Le risoluzioni russofobiche del Parlamento europeo

Proponiamo una selezione dell’estratto dell’ampio saggio di Andrea Catone (direttore di MarxVentuno). Il contributo mette a nudo i meccanismi ideologici e la retorica russofobica istituzionalizzata all’interno della UE. Questo testo fa parte della prima sezione del nuovo numero 1-2 della rivista MarxVentuno: “Escalation bellica dell’Occidente imperialista. Sviluppi del marxismo e del socialismo in Cina”.

Negli ultimi anni, in particolare dopo il “Grande allargamento” tra il 2004 e il 2007, quando sono entrati nella Ue (e nella Nato) tutti i Paesi ex socialisti dell’Europa centro-orientale, oltre le tre repubbliche baltiche, esso ha assunto una funzione, che possiamo definire ideologica, di elaborazione e definizione delle coordinate storiche, culturali, politiche e geopolitiche su cui si fonda l’Unione. Le sue numerose “Risoluzioni”, approvate a maggioranza o larga maggioranza, sono narrazioni della storia e dello stato dell’Europa e del mondo, costruiscono l’ideologia europea (o meglio, della Ue, visto che metà del continente europeo ospita la Federazione russa). È una funzione assolutamente non trascurabile, le parole, come sappiamo, possono essere pietre e più che pietre.

A sinistra ci si accorse con sorpresa e indignazione di questa nuova funzione ideologica quando il 19 settembre 2019 – 80° anniversario, secondo la storiografia occidentale[1], dell’inizio della II guerra mondiale – il PE approvò la Risoluzione “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”[2]. Essa si innesta su diverse precedenti, tra cui quella del 2008, che, sotto la categoria di totalitarismo, equipara nazifascismo e comunismo. La Risoluzione del 2019 costruisce una narrazione della storia d’Europa, secondo cui i popoli d’Europa, dopo aver subito le ingiurie dei totalitarismi, si sarebbero finalmente ritrovati e ricongiunti – favola a lieto fine – nella libera e antitotalitaria Unione, i cui stati membri si autoassolvono da ogni responsabilità per i due conflitti interimperialistici mondiali. La neonarrazione europeista cancella dalla storia non solo il decisivo apporto che l’Urss dette alla sconfitta della Germania hitleriana, ma anche quello delle Resistenze antifasciste in Europa, delle quali i comunisti furono la forza preponderante. L’antifascismo non è un valore per l’ideologia della UE. Quella Risoluzione suscitò allora in tutta Europa un notevole dibattito e autorevoli prese di posizione critiche[3]. Esse si concentrarono a ragione contro l’equiparazione di Urss e Germania nazista, di comunismo e nazifascismo; colsero meno una  russofobia strisciante. Alla leadership della Federazione russa la Risoluzione rimprovera di non condannare tutta la settantennale storia sovietica, considerata in blocco come sequela ininterrotta di “crimini commessi dal regime totalitario sovietico”, il che è “una componente pericolosa della guerra di informazione condotta contro l’Europa democratica allo scopo di dividere l’Europa e invita pertanto la Commissione a contrastare risolutamente tali sforzi” (punti 15 e 16 della Risoluzione).

La russofobia esplicita delle Risoluzioni del 2022-25

La russofobia latente, celata dietro la maschera dell’anticomunismo e antisovietismo della Risoluzione del settembre 2019, si manifesta in pieno nelle Risoluzioni successive all’ingresso delle truppe russe in Ucraina. L’escalation nel sempre maggiore impegno e coinvolgimento militare, politico, diplomatico, della Ue nella guerra a fianco di Kiev, si accompagna al crescendo di affermazioni che fanno della Russia il peggior Paese sulla terra, la più grave minaccia per l’Europa e per il mondo, un Paese con il quale, se si traggono le implicazioni di tali dichiarazioni, non si può e non si deve avviare nessun dialogo, nessuna trattativa, ma col quale e contro il quale si può e si deve operare solo con la forza. La russofobia estrema delle Risoluzioni spiega chiaramente perché la Ue in quasi 4 anni di guerra contro la Russia non abbia mai avviato nessun tentativo di dialogo o trattativa, e anzi abbia pesantemente redarguito nelle Risoluzioni del Parlamento europeo coloro – non solo l’eretico Orban, ma anche il cancelliere tedesco Scholz – abbiano provato a parlare con la dirigenza russa. La russofobia estrema delle Risoluzioni serve a continuare la guerra a spese della popolazione e dei soldati ucraini, ai programmi ultramiliardari di riarmo stabiliti dalla Ue, e a delineare una nuova identità europea che fa della contrapposizione radicale e non negoziabile alla Russia – definita in termini molto peggiori del reaganiano “Impero del male” – la propria principale ragion d’essere.


[1] La storiografia russa e cinese ne colloca l’inizio anni prima, con l’invasione giapponese della Cina; cfr. Lennor Ivanovič Ol’štynskij, La minaccia fascista del dominio del mondo. L’inizio della II guerra mondiale. Lezione di storia, in «MarxVentuno», n. 2-3/2021, e Institue of World History, Chinese Academy of Social Sciences, A New History of World War II, Beijing 2025.

[2] Cfr. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52019IP0021&from=EN.

[3] Mi permetto di ricordare qui gli articoli di João Arsénio Nunes, Le ali angeliche del Parlamento europeo, e di Enrico Maria Massucci, La deriva progettuale della Ue. Note critiche sulla Risoluzione del PE (2019), in «MarxVentuno», n.  2-3/2021.

 

📖 Continua a leggere sul volume cartaceo

Questo scritto è solo un estratto della approfondita disamina di Andrea Catone pubblicata sul numero 1-2 di MarxVentuno. Nel volume troverai il saggio integrale, l’accurato apparato di note e tutti gli altri testi di analisi geopolitica internazionale.

Commenta