Il militarismo della Repubblica Federale Tedesca e la lotta per la pace

Pubblichiamo un’ampia selezione del documento sul militarismo della Repubblica Federale Tedesca e la lotta per la pace, tratto dal “Giornale di formazione per le organizzazioni di base” del Partito Comunista Tedesco (DKP). Il testo analizza i compiti e il ruolo dei comunisti nello sviluppo di un movimento di massa per la pace e fa parte della prima sezione del numero 1-2 della rivista MarxVentuno, intitolata “Escalation bellica dell’Occidente imperialista. Sviluppi del marxismo e del socialismo in Cina”.

La situazione in cui questo giornale di formazione viene pubblicato, su decisione del 26° Congresso del Partito Comunista Tedesco, è estremamente pericolosa. L’aumento del pericolo di una guerra mondiale nell’era della bomba atomica è il risultato della crisi sistemica del capitalismo. L’imperialismo guidato dagli Stati Uniti sta perdendo il proprio dominio. Per questo motivo, nelle classi dominanti degli stati imperialisti interessati si stanno sviluppando strategie per continuare a far valere i propri interessi in questo contesto in rapido deterioramento. Esistono vie alternative. La Repubblica Federale Tedesca ha ora imboccato una strada estremamente reazionaria di aperta militarizzazione e preparazione di una guerra contro la Russia, con un’impostazione diretta anche contro la Repubblica Popolare Cinese. Perché è così? Quali forze sono all’opera?

Negli ultimi anni i rapporti di forza internazionali sono cambiati enormemente in un processo contraddittorio. L’imperialismo tedesco orienta la propria strategia di conseguenza: il governo vuole rendere la Germania “pronta alla guerra”. Ciò significa che l’imperialismo tedesco vuole essere in grado di condurre guerre imperialiste. A tal fine è prevista, o è già stata attuata, una lunga serie di misure reazionarie e militariste. La direzione d’assalto è chiara: si tratta della Russia e della Repubblica Popolare Cinese. C’è il pericolo che il nostro Paese diventi teatro di guerra, così come il pericolo che le guerre in corso degenerino in una guerra nucleare.

La guerra in Ucraina mostra con estrema chiarezza quali conseguenze catastrofiche abbia una guerra per la classe operaia, per la maggioranza della popolazione. Non possiamo rimanere indifferenti a ciò che accade a livello politico, compresa la politica estera. Quasi l’intero apparato dell’opinione pubblica è nelle mani della classe dominante, la borghesia. In un modo non nuovo, ma nel complesso inaspettato, si è sviluppata una vasta campagna di menzogne contro la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese. È necessario smascherare questa campagna di menzogne come una preparazione diretta alla guerra. Per andare avanti su questo fronte, individuiamo, tra i diversi fenomeni, la questione del militarismo.

Il militarismo è una componente del sistema di dominio delle classi sfruttatrici, finalizzato all’oppressione delle masse popolari nel proprio paese e al perseguimento di obiettivi di politica estera aggressivi mediante la forza militare come elemento principale della politica.

Questa pubblicazione mette in luce quali forze sono all’opera. Risulta che, da un lato, abbiamo a che fare con una nuova situazione – il declino dell’imperialismo statunitense – mentre, dall’altro, nella Repubblica Federale Tedesca continuano ad agire le forze che hanno già trascinato la Germania nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale – e che ora si stanno riorganizzando. E spesso dichiarano apertamente ciò che vogliono realmente.

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2.1. La situazione strategica della RFT nel quadro  dei processi di cambiamento globali

L’imperialismo tedesco ha una tradizione

Essendo un capitalismo “arrivato in ritardo”, il percorso dell’imperialismo tedesco è sempre stato caratterizzato dalla contraddizione oggettiva tra ambiziosi obiettivi economici, politici e militari su scala mondiale e le limitate possibilità concrete di raggiungerli. La sua estrema aggressività si spiega con la base capitalistica monopolistica e con questa particolarità storica. Ne sono derivate rischiose strategie di politica estera, che inevitabilmente fallivano ripetutamente – come nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, con milioni di morti.

