2017.

Chen Yuan (Conferenza politica consultiva del popolo cinese: CPPCC), ripropone lo studio di cinque saggi di Mao quali Problemi di strategia nella guerra rivoluzionaria cinese; Sulla pratica; Sulla contraddizione; Sulla guerra di lunga durata e Sui problemi di guerra e strategia. Il pensiero di Mao è un valido riferimento sia per l’economia e la filosofia occidentali che per l’economia e filosofia cinesi, anche se non dovrebbe mai essere copiato e ripetuto meccanicamente (n. 2/2016).

He Xin, anch’egli della CPPCC, sottolinea che uno dei maggiori successi di Mao fu la rapida industrializzazione e il conseguimento dell’autosufficienza alimentare, trasformando così la Cina in circa 20 anni da Paese economicamente povero e culturalmente arretrato a Paese con una vasta base industriale. E continua: «L’attuale sistema “socialista” non è il sistema ideale di eguaglianza ed equità senza distinzioni di classe che Mao Zedong cercò di creare, ma in esso vi sono ancora contraddizioni, conflitti, scontri e lotte estremamente profondi e complessi. A questo proposito, Mao Zedong ha lasciato un patrimonio politico eccezionalmente ricco. È di grande importanza che il suo spirito rivoluzionario e il suo pensiero siano profondamente integrati nella cultura politica della nazione cinese» (n. 2/2017).

Ge Yuanren esprime un giudizio largamente positivo sull’invio di giovani cittadini istruiti nelle aree rurali e montane dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Tale movimento, prima e durante la Rivoluzione Culturale, condivideva l’obiettivo comune di unire operai e contadini, e questo non fu un errore della Rivoluzione Culturale. Basandosi sul proprio duro lavoro e sulle proprie conoscenze, la maggior parte dei giovani istruiti coltivava terre abbandonate, praticava l’agricoltura scientifica, migliorava significativamente la produzione agricola locale, favoriva lo sviluppo dell’istruzione nella Cina rurale e migliorava le condizioni culturali e sanitarie nei luoghi di lavoro. Sebbene ci fossero alcuni problemi, è stato questo un passaggio nella storia del movimento giovanile cinese che vale la pena ricordare, in quanto i giovani istruiti andavano a lavorare nelle campagne per unirsi agli operai e ai contadini, si integravano nel processo di sviluppo nazionale e intraprendevano un percorso per lo sviluppo della loro patria e per il benessere della maggioranza della popolazione (n. 2/2017).

Li Xia, del corso di laurea della CASS, elogia l’esperienza degli studenti universitari nei villaggi di economia collettiva rurale quale base importante per l’educazione ideologica e politica comunista tra gli studenti universitari; essa costruisce un’opinione pubblica favorevole allo sviluppo dell’economia collettiva, contribuisce a chiarire la direzione dell’approfondimento della Riforma per le nuove campagne socialiste della Cina e continua ad attrarre talenti per costruire una campagna ricca da tutti i punti di vista (n. 6/2017).

E ancora: Zhang Yunsheng, “Contributi di Mao Zedong alla via socialista e alla rinascita della nazione cinese” (n. 4/2017); Zhang Yanzhong, “Riconoscere correttamente il rapporto tra la Lunga Marcia e Mao Zedong” (n. 9/2017); Li Ya, “La critica di Mao Zedong al nichilismo nazionale e culturale nel campo della medicina tradizionale cinese” (n. 2/2018).

Interessante, nella lotta per l’affermazione della teoria economica marxista, l’articolo di Zhou Xincheng (Renmin University) contro un’impostazione economicistica. Egli prende spunto dalle importanti annotazioni di Mao al primo manuale sovietico di economia politica, scienza che studia fondamentalmente i rapporti di produzione, piuttosto che lo sviluppo delle forze produttive (“Occorre valutare i commenti di Mao Zedong sull’economia politica del socialismo”, n. 4/2017).

 

 

Il socialismo con caratteri cinesi è prima di tutto socialismo

 

Questa impostazione antieconomicistica non si limita alla rivalutazione storica e teorica del ruolo di Mao, ma è tutt’uno – nella impetuosa e complessa transizione cinese – con la battaglia per l’affermazione della proprietà pubblica, tanto nelle imprese strategiche industriali che nelle campagne, in cui si esalta l’economia collettiva e il modello delle cooperative.

La rivista non manca di puntualizzare che il socialismo con caratteristiche cinesi è innanzitutto e soprattutto socialismo, come scrive Zhou Xincheng (Renmin University), che osserva come dall’inizio della Riforma e Apertura siano emerse molteplici concezioni del socialismo con caratteristiche cinesi sia in patria che all’estero. I principi di base del socialismo scientifico non possono essere messi da parte, se si intende rimanere socialisti. Basato sul socialismo scientifico, il socialismo con caratteristiche cinesi aderisce ai principi di base di questo, mentre assume caratteristiche distintive cinesi in accordo con le specifiche condizioni cinesi e le caratteristiche dei tempi: il socialismo con caratteristiche cinesi non può essere visto come una “forma indipendente di socialismo” o come un “socialismo completamente nuovo”, né essere incluso nella sfera del capitalismo (“Come intendere il socialismo con caratteristiche cinesi”, n. 2/2016).

Sulla stessa linea di difesa del socialismo scientifico possiamo collocare anche l’articolo di Yuan Xiuli (Istituto di marxismo, CASS), che denuncia come attualmente in Cina la visione di Marx del socialismo venga talvolta distorta o addirittura negata e invita a difenderne la scientificità, opponendosi all’”utopismo”, al “pragmatismo volgare” e alla tendenza a separare marxismo e socialismo con caratteristiche cinesi (“Comprendere correttamente e sostenere la visione di Marx del socialismo”, n. 4/2017).

Anche per Gong Yun (Centro di ricerca del socialismo con caratteristiche cinesi, CASS) il socialismo con caratteristiche cinesi è la pratica di successo del socialismo scientifico in Cina, è l’unità dialettica della logica teorica del socialismo scientifico con la logica storica dello sviluppo sociale in Cina. È il socialismo scientifico radicato nel suolo cinese, che riflette le aspirazioni del popolo cinese e si adatta allo sviluppo della Cina e dei tempi, si attiene ai principi di base del socialismo scientifico, mentre nel frattempo gli conferisce caratteristiche distintive cinesi a seconda delle condizioni dell’epoca e pone come suo fine ultimo la realizzazione del comunismo (“Il socialismo con caratteristiche cinesi in una nuova era”, n. 8/2017).

He Ganqiang, professore all’Università di Economia e Finanza di Nanchino e ricercatore dell’Istituto di Marxismo della CASS, scrive che “dobbiamo attenerci al principio fondamentale del materialismo storico, secondo cui la produzione sociale determina la circolazione nel mercato ed evitare di confondere i rapporti dialettici tra produzione sociale e circolazione nel mercato con quelli tra governo e mercato. Dobbiamo ottenere una comprensione scientifica della natura di classe del funzionamento del governo e sostenere il controllo macroeconomico. Dobbiamo garantire il ruolo dominante dell’economia di Stato e integrare il commercio estero e l’uso degli investimenti stranieri nel controllo macroeconomico. Inoltre, dobbiamo riconoscere la natura antisocialista delle moderne teorie occidentali sull’economia di mercato e gli svantaggi delle teorie occidentali sulla regolamentazione macroeconomica, e correggere la preoccupante tendenza di copiare ciecamente le teorie economiche occidentali. Dovremmo applicare consapevolmente il principio e la metodologia del Capitale per indirizzare il nostro controllo macroeconomico e difendere con fermezza il diritto al discorso dell’economia politica marxista” (“Questioni teoriche che richiedono un’attenzione speciale nel controllo macroeconomico”, nn. 1-2/2018).

Han Rusheng si esprime contro l’economicismo volgare che non riconosce l’importanza dell’ideologia. Nell’economia statale cinese vi è contrasto tra ideologia socialista e ideologia capitalista. La lotta ideologica è essenziale per promuovere lo sviluppo e la crescita dell’economia del settore statale (“Una forte ideologia socialista come prerequisito per le grandi imprese statali”, n. 1/2018).

Yu Hongjun, del comitato di Partito dell’Università di Pechino, insiste sul valore fondante per il socialismo della proprietà pubblica, sociale: poiché la Cina è attualmente nella fase primaria del socialismo, la proprietà privata e il meccanismo di mercato sono ancora in una certa misura necessari allo sviluppo delle forze produttive socialiste, ma gli effetti negativi della proprietà privata e dell’economia di mercato devono essere evitati e dovrebbero essere compiuti particolari sforzi per rafforzare la proprietà pubblica e l’economia statale in modo da garantire la realizzazione graduale della giustizia sociale (“Rafforzare la proprietà pubblica come prerequisito della giustizia sociale”, n. 3/2017).

Pan Wei, dell’Università di Pechino, sostiene con forza il ruolo della proprietà collettiva della terra nelle zone rurali della Cina quale base economica fondamentale per il consolidamento del potere politico del PCC. È l’unico mezzo che garantisce un’equa ripartizione dei terreni agricoli e residenziali, l’ultima difesa contro la privazione da parte del capitale del diritto alla sopravvivenza degli agricoltori, un legame economico e sociale tra gli abitanti del villaggio e un ponte tra le aree rurali e urbane (n. 4/2017).

Xie Xiaoqing (Università di Pechino), riferendosi all’ultima “comune popolare” di Zhoujiazhuang, difende il ruolo dell’economia agricola collettiva, basata sul principio secondo cui “nessuna famiglia deve essere lasciata povera o sofferente e nessuno deve essere lasciato indietro”. Per mezzo secolo, Zhoujiazhuang ha sempre contribuito alla prosperità comune sulla base dell’economia collettiva. L’esempio di Zhoujiazhuang indica la correttezza della scelta strategica del “secondo balzo” in agricoltura, vale a dire “adattarsi alle esigenze di un’agricoltura scientifica e di una produzione socializzata e sviluppare imprese su scala moderata a fianco dell’economia collettiva” (“La via Zhoujiazhuang: realizzare con dignità l’urbanizzazione della città natale del popolo”, n. 9/2017).

