Autore: Redazione

Locandina forum europeo

V Forum Europeo. La via cinese e le prospettive mondiali

Per il quinto anno consecutivo, l'Accademica Cinese delle Scienze Sociali, assieme all'Associazione Marx21 e alla casa editrice MarxVentuno Edizioni, organizza un Forum internazionale sullo studio della Cina contemporanea che vede la partecipazione di decine di accademici delle migliori università cinesi.
Quest'anno, per la prima volta, il Forum si svolgerà a Bologna e vede tra gli organizzatori l'Istituto Confucio di Bologna.

L'incontro si svolgerà domenica 14 Ottobre 2018, presso le sale dell'Hotel Zanhotel Europa, in via Cesare Boldrini, 11, dalle ore 9,00 alle 17,30. È previsto coffee break e lunch.

Per partecipare è necessario iscriversi utilizzando il modulo presente all'indirizzo https://bit.ly/2I77mxs
Maggiori informazioni ed il programma del Forum verranno comunicati a tutti gli iscritti.

Per ogni richiesta di informazione, scrivere all'organizzazione dell'evento. La mail è: conferenzacina2018@gmail.com

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Locandina forum europeo

Foto con Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Mobilitarsi contro l’attacco alla Costituzione del governo Lega-5Stelle

di Vincenzo De Robertis*

Il 19 settembre le agenzie hanno battuto la notizia della presentazione da parte del Ministro per i rapporti con il Parlamento, Fraccaro, Deputato del Movimento 5 stelle, di due disegni di legge costituzionale contenenti, l'uno una riduzione del numero di Parlamentari per 345 unità, 230 Deputati, che passerebbero da 630 a 400, e 100 Senatori, che da 315 passerebbero a 200, l'altro per l'inserimento in Costituzione dell'istituto del Referendum propositivo.

Si tratta di due disegni di legge di carattere costituzionale perché il numero dei Parlamentari componenti la Camera ed il Senato sono fissati dalla Costituzione, mentre anche il Referendum propositivo, attualmente non previsto nel testo della Carta, comporta una modifica Costituzionale.

La presentazione di questi due disegni di legge segue di qualche mese la presentazione in Cassazione della proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare, avanzata dal Prof. Guzzetta, che vuole trasformare la Repubblica parlamentare in presidenziale, prevedendo, fra l'altro, il monocameralismo, un Presidente eletto dal popolo, che forma il Governo e decide dello scioglimento del Parlamento, ridotto alla sola Camera dei Deputati. Questa proposta ha già incassato l'appoggio di Salvini, Fratelli d'Italia e Forza Italia, oltre che il sostegno del renziano Giachetti del PD, di Parisi e Segni.

Foto con Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini

L'accoppiata dei due provvedimenti di modifica costituzionale, quello presidenzialista e quello per la riduzione dei Parlamentari, getta una luce sinistra sui contenuti di questa Legislatura che anche nelle dichiarazioni dei rappresentati dei due partiti al governo vuole accreditarsi come Legislatura di cambiamenti costituzionali, per aprire la strada alla cd. Terza Repubblica.

 

Va notato, intanto, che, com'era già successo per il Referendum sull'acqua pubblica, al di là delle dichiarazioni di facciata, a distanza di poco tempo si ripropongono modifiche tendenti a ridimensionare la funzione centrale del Parlamento, stracciando i risultati di una consultazione popolare che il 4 dicembre 2016 aveva pesantemente bocciato la riforma costituzionale renziana, tendente anch'essa a modificare l'assetto istituzionale del nostro Paese, così come descritto in Costituzione.

La riduzione del numero dei parlamentari, infatti, che viene presentata come una misura mirata ad ottenere una maggiore efficienza del Parlamento, sia sotto il profilo della spesa che sotto quello del suo lavoro, in realtà si risolve solo in una riduzione della rappresentatività del Paese nell'istituzione, poiché occorrerà un numero maggiore di voti per essere eletti, ed un numero maggiore di elettori non avrà rappresentanza in Parlamento, al netto di qualunque sistema elettorale si scelga.

Una riduzione della spesa la si poteva ottenere, invece, riducendo gli emolumenti ed i privilegi di cui ancora godono i Parlamentari, aprendo in tal modo la strada ad una riduzione analoga in altri consessi elettivi (Consigli Regionali) e nei percorsi amministrativo-istituzionali (alti Funzionari, Dirigenti pubblici, ecc.), che nello stipendio del Parlamentare hanno il loro punto di riferimento retributivo.

I risultati ottenibili, sotto il profilo economico, sarebbero di gran lunga maggiori!

Invece, con la strada intrapresa anche l'auto-riduzione dei propri emolumenti, operata in passato da alcuni Parlamentari ed eletti del M5s e di cui ora non si sente più parlare, finisce per essere declassata ad iniziativa demagogica, finalizzata al consenso politico immediato.

Il nostro ordinamento istituzionale mette al centro il Parlamento, che esprime in maniera più alta la sovranità popolare. Esso è il luogo ove trova la propria rappresentanza il Paese, in maniera tanto più articolata, quanto più la legge elettorale lo consente. Esso è il luogo principe del confronto politico fra interessi sociali differenti ed in taluni casi contrapposti, per raggiungere quelle mediazioni, quei compromessi che sono il frutto dell'arte politica.

I partiti politici, un tempo organizzatori della partecipazione popolare, insieme con sindacati e altre associazioni, sono oggi ridotti nei fatti ad espressione di interessi lobbistici, divenendo così i perpetuatori di un ceto politico interessato al mantenimento dei privilegi acquisiti, mentre si perde ogni giorno di più la pratica di assumere decisioni collegiali, su cui rendere conto ai propri sostenitori, ed un gruppo sempre più ristretto di “capi” assume le decisioni politiche.

In questo contesto, ogni cambiamento che, riducendo la partecipazione popolare, persegua a parole l'obbiettivo di accelerare il processo decisionale, nei fatti non farà altro che ridurre gli spazi di democrazia, favorendo verticismo ed autoritarismo.

20 settembre 2018

*Comitato difesa della Costituzione - Bari


Mettiamo a disposizione un articolo della costituzionalista Alessandra Algostino pubblicato sul n. 1/2013 della rivista MarxVentuno. Consultabile qui.

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Consigliamo la lettura del volume Movimento operaio e lotta per la Costituzione edito da MarxVentuno Edizioni nel 2017.

Mutamenti nel quadro mondiale. La politica internazionale di Donald Trump, la Ue, l’Italia

di Andrea Catone

Questo articolo è contenuto nel nuovo numero della rivista MarxVentuno n.1-2/2018

 

Copertina n. 1-2/2018
Mutamenti del quadro mondiale. Trump, l'UE, l'Italia

Abstract

Prima e dopo l’elezione di Trump assistiamo ad un duro scontro interno alla classe dominante Usa. È fallito, a quasi 30 anni dalla fine dell’Urss, il “progetto americano per il nuovo secolo” di essere la superpotenza incontrastata nel mondo (unipolarismo). La straordinaria ascesa della Cina, la riorganizzazione della Russia sotto la direzione di Putin, l’emergere di nuovi soggetti sulla scena mondiale ne determinano il fallimento. Trump cambia linea, non per accettare però un mondo veramente multipolare, ma nel tentativo di affermare su una base più solida il primato americano. Non smantella, ma rafforza il complesso militar-industriale (aumenta la spesa per il 2019), né il sistema di basi e di alleanze militari sotto stretto controllo USA, in primis la NATO. E, insieme, punta al rilancio della base industriale, indebolitasi negli ultimi decenni, con una politica protezionistica e la dura guerra commerciale non solo contro la Cina, ma anche contro i paesi capitalistici – dalla Ue al Canada al Giappone – che hanno costituito dopo il 1945 il “blocco occidentale”. Trump vuole rompere ogni organismo di cooperazione internazionale, in modo da trattare da maggiori posizioni di forza con ogni singolo paese. La Ue vive oggi una crisi profonda politica, morale, di progetto. In questa crisi si inserisce ora l’azione di Trump apertamente contro la Ue. L’implosione della Ue avrebbe oggi un forte segno di destra – come mostra in Italia la forte ascesa della Lega – e porrebbe ogni singolo paese europeo ancor più sotto il controllo USA.