Dopo la sconfitta nella guerra mondiale del 1945, un ritorno alla politica egemonica vecchio stile era impossibile. Una rinascita dell’imperialismo tedesco richiedeva il sostegno del capitale internazionale. Si puntò sul crollo della coalizione anti-hitleriana. “Orientamento verso l’Occidente” era lo slogan. Nel capitale statunitense, orientato a uno scontro con l’URSS, si intravedevano interessi strategici convergenti che rendevano sopportabile la – come si sperava: temporanea – subordinazione alla sovranità statunitense (truppe di occupazione, ricostruzione dell’economia della Repubblica Federale Tedesca attraverso il capitale statunitense).

Il periodo dal 1949 al 1955 fu quindi anche il periodo del riarmo (remilitarizzazione) e del consolidamento dei vecchi rapporti di dominio e di proprietà capitalistici, la cui salvaguardia era iniziata già nel 1945. Gli Stati Uniti, che riconobbero l’importanza di un esercito della Germania Ovest per i propri obiettivi espansionistici nel contesto della contrapposizione tra i sistemi, crearono con la NATO un’organizzazione e una struttura che, secondo le parole del suo primo Segretario generale Lord Ismay, doveva “tenere fuori i russi, dentro gli americani e sotto i tedeschi”.

L’allineamento militare con l’Occidente e l’integrazione nell’Europa occidentale si completavano a vicenda. La RFT fu ammessa nell’UEO nel 1954 e nella NATO nel 1955. La fondazione dei precursori dell’UE e, successivamente, dell’UE stessa facilitò agli Stati Uniti il controllo dell’Europa, ma allo stesso tempo essi offrivano all’imperialismo della Repubblica Federale Tedesca una piattaforma per utilizzare sempre più le risorse europee (capitale, manodopera, materie prime) per i propri obiettivi strategici. La stabilità interna della Repubblica Federale Tedesca fu garantita a partire dagli anni Cinquanta, sotto i governi della CDU, dalla NATO (e anche grazie alla messa al bando del KPD). Nel maggio 1968 la Costituzione dello stato di emergenza fu approvata dal Bundestag.

La “politica di distensione” del partito di governo SPD a partire dal 1969 portò vantaggi economici grazie alla cooperazione con l’URSS, ad esempio attraverso il gas naturale a prezzi vantaggiosi a partire dal 1973. Allo stesso tempo, nell’ambito della strategia bellica statunitense della Guerra fredda, tese ad “indebolire” il socialismo, e garantì alla RFT un maggiore margine di manovra nei confronti degli USA.

La stabilità interna del sistema era ora favorita anche dal modello di “economia sociale di mercato”[1] propagandato dall’SPD. Ciò risultò tanto più facile per la Repubblica Federale Tedesca in quanto portò, nell’ambito della politica di distensione, la spesa militare dal 4% del prodotto interno lordo a circa il 3%, e dopo il 1990 addirittura a meno del 2%. Rispetto ai diretti concorrenti Francia e Gran Bretagna, che dovevano sostenere i costi conseguenti al crollo di un impero coloniale e di un apparato militare fortemente sovradimensionato rispetto alle loro attuali possibilità, ciò ha portato vantaggi economici alla RFT.

Il crollo dell’URSS e del socialismo dell’Europa dell’Est ha reso gli USA, a partire dal 1991, la prima potenza indiscussa a livello mondiale. Per l’imperialismo tedesco, l’incorporazione della DDR nella RFT e la libera espansione del capitale tedesco nel suo “retroterra” nell’Europa orientale hanno creato condizioni di esistenza e di vita completamente mutate, sia a livello nazionale che internazionale. A questo proposito l’allora “ministro della difesa” Rühe disse: “La nostra capacità economica, tecnologica e finanziaria non consente più un’autolimitazione della politica estera tedesca secondo i vecchi schemi”[2]. La Germania si sente ora abbastanza forte da poter competere anche con la Federazione Russa.

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Perché ora il passaggio a una strategia di militarismo aperto?