Zheng Yougui (Istituto della Cina contemporanea presso la CASS) sostiene il ruolo dominante della proprietà pubblica per promuovere la prosperità comune (“Risposta ai nuovi cambiamenti nella struttura della ricchezza con l’esperienza unica di promuovere la prosperità comune”, n. 4/2017).

Zhong Nanshan (Accademia cinese di ingegneria) invita a mantenere la natura pubblica degli ospedali come fattore chiave della riforma sanitaria: gli ospedali, insieme alle scuole, sono il servizio pubblico più importante e assolutamente necessario, che dovrebbe essere gestito principalmente dallo Stato e dal governo. Consegnarli a capitali nazionali o esteri svuoterebbe presto gli ospedali pubblici e le scuole dei migliori membri dei loro staff, con offerte di alti stipendi da parte di quelli gestiti privatamente. In questo modo, le persone affette da malattie gravi e complicate sarebbero costrette ad andare negli ospedali privati (n. 4/2017).

 

 

Il ruolo dirigente del partito comunista

 

La questione della direzione politica e del carattere del partito comunista nel processo di transizione in Cina è al centro delle riflessioni della rivista con diversi articoli.

La linea emersa dalla direzione di Xi Jinping punta con decisione al rafforzamento del ruolo dirigente del partito comunista cinese e una corretta impostazione della ricerca sulla storia del partito è parte integrante di tale linea. Wu Degang ne espone i criteri principali (“Effettuare ricerche sulla storia del partito con posizione, prospettive e metodologia marxiste: imparare dai commenti di Xi Jinping sulla storia del partito”, n. 1/2018).

Zhu Jiamu, Presidente dell’Associazione di storia nazionale della RPC, ex vice presidente della CASS, consulente di Marxist Studies in China e di World Socialism Studies, interviene in merito con diversi articoli. In “Perché è necessario mantenere e rafforzare la direzione del PCC? Sul 95° anniversario della fondazione del Partito comunista cinese” (n. 1/2016) sostiene che, poiché il PCC ha ancora molta strada da fare per compiere le sue missioni storiche, la sua leadership non dovrebbe essere indebolita, ma rafforzata. È un requisito necessario della base economica socialista, una forma per realizzare la democrazia popolare e una garanzia fondamentale della grande rinascita della nazione cinese. In un successivo articolo (“Se il Partito al governo sia rivoluzionario o meno e la natura dell’epoca presente”, n. 1/2017) egli afferma che il PCC è sia un partito al governo che un partito rivoluzionario. L’idea di dire addio alla rivoluzione e la richiesta che il PCC si trasformi da partito rivoluzionario in partito al governo sono insostenibili nella teoria e dannose nella pratica. Sulla stessa linea sono altri suoi testi quali: “Modalità della vita politica all’interno del Partito costantemente promosse da Chen Yun” (n. 6/2017).

Jiang Hui e Wang Guang insistono, sulla base dei discorsi e delle indicazioni del Segretario Generale Xi Jinping, sull’applicazione rigorosa della disciplina di Partito, che richiede regole chiare e una forte educazione all’ideale e ai principi del comunismo. I “pochi individui chiave”, la minoranza dei funzionari del Partito, sono di grande importanza per una disciplina sistematica, severa e completa (“Connotazione scientifica dell’applicazione integrale di una rigorosa disciplina di partito”, n. 2/2016).

Wang Zhigang (Kunlun policy Institute) sottolinea che la politica di “Riforma e Apertura” si basa sul rispetto dei Quattro Principi Cardinali esposti nel 1979 da Deng Xiaoping – attenerci alla via socialista; sostenere la dittatura del proletariato; sostenere la direzione del Partito comunista; sostenere il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong – che sono la garanzia politica contro la liberalizzazione borghese, la quale “si presenta spesso con una veste ragionevole e legittima in nome della Riforma e Apertura”, mentre promuove l’”occidentalizzazione” e la “polarizzazione” tra ricchezza e povertà in Cina (“Aderire alla linea di base per garantire la sicurezza nazionale. Riflessioni sullo studio della serie di importanti discorsi pronunciati dal Segretario Generale Xi Jinping”, n. 2/2017).

Gao Changwu (Document Research Center del Comitato Centrale del PCC) scrive del significato teorico e pratico dell’idea di Xi Jinping sulla “grande rivoluzione sociale”, che è un breve riassunto teorico dell’esplorazione e della pratica del PCC a partire dalla sua formazione 97 anni fa. L’auto-rivoluzione del PCC è il mezzo per portare avanti la rivoluzione sociale da parte del popolo sotto la sua guida (n. 2/2018).

È certamente interessante, anche per i “marxisti occidentali” la riflessione di Li Shenming sull’importanza decisiva della formazione dell’uomo nella vita del partito: rispetto alle istituzioni, ai sistemi e ai meccanismi, l’uomo è la chiave che alla fine determina il sistema e il meccanismo nella struttura economica e nella sovrastruttura. “Pertanto, sotto la corretta direzione del CC del PCC, con al centro il compagno Xi Jinping, dobbiamo unire la costruzione ideologica con la costruzione del sistema e intraprendere un nuovo viaggio per salvaguardare il Partito e il governo dalla degenerazione, mantenendo alta la vigilanza, con acuta intuizione e straordinaria tenacia. Se si farà così, il futuro che seguirà sarà radioso” (“Quale dovrebbe essere il fattore chiave: l’uomo o il sistema e il meccanismo? Riflessioni basate sullo studio dei discorsi del Segretario Generale Xi Jinping sulla costruzione ideologica e sulla disciplina istituzionale del Partito”, n. 3/2017).

Tang Shuangning (China Everbright Group) sottolinea il ruolo dirigente del partito – animato dallo spirito della Lunga Marcia e della guerra di lunga durata – nel governo delle imprese statali (“Aderire alla direzione del Partito e rafforzare la costruzione del Partito sono la radice e l’anima delle imprese statali cinesi”, n. 2/2017).

 

 

La segreteria di Xi Jinping e il 19° Congresso del PCC

 

Li Shenming sintetizza le ultime elaborazioni teoriche del CC del PCC, guidato dal segretario generale Xi Jinping in cinque importanti idee che costituiscono cinque cerchi concentrici diversi: sistema economico; sviluppo orientato verso i bisogni della popolazione; sistema teorico, che si riflette principalmente nel campo culturale, agendo come guida per il socialismo con caratteristiche cinesi; sistema politico; adesione alla leadership del PCC (“Sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi: l’essenza degli importanti discorsi di Xi Jinping”, n. 1/2016). Un successivo articolo dello stesso autore (“Studiare seriamente e attuare risolutamente i nuovi concetti, le nuove idee e le nuove strategie del governo cinese proposte dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e principalmente dal compagno Xi Jinping”, n. 5/2017) si muove lungo questa direttrice. In un altro articolo, pubblicato dopo il 19° Congresso, l’autore si sofferma sul ruolo che la nuova Cina – che sta passando da nazione indipendente a nazione prospera e forte – può svolgere nel mondo, col quale si rapporta con un modo cinese di instaurare fiducia. La via cinese al socialismo, come riferimento completamente nuovo, ha contribuito allo sviluppo umano con i concetti cinesi di

valore, sviluppo e relazioni esterne. Nel contesto generale dei cambiamenti strutturali nel mondo, la Cina sta costruendo una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, partecipando attivamente alla costruzione del sistema di governo globale, cercando di contribuirvi con la saggezza cinese (“Il significato globale del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, n. 1/2018). Nell’ultimo saggio (n. 2/2018) l’autore sottolinea l’importanza della tesi del XIX Congresso sulla contraddizione principale nell’attuale fase della transizione cinese: tra crescenti bisogni materiali e culturali del popolo e uno sviluppo inadeguato e sbilanciato. Per un corretto percorso lungo la via cinese al socialismo è fondamentale una corretta comprensione e analisi delle contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione, base e sovrastruttura, uomo e natura, e tra esseri umani. Lo studio dell’esperienza storica della rivoluzione cinese e della transizione al socialismo contribuisce alla corretta comprensione delle contraddizioni nella fase attuale, inquadrata dal pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.

Xi Jinping ha proposto l’idea di rafforzare il “potere cinese”, scrive Xu Guangchun (Comitato consultivo per la ricerca teorica marxista), partendo dal principio secondo cui viene prima di tutto il popolo, ogni cosa va fatta per il popolo e bisogna fare affidamento sul popolo, realizzando pienamente la creatività popolare. Il potere popolare cinese si rafforza applicando rigorosamente e completamente la disciplina di Partito, assicurando la posizione guida del marxismo, proseguendo nella sviluppo dell’economia con l’innovazione scientifica e tecnologica come sua forza trainante, in una nazione culturalmente coesa, dotata di forti apparati di difesa militare. Ciò va attuato attraverso il “governo della legge” (stato di diritto), ponendo limiti istituzionali al potere e migliorando la capacità di governare il paese (“Riunire le grandi e invincibili forze per affrontare la grande lotta con nuove caratteristiche storiche. Breve discussione sull’idea del potere cinese del CC del PCC e principalmente del compagno Xi Jinping”, n. 2/2016).

Wang Weiguang, sulla scorta dei discorsi di Xi Jinping, sottolinea l’importanza della costruzione di un sistema di filosofia e scienze sociali per lo sviluppo del socialismo cinese e propone di adeguare ai nuovi compiti che si pongono il livello di studi di tali discipline fondamentali in ambito universitario e accademico (“Ulteriore studio e realizzazione dello spirito degli importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping e promozione completa della costruzione del sistema discorsivo di filosofia e scienze sociali in Cina”, n. 1/2017). Questo discorso viene ripreso e ampliato nel successivo testo “Accelerare lo sviluppo della filosofia e delle scienze sociali con caratteristiche cinesi sotto la guida del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” (n. 1/2018).