 

L’irrompere sulla scena politica interna e internazionale di Donald Trump, insediatosi (nonostante abbia ricevuto 2.800.000 voti in meno della candidata del partito democratico Hillary Clinton[1]), il 20 gennaio 2017 alla Casa Bianca quale 45° presidente della potenza con il più alto Pil, il più forte arsenale e la più grande presenza militare del mondo, con basi istallate in oltre 150 paesi, muta il quadro dei rapporti internazionali a livello mondiale. Nessuna analisi del quadro mondiale e dei rapporti internazionali può prescindere dal ruolo degli Usa.

Donald Trump

Un duro scontro tra frazioni della classe capitalistica americana

 A quasi due anni dal suo insediamento, Trump continua ad essere oggetto di contestazioni e attacchi dei media, tra cui i ben noti The Washington Post e New York Times. Ad agosto 2018 il Boston Globe ha lanciato una campagna per la libertà di stampa negli Usa, in sostanza contro Trump, alla quale hanno aderito 350 giornali[2]. Sono numerosi ormai i libri e pamphlet contro di lui, lanciati con grande battage pubblicitario[3]. E insieme con ciò, azioni legali e iniziative per procedere all’impeachment[4]. Uno scontro di tal fatta non si presentava da molti anni nella storia americana, che pure è costellata da risoluzioni violente dei conflitti interni, compresi l’omicidio di quattro presidenti[5]: quando la classe capitalistica americana non riesce a comporre le contraddizioni interne alle sue frazioni di classe con metodi legali, ricorre al “Far West”, alla risoluzione violenta ed extralegale.
L’attuale scontro in atto negli Usa non è tra lavoro e capitale, o tra masse popolari e borghesia: la classe lavoratrice è, nella fase attuale, oggetto e strumento di manovre nello scontro interborghese, non è soggetto attivo di rivendicazioni sociali né tantomeno portatore di un progetto politico quale classe per sé. È uno scontro interno alla classe dominante e dirigente negli Usa, tra frazioni della classe capitalistica.
Il capitale non è un blocco unico, ma procede attraverso la contraddizione tra capitali: uniti contro i lavoratori, “fratelli nemici”, divisi e in competizione per la spartizione dei profitti. Non esiste il capitale, ma i capitali. La concorrenza tra imprese capitalistiche non è un accessorio del modo di produzione capitalistico, ne è parte costitutiva, fondante. Tra concorrenza e monopolio vi è una dialettica, che porta la concorrenza a generare il monopolio e il monopolio a sua volta a generare la concorrenza, come Marx scriveva già nel 1846: “Nella vita economica di oggigiorno voi trovate non soltanto la concorrenza e il monopolio, ma anche la loro sintesi, che non è una formula, ma un movimento. Il monopolio produce la concorrenza, la concorrenza produce il monopolio”[6]. Nell’analisi matura del Capitale Marx chiarisce filosoficamente la questione della concorrenza – della contraddizione intercapitalistica – come inestricabilmente connessa alla vita stessa del capitale: “Il capitale esiste e può esistere soltanto come molteplicità di capitali, e perciò la sua autodeterminazione si presenta come la loro azione e reazione reciproca”. Poiché esso è per sua natura “autorepulsione, pluralità di capitali in completa indifferenza reciproca”, deve necessariamente “respingersi da se stesso”. “Poiché il valore costituisce la base del capitale, e questo esiste necessariamente solo in quanto si scambia contro un equivalente, esso si respinge necessariamente da se stesso. Un capitale universale che non abbia di fronte a sé altri capitali con cui scambiare [...] è perciò un assurdo. La reciproca repulsione di capitali è già implicita in esso in quanto valore di scambio realizzato”[7].
Occorre sgomberare il campo da un equivoco, alimentato anche dalla narrazione dei “trumpiani”: dell’outsider che sfida il cosiddetto establishment. Con l’uso di questi termini la retorica populista tende a rimuovere la connotazione di classe: se Trump è contro l’élite e l’élite è separata e contro il “popolo”, l’immobiliarista ultramiliardario diventa miracolosamente vicino al popolo o uomo del popolo. D’altra parte, la rimozione dell’analisi di classe caratterizza anche l’approccio di una parte consistente degli acerrimi nemici di Trump, che lo dipingono come “squilibrato”, “pazzo” (come nel libro Fear del giornalista Bob Woodward), nascondendo una fortissima contraddizione politica dietro il paravento dei limiti caratteriali del personaggio.
Trump sembra aver ottenuto notevoli successi in campo economico, anche se il dato statistico generale nasconde il crescere delle disuguaglianze sociali e delle contraddizioni nella società americana, come osserva nella sua analisi Ni Feng dell’American Institute of Chinese Academy of Social Sciences[8]. I dati del II trimestre 2018 segnano un aumento del PIL del 4,1%. Anche se – come segnalano alcuni analisti – parte di esso è dovuto all’eccezionale e non ripetibile incremento delle esportazioni (+9,3%) dovute all’acquisto di scorte prima che scattassero le contromisure ai dazi imposti da Trump (ad esempio, lo straordinario incremento di vendita di soia), il dato è indubbiamente significativo. “Con gli accordi commerciali che stanno arrivando cresceremo anche di più”, sostiene Trump, prevedendo una crescita annuale ben superiore al 3% rispetto a una media dell’1,8%” delle due precedenti amministrazioni. E ogni punto percentuale significa 3.000 miliardi di dollari e 10 milioni di posti di lavoro[9]. A spingere la crescita anche i consumi, balzati del 4,3%, in parte grazie al taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari[10]. La disoccupazione è ai minimi storici: ad agosto 2018 6.200.000 persone, il 3,9%[11].
La guerra che a diversi livelli continua ad essere scatenata contro Trump negli Usa nonostante i buoni risultati dell’economia suggerisce che lo scontro in atto tra frazioni del capitalismo Usa non è dovuto essenzialmente a questioni di politica interna. Non è l’attacco all’Obamacare, né la riforma fiscale ultraliberista che riduce ancor più le tasse ai ricchi a scatenare una guerra al presidente quale non si vedeva dai tempi dell’impeachement di Nixon. E non sono neppure i motivi ideologici sbandierati da alcuni democratici, che, in nome dell’esportazione della democrazia occidentale, della libertà e dei diritti umani, hanno appoggiato i pesantissimi bombardamenti dal Medio Oriente ai Balcani all’Afghanistan nelle guerre americane dal 1991 ad oggi. E del resto Trump non è e non si è mai presentato nella veste di un paladino dei popoli, né ha mai speso una parola di biasimo per i milioni di vittime causati dalle guerre americane nel mondo.
Le cause di uno scontro che va ben al di là della ‘normale’ lotta politica per accaparrarsi posizioni di potere negli States (che si è presentata non di rado come scontro tra predoni per spartirsi il bottino) vanno cercate nell’impostazione della politica estera Usa.