Ci sono ragioni per cui questo passaggio avviene proprio ora

La strategia della Repubblica Federale Tedesca, dopo la fine dell’URSS, aveva puntato sull’equilibrio internazionale, sul commercio e sulla comprensione, accompagnata da una politica di forza. La Germania, si leggeva nel Libro bianco 2006, dipende

in larga misura da un approvvigionamento sicuro di materie prime e da vie di trasporto sicure su scala globale […] Di importanza strategica per il futuro della Germania e dell’Europa è un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e competitivo [Per questo motivo] deve essere garantita la sicurezza delle infrastrutture energetiche.[3]

Ciò è stato favorito, tra l’altro, dal gas a basso costo proveniente dalla Federazione Russa.

A partire dal 2014, le richieste di un ruolo di potenza mondiale tedesca, da sostenere militarmente, sono diventate sempre più forti.

Sono quindi evidenti diversi compiti centrali in cui l’azione tedesca potrebbe e dovrebbe rafforzare ulteriormente la politica estera e di sicurezza dell’UE. La Germania è troppo piccola per il mondo e troppo grande per l’Europa, ha detto una volta Henry Kissinger. La via d’uscita: solo con l’Europa siamo abbastanza grandi per il mondo e allo stesso tempo non più troppo grandi per l’Europa.[4]

Le basi di questa politica sono state formulate al più tardi negli anni Novanta. Helmut Kohl aveva dichiarato nel suo discorso di insediamento:

La Germania ha chiuso con la sua storia, in futuro potrà dichiarare apertamente il proprio ruolo di potenza mondiale e dovrà ampliarlo.[5]

Sotto la cancelliera Merkel si è intensificata la sottovalutazione della cooperazione con la Russia. L’obiettivo era l’indebolimento e la sottomissione della Russia come paese semicoloniale, al fine di sfruttare l’Europa orientale e la Russia e proseguire le pratiche neocoloniali tedesche. Ciò avrebbe dovuto essere portato avanti attraverso l’espansione della NATO verso est e la provocazione di un conflitto con la Russia, seguita dall’imposizione di sanzioni economiche. L’ex commissario Hans-Peter Bartels sintetizzò nel 2022 lo stato d’animo delle forze più reazionarie dell’epoca:

In futuro la Germania per le forze armate intende far valere il proprio effettivo peso geopolitico. Siamo la quarta economia mondiale, la seconda nazione della NATO, il paese più popoloso ed economicamente leader in Europa. La Germania sta quindi passando assertivamente ad una politica di difesa e forza.[6]

Ma la Germania aveva fatto male i conti nell’avventura ucraina. Gli Stati Uniti, che volevano bloccare gli stretti rapporti economici della Germania con la Russia e che, per ragioni di concorrenza, puntavano a subordinarla più direttamente agli interessi immediati degli Stati Uniti, con l’esplosione del gasdotto Nord Stream e l’insistenza sulle sanzioni energetiche dell’UE contro la Russia, hanno provocato una brusca fine del rapporto tedesco-russo, orientato al vantaggio reciproco. La Germania si è vista improvvisamente priva di un approvvigionamento energetico a prezzi vantaggiosi e sottoposta alla dipendenza dagli Stati Uniti. Da allora, parti importanti dell’economia della Repubblica Federale Tedesca non sono più competitive a livello internazionale. A ciò si aggiunge il fatto che la RFT sta perdendo terreno sempre più anche rispetto alla Cina nel campo della scienza e della tecnologia e in termini di produttività (ad esempio nell’impiego di robot industriali). La RFT non è più campione mondiale delle esportazioni.

La Russia, tuttavia, è riuscita ad attutire le sanzioni economiche imposte contro di essa e ad affermarsi militarmente anche in Ucraina contro l’intera NATO. Ciò completa il disastro strategico per la Germania: economicamente castrata, in balia degli Stati Uniti, in conflitto con la Russia e sempre meno competitiva nei confronti della Cina.