Dopo il 19° Congresso del PCC (ottobre 2017) con il lungo rapporto letto dal segretario[7], si possono precisare ulteriormente i tratti del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era. Zhu Jiamu ne individua i seguenti caratteri distintivi: esso sottolinea che lo sviluppo dovrebbe essere centrato sul popolo e la riforma dovrebbe dare a quest’ultimo un senso di conquista, in modo da riflettere un più stretto legame con il popolo; sottolinea l’alto ideale del comunismo e della militanza rivoluzionaria; sostiene con maggiore forza la coerente posizione di principio del Partito comunista cinese, lo stile di lotta e lo spirito combattivo (“Caratteristiche distintive del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era. Note sullo studio del rapporto al 19° Congresso nazionale del PCC”, n. 8/2017). Su questo si può vedere anche Jin Minqing, dell’Istituto di Marxismo della CASS: “La grande innovazione del marxismo sinizzato nelle teorie sulla costruzione del partito”, n. 9/2017.

Wang Lisheng (Istituto di Economia, CASS) sottolinea il grande significato teorico e pratico della nuova tesi assunta dal 19° Congresso secondo cui “la contraddizione principale nella società cinese si è spostata su quella tra il bisogno crescente di una vita migliore e uno sviluppo squilibrato e insufficiente” (“Una nuova tesi sulla contraddizione principale nella fase primaria del socialismo”, n. 9/2017).

Yin Yungong (Comitato direttivo accademico di World Socialism Studies) sottolinea l’importanza senza precedenti che, a partire dal 18° Congresso e accentuata dal 19°, è stata attribuita dal partito al ruolo dell’ideologia, dei media e di Internet, e propone di migliorare ulteriormente la capacità nella comunicazione interna e internazionale nella nuova era (“Guidare la pratica dei nuovi mezzi di informazione e dell’opinione pubblica con il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, n. 9/2017).

Per realizzare lo spirito del 19° Congresso Nazionale del PCC – secondo He Bingmeng, ex segretario generale del Presidio delle Divisioni Accademiche e ricercatore presso la CASS – è necessario incentrare con fermezza il lavoro sul miglioramento della qualità della vita del popolo come indicatore chiave delle performance dell’economia cinese, della modernizzazione sociale e dello sviluppo sostenibile. Questo per soddisfare le esigenze di una nuova era e cogliere il vero significato di “modernizzazione”, “sviluppo scientifico” e “sviluppo sostenibile” (“Portare avanti lo spirito del 19° Congresso Nazionale del PCC e innalzare la qualità della vita delle persone come indicatore chiave delle performance della riforma e dello sviluppo sostenibile”, n. 2/2018).

 

La lotta ideologica contro il soft power dell’Occidente

 

In linea con le riflessioni che il WSRC fa da alcuni anni e con i forum internazionali che ha promosso (ricordiamo in particolare il VI Forum del socialismo mondiale del 2015, dedicato alle “rivoluzioni colorate”, con un nutrito apporto di attivisti politici e studiosi dell’area ex sovietica e dei paesi dell’Europa centro-orientale), la rivista dedica un certo numero di articoli alla lotta contro la penetrazione ideologica dell’Occidente, che, con l’ausilio di tutti gli strumenti a sua disposizione, da Internet alle ONG, tende ad imporre il suo discorso, la sua narrazione.

Di qui deriva la grande importanza della battaglia per il “diritto al discorso”, che – scrive Bian Qin – non si forma automaticamente: il flusso del discorso non è un semplice “scambio” di informazioni, ma il risultato di un sofisticato sistema di controllo operato dal potere nazionale e dall’egemonia (“Importanza vitale della direzione del flusso del discorso per la sopravvivenza della nazione e della civiltà”, n. 2/2016).

Li Yanhong, in un interessante saggio, studia il modo in cui gli USA hanno imposto la loro narrazione all’Unione Sovietica. Dall’inizio della Guerra Fredda essi hanno adottato strategie linguistiche differenti nei diversi periodi. La “Ricerca sull’Europa orientale e l’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica” attuato dagli anni ‘80 ad oggi è un importante strumento di strategia linguistica contro la Russia ed incarna l’intenzione strategica degli Stati Uniti di raggiungere i propri obiettivi politici attraverso lo strumento del linguaggio. Infatti, l’ascesa degli Stati Uniti come potenza globale non è solo dovuta ai suoi punti di forza economici e militari, ma anche alla sua profonda conoscenza della situazione interna di altri Paesi. La strategia linguistica degli Stati Uniti mostra anche che le competenze linguistiche nazionali sono sia hard power che soft power, e la piena integrazione delle competenze linguistiche e delle conoscenze regionali è la chiave per la formazione del personale nelle lingue straniere e negli affari regionali (n. 2/2016).

Tang Qing (Chongqing Normal University) e Feng Yanli (Istituto marxista, CASS) analizzano le tre principali misure adottate dagli USA per controllare la crescita del soft power cinese: 1) isolando la Cina attraverso la diplomazia dei valori; 2) rafforzando il potere di formazione istituzionale degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico attraverso meccanismi multilaterali come gli accordi commerciali per indebolire l’influenza regionale della Cina; 3) lanciando attacchi culturali attraverso organizzazioni non governative e programmi di scambio culturale con avanzate tecnologie di rete («Tre “armi leggere” degli Stati Uniti per contenere la Cina», n. 2/2016).

Da alcuni anni i marxisti cinesi studiano il ruolo di Internet, ponendo particolare attenzione ai poteri che lo controllano effettivamente. Tale discorso ha attraversato alcuni dei forum mondiali del socialismo a Pechino, nonché il forum europeo tenutosi a Roma nel 2016[8].

Zhang Jie (CITIC Reform and Development Research Institute) osserva (n. 4/2017) che il governo USA, pur avendo formalmente consegnato l’amministrazione di Internet all’ICANN (istituito nel 1998 e divenuto ente di gestione internazionale dal 2 ottobre 2016), rimane di fatto l’effettivo controllore della rete: non ha rinunciato al diritto di amministrare Internet, ma ha piuttosto rafforzato tale diritto del capitale americano, per cui la RPC non deve abbassare la guardia. Bisogna anzi, come scrive Mou Chengjin (China Mobile Communications International Strategic Research Center), accelerare la costruzione del sistema di sicurezza della rete indipendente e controllabile della Cina, poiché “senza sicurezza della rete, non c’è sicurezza nazionale”. Il principio guida per garantire la sicurezza del cyberspazio cinese è: reti a direzione statale, pianificate sistematicamente, indipendenti, controllabili e in via di rapido sviluppo (n. 4/2017).

Di notevole interesse si presenta la critica all’universalismo astratto, ai “valori universali” dell’Occidente. Il presidente della CASS Wang Weiguang, sulla scia della critica di Marx e Lenin, denuncia il falso universalismo dell’Occidente, che intende proporre come universale ciò che è invece il prodotto e l’elaborazione sviluppatisi nel corso di una lunga storia della cultura euro-occidentale. Sotto la bandiera dei valori universali si nascondono il colonialismo e l’imperialismo eurocentrici. E qui l’Occidente intende imporre il monopolio del discorso politico («La natura antiscientifica, ipocrita e ingannevole dei “valori universali”», n. 5/2017). L’universalismo concreto che i marxisti cinesi propongono passa attraverso l’assunzione della cultura occidentale (non la sua eliminazione, o cancellazione, come vuole l’estremismo etnocentrico di culture agli antipodi con il marxismo) e il suo superamento (l’Aufhebung hegeliana) in una nuova più vasta cultura: si vedano i discorsi di Xi Jinping sulla comunità di destino. Anche la sinizzazione del marxismo, lungi dall’essere l’affermazione di un particolarismo, è il momento di passaggio verso l’universalismo concreto (del concrescere delle diverse culture che la storia mondiale ha prodotto e alimentato).

Xue Xinguo (Tianjin Normal University) puntualizza la differenza strategica tra i valori socialdemocratici, che egli iscrive sostanzialmente nella categoria dei valori capitalisti e i valori fondamentali del socialismo con caratteristiche cinesi, radicato nel socialismo scientifico e distanti dall’idea astratta di “natura umana” e dal “socialismo etico” (“Una comparazione tra i fondamentali valori socialisti e i principi di base della socialdemocrazia”, n. 7/2017).

Zhang Shuhua pone il compito strategico di infrangere il monopolio del discorso politico occidentale, disincantare il popolo dal mito della democrazia occidentale, per superarla (aufheben) in una democrazia reale più avanzata (“Valori politici come la democrazia sono di cruciale importanza nella lotta mondiale per il diritto al discorso. Come sostituire la democrazia occidentale e rafforzare la nostra voce a livello globale”, n. 7/2017).

L’esportazione dell’ideologia e dei valori dell’Occidente (cfr. Xiao Li, n. 2/2016) si articola anche attraverso istituzioni che si presentano come neutre e super partes, quali il Premio Nobel per la Pace, che è invece uno strumento politico dell’Occidente (Wang Xiaoshi, n. 2/2017). Ma in generale è tutto il sistema del Premio Nobel che si è involuto, divenendo – scrive Qi Guifeng – in un importante strumento dell’egemonia statunitense per monopolizzare gli orientamenti, la costruzione di regole e il giudizio finale in merito ai premi per la ricerca scientifica mondiale. Ha giocato un ruolo importante come soft power ideologico nel migliorare l’immagine dell’egemonia americana, reclutare i talenti di tutto il mondo, appropriarsi della ricchezza di altri Paesi, abbattere l’Unione Sovietica e soffocare la Cina e i Paesi del Terzo Mondo. Occorre perciò comprendere scientificamente il Premio Nobel e i discorsi ad esso correlati e costruire un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica adeguato al processo storico di rinascita della nazione cinese (n. 2/2016).