 

Lo specifico imperialismo Usa

Donald Trump non rappresenta se stesso, né avrebbe mai potuto ascendere alla presidenza Usa senza il sostegno di una frazione della classe dominante americana; egli è fino in fondo agente attivo ed esponente della classe capitalistica degli Usa e del suo imperialismo, che, formulato ideologicamente con la “dottrina Monroe” nel 1823[12], ha assunto, con la vittoria nella II guerra mondiale nel 1945, e ancor più dopo la dissoluzione dell’Urss (1991), il carattere specifico di una superpotenza fondata sulla narrazione della sua una missione speciale nel mondo quale Manifest Destiny[13] per esercitare primato e leadership su scala mondiale, come esplicitamente affermano i documenti strategici dal 1991 in poi e il “Progetto per il Nuovo Secolo Americano” (PNAC) [14]. Con primato – scrive nel sito del “Discussion Club Valdai” Dmitrij Suslov, Vicedirettore presso il Centro di studi europei e internazionali globali – “si intende la nota superiorità degli Stati Uniti su tutti gli altri e l’assenza di rivali in grado, individualmente o persino in gruppo, di mettere in discussione questa superiorità. Per leadership si intende l’impostazione secondo cui proprio gli Stati Uniti devono stare al centro dell’adozione delle principali decisioni di politica ed economia mondiali, e alla base dell’ordine mondiale globale devono stare le regole, le norme e le istituzioni fondate dagli Stati Uniti e che sono sotto il loro effettivo controllo, così come i valori americani, assunti come universali”[15].
Gli Usa assurgono nel corso del XX secolo a massima potenza imperialista. La forza dell’imperialismo Usa consentirà di distribuire le briciole della rapina imperialistica alla classe operaia interna, che, dopo l’eliminazione degli Industrial Workers of the World (IWW) alle soglie degli anni 1920, è organizzata in sindacati corporativi, “gialli”, piegati ai voleri della classe capitalista. Dalla grande crisi del 1929, che devastò il proletariato americano, gli Usa escono effettivamente con la II guerra mondiale e il piano Marshall, grazie alle ingenti commesse belliche e civili per le sue industrie, e divengono, dopo il 1945, la superpotenza guida del mondo capitalistico.
Democratici e repubblicani condividono le scelte di fondo dell’imperialismo Usa: la guerra contro il Vietnam la iniziano i democratici e la concludono i repubblicani; l’assalto alla Baia dei Porci nel tentativo fallito di rovesciare Fidel Castro (Cuba, aprile 1961) lo fa il democratico J. F. Kennedy, la contrapposizione esasperata all’URSS e al comunismo è un tratto comune a tutti, e il repubblicano George H. W. Bush, 41° presidente Usa, avvia il nuovo secolo americano del primato e della leadership Usa con la guerra del Golfo del 1991 contro l’Iraq. I documenti sulla sicurezza strategica elaborati a partire dal 1991 sono chiari in proposito. All’apice del “momento unipolare”, poco dopo la caduta dell’URSS e la guerra contro l’Iraq, la cosiddetta strategia del primato viene articolata in seno al Pentagono nel 1992 in un rapporto riservato intitolato Defense Policy Guidance 1992-1994 (DPG), scritto da Paul Wolfowitz e I. Lewis Libby, in cui si propone di “impedire a qualsiasi potere ostile di dominare regioni le cui risorse gli consentirebbero di raggiungere un grande status di potere”, “scoraggiare i paesi industrializzati avanzati dal tentare di sfidare la nostra leadership o rovesciare l’ordine politico ed economico stabilito”, e “impedire la futura comparsa di qualsiasi concorrente globale”[16]. “Siamo al centro e al centro dobbiamo restare [...] Gli Stati uniti devono guidare il mondo, tenendo alta la fiaccola morale, politica e militare del diritto e della forza, e proporsi come esempio a tutti i popoli della terra”[17]. “Il XVIII secolo è stato francese, il XIX inglese ed il XX americano. Il prossimo sarà un altro secolo americano”[18]. “L’America scavalca il mondo come un gigante [...] Da quando Roma distrusse Cartagine, nessun’altra grande potenza si è innalzata al culmine cui siamo giunti noi”[19].
La politica imperialistica Usa ha goduto di un notevole consenso interno. L’unico momento in cui l’intervento militare Usa fu oggetto di contestazioni di rilievo fu tra la fine degli anni 60 e i primi anni 70 per la guerra del Vietnam, ma fu in gran parte dovuto alla straordinaria resistenza dei vietcong che seppero infliggere perdite pesanti all’esercito invasore. Anche per questo gli Usa aboliscono la leva obbligatoria (1972) e costruiscono un esercito di professionisti. Dopo il 1991, salvo qualche voce di dissenso illuminata, il consenso alle guerre imperialiste – o l’indifferenza rispetto ad esse – è stato il tratto dominante.

 

Tre decenni dopo il 1991: un bilancio negativo per il “nuovo secolo americano”