Una possibile via d’uscita strategica da questo dilemma sarebbe un nuovo accordo tra la Germania e la Russia. Una strategia del genere da parte della Germania o dell’UE potrebbe però essere imposta solo contro gli Stati Uniti. Ciò presupporrebbe una sovranità che sarebbe difficile da raggiungere a causa della crescente debolezza dell’UE e della sua maggiore dipendenza dagli Stati Uniti. Sembra del tutto irrealistico pensare di instaurare relazioni costruttive con la Russia (e la Cina) se al timone ci sono politici come Von der Leyen e Merz, che, per origine e per decenni di indottrinamento, spingono verso la “solidarietà atlantica” con gli Stati Uniti.

Così la Germania, poiché si è lasciata manovrare dagli Stati Uniti in questa situazione e poiché vuole “affrontare la Russia da una posizione di forza”, punta su un “ora più che mai”, “dobbiamo vincere”.

L’imperialismo tedesco ha ambizioni di politica estera che corrispondono all’aggressività che lo caratterizza. Si coltiva nuovamente la tradizione delle ambizioni di grande potenza militare, sostenuta dal revanscismo, della vendetta per la sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Fondamentalmente determinanti sono i duri motivi economici, già noti fin dai preparativi della Prima guerra mondiale, in particolare lo sfruttamento delle risorse di materie prime della Russia.

La strategia del militarismo aperto punterà, in politica estera, a integrare progressivamente gli interessi del capitale complessivo della RFT, dopo la perdita del suo ruolo di leadership economica, con la forza. La forza militare è tanto più urgente in quanto, con il declino della potenza industriale, si indebolisce la morsa di ferro con cui la Germania domina l’UE. In questo contesto si punta innanzitutto ad assumere una posizione di leadership in Europa nell’ulteriore aggressione contro la Russia, dopo che gli Stati Uniti hanno ridefinito le loro priorità. In questo modo la RFT spera di dissipare le riserve nei confronti di una Germania militarmente forte e dotata anche di armi nucleari[7].

 

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[1]  L’“economia sociale di mercato“ non è però un modello del SPD. È stata elaborata da un gruppo di economisti nazisti. Il suo nome deriva da Alfred Müller-Armack, che fu membro del NSDAP dal 1933 al 1945, e in seguito della CDU.

[2]CDU-Dokumentation 17/1991.

[3]Weißbuch 2006, p. 17 nota.

[4]  Wolfgang Ischinger, 27.3.2017 sul sito web: https://securityconference.org/news/meldung/monthly-mind-maerz-mehr-eigenverantwor- tung-in-und-fuer-europa/.

[5]  Bundestag tedesco; verbale della seduta plenaria n. 12/5, 30 gennaio 1991; cfr. anche il documento Schäuble/Lamers del 1° settembre 1994, https://www.cvce.eu/documents/10181/41685/Piermattei_schauble+lamers+tedesco. pdf/2db4233b-a084-45b6-b94b-cd0607888b7e.

[6] H.-P. Bartels, Ein Epochenumbruch auch für die Rekrutierung, Europäische Sicherheit & Technik [Un cambiamento epocale anche per il reclutamento, Sicurezza europea e tecnologia], ESUT, 17.04.2022. Citato qui da J. Wagner, Im Rüstungswahn, Deutschlands Zeitenwende zu Aufrüstungund Militarisierung [Nella mania degli armamenti, la svolta della Germania verso il riarmo e la militarizzazione], PapyRossa Verlag, Colonia 2022, p. 12.

[7]  “Merz ha inoltre sollevato la questione di una difesa nucleare europea e intende discuterne con Parigi e Londra. Anche in questo caso ci si chiede se il futuro cancelliere abbia riflettuto a fondo sull’idea. Al momento né le armi nucleari francesi né quelle britanniche sono in grado di sostituire lo scudo nucleare degli Stati Uniti. Quale può essere il contributo della Germania? Possiamo nuovamente comprarci la sicurezza ed esternalizzare le riserve morali legate alla deterrenza nucleare? Oppure la Germania vuole, può e deve diventare una potenza nucleare?”, «Handelsblatt», 4.3.2025.

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