Dalla linea editoriale della rivista emerge una crescente consapevolezza dell’importanza strategica della battaglia culturale e ideologica, e della necessità di preparare e attrezzare adeguatamente tutte le istituzioni culturali, e tra queste l’università e la ricerca accademica. Per questo è opportuno individuare correttamente i problemi esistenti, le tendenze errate e intervenire per correggerle. Zhang Hongi denuncia le tendenze spiccatamente errate della ricerca degli studiosi cinesi sulla storia del mondo moderno: in termini di ricerca accademica, il ruolo guida fondamentale del marxismo è stato minato e negato, mentre i “valori universali” borghesi sono difesi e si nasconde la natura dell’invasione coloniale dell’Occidente. In termini politici, vengono respinte la direzione del partito e la dittatura democratica del popolo, si rifiuta il ruolo guida delle imprese statali e si nega il controllo macroeconomico dello Stato. Inoltre, nella ricerca sulla storia europea e americana vi è scarsa attenzione alla ricerca sulla storia russo-sovietica. (“È necessario porre un forte accento sui problemi ideologici nella ricerca accademica”, n. 2/2018).

Il rafforzamento e lo sviluppo della filosofia e delle scienze sociali, come raccomandato dal XIX Congresso, è anche il tema dell’articolo di Liu Dezhong, Wu Bo e Zhong Hui, che propongono di basarsi sulla guida del marxismo e sul pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era (n. 2/2018).

Hou Huiqin (Centro studi sul socialismo mondiale, CASS), in occasione del 170° anniversario della pubblicazione del Manifesto del Partito comunista, sottolinea che una vera e propria rivoluzione sociale è necessariamente una rivoluzione ideologica. Oggi dobbiamo leggere questo lavoro classico in termini di rivoluzione della visione del mondo (Weltanschauung), «attenerci a una visione del mondo basata sul materialismo dialettico e sul materialismo storico, criticare risolutamente le varie tendenze a mettere da parte la concezione materialistica, a “de-ideologizzare” il discorso, a ridurre il “popolo” a individui; e dobbiamo portare avanti il grande corso del socialismo con caratteristiche cinesi. Al centro dell’attuale lotta intorno alla concezione del mondo vi è l’attacco al materialismo dialettico. Attenersi alla teoria della storia centrata sul popolo o alla teoria della storia centrata sull’individuo è la pietra di paragone per un autentico materialismo storico. Per intraprendere la grande lotta dobbiamo concentrarci sulla lotta tra due diverse concezioni del mondo (n. 2/2018).

***

Come accade normalmente rispetto ad ogni rivista di studio e dibattito, gli articoli presenti in World Socialism Studies possono essere pienamente condivisibili o esserlo solo in parte – una rivista è fatta per alimentare riflessioni e discussioni aperte sulle tematiche proposte –, ma una cosa possiamo osservare e una lezione dovremmo apprendere: i marxisti cinesi sono abituati a pensare strategicamente, non solo per la contingenza immediata, non solo per risposte reattive ad un’agenda politico-culturale dettata da altri. E dotarsi di un pensiero strategico – che da molti anni manca ai comunisti e al movimento operaio in Italia e in Occidente – è un compito ineludibile, se si vuole invertire la rotta rovinosa lungo la quale, nell’ultimo decennio in particolare, il movimento operaio e i comunisti si sono incamminati in Italia.

Riteniamo di fare cosa utile presentare qui in appendice tutti gli abstract in inglese e in italiano dei principali articoli pubblicati nei 13 numeri della rivista sinora usciti, augurandoci di poterci attrezzare per tradurre in italiano alcuni saggi presenti solo in lingua cinese che rivestono un particolare interesse per noi in Italia.

10 aprile 2018

 Consulta i principali contenuti e abstract della rivista World Socialism Studies

 

[1] Cfr. Li Shenming, “Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura”, in MarxVentuno n.1/2015, pp. 49-54; consultabile anche in https://www.marx21books.com/wp-content/uploads/2018/03/Valutare-correttamente-i-due-periodi-storici-di-Li-Shenming.pdf.; ID., Rivoluzioni colorate ed egemonia culturale”, MarxVentuno n. 1-2/2016.

[2] Si veda anche il recente Ottobre 17. Ieri e domani, ISBN 978-88-909-183-4-6.

[3] Si veda anche dello stesso autore l’intervista rilasciata a Marxist Studies in China, 2016 (pp. 264-282) “The 21st Century will see revitalization of socialism”.

[4] Si veda in proposito Fan Jianxin, “10 Ideological Topics in 2014”, in Marxism Studies in China (2015), pp. 85-115, in particolare, il paragrafo 10: “New Characteristics of the Trend of Historical Nihilism”. Ampie parti sono pubblicate in Marx in Cina (ed. MarxVentuno, 2015), pp. 71-93.

[5] Cfr. Shan Chao, Jia Jia, “Report sulla Conferenza sino-russa in occasione del 100° anniversario del testo di Lenin Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, in World Socialism Studies n. 1/2017.

[6] Cfr. Li Shenming, “Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura”, op. cit.

[7] Una traduzione italiana degli atti del 19° congresso è in corso di pubblicazione presso le Edizioni MarxVentuno.

[8] Cfr. le relazioni al convegno La “Via Cinese” e il contesto internazionale (Roma, 15 ottobre 2016) di Tana, Istituto degli Studi sulle Informazioni presso la CASS: La sovranità di rete e la nuova configurazione della governance internazionale; Yang Jinwei, direttore dell’ufficio di studi sulle politiche, CASS dello Shandong: Comunità di destino comune del Cyberspazio e governance internazionale di internet; Liang Junlan, direttrice dell’Istituto di Studi sulle Informazioni, CASS: Il percorso internazionale di difesa della sovranità di rete.

Copertina del secondo numero di World Socialism Studies

Studi sul socialismo mondiale n.2 del 2016

世界社会主义研究

 

WORLD SOCIALISM STUDIES

N. 2 del 2016

Copertina del secondo numero di World Socialism Studies
Secondo numero della rivista World Socialism Studies

 SOMMARIO E ABSTRACTS

 

Speciale

 

Discussione sullo studio della filosofia basata su cinque saggi di Mao Zedong

di Chen Yuan 陈元, National CPPCC

 

Il pensiero di Mao Zedong è la guida scientifica con cui la Cina ha conseguito la vittoria della nuova rivoluzione democratica. È anche la guida scientifica della rivoluzione e della costruzione socialista in Cina. Insieme alla teoria di Deng Xiaoping, l’importante dottrina delle “tre rappresentanze”, la prospettiva scientifica sullo sviluppo e la serie di importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping, il pensiero di Mao Zedong è la guida scientifica per la costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi. Cinque saggi di Mao Zedong, quali “Problemi di strategia nella guerra rivoluzionaria cinese”, “Sulla pratica”, “Sulla contraddizione”, “Sulla guerra di lunga durata” e “Sui problemi di guerra e strategia”, sono una parte importante dei pensieri filosofici di Mao Zedong, e le sue ricche osservazioni sulla dialettica materialista meritano sempre studio e applicazione pratica. La prima fonte dell’economia politica e della filosofia marxista sinizzata è il pensiero di Mao Zedong. Esso può e deve servire da valido riferimento sia per l’economia e la filosofia occidentali che per l’antica economia e filosofia cinesi, anche se non dovrebbe mai essere copiato e ripetuto meccanicamente.

 

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Connotazione scientifica dell’applicazione integrale di una rigorosa disciplina di partito

di Jiang Hui , Party Committee, Institute of Information and Intelligence, CASS

di Wang Guang 王广, Chinese Society of Social Sciences

 

Dal 18° Congresso Nazionale del PCC alla sesta sessione plenaria del 18° Comitato Centrale del PCC, il Segretario Generale Xi Jinping ha tenuto una serie di importanti discorsi sull’applicazione rigorosa della disciplina di Partito in modo completo e ha presentato una serie di nuove idee, nuovi giudizi e nuovi requisiti alla luce delle nuove condizioni. Nello specifico, la disciplina di partito ha una delle “quattro strategie complessive” come sua tattica, il legame con le masse popolari come suo scopo e la posizione invincibile del Partito come suo obiettivo. Tale disciplina è di fatto responsabilità del Partito, come recita il vecchio detto cinese: “serve un fabbro forte per forgiare il ferro”. Essa implica per la disciplina istituzionalizzata del Partito delle regole chiare e una costruzione ideologica incentrata su una forte educazione all’ideale e ai principi. I “pochi individui chiave”, la minoranza dei funzionari del Partito, sono di grande importanza per una disciplina sistematica, severa e completa. Questa serie di idee presentate da Xi Jinping hanno proficue connotazioni teoriche e scientifiche e costituiscono una componente importante nelle ultime conquiste teoriche del marxismo sinizzato. Esse hanno fornito una garanzia politica fondamentale per sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi e per la realizzazione del sogno cinese, ad esempio attraverso il grande ringiovanimento della nazione cinese.

 

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Come intendere il socialismo con caratteristiche cinesi

di Zhou Xincheng 周新城, World Socialist Research Center, CASS; Renmin University of China

 

Dall’inizio della Riforma e Apertura, sono emerse molteplici concezioni del socialismo con caratteristiche cinesi sia in patria che all’estero. In effetti, il socialismo con caratteristiche cinesi è innanzitutto e soprattutto socialismo: i principi di base del socialismo scientifico non possono essere messi da parte, se si intende rimanere socialisti. Basato sul socialismo scientifico, il socialismo con caratteristiche cinesi aderisce ai principi di base di questo, mentre assume caratteristiche distintive cinesi in accordo con le specifiche condizioni cinesi e le caratteristiche dei tempi: il socialismo con caratteristiche cinesi non può essere visto come una “forma indipendente di socialismo” o come un “socialismo completamente nuovo”, né essere incluso nella sfera del capitalismo.