A quasi 30 anni dalla fine dell’URSS e dall’avvio della strategia dell’unipolarismo Usa, il più potente paese del mondo deve registrare il fallimento di questa strategia, che ha costellato l’ultimo quarto di secolo di guerre, manovre di sovversione e smembramento – attraverso azioni militari dirette o per interposta persona, sostegno a movimenti separatisti, “rivoluzioni colorate” – di paesi colpevoli di resistere alla pressione Usa, fino a promuovere e alimentare – strategia del caos – una guerra infinita in Medio Oriente favorendo la creazione dello stato terrorista di Daesh nel 2014[20].
Il bilancio di questa linea strategica – condivisa nelle linee di fondo da repubblicani e democratici, con differenze nella tattica – è fondamentalmente negativo, pur potendo annoverare alcuni successi parziali, quali:
- aver inglobato nella NATO i paesi ex socialisti dell’Europa centro-orientale e balcanica e alcune repubbliche ex sovietiche (dopo l’adesione delle repubbliche baltiche candidate alla NATO sono Ucraina e Georgia);
- aver esteso le basi americane in parti del globo che fino al 1991 erano precluse: dall’Europa centro-orientale e balcanica, lì dove erano fino al 1989 degli stati socialisti, arrivando ai confini della Federazione russa, fino all’Afghanistan e all’Asia centrale;
- aver ridimensionato l’aspirazione dell’euro a divenire moneta di riserva internazionale: il dollaro continua ad essere di gran lunga la valuta principale detenuta dalle banche centrali del mondo (oltre il 62%), mentre l’euro, dopo aver raggiunto il picco del 27% nel 2009, è sceso oggi intorno al 20%[21]. Contro l’euro gli Usa promossero nel 2003 la guerra all’Iraq[22] (sostenuti dal Regno Unito e avversati fortemente da Francia e Germania) e anche quella del 2011 contro Gheddafi, che minacciava di sostituire il dollaro con il dinaro d’oro africano per la vendita dell’ottimo petrolio libico. Pure l’attacco speculativo partito nel 2009-2010 contro il debito sovrano di paesi dell’eurozona quali Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia, può iscriversi all’interno della guerra valutaria tra dollaro ed euro[23], anche se bisogna osservare che tale attacco ha potuto provocare effetti ancor più devastanti sulle economie e le società di questi paesi (dalla Grecia all’Italia), grazie alla rovinosa conduzione della crisi del debito da parte del nucleo dirigente dell’eurozona guidato dalla Germania.
Ma per la strategia Usa delineata dal 1991 in poi il bilancio complessivo è negativo:
- Non fermano la travolgente ascesa economica della Cina, che si sta trasformando da “fabbrica del mondo” anche in cervello altamente tecnologico del mondo. Questa è la più pesante sconfitta strategica degli Usa. Consapevoli del nuovo ruolo e della nuova responsabilità nel mondo, i dirigenti cinesi, dopo aver adottato correttamente nei decenni precedenti la massima di Deng Xiaoping di procedere cautamente in politica estera, senza assumere un ruolo protagonista di primo piano, propongono oggi al mondo una strategia globale, contrapposta a quella statunitense, di relazioni internazionali economiche e politiche basate su rapporti paritari tra Stati, con un interscambio reciprocamente vantaggioso. Si veda il grande progetto di “Nuova via della Seta”. La “via cinese” oggi non riguarda solo lo straordinario sviluppo del più popoloso paese del mondo, ma l’intero globo, un modello che, rispettando le diverse culture e civiltà, propone un’alternativa concreta di relazioni internazionali.
- Non riescono a disgregare la Russia, né a distruggere il suo apparato militare nucleare. Dalla presidenza El’cin avevano ottenuto molto, la Russia poteva anche essere inglobata nel sistema del capitalismo occidentale, tanto da essere ammessa nel 1997 nel suo club, che cambiò nome in G8 (per ritornare poi a G7, nel 2014, escludendo la Russia, colpevole di aver difeso i propri interessi nazionali contro il golpe banderista in Ucraina). Ma dopo il 1999 si afferma in Russia con Vladimir Putin un’altra direzione politica che ferma i tentativi di balcanizzazione e smembramento della Federazione (Cecenia, Daghestan, repubbliche autonome sul Caspio), ricostruisce la forza militare del paese, restituisce autostima al popolo russo, umiliato e offeso dal decennio el’ciniano di rapina e svendita degli interessi nazionali, rintuzza le provocazioni (Georgia, agosto 2008), reagisce al golpe ucraino del 2014 e impedisce la distruzione della Siria assumendo un ruolo sempre più importante nello scacchiere internazionale. La contrapposizione alla Russia, indicata dai democratici americani come il nemico e perciò oggetto di dure sanzioni economiche, rinsalda per converso i buoni rapporti tra Russia e Cina.
- Non riescono ad ottenere nel Medio Oriente-Nord Africa (MENA) un’area sottomessa al loro controllo, per cui, dopo due guerre all’Iraq nel 1991 e nel 2003, alla Libia e alla Siria nel 2011, non resta loro che la “strategia del caos”, perseguendo non la stabilità, ma l’instabilità permanente della grande area di vitale importanza economica e strategica, cercando di evitare che si stabilizzi sotto il controllo e a vantaggio di potenze rivali.
- Anche il “cortile di casa”, l’America Latina, pur se attraverso un percorso a zig-zag, di avanzate e ritirate, tende a sottrarsi al controllo del Grande Fratello Usa.
Un articolo dell’“Economist” del gennaio 2018 lamenta la perdita di potere Usa negli ultimi 20 anni a vantaggio di Cina e Russia: “Quasi 20 anni di deriva strategica hanno fatto il gioco della Russia e della Cina. Le guerre fallimentari di George W. Bush si sono rivelate un diversivo e hanno ridotto il sostegno in patria per il ruolo globale dell’America. Barack Obama ha perseguito una politica estera di ridimensionamento ed era apertamente scettico sul valore dell’hard power”[24].
Il mondo è già multipolare, che l’imperialismo Usa lo riconosca o meno.
L’azione di politica estera dei quasi due anni della presidenza Trump va esaminata tenendo conto anche del fatto che tale azione – dati i rapporti di forza e lo scontro in atto ai vertici del potere Usa – non è solo e soltanto il frutto della pura volontà di Trump, ma è anche il risultato delle pressioni e dei condizionamenti che egli ha dovuto subire dal Pentagono o dal Deep State. È, insomma, una sorta di compromesso implicito o di una mediazione di fatto tra Pentagono e presidente. Questo potrebbe spiegare gli zig-zag, le tortuosità, le incoerenze e le irrazionalità della politica Usa negli ultimi due anni. Trump non gode di un potere assoluto e indiscriminato e la politica Usa – al di là dei presidenti – dovrà sempre fare i conti con il complesso militar-industriale che ha caratterizzato l’ascesa a prima potenza mondiale degli Usa almeno dagli anni 1940 in poi: la seconda guerra mondiale è stata la grande levatrice dell’assurgere degli Usa a prima potenza mondiale e ha tenuto a battesimo il complesso militar-industriale.

 

Trump come alternativa alla guerra mondiale imperialista dei democratici Usa?

Alcuni analisti ritengono che l’essenza dello scontro ai vertici del potere Usa sia dovuto alla contrapposizione di opzioni strategiche sui destini del mondo. Da una parte ci sarebbero i fautori del ricorso alla guerra – fintantoché gli Usa possono godere della superiorità militare – per distruggere gli stati che rappresentano l’ostacolo all’affermazione della superiorità indiscussa degli Usa nel mondo, e quindi, abbattere la Russia e la Cina. Si può in proposito ricordare l’ultimo capitolo del celebre libro di Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, che delinea l’ipotesi di una guerra mondiale nel 2010 tra Usa e Cina[25]. Questa opzione di guerra totale è presente tra gli scenari possibili degli strateghi politici e militari di Washington e sarebbe, come ognuno può ben immaginare, la catastrofe dell’umanità. Questa opzione si basa sul rifiuto di accettare un mondo che a quasi 30 anni dal 1989-91 è profondamente diverso da quello dell’unipolarismo americano che i vincitori della guerra fredda avevano delineato e messo nero su bianco nei documenti strategici dal 1991 in poi. Il ricorso alla guerra mondiale dovrebbe riaffermare il primato mondiale americano con la distruzione dei suoi nemici. Trump e i suoi consiglieri, invece, sarebbero in proposito più realisti, riconoscerebbero il mutamento intervenuto nei rapporti mondiali, la fine dell’unipolarismo e punterebbero, in un mondo multipolare, a mantenere il primato rafforzando la base economica degli Usa, frenando il trend del continuo aumento del deficit commerciale, senza ridurre, anzi aumentando la spesa militare[26], mantenendo l’enorme apparato militare in funzione non solo di deterrenza, ma di dimostrazione muscolare di forza. La strategia di Trump sarebbe in questo caso più equilibrata e razionale rispetto a quella dei fanatici del nuovo secolo americano. Secondo Jean-Claude Paye


la battaglia tra Democratici e la maggioranza Repubblicana può essere letta come conflitto tra due tendenze del capitalismo statunitense, quella portatrice dei valori della mondializzazione del capitale e quella che sprona per rilanciare lo sviluppo industriale di un Paese economicamente in declino. Gli Stati Uniti erano la forza motrice dell’internazionalizzazione del capitale e ne traevano il massimo beneficio politico. Grazie al crollo dell’URSS e al sottosviluppo della Cina, per vent’anni gli Stati Uniti sono stati l’unica superpotenza, un super-imperialismo che organizzava il mondo a proprio profitto. L’emergere della Cina e la ricostruzione politica della Russia hanno frantumato l’onnipotenza economica e politica americana. La presa d’atto di questa nuova situazione ha indotto un contrasto interno sulla strada da imboccare: fuga in avanti nella liberalizzazione degli scambi e conflittualità militare sempre più palese (opzione che il Partito Democratico sembra preferire) o rinnovamento economico su base protezionistica, come auspicato da una parte dei Repubblicani.

Paye ritiene che la questione militare si ponga per Trump come momento tattico della strategia di sviluppo economico.


Questa tattica consiste nell’incrementare conflitti locali, destinati a frenare lo sviluppo di nazioni concorrenti e a sabotare progetti globali che si contrappongono alla struttura imperiale degli Stati Uniti, come, per esempio, la Nuova Via della Seta […] I livelli economico e militare sono strettamente collegati, ma, contrariamente alla posizione dei Democratici, permangono distinti. La finalità economica non viene confusa con i mezzi militari messi in atto. La riorganizzazione dell’economia nazionale è condizione che permette di evitare o, perlomeno, di posporre un conflitto globale. La possibilità di una guerra totale diviene mezzo di pressione per imporre nuove condizioni nei termini di scambio con i partner economici. L’alternativa offerta ai concorrenti è la scelta tra il consentire agli Stati Uniti la ricostituzione delle proprie capacità offensive, a livello di forze produttive, oppure l’essere rapidamente coinvolti in una guerra totale[27].

Anche Dmitrij Suslov, che sottolinea vieppiù gli aspetti della crisi americana di cui l’elezione di Donald Trump sarebbe il risultato e non l’inizio, legge la zigzagante politica estera del neopresidente Usa come un complicato e contraddittorio processo di adattamento alla nuova situazione mondiale sviluppatasi, in una direzione “chiaramente sfavorevole per gli Stati Uniti e non in linea con i loro atteggiamenti ideologici. […] I principali beneficiari della globalizzazione e delle attuali regole del commercio internazionale sono la Cina e altri importanti centri di potere non occidentali. Il monopolio ideologico degli Stati Uniti è crollato. Gli Stati Uniti si sono dimostrati incapaci non solo di trasformare il mondo intero secondo i propri interessi e valori e di rendere universale l’ordine internazionale basato su di essi, ma anche di promuovere la propria agenda e mantenere le posizioni già prese. […] Con Obama (e di fatto anche nel secondo mandato presidenziale di J. Bush) l’America ha iniziato un difficile e doloroso adattamento a questo mondo”. Di qui deriva il tentativo di ridurre il coinvolgimento americano nelle aree che non sono considerate tra le più importanti, “di non essere trascinati in nuove guerre, di abbandonare la politica di occupazione a lungo termine e di costruzione degli Stati, e di concentrarsi sulla regione Asia-Pacifico quale principale centro di gravità dell’economia e della politica mondiali”. È interessante nell’analisi dello studioso russo il legame dialettico che egli istituisce tra situazione internazionale e situazione interna:

I fattori fondamentali della politica estera degli Stati Uniti si suddividono in esterni (di sistema) e interni. I primi includono l’allineamento di forze nel mondo e lo scenario generale geopolitico globale, economico e ideologico, le relazioni degli Stati Uniti con altri centri chiave del potere, l’accettazione o il rifiuto da parte di essi della leadership americana, la capacità o l’incapacità degli Stati Uniti di esercitare questa leadership, lo stato del sistema americano di alleanze militari e dell’ordine economico liberista basato su di esse. I secondi includono la presenza o meno del consenso interno sulla politica estera, l’agenda di politica estera dei partiti democratico e repubblicano e dei gruppi di interesse, lo stato dell’economia nonché le preferenze di politica estera della popolazione e la misura in cui le élite di entrambe le parti le riflettono. […] Recentemente, tutti i fattori esterni ed interni della politica estera degli Stati Uniti sono entrati in azione, rendendo impossibile condurre con successo e in modo sostenibile la politica estera tradizionale basata sul primato e sulla leadership.

La vittoria di Donald Trump secondo Suslov, è stata il risultato di questi problemi, e non il loro inizio. Ha mostrato la presenza negli Stati Uniti di un sempre maggiore divario negli ultimi decenni tra l’élite politica e imprenditoriale che ha ottenuto enormi benefici grazie alla globalizzazione e la gran parte della popolazione, i cui redditi sono in costante calo e sente minacciata la propria sicurezza e identità. E non crede più che l’espansione e l’impegno globale degli Stati Uniti portino benefici sia ad essi che al resto del mondo.

Per la prima volta dal 1945, Donald Trump ha scollegato e persino giustapposto leadership globale (coinvolgimento) e grandezza (prosperità economica, rispetto politico e superiorità militare), concetti che sono stati considerati inseparabili negli ultimi 70 anni. Egli ha dichiarato apertamente che gli impegni globali degli Stati Uniti e i suoi interessi nazionali non sono sempre gli stessi e che questi ultimi dovrebbero essere considerati prioritari, anche se ciò significa danneggiare il cosiddetto “bene globale” [28].

Da questi approcci analitici si potrebbe dedurre che la politica di Trump è il meno peggio: tra il rischio di guerra assoluta che i democratici scatenerebbero pur di mantenere il primato, da un lato, e, dall’altro una politica che, potenziando il già mastodontico arsenale militare si proporrebbe però di impiegarlo solo a scopo dimostrativo e di deterrenza per ottenere vantaggi economici e politici, la politica di Trump sembrerebbe il male minore.
Tuttavia, non va mai dimenticato che lo scontro in atto è tra frazioni del capitalismo imperialistico Usa e che occorre in primis guardare alla struttura economico-sociale, al carattere specifico dell’imperialismo americano così come si è costruito e sviluppato negli ultimi 80 anni, dalla seconda guerra mondiale in poi, col ruolo ineliminabile del complesso militar-industriale. Trump non è l’espressione di un mutamento della struttura economico-sociale dell’imperialismo americano. L’imperialismo Usa si è costruito sulla potenza militare e sul complesso militar-industriale. Ciò lo distingue da altre attuali potenze imperialiste basate sul capitale finanziario e sull’espansione economica attraverso esso, quali Germania o Giappone. La politica di Trump, indipendentemente dalle sue dichiarazioni, non potrà fare a meno del supporto del complesso militare-industriale e delle strategie del Pentagono. Ciò diviene sempre più chiaro a proposito della NATO. Ad onta di alcune sue dichiarazioni[29] in campagna elettorale e dopo, l’attuale amministrazione Usa non scioglierà la NATO, ma chiede un maggiore impegno di spesa militare agli alleati subalterni, il che significa tra l’altro commesse e affari per il complesso militare industriale Usa.

 

Trump e la rottura degli organismi multilaterali

Se c’è una direttrice chiara e mai smentita della politica estera di Trump è la tendenza ad opporsi agli organismi e accordi multilaterali e a smantellarli. Dalla plateale delegittimazione e ridicolizzazione del G7 di giugno 2018 in Canada[30] al ritiro (settembre 2017) dall’accordo di Parigi sul clima, dall’annullamento nel gennaio 2017 del trattato transpacifico (TPP), al congelamento delle trattative sul trattato transatlantico (TTIP), allo scavalcamento del North American Free Trade Agreement (NAFTA). La linea dell’amministrazione è chiarissima: niente accordi in e con organismi multilaterali (e quindi anche con la Ue, platealmente disconosciuta come soggetto), e accordi con i singoli paesi, come è accaduto con il Messico[31], importantissimo partner economico degli Usa. L’America first si traduce in un primato degli Usa: trattare con singoli paesi piuttosto che con organismi multilaterali o cooperazione di Stati fa pesare tutta la forza economica, politica e militare del maggior contraente. In Europa Trump gioisce del Brexit e promette alla May buoni contratti quanto più sarà dura nelle trattative di uscita dalla Ue; e propone a Macron di lasciare la Ue per avere un rapporto privilegiato con gli Usa.
Assistiamo qui a un apparente paradosso della politica trumpiana: da un lato, alcuni autorevoli analisti politici gli attribuiscono il riconoscimento di un mondo multipolare, il che rovescia la strategia Usa dal post guerra fredda ad oggi; ma, dall’altro, Trump si muove per eliminare forme e organismi di collaborazione anche parziale tra paesi (e tra questi la Ue). Anche l’Onu e le sue articolazioni non godono del favore di Trump, in continuità in ciò con le politiche dei repubblicani che tagliano fondi all’Unesco e altri organismi ONU.
La linea Trump, opponendosi ad organismi e accordi multilaterali, non delinea un mondo multipolare di convivenza e sviluppo pacifico reciprocamente vantaggioso. In ciò essa è radicalmente opposta a quella della Repubblica Popolare Cinese e del presidente Xi Jinping, che mirano a sviluppare incontri e accordi multilaterali, ad aprire la strada ad un nuovo modo di concepire e intrattenere le relazioni internazionali. Nella visione internazionale di Trump vi è l’obbligato riconoscimento dell’esistenza di un soggetto economico ormai forte e in ascesa, quale la Cina, e di un soggetto in grado di contrastare gli Usa sul piano militare nucleare, quale la Russia, con i quali si vede costretto a trattare, ma a trattare possibilmente da posizioni di relativa forza. Di qui il mantenimento e l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia – nonostante il dialogo con Putin a Helsinki (16 luglio 2018) – e la guerra dei dazi contro la Cina, che, dopo i primi colpi di assaggio, è passata ai grandi numeri.
Come osserva dal sito del Club Valdai Andrei Tsygankov, professore presso i dipartimenti di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali della San Francisco State University, Trump è