 

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Il 7° Forum del Socialismo Mondiale

 

Riunire le grandi e invincibili forze per affrontare la grande lotta con nuove caratteristiche storiche. Breve discussione sull’idea sul potere cinese del Comitato Centrale del Partito e principalmente del compagno Xi Jinping

di Xu Guangchun 徐光春, Central Marxist Theoretical Research and Construction Engineering Advisory Committee

 

Il Segretario Generale Xi Jinping ha proposto l’idea di rafforzare il “potere cinese”. A tal fine, dobbiamo attenerci ai principi secondo cui viene prima di tutto il popolo, ogni cosa va fatta per il popolo e bisogna fare affidamento sul popolo, realizzando pienamente la creatività popolare; dobbiamo applicare la rigorosa disciplina di Partito in modo completo, mantenere il carattere progressista del Partito e rafforzarne continuamente la direzione; dobbiamo continuare a promuovere la sinizzazione del marxismo, consolidare la sua posizione di guida e assicurare la sua capacità di guida; dobbiamo persistere nel sostegno e nell’approfondimento della riforma a tutto tondo e rafforzare lo sviluppo economico attraverso la costruzione economica come nostro compito centrale e l’innovazione scientifica e tecnologica come sua forza trainante; dobbiamo aderire alla direzione di una cultura avanzata, aumentare la nostra consapevolezza culturale, accelerare la riforma e lo sviluppo, costruire una nazione culturalmente forte e aumentare la coesione culturale socialista; dobbiamo rimanere fedeli all’obiettivo di costruire un forte esercito, realizzare la costruzione politica dell’esercito sotto la guida delle strategie politiche militari, prepararci ulteriormente per la lotta militare e attuare la strategia di rafforzare le forze armate attraverso la riforma, in modo da migliorare l’efficacia complessiva di combattimento dell’esercito; dobbiamo aderire allo stato di diritto, porre dei limiti istituzionali al potere e migliorare la capacità di governance nazionale per gettare solide fondamenta per il potere cinese con un effettivo stato di diritto.

 

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Il piano cinese: un nuovo atteggiamento nei confronti della governance globale e dello sviluppo economico

di Aleksander Lomanov, Far Eastern Institute of Russian Academy of Sciences

 

La visione della cooperazione da parte della Cina sta attraversando un processo di modernizzazione; mentre si concentra sulla creazione di una serie di strumenti per influenzare e partecipare al processo globale, la Cina è passata dalla critica e rifiuto dei concetti chiave provenienti dall’estero alla (ri)comprensione creativa di questi e alla loro assimilazione. Sebbene Xi Jinping sottolinei che il desiderio di includere appelli equi e ragionevoli nelle regole della governante globale è inseparabile dall’idea di assorbire tutte le straordinarie conquiste della civiltà umana, ciò non significa che la Cina debba accettare acriticamente i valori e i concetti politici occidentali, ma essa dovrebbe piuttosto esplorare attivamente la consonanza tra i tempi presenti, il modo positivo di vivere e la filosofia predominante nella cultura cinese. La Cina dovrebbe soprattutto continuare ad arricchire le proprie proposte quali “la comunità di destino umano”: una tale posizione della Cina, come revisione delle attuali norme internazionali, aggiungerà nuovi contenuti a un sistema di valori che è più ampio della civiltà occidentale.

 

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Comprendere l’attuale imperialismo finanziario e rispondere correttamente ad esso

di Zhao Keming 赵可铭

 

Il capitalismo è entrato nella fase dell’imperialismo finanziario. La finanziarizzazione e la globalizzazione del capitale finanziario, quali caratteristiche preminenti dell’imperialismo finanziario, non hanno cambiato la sua natura di sfruttamento internazionale, ma hanno portato a un maggiore uso dei mezzi finanziari. Dall’inizio del XXI secolo, l’imperialismo finanziario ha dimostrato cinque tendenze sempre più chiare: forma avanzata di organizzazione, squadre d’élite di talenti, rete di piattaforme tecnologiche, operazioni standardizzate e misure diversificate di canalizzazione. Per rispondere attivamente all’imperialismo finanziario, la Cina dovrebbe trasformare il suo modello orientato all’esportazione, liberarsi dalla dipendenza dal dollaro USA e migliorare costantemente il suo controllo sulla sovranità finanziaria; dovrebbe promuovere costantemente l’internazionalizzazione del renminbi e partecipare attivamente alla riforma del sistema monetario internazionale; dovrebbe migliorare ulteriormente la sua capacità di intervento finanziario, prevenire la sovversione finanziaria e difendere la propria sicurezza finanziaria.

 

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La guerra imperialista minaccia la Russia, la Cina e il mondo

di Novjot Brar

 

A seguito della grave crisi economica, il capitalismo globale sta intensificando la minaccia di guerra. La Russia e la Cina hanno fatto del loro meglio per evitare conflitti diretti con l’Occidente, ma sono nondimeno i principali bersagli della guerra promossa dalle potenze imperialiste. I media, il mondo accademico e i politici statunitensi e britannici hanno adottato una propaganda di “demonizzazione” contro la Russia e la Cina e cercano tutte le possibili “contraddizioni”, cioè le contraddizioni interne di Russia e Cina e quelle con i Paesi vicini, come pretesti per l’intervento. La Russia e la Cina devono unirsi e lavorare insieme a tutti i Paesi non imperialisti e alla classe operaia all’interno dei Paesi imperialisti per prevenire efficacemente la guerra imperialista.

 

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Studi sul Premio Nobel

 

Comprendere scientificamente il Premio Nobel e la battaglia per il diritto al discorso da una prospettiva di rinascita nazionale: anche sull’ urgente bisogno di costruire in Cina un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica che corrisponda alla rinascita nazionale

di Qi Guifeng 戚桂, Party School of Shandong Provincial Party Committee

 

Come sistema di incentivi per la ricerca scientifica nell’era del capitalismo, il Premio Nobel ha dato un grande contributo allo sviluppo della scienza e della tecnologia nel mondo. Ma con il declino del capitalismo, esso si è gradualmente evoluto in un importante strumento dell’egemonia statunitense per monopolizzare gli orientamenti, la costruzione di regole e il giudizio finale in merito ai premi per la ricerca scientifica mondiale. Ha giocato un ruolo importante come soft power ideologico nel migliorare l’immagine dell’egemonia americana, reclutare i talenti di tutto il mondo e i loro servizi, appropriarsi della ricchezza di altri Paesi, abbattere l’Unione Sovietica e soffocare la Cina e i Paesi del Terzo Mondo. Con l’accelerazione del processo storico della grande rinascita della nazione cinese è di grande urgenza comprendere scientificamente il Premio Nobel e i discorsi ad esso correlati da una prospettiva di rinascita nazionale, e costruire un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica adatto ad essa.

 

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I sentimenti socialisti del popolo sovietico: una recensione del libro “Tempo di seconda mano: la vita in Russia dopo il crollo del comunismo”

di Xiang Guolan

 

Durante la costituzione e lo sviluppo dell’Unione Sovietica, i sovietici avevano mostrato grandi sentimenti socialisti; mentre, dopo il crollo, la popolazione viveva in difficoltà e soffriva di vuoto, smarrimento e confusione. I quattro tipi di spirito nei sentimenti socialisti del popolo sovietico incarnano il carattere dei comunisti armati di marxismo, e sono anche la ricchezza spirituale più preziosa di tutto il movimento comunista internazionale. Come fare in modo che i comunisti mantengano i loro obiettivi iniziali e la loro convinzione è una questione teorica, oltre che pratica, su cui il Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) ha lasciato lezioni. Il vuoto, lo smarrimento e la confusione sono conseguenze dirette della cosiddetta “riforma” di Gorbačev. Ha fatto tre passi nella “riforma” che fecero perdere completamente al PCUS la sua egemonia nel settore dei media e la sua posizione dominante nell’opinione pubblica. Di conseguenza, il sistema ideologico sovietico crollò nel caos. Questo ci ricorda che un partito marxista al governo non dovrebbe mai rinunciare alla sua egemonia ideologica durante l’intero periodo di transizione.

 

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L’immagine del popolo in “Tempo di seconda mano”

di Ma Jianhui 马建辉, Red Flag Manuscript Magazine

 

Nel suo nuovo libro “Tempo di seconda mano”, la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, attraverso interviste e trascrizioni, riporta sinceramente le preoccupazioni della gente comune in Russia e descrive la loro vita e il loro stato mentale durante il ventennio successivo al crollo dell’Unione Sovietica, dal 1991 al 2012. Queste storie sono un’autentica riproduzione della disillusione, dell’ansia, della falsa libertà e dello sbiadirsi della memoria nel processo di dolorosa trasformazione sociale durante l’era postsovietica. Nel suo libro, l’autrice mostra una profonda responsabilità e rispetto per il propriopaese e il proprio popolo, e anche nella catastrofe emerge lo spirito elevato del popolo, ed emerge dalla depressione della gente comune una coscienza ostinata e lo spirito nazionale.

 

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Studi sui movimenti socialisti mondiali

 

Il ruolo storico di Michail Gorbačëv

di Vladislav Schweide, Russia

di Ma Weixian 马维先, Eastern Europe, Central Asia Institute

 

Il crollo dell’ Unione Sovietica, le attività poco conosciute all’interno del Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica rivelate dall’ex presidente del KGB e i colloqui con la stampa occidentale dello stesso Gorbačëv dimostrano ampiamente che il rifiuto di adempiere ai doveri e alle responsabilità presidenziali come previsto dalla Costituzione e la “consegna” dell’Unione Sovietica attraverso accordi politici con le potenze occidentali non furono una prova di stupidità da parte di Gorbačëv, ma un vero e proprio crimine. Gorbačëv dovrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari e sanzioni legali.

 

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La direzione del Partito come fattore decisivo per garantire la democrazia in Vietnam

di Njuyen Wenqin, Guangxi Armed Police Corps

 

Poiché la democrazia proletaria è inseparabile dalla lotta per l’istituzione del sistema socialista, essa potrà essere realizzata solo quando il proletariato otterrà la funzione direttiva di tutta la società attraverso la sua avanguardia, il partito comunista. Solo quando il proletariato e il suo partito d’avanguardia fanno affidamento sulle masse dei lavoratori è possibile attuare la dittatura del proletariato, attraverso la quale possono essere garantiti la democrazia e gli interessi fondamentali delle masse lavoratrici ed evitati il potenziale pericolo del ripristino dello sfruttamento e dell’oppressione.