un convinto sostenitore dell’egemonia globale degli Stati Uniti. La sua critica ai liberali del libero scambio e ai democratici dimostra che non è un isolazionista, ma un nazionalista da superpotenza. Il ‘rispetto’ di Trump per Putin (e viceversa) è dovuto alla parentela ideologica, non ad interessi. Entrambi i leader sanno che trovare un linguaggio comune non significa consenso. Nazionalismo significa dura rivalità per la promozione dei propri interessi. Questa è la ‘normalizzazione’ di cui parla Trump, collegandola alla conquista di nuovi mercati e all’indebolimento spudorato dei rivali. Per questo, egli usa una vasta gamma di strumenti, tra cui pressioni politiche, minacce di invasione militare, sanzioni varie, limitazioni commerciali. In un mondo in cui il dollaro statunitense e le società americane sono ancora dominanti, queste misure economico-finanziarie sono destinate a ripristinare la vacillante egemonia degli Stati Uniti. Il Presidente degli Stati Uniti non è contrario alle sanzioni anti-russe, anche se alcuni sperano che possa superare la crisi delle relazioni bilaterali. Ideologicamente e psicologicamente, è pronto a imporre attivamente limitazioni economiche non solo contro la Cina, la Corea del Nord, l’Iran e la Turchia, ma anche contro i suoi ‘alleati’ europei, che non condividono la sua ideologia. Trump potrebbe ‘concordare’ con Putin solo alle sue condizioni, così nel suo gioco la Russia dovrebbe fare la parte di un paese che aiuta gli Stati Uniti a calpestare i suoi rivali e accetta totalmente l’egemonia globale degli Stati Uniti[32].

 

Nello schema di Trump i rapporti mondiali si potrebbero configurare in un condominio forzoso a tre, con Cina e Russia. Tale impostazione ci viene indirettamente rivelata dal professor Michael T. Klare, dichiaratamente antitrumpiano, corrispondente dello storico quotidiano “The Nation”, membro della direzione della “Arms Control Association”, frequentemente ospitato da “Le monde diplomatique”. Egli avanza la singolare tesi secondo cui il tycoon americano starebbe attuando il progetto politico di Russia e Cina tendente “a stabilire un ordine mondiale tripolare, concepito dai leader russi e cinesi nel 1997 e perseguito inesorabilmente da allora. Un tale ordine tripolare […] rompe radicalmente con il paradigma della fine della guerra fredda. Durante quegli anni inebrianti, gli Stati Uniti furono la potenza mondiale dominante e dominarono su gran parte del resto del pianeta con l’aiuto dei loro fedeli alleati della NATO. Per i leader russi e cinesi, tale sistema ‘unipolare’ era considerato un anatema […] Come suggeriscono i suoi recenti attacchi alla NATO e il suo abbraccio al presidente russo, Trump sta visibilmente cercando di creare il mondo tripolare che Boris El’cin e Jiang Zemin avevano immaginato una volta e che Vladimir Putin aveva promosso con zelo fin dall’inizio del suo mandato”[33].
Sembra che la bussola dei democratici e dei “pacifisti” americani continui ad essere la demonizzazione di Russia e Cina, cui si attribuiscono oscuri disegni egemonici e qualificante come sistemi illiberali e dittatoriali: per attaccare Trump, si afferma la sua vicinanza al progetto strategico di questi due Stati, deformando senza alcun ritegno la concezione di mondo multipolare elaborata da cinesi e russi contro l’unipolarismo Usa. In tutti i documenti ufficiali, in tutte le dichiarazioni congiunte, dal 1997 ad oggi, il mondo multipolare di cui parlano i leader russi e cinesi non è affatto tripolare, circoscritto ai tre poli di Usa, Russia e Cina, come pretende il professor Klare, ma si concepisce una varietà e diversificazione di rapporti tra i paesi, rigettando ogni politica di egemonismo e di grande potenza. Ecco cosa dice la Dichiarazione congiunta del 1997:

Un numero crescente di paesi comincia a riconoscere la necessità di rispetto reciproco, uguaglianza e vantaggio reciproco – ma non per l’egemonia e la politica di potere – e per il dialogo e la cooperazione – ma non per lo scontro e il conflitto. […] Le Parti sono favorevoli a fare del rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, della non aggressione reciproca, della non ingerenza negli affari interni dell’altra parte, dell’uguaglianza e del vantaggio reciproco, della coesistenza pacifica e di altri principi di diritto internazionale universalmente riconosciuti, la norma fondamentale per la conduzione dei rapporti tra gli Stati e la base di un nuovo ordine internazionale. Ogni Paese ha il diritto di scegliere autonomamente il proprio percorso di sviluppo alla luce delle proprie condizioni specifiche e senza interferenze da parte di altri Stati. Le differenze nei loro sistemi sociali, ideologie e sistemi di valori non devono diventare un ostacolo allo sviluppo delle normali relazioni tra gli Stati. Tutti i paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono membri uguali della comunità internazionale. Nessun paese deve cercare l’egemonia, impegnarsi in politiche di potere o monopolizzare gli affari internazionali[34].

 

E quella del 2005:

I problemi dell’umanità possono essere risolti solo sulla base di principi e norme di diritto internazionale universalmente riconosciuti e in un ordine mondiale equo e razionale. I Paesi del mondo dovrebbero osservare rigorosamente i principi del rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale, della non aggressione reciproca, della non ingerenza negli affari interni dell’altro, dell’uguaglianza, del beneficio reciproco e della coesistenza pacifica. Deve essere pienamente garantito il diritto dei paesi a scegliere le proprie vie di sviluppo alla luce delle proprie condizioni, a partecipare equamente agli affari internazionali e a cercare lo sviluppo su un piano di parità. Le differenze e le controversie devono essere risolte pacificamente senza l’adozione di un’azione unilaterale e di una politica coercitiva e senza ricorrere alla minaccia della forza o all’uso della forza. I popoli di tutti i paesi dovrebbero avere la possibilità di decidere gli affari del proprio paese e le questioni mondiali dovrebbero essere decise attraverso il dialogo e la consultazione su base multilaterale e collettiva. La comunità internazionale dovrebbe rinunciare completamente alla mentalità del confronto e dello scontro, non dovrebbe perseguire il diritto di monopolizzare o dominare gli affari mondiali, e non dovrebbe dividere i paesi in un campo principale e in un campo subordinato[35].

 

Siamo, come si vede, ben lontani dal tripolarismo che Klare imputa ai dirigenti russi e cinesi. Se però sgomberiamo il campo da questa grossolana e strumentale deformazione, l’articolo di Klare, uscito anche in “Huffington Post” del 25 luglio 2018 con un titolo più conforme – Trump’s Grand Strategy To Create A Tripolar World – individua nel tripolarismo un asse portante della politica internazionale di Trump e risolve l’apparente paradosso di un Trump che da un lato sarebbe impegnato a superare l’unipolarismo Usa e dall’altro attacca tutti gli organismi, i luoghi e i trattati di cooperazione internazionale.
La politica di Trump non è volta a realizzare un mondo multipolare, con la conseguente rinuncia al primato americano, ma è il riconoscimento obtorto collo della presenza ineliminabile di Cina e Russia sul piano economico e politico-militare, con cui fare i conti possibilmente da una posizione di forza. Per questo Trump aumenta la spesa militare.

 

Trump e la messa in riga dell’Occidente capitalistico

Letta in questa luce, diviene chiara la politica di Trump verso ciò che si chiama politicamente ed economicamente “Occidente”, rappresentato nel G7: oltre gli Usa, i paesi europei capitalisticamente più forti, Giappone, Canada. Trump si propone di intessere relazioni esclusivamente bilaterali, nelle quali punta ad imporre la forza politica, economica e militare dell’imperialismo Usa.
Il soggetto da mettere in riga con maggior decisione, quello cui Trump si è rivolto persino con la parola di “nemico”[36] è l’Unione europea.
Gli Usa battezzano la nascita della CEE (1957) e la sua evoluzione, con il trattato neoliberista di Maastricht (1992), in Ue. La Ue è un soggetto erede sì della CEE, ma relativamente diverso, perché nato in un contesto mondiale radicalmente mutato rispetto a quello in cui erano sorte le prime comunità europee: la fine dell’URSS, la vittoria Usa nella guerra fredda, l’unificazione tedesca (o meglio, l’Anschluss[37] della Repubblica Democratica Tedesca da parte della RFT). La UE di Maastricht servì ad inglobare nel sistema capitalistico occidentale i paesi ex socialisti dell’Europa centro-orientale e balcanica (con le buone o con le cattive: guerra della NATO contro la Jugoslavia,1999): era il polo di attrazione economico e politico per i paesi ex socialisti messisi in fila per essere ammessi nel club “privilegiato” della Ue, per entrare nel quale dovevano però passare prima attraverso la NATO. Questa Ue, dove la Germania era divenuta il paese economicamente e politicamente più importante e più popoloso, è stata utile alla politica Usa per stabilizzare e consolidare la vittoria nella guerra fredda ed evitare che l’Europa dell’Est si riavvicinasse a Mosca.
Ma la Ue si proponeva anche come un grande mercato solvibile di 500 milioni di abitanti, con l’ambizione di costruire un’area valutaria di tutto rispetto che avrebbe potuto far concorrenza al dominio incontrastato del dollaro, alimentando anche tentazioni e ambizioni di paesi grandi produttori di petrolio e gas – dall’Iraq di Saddam Hussein alla Libia di Gheddafi – di sostituire l’euro al dollaro nella denominazione del prezzo del petrolio. Gli Usa reagirono sempre violentemente a simili tentativi, ricorrendo all’arma più congeniale al loro imperialismo: la guerra (cfr. quanto scritto supra in proposito). La UE ha un notevole surplus commerciale con gli Usa, oltre metà del quale è della Germania[38] (ma anche l’Italia seconda potenza manifatturiera d’Europa vi contribuisce[39]). Ciò ben prima dell’era Trump, rappresenta uno dei maggiori motivi di contrasto con gli Usa.
La Ue nasce con ambizioni generali, la sua costituzione è accelerata dalla Tavola rotonda degli industriali europei che di fronte al mutato scenario mondiale (caduta dei paesi socialisti, prima guerra del Golfo 1991) si propongono di unirsi per avere voce in capitolo nella politica internazionale[40]. Il percorso della sua storia è accidentato e contraddittorio, si acuiscono le contraddizioni, da un lato tra i 28 stati aderenti, dall’altro tra popoli – che hanno visto peggiorare le proprie condizioni con la grande crisi iniziata nel 2007-2008 e le pesanti politiche di austerità – e classi dirigenti che hanno sostenuto tali politiche. La disastrosa gestione della crisi e dell’attacco speculativo al debito sovrano ha alimentato il risentimento popolare verso l’Unione europea, che si è tradotto in una crescente avanzata di movimenti e partiti sempre più radicalmente critici verso la Ue e decisi a lavorare per la sua fine. La vittoria dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue (la “Brexit”) nel referendum del 23 giugno 2016 ha alimentato ulteriormente i movimenti euroscettici e avversi all’euro, cosiddetti “sovranisti” e “populisti”. La dissoluzione della Ue non è più una remota ipotesi di scuola, ma una possibilità concreta. Qualche leader, come il ministro degli interni italiano Salvini, evoca per il 2019, quando si svolgeranno le elezioni per il Parlamento europeo, lo spettro di un nuovo 1989, con la caduta – invece che del muro di Berlino – della UE[41].
Le precedenti amministrazioni Usa che hanno fustigato le ambizioni valutarie dell’euro (vincendo sinora la battaglia: l’euro è solo un 20% delle riserve valutarie delle banche centrali, mentre il dollaro è oltre il 60%) e si sono duramente contrapposte ai due paesi leader della UE, Francia e Germania, ai tempi della guerra contro l’Iraq del 2003, quando Bush lanciò l’appello per una “coalizione dei volenterosi” (cui aderì anche l’Italia del governo Berlusconi). Espressioni non proprio cordiali verso la Ue (“fuck the EU!”[42]) furono usate durante la “rivoluzione colorata” di Euromaidan da Victoria Nuland inviata da Washington, quando nella gestione della crisi ucraina si manifestarono divergenze tra europei e americani. Il 21 febbraio 2014 tra rappresentanti della Ue, l’opposizione ucraina e il governo Janukovič fu siglato un accordo che prevedeva un percorso senza rotture costituzionali plateali verso nuove elezioni entro il dicembre, accordo da cui gli Usa si tennero fuori, per sostenere il giorno dopo l’assalto violento alla Rada ucraina e l’istallazione di un governo parafascista di banderisti[43]. Nel 2013 – presidenza Obama – scoppia lo scandalo dei telefoni di Angela Merkel e del governo tedesco spiati dai servizi americani. E nello stesso anno un rapporto del Tesoro americano afferma che l’avanzo delle partite correnti della Germania intorno al 7% del PIL provoca “una distorsione deflazionistica per la zona euro e per l’economia mondiale”.
Ma la differenza fra l’atteggiamento delle amministrazioni Usa del passato rispetto alla Ue e quello di Trump è dato da un mutamento di prospettiva strategica. Pur in presenza di contraddizioni economiche e politiche, la politica Usa verso la Ue non era di guerra verso un nemico, ma di moral (e immoral) suasion, di pressioni, ma sempre all’interno di un rapporto che considerava la Ue un alleato e un pilastro stabile e utile nelle relazioni internazionali a guida Usa. Con la stragrande maggioranza dei suoi membri aderenti alla NATO – alleanza militare e politica sotto stretto controllo e comando americano – la sua esistenza non faceva ombra agli Usa. Oltretutto, con la presenza al suo interno di quinte colonne come il Regno Unito o i paesi baltici e la Polonia, l’Unione poteva ben essere eterodiretta. Gli Usa mantenevano attraverso di essa la leadership mondiale sui paesi capitalistici, potevano giocare la carta di un fronte unico dell’“Occidente” evitando di presentarsi come grande potenza autosufficiente nel suo splendido isolamento. Questa impostazione dei rapporti Usa-Ue è ben esemplificata dal viaggio di commiato di Obama, che, alla fine del suo secondo mandato, si reca in Europa per incontrare i principali leader europei[44].
Trump invece, sin dal suo esordio in campagna elettorale, si muove sulla linea non solo del “Fuck the EU!” della Nuland, ma dell’attacco frontale alla Ue. Una linea che sembra non avere tentennamenti o battute d’arresto. L’attacco è su tutti i fronti: ideologico, politico, commerciale e mira a delegittimare del tutto il già pallido ruolo della Ue nel mondo, a togliere ai paesi europei credibilità e supporti. Emblematico è il caso del ritiro (8 maggio 2018) dall’accordo sul nucleare iraniano, con dure sanzioni verso le imprese e i paesi che intrattengano rapporti commerciali con l’Iran. Scrive Andrea Bonanni: “In teoria, le sanzioni americane scattate ieri sono mirate contro l'Iran. In pratica, puntano a colpire e affondare ciò che resta di un mondo multipolare e, in particolare, a umiliare l'Europa. La sfida è globale. La sua portata va al di là del pur importante accordo per la denuclearizzazione di Teheran. In gioco c'è la sovranità del resto del mondo nel decidere la propria politica estera e le proprie strategie commerciali”[45].