 

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Studi sul diritto al discorso

 

Importanza vitale della direzione del flusso del discorso per la sopravvivenza della nazione e della civiltà

di Bian Qin

 

Il diritto al discorso non si forma automaticamente e il flusso del discorso non è un semplice “scambio” di informazioni, ma il risultato di un sofisticato sistema di controllo operato dal potere nazionale e dall’egemonia. Per controllare il flusso del discorso, la prima cosa da fare è occupare le vette della civiltà, la cui chiave sta nella fiducia verso la civiltà. Nei tempi moderni, i colonizzatori occidentali non solo distrussero la nostra fiducia nella nostra civiltà con le armi moderne, ma si collocarono anche in una posizione di superiorità, mentre denigravano e annientavano gli altri. Il mondo occidentale ha una rete circoscritta per controllare la “piattaforma del discorso”, in cui tutto, dalla cultura allo sport, viene monitorato e nulla viene trascurato: anche agli alleati della società occidentale, come il Giappone, esso non concederebbe una tale piattaforma capace di determinare i giudizi di valore sovrastrutturali. Poiché il flusso del discorso è di vitale importanza per la nazione e la civiltà, esso richiede, al pari della guerra, un’attenta pianificazione, con conoscenza sia del nemico che di noi stessi.

 

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Strategia linguistica degli Stati Uniti contro l’ex Unione Sovietica e la Russia: un caso di studio sulla “Ricerca sull’Europa dell’Est e sull’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica”

di Li Yanhong 艳红

 

Come fattore importante per quanto riguarda gli interessi e la sicurezza nazionali, la strategia linguistica nazionale è una pianificazione macrolinguistica complessiva, sistematica e a lungo termine, basata sui bisogni della lingua nazionale per migliorare le competenze linguistiche nazionali. Dall’inizio della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno adottato strategie linguistiche differenti in diversi periodi nei confronti dell’ex Unione Sovietica e della Russia. La “Ricerca sull’Europa orientale e l’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica” attuato dagli anni ‘80 ad oggi è un importante strumento di strategia linguistica contro la Russia, ed incarna l’intenzione strategica degli Stati Uniti di raggiungere i propri obiettivi politici attraverso lo strumento del linguaggio. Infatti, l’ascesa degli Stati Uniti come potenza globale non è solo dovuta ai suoi punti di forza economici e militari, ma è debitrice anche della sua profonda conoscenza della situazione interna di altri Paesi. La strategia linguistica degli Stati Uniti mostra anche che le competenze linguistiche nazionali sono sia hard power che soft power, e la piena integrazione delle competenze linguistiche e delle conoscenze regionali è la chiave per la formazione del personale nelle lingue straniere e negli affari regionali.

 

Alcune opinioni sulla questione del “populismo”: interpretazioni in tre diversi contesti

di Wang Tingyou 汪亭友, Marxist School of Renmin University of China

 

Negli ultimi anni, la parola “populismo” è diventata di moda, ed è usata per descrivere vari fenomeni o problemi sociali in Occidente e in Cina. Essendo una parola esotica, “populismo” ha connotazioni diverse nei contesti cinese ed occidentale, ed è stata usata anche dai marxisti. Oggi, un numero crescente di riviste accademiche, media, studiosi e persino funzionari governativi usano questo concetto per comprendere e analizzare i problemi nella Cina contemporanea. In tale contesto, specialmente con le lotte ideologiche acute e complesse che hanno luogo all’interno della Cina, è assolutamente necessario chiarire il significato di “populismo” nei diversi sistemi discorsivi, e in particolare la sua connotazione e l’intenzione con cui gli studiosi cinesi la adoperano. Tale chiarimento ci aiuterà a comprendere chiaramente la connotazione e l’essenza del “populismo” e a riconoscere il pericolo insito nel copiare il concetto occidentale di “populismo” da parte degli studiosi cinesi.

 

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Monitoraggio degli studi sull’ideologia

 

Discorsi di politici e strateghi americani sull’esportazione dell’ideologia e dei valori

di Xiao Li 肖黎

 

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Tre “Soft Weapons” degli Stati Uniti per contenere la Cina

di Tang Qing , Chongqing Normal University

di Feng Yanli 冯颜利, Institute of Marxism, Chinese Academy of Social Sciences

 

Ci sono tre misure principali per gli Stati Uniti per controllare la crescita del soft power della Cina; in primo luogo, isolando la Cina attraverso la diplomazia dei valori; in secondo luogo, rafforzando il potere di formazione istituzionale degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico attraverso meccanismi multilaterali come gli accordi commerciali per indebolire l’influenza regionale della Cina; in terzo luogo, lanciando attacchi culturali attraverso organizzazioni non governative e programmi di scambio culturale con avanzate tecnologie di rete. Un’analisi approfondita di tali strategie statunitensi aiuta la Cina a rispondere meglio alle sfide in diversi ambiti. Questo articolo analizza i principali approcci per controllare la crescita del soft power cinese che gli Stati Uniti adottano nei tre settori della cultura, della diplomazia e dei meccanismi regionali.

 

Fallacia ed essenza del “paradigma antistaliniano” nel mondo accademico occidentale: smascherate di nuovo da Grover Furr le menzogne del libro “Bloodlands”

di Li Rui 李锐, Institute of World History

di Liu Fan 刘凡, Chinese Academy of Social Sciences;

 

Nel suo libro Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin”, Timothy Snyder, uno studioso americano, distorce la storia dell’ex Unione Sovietica e descrive la “grande carestia” in Ucraina come un genocidio. Il libro è pieno di menzogne nella sua esposizione del “regno del terrore”, il rapporto tra Polonia ed ex Unione Sovietica, l’antisemitismo, ecc. Negli studi accademici, la storia dell’Unione Sovietica nell’epoca di Stalin è stata costruita su una base più o meno menzognera creata in tre periodi: il periodo di Chruščёv, il periodo di Gorbačëv e il periodo post-sovietico, e tutte queste menzogne sono state accettate acriticamente. Un tale modo di fabbricare la storia sovietica nell’era di Stalin può essere definito un “paradigma antistalinista”. Finché gli studiosi continuano a lavorare per l’ideologia anticomunista, e la verità continua ad essere ignorata, sepolta, nascosta o disprezzata in altri modi, la demonizzazione di Stalin, di altri dirigenti sovietici del suo periodo e del movimento comunista in generale non si arresteranno, e tale paradigma continuerà a ricoprire un ruolo nella propaganda anticomunista, con il sostegno dei cosiddetti “esperti” di tutto il mondo.

 

 

In memoria di Fidel Castro

 

Fidel Castro sul comunismo e sul socialismo

di Xu Shicheng 徐世澄, World Socialism Studies Academic Steering Committee

 

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Copertina del primo numero di World Socialism Studies

Studi sul Socialismo Mondiale n.1 del 2016

Copertina del primo numero di World Socialism Studies

世界社会主义研究


WORLD SOCIALISM STUDIES


Studi sul socialismo mondiale


N. 1, 2016

PRINCIPALI CONTENUTI E ABSTRACT

Lineamenti

Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico p. 4

di Wang Weiguang 王伟光, Presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, segretario di partito, direttore onorario di “World Socialism Studies”

Negli ultimi anni, il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico. Sviluppare la ricerca storiografica cinese sotto la guida del materialismo storico e criticare e rifiutare il nichilismo storico sono i problemi più importanti che devono essere risolti nello sviluppo della storiografia in Cina. A tal fine, dobbiamo aderire alla posizione fondamentale, ai punti di vista e agli approcci del materialismo storico. Poiché la storiografia possiede una proprietà ideologica distintiva, dobbiamo capire che il materialismo storico è un’arma acuminata per la ricerca storiografica cinese e dobbiamo portare avanti l’eccellente tradizione del marxismo, aderendo alla guida del materialismo storico nella nostra ricerca. La costruzione di una storiografia con caratteristiche cinesi sotto la guida del marxismo richiede un forte senso di responsabilità sociale, l’uso flessibile della concezione del mondo e della metodologia marxista, nonché gli sforzi per impegnarsi nella ricerca storiografica per il popolo; richiede sforzi per soddisfare i requisiti dei tempi e per promuovere la costruzione delle nostre teorie storiografiche marxiste e l’innovazione del suo sistema di discorso; ha bisogno della valorizzazione della popolarizzazione delle teorie storiografiche marxiste e dei risultati della nostra ricerca storiografica per combattere il nichilismo storico.

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Sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi: l’essenza degli importanti discorsi di Xi Jinping p. 12

di Li Shenming 李慎明, Direttore di Studi sul Socialismo Mondiale; Vice Presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali

Per quanto riguarda gli ultimi sviluppi nella teoria e nella ideologia, il Comitato Centrale del PCC con Xi Jinping come segretario generale ha presentato cinque importanti idee che costituiscono cinque cerchi concentrici diversi. Il sostegno e lo sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi sono al centro di importanti discorsi di Xi Jinping, di pensieri importanti, delle nuove idee sulla governance statale, della pianificazione strategica “a quattro denti” (1) e delle cinque nozioni di sviluppo (2). In altre parole, è il centro comune di cinque cerchi diversi, sia per livello che per grandezza. La via socialista con caratteristiche cinesi si manifesta principalmente nel campo economico, costituendo il fondamento economico del socialismo con caratteristiche cinesi. Il sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi si riflette principalmente nel campo culturale, agendo come guida per il socialismo con caratteristiche cinesi. Il sistema socialista con caratteristiche cinesi, incarnato nella politica socialista con caratteristiche cinesi, costituisce una garanzia importante per il socialismo con caratteristiche cinesi. Sostenere l’idea di uno sviluppo orientato verso i bisogni della popolazione è l’essenza e l’anima del socialismo con caratteristiche cinesi. E aderire alla leadership del PCC è la scelta fondamentale del socialismo con caratteristiche cinesi.

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Il terzo movimento frontale: una grande decisione strategica p. 24

di Zhang Quanjing 张全景, consulente di World Socialism Studies

Il Movimento del Terzo Fronte – strategia economica adottata per la preparazione militare da parte del Presidente Mao e del Comitato Centrale del Partito nel 1964 – ha svolto un ruolo piuttosto importante nella storia cinese, in quanto ha cambiato la situazione dello sviluppo economico cinese, ha creato una serie di nuove città industriali della Cina occidentale, ha rafforzato la preparazione militare e le forze di difesa nazionali e ha favorito lo spirito di duro lavoro e perseveranza nel primo periodo di sviluppo. In un certo senso, il Movimento del Terzo Fronte ha anche fornito garanzie di sicurezza e condizioni materiali per la successiva riforma e apertura nel 1978. La storia ha confermato che la definizione da parte del presidente Mao di tre fronti nell’intento di integrare la difesa nazionale con lo sviluppo economico interregionale fu una grande decisione strategica. Il movimento del Terzo Fronte ha anche importanza per lo sviluppo socialista in corso nella Cina contemporanea.

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Perché è necessario mantenere e rafforzare la leadership del PCC? Sul 95° anniversario della fondazione del Partito comunista cinese p. 29

di Zhu Jiamu 朱佳木, Presidente dell’Associazione di storia nazionale della RPC, ex vice presidente della CASS ed ex direttore, ricercatore e consulente dell’Istituto della Cina contemporanea. Consulente di World Socialism Studies.

Poiché il Partito Comunista Cinese ha ancora molta strada da fare per compiere le sue missioni storiche, non diminuirà, ma si svilupperà e crescerà, e la sua leadership non dovrebbe essere indebolita, ma rafforzata. Il sostegno e il rafforzamento della leadership del PCC è una scelta storica del popolo cinese, una disposizione esplicita della legge cinese, un requisito necessario della base economica socialista, una forma per realizzare la democrazia popolare e una garanzia fondamentale del grande ringiovanimento della nazione cinese. Al fine di frenare l’avanzata del popolo cinese, le forze ostili nazionali e internazionali portano sempre il loro attacco alla leadership del PCC, sostenendo “teorie” quali “la fine del PCC” e “il collasso della Cina”. Tuttavia, come ha dimostrato la storia, il Partito comunista cinese non è stato abbattuto dalle critiche, né lo sarà. E la Repubblica popolare cinese non è stata ostacolata da quei tentativi, ma è diventata ancora più prospera e più forte.

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Note sullo studio degli importanti discorsi del segretario generale Xi Jinping

Cogliere l’opportunità, cavalcare il momento p. 38
di Li Dianren 李殿仁, Consulente di World Socialism Studies

Comprendere correttamente l’intima unità tra “aderire al marxismo” e “aderire alla leadership del partito” p. 39
di Liang Zhu 梁柱, Comitato direttivo accademico di World Socialism Studies

Riflessioni sulla filosofia e le scienze sociali con caratteristiche cinesi p. 41
di Hou Huiqin 侯惠勤, Centro di ricerca socialista mondiale, Accademia cinese delle scienze sociali

Aderire fermamente al “carattere fondamentale” della filosofia cinese e delle scienze sociali contemporanee p. 42
di Tian Xinming 田心铭,World Socialist Research Center, CASS

Sulla natura di classe della filosofia e delle scienze sociali p. 44

di Zhou Xincheng 周新城, World Socialist Research Center, CASS; Renmin University of China

Comprendere e trattare correttamente la cultura cinese p. 46
di Mei Rongzheng 梅荣政, World Socialist Research Center, CASS; Wuhan University

Un ideale corretto è la premessa per l’implementazione consapevole degli “otto requisiti” p. 48
di Liu Shulin 刘书林, World Socialism Studies Academic Steering Committee; World Socialist Research Center, CASS; Tsinghua University

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Movimenti del socialismo mondiale

Il socialismo mondiale nel XXI secolo: nuova struttura, nuovi caratteri e nuove tendenze p. 50
di Jiang Hui 姜辉, vicedirettore degli studi sul socialismo mondiale; Centro mondiale di ricerca sul socialismo, CASS; Comitato di partito, Istituto di informazione e intelligence, CASS

Il 2016 è il cinquecentesimo anniversario (3) della nascita del socialismo mondiale. Dalla nuova linea di partenza storica, abbiamo bisogno di una visione del mondo e una prospettiva storica nella nostra ricerca sulla nuova struttura, caratteristiche e tendenze nello sviluppo del socialismo mondiale. Il tema principale del ventesimo secolo fu indubbiamente l’emergere e lo sviluppo del movimento socialista mondiale, mentre il ventunesimo secolo vedrebbe la rivitalizzazione del socialismo mondiale. Le caratteristiche principali del socialismo mondiale nel nuovo secolo sono le seguenti: i vantaggi sistemici più ampi del socialismo rispetto al capitalismo costituiscono il segno della rivitalizzazione del socialismo mondiale; la Cina diventa la spina dorsale e la nave ammiraglia per lo sviluppo del socialismo mondiale; l’equilibrio di potere tra i due campi del mondo avrà una svolta storica dopo la loro lunga rivalità; il numero dei paesi socialisti e il livello di realizzazione dell’ideale socialista diventano i criteri per valutare lo stato di sviluppo del socialismo. Il futuro del socialismo mondiale nel ventunesimo secolo sarà determinato dall’unità organica di nazionale e internazionale, movimento operaio e un ampio movimento di massa, sviluppo sociale e costruzione della civiltà ecologica nel socialismo mondiale.

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Lezioni dalla Riforma Politica e Democratizzazione dell’Unione Sovietica p. 58
di Zhang Shuhua 张树华, Deputy Director of World Socialism Studies; Director of Institute of Information, CASS, World Socialism Research Center, CASS

La storia mostra che il crollo dell’Unione Sovietica è il risultato della degenerazione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) nella fase successiva del suo regime. Nel riformare la sua via di sviluppo politico il PCUS non aderì al marxismo-leninismo, ma al capitalismo; il PCUS, smise di guidare il corpo del partito e dirigere la riforma, invece di persistere in tale azione. Nel ristrutturare il suo sistema politico l’ex Unione Sovietica non cercò di migliorare il sistema socialista, ma ruppe completamente con esso. Le lezioni derivanti dal fallimento della ristrutturazione politica del PCUS avvertono il popolo che la riforma dovrebbe essere auto-miglioramento del sistema politico socialista, aderire all’orientamento socialista ed essere condotta sotto la guida del Partito. La riforma politica deve favorire la stabilità nazionale e l’unità etnica, promuovere la democrazia politica, la stabilità e l’efficienza politica; Deve essere stabilita una corretta visione della democrazia e deve essere adottata una via politica globale di sviluppo socialista.

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In commemorazione del 100° anniversario di

Imperialismo, fase suprema del capitalismo di V. I. Lenin

Rivisitando“Imperialismo, fase suprema del capitalismo” di V. I. Lenin p. 66
di Li Jie 李捷, Qiushi Magazine, consulente di World Socialism Studies

Indipendentemente dal passaggio del capitalismo dalla libera concorrenza al monopolio finanziario con l’ingresso nello stadio dell’imperialismo e del declino del capitalismo contemporaneo, un numero sempre maggiore di paesi emergenti sta raggiungendo il rango dei paesi modernizzati in modo non capitalistico, segnato dalla sviluppo straordinario del socialismo con caratteristiche cinesi. Entrambi gli eventi sono stati correttamente previsti e analizzati cento anni fa da Lenin nel suo fondamentale Imperialismo, fase suprema del capitalismo. Oggi nel mondo capitalista, anche se alcuni cambiamenti sono avvenuti e sono state intraprese riforme per rompere il monopolio, il ciclo di libera concorrenza e monopolio si è riprodotto di volta in volta ed è diventato una legge indipendente dalla volontà dell’uomo. Come tale, l’affermazione di Marx ed Engels sullo sviluppo e sulla morte del capitalismo e l’asserzione di Lenin su quella dell’imperialismo dovranno avverarsi, per quanto lungo possa essere ciò nella vita reale. Il successo del socialismo con caratteristiche cinesi ha fornito alla grande maggioranza dei paesi in via di sviluppo un’alternativa valida diversa dal modo capitalistico di modernizzazione, cioè scrollarsi da dosso la povertà e l’oppressione ed entrare nel rango degli stati modernizzati esplorando una via socialista di sviluppo con le proprie caratteristiche.

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La natura dell’imperialismo rimane immutata p. 69
di Michail Kostrikov, CC del PCFR (Russia)

Un secolo fa Lenin asserì senza equivoci che il capitalismo avrebbe esaurito il suo potenziale di sviluppo nello stadio dell’imperialismo. Il capitalismo non è in grado di trovare una fonte di sviluppo da se stesso, perché il sistema capitalista riduce sostanzialmente lo sviluppo della produttività, e lo sfruttamento costituisce ancora la fonte della prosperità capitalistica. Molte persone credono che gli USA e l’Europa stiano sviluppando tecnologie ecologiche (o “verdi”), che sono però solo un mezzo di concorrenza adottato dalle imprese capitaliste che non sono disposte a far fronte agli obblighi sociali. Di conseguenza, la sicurezza sociale è a un punto morto. La base materiale più importante per l’inevitabile avvento del socialismo è la socializzazione della produzione. Oggi si stanno sviluppando e prendendo forma le condizioni preliminari per l’avvento del socialismo. Possiamo discernere chiaramente le tendenze emergenti di un nuovo sviluppo sociale all’interno della società capitalista. La tecnologia dell’informazione in corso sta anche spianando la strada per una prospettiva socialista in futuro.

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Focus teorico

Aderire alla posizione guida del marxismo p. 72
di Deng Chundong 邓纯东, World Socialist Research Center, CASS; Institute of Marxism, CASS

La storia moderna cinese dimostra che l’adesione alla posizione guida del marxismo non è solo la ragione fondamentale per il partito comunista cinese di ottenere risultati brillanti, ma anche la garanzia ideologica per la grande rinascita della nazione cinese e il futuro migliore del popolo cinese. Le dolorose lezioni del crollo dell’Unione Sovietica e i drastici cambiamenti dei paesi socialisti dell’Europa orientale rivelano che l’adesione alla posizione guida del marxismo riguarda il futuro e il destino dei paesi socialisti e del popolo. Nell’attuale mutevole e complicata situazione in patria e all’estero, aderire alla posizione guida del marxismo non dovrebbe essere un discorso vuoto. Il campo di applicazione della posizione guida del marxismo deve essere definito teoricamente; le varie tendenze di pensiero e il pluralismo delle concezioni nella società devono essere diretti e guidati; le concezioni e i punti di vista errati devono essere criticati e ripudiati; le principali questioni teoriche e pratiche relative alla posizione guida del marxismo devono essere chiaramente definite per garantire una corretta comprensione. Ancora più importante, dobbiamo promuovere fermamente la sinizzazione del marxismo, lavorare costantemente e bene nel combinare il marxismo con la pratica cinese e promuovere l’innovazione delle teorie del marxismo; in particolare, dobbiamo studiare seriamente e comprendere lo spirito degli importanti discorsi del segretario generale Xi Jinping, promuovere lo sviluppo del marxismo in Cina nella pratica del XXI secolo e arricchire continuamente il sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi.

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Aderire al carattere pratico del marxismo p. 82
di Zhang Wenmu 张文木, Strategic Research Center, Beijing University of Aeronautics and Astronautics

Il leninismo costituisce il nesso fondamentale tra la teoria e la pratica del marxismo, nonché la fonte diretta del marxismo sinizzato – il pensiero di Mao Zedong. Senza tornare alla teoria dell’imperialismo di Lenin, tutti i principali fenomeni internazionali del mondo contemporaneo non possono essere pienamente compresi e ben spiegati. Il socialismo democratico castra il carattere pratico del marxismo rimuovendo la lotta di classe tra proletariato e borghesia, nonché la dittatura del proletariato – inevitabile risultato della lotta di classe – per trasformare il marxismo in una teoria “universale” che può essere accettata dalla borghesia. Di conseguenza, il socialismo democratico si propose di essere “non violento” ad ogni crocevia della rivoluzione socialista e legò strettamente entrambe le mani del proletariato. Il socialismo democratico in Cina tenta di rimuovere il leninismo, in particolare il metodo dell’analisi di classe e la teoria della dittatura del proletariato, in modo da anestetizzare il pensiero di Mao Zedong. Se il “Pensiero di Mao Zedong” amputato dello spirito del leninismo e la“teoria di Deng Xiaoping” privata dei “quattro principi cardinali” (4) sono usati per paralizzare il popolo cinese, si avrà lo stesso effetto dell’uso del “marxismo” senza la dittatura del proletariato per spiegare la storia della rivoluzione e della costruzione socialista cinese; ciò sarà l’inizio di un grave disastro per la Cina e per il popolo cinese. Il socialismo democratico in lotta contro il marxismo-leninismo sarà il fattore più pericoloso per la causa del socialismo in Cina e dovrebbe pertanto essere considerato come il nuovo oggetto della nostra decisa lotta nel campo dell’ideologia.

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Note dall’estero

La natura del multiculturalismo americano p. 88
di Carl Ratner, Trinidad Institute of Cultural Studies and Education, California, USA

L’esistenza del multiculturalismo negli Stati Uniti è uno strano fenomeno che richiede un’indagine accurata. In realtà, il multiculturalismo è davvero un caso particolare in quanto contrasta con altri principali comportamenti del paese. Dato che gli Stati Uniti sono un’economia altamente concentrata, ordinata e politicamente unificata e che il capitalismo si fonda indubbiamente su relazioni sociali egemoniche, l’ampia accettazione del multiculturalismo non suggerisce che l’America sia in genere una società aperta. Non è aperta a tutte le forme di resistenza, ma mantiene selettivamente alcuni elementi multiculturali. La vera ragione dell’esistenza del multiculturalismo negli Stati Uniti risiede nella sua compatibilità con l’egemonismo. La diversità mostrata dal multiculturalismo americano non è una vera diversità, perché non pone alcuna sfida all’egemonia politica ed economica statunitense. Questa è una differenza tra il multiculturalismo americano e i governi nazionalisti di altri paesi, tra il multiculturalismo americano e il socialismo, e anche tra sindacati e protezionismo ambientale. La politica multiculturale solitamente non minaccia la politica esistente. Nonostante la sua apparente apertura e rispetto dei diritti umani, essa rifiuta di fatto la più importante diversità del socialismo nella politica esistente e si oppone a qualsiasi cambiamento fondamentale o apertura alla diversità reale.

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Gli Stati Uniti hanno perseguito il “Washington Consensus”? p. 92
di Huang Weidong 黄卫东, School of Earth and Space Sciences, University of Science and Technology of China

Il governo americano sta tentando di vendere il “Washington Consensus” ad altri paesi, proclamando che il suo successo deve molto all’adozione del Consensus. Gli studi e le analisi della sua implementazione mostrano tuttavia che, sebbene le “elite” americane insistano sul fatto che il governo americano stia attuando una politica economica basata sul “Washington Consensus”, si sta perseguendo di fatto una politica contro di esso: le proprietà degli americani appartengono allo Stato e gli individui non possiedono proprietà, ma piuttosto il diritto di usarle; la privatizzazione non ha visto una vera espansione dalla fine della guerra e le risorse economiche del paese sono in gran parte controllate dalle imprese governative e statali; il commercio è posto sotto il controllo rigoroso del governo degli Stati Uniti sì che la liberalizzazione del mercato non è mai stata promossa e realizzata in senso reale. Tanto la privatizzazione che la liberalizzazione proclamate dal “Washington Consensus” non sono che menzogne e propaganda ingannevole.

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Questioni scottanti

Consensi e significato storico dei quattro giudizi civili in relazione al nichilismo storico p. 99
di Chi Fangxu 迟方旭, Lanzhou University School of Law

Dalla fine del 2015 alla metà del 2016, la Corte suprema popolare di Pechino e le corti popolari di Pechino hanno svolto quattro giudizi civili in relazione al nichilismo storico. I consensi che attraversano tutti e quattro i giudizi sono i seguenti: il Partito comunista cinese è il fulcro della guerra anti-giapponese; le gesta eroiche dei Cinque Eroi della Montagna di Langya e gli eroi stessi non devono mai essere denigrati; mettere in discussione o sovvertire l’immagine eroica dei Cinque Eroi della Montagna di Langya non solo costituisce un insulto agli eroi, ma ferisce seriamente anche i sentimenti delle masse; vi è un atteggiamento negativo verso tale sovversiva messa in discussione; è giusto salvaguardare l’immagine eroica dei Cinque Eroi della Montagna di Langya. Le obiezioni al nichilismo storico nei quattro giudizi costituiscono forme concrete dell’espletamento dei propri doveri da parte degli organi statali, che hanno assunto la Costituzione come un principio fondamentale dell’azione, salvaguardandone la dignità e garantendone l’attuazione. L’importanza di tali giudizi consiste non solo nel giudicare i casi di infrazione del codice civile, ma anche nel salvaguardare ed evidenziare l’ordine costituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi. I consensi di cui sopra sono di grande importanza giurisprudenziale per i futuri processi di casi civili legati al nichilismo storico. Al contempo, svolgono anche un ruolo nell’ispirare l’opposizione teorica al nichilismo storico. Questo caso fa sistema e può essere impiegato per rendere i quattro giudizi vincolanti e persino giuridicamente vincolanti nei futuri processi di casi di infrazione del codice civile legati al nichilismo storico.

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La pratica giudiziaria di tutela giuridica della memoria storica condivisa e degli eroi nazionali nei paesi stranieri p. 105
di Tang Nuo 唐诺, Institute of Information and Intelligence, CASS

Può la legge essere usata per salvaguardare la memoria storica condivisa di un paese e dei suoi eroi nazionali? Le pratiche giudiziarie in altri paesi del mondo possono fornire un utile riferimento. Circa 15 paesi europei, tra cui Belgio, Olanda, Svizzera, Ungheria, Romania e Spagna, nelle loro leggi vigenti hanno disposizioni esplicite contro qualsiasi negazione e abbellimento della storia nazista. La Germania si pone contro il nazismo nelle sue leggi, decreti e risoluzioni, dalla Costituzione al diritto penale, dalle risoluzioni parlamentari federali alle istituzioni educative, ecc. E già vi sono parecchi casi classici a questo proposito. Molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Russia e la Corea del Sud, hanno approvato leggi volte a proteggere la reputazione dei loro eroi. Recentemente in Cina i tribunali popolari, in quattro pratiche giudiziarie, hanno separato i discorsi di negazione, messa in discussione e diffamazione dei Cinque Eroi della Montagna di Langya dalla “libertà di parola”in senso generale e hanno così protetto il patrimonio popolare con mezzi legali. Non è solo diritto legittimo della Cina, ma anche suo obbligo e responsabilità varare in modo appropriato e serio una legislazione volta a salvaguardare la memoria storica condivisa di tutta la società così come i suoi eroi nazionali.

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Recensioni accademiche

Il Summit G20 di Hangzhou e il nuovo paradigma di cooperazione win-win. Rivista del Seminario accademico sul vertice G20 di Hangzhou e promozione dei cambiamenti nell’ordine politico ed economico mondiale p. 112
Materiali organizzati da Gan Junxian (甘均先) e Lü Youzhi (吕有志);
testo scritto da Xin Gan (辛甘) .

(1) 1. Costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti. 2. Approfondire pienamente la riforma. 3. Sviluppare completamente lo stato di diritto. 4. Governare completamente il partito con una disciplina rigorosa [NdR].

(2) Innovazione, coordinamento, ecologia, apertura e condivisione [NdR].

(3) Nel 1516 viene pubblicato Utopia di Thomas More [NdR].

(4) Seguire la via socialista; appoggiare e sostenere la dittatura del proletariato; appoggiare e sostenere la supremazia del partito comunista; aderire al Marxismo-Leninismo e al Pensiero di Mao Zedong.