 

Usa, UE e Italia nell’attuale situazione internazionale

La crisi della Ue è in fase avanzata. È crisi dell’euro, una moneta senza Stato in un’area valutaria non ottimale, con scompensi crescenti tra le diverse aree che hanno differenti livelli di sviluppo delle forze produttive. È crisi della struttura della BCE e dei suoi regolamenti vincolanti. Le regole stabilite a Maastricht e l’intera architettura dell’Unione europea determinano disuguaglianze e una gerarchizzazione crescente tra i paesi membri. L’architettura della Ue e dell’euro favorisce alcuni stati a detrimento di altri. Sicché, più che una casa comune dei popoli europei, la Ue è percepita da un numero crescente di persone come una gabbia. La crisi è, non meno che economica, morale, ideale, di egemonia.
La politica di Trump entra a gamba tesa in questa crisi per volgerla a suo vantaggio, per arrivare all’implosione della Ue. Sostiene apertamente le forze politiche e i leader che da posizioni di destra – la campagna anti immigrazione e la mobilitazione reazionaria delle masse – attaccano la Ue e ne propongono la rottura.
Le elezioni italiane del 4 marzo 2018 – con l’affermazione di due forze “populiste” ed “euroscettiche”, il M5S e la Lega di Matteo Salvini, che, dopo una lunga gestazione, danno vita al governo Conte (2 giugno) – rappresentano una svolta significativa non solo nel panorama politico italiano, ma in quello della Ue e nel quadro mondiale, anch’esso in rapido mutamento.
Nonostante negli ultimi 30 anni – e in particolare negli ultimi 10, a partire dalla grande crisi, l’Italia abbia perso ruolo e posizioni nell’economia mondiale (negli anni 80 è la quinta potenza del G7, con un PIL che supera quello inglese), essa rimane tuttavia un paese di importanza non trascurabile sia dal punto di vista economico (è il secondo paese manifatturiero della Ue, dopo la Germania), che da quello geopolitico (penisola che si allunga al centro del Mediterraneo, di fronte al Nord Africa) ed è uno dei paesi fondatori della CEE, e poi della Ue. Ciò che accade in Italia ha un riflesso non irrilevante nel mondo e non a caso in tutto il periodo della guerra fredda il bel Paese è stato oggetto di trame costellate di stragi per evitare l’ascesa di un governo di sinistra e mantenere il controllo Usa sulla penisola assicurandone la sua appartenenza al campo occidentale e alla NATO. L’Italia è presente in molte missioni militari nel mondo con circa 10.000 soldati.
Nell’attuale contesto culturale e politico una implosione della Ue non sarebbe opera di una rivoluzione democratica e popolare per la riconquista di una sovranità nazionale scippata dall’architettura sovranazionale della Ue, ma di forze di destra che crescono sulla base della mobilitazione reazionaria delle masse, come è evidente nell’esperienza italiana, in cui la Lega di Salvini, che ha ottenuto il 17% di consensi alle elezioni del 4 marzo, ha, secondo tutti i sondaggi, raddoppiato i suoi consensi grazie alla politica sull’immigrazione, e non sulla base di una politica economico-sociale avanzata, né su un’azione di difesa e attuazione della Costituzione antifascista. Quest’ultima, anzi, continua ad essere pesantemente attaccata: la Lega di Salvini, Fratelli d'Italia, Forza Italia sostengono l’iniziativa di passaggio ad una repubblica presidenziale[46]; il M5S, dal canto suo, in aperto contrasto con la proclamata centralità del parlamento, ritorna sulla proposta di taglio del numero dei parlamentari[47], che riduce la rappresentanza e la possibilità di lavoro effettivo del parlamento, il cui compito nella nostra Costituzione non si limita affatto al solo dire sì o no alle proposte di legge.
L’attuale contesto italiano ed europeo vede l’avanzare di forze reazionarie, del nazionalismo antidemocratico, dei disegni autoritari, sostenuti dalla politica Usa che punta alla rottura della Ue per trattare da migliori posizioni di forza con i singoli stati. Che si tratti, come scrive bene Manlio Dinucci, di un sovranismo senza sovranità[48] è chiaramente messo in luce dal fatto che mentre è ben presente nel discorso dei sovranisti lo smantellamento della Ue (che Salvini paragona al Muro di Berlino), è assolutamente latitante qualsiasi accenno alla Nato o alle basi Usa che occupano il territorio Italiano. Anzi, serpeggia in diversi settori del sovranismo italiano la convinzione o l’illusione che gli Usa di Trump possano venire in soccorso dell’Italia sia nel suo contenzioso con la Francia (per il controllo della Libia e delle sue grandi risorse petrolifere e idriche), che nello scontro con la Germania e la sua politica mercantilista. Anche in settori della “sinistra radicale” sembra avanzare l’idea che il nemico principale non siano gli Usa, ma la Germania, la Francia, la Ue. Per cui la lotta contro la NATO passa in secondo piano rispetto ad una rottura dei vincoli della Ue[49].
La riconquista di un’autentica sovranità nazionale non può essere oggi opera di forze reazionarie: avremmo una sovranità subalterna all’imperialismo Usa. La riconquista e l’esercizio di un’autentica sovranità popolare può essere opera solo di un ampio movimento democratico-popolare, che non combatta la “gabbia” della Ue per sottomettersi ancor più agli Usa.
Le forze di ispirazione socialista e comunista vivono oggi in Europa una situazione estremamente difficile, drammatica. Da un lato, non possono e non devono sostenere l’attuale assetto della Ue che avvantaggia il capitale finanziario tedesco; non possono e non devono sostenere questa Ue, con la sua architettura squilibrata e generatrice di disuguaglianze e ingiustizie sociali stabilita a Maastricht e confermata e ampliata nel Trattato di Lisbona e nella complessa struttura dei trattati e delle norme europee; non possono e non devono essere al carro della socialdemocrazia liberista e dei democristiani europei che, con le loro politiche di austerità e di mancato rispetto per i popoli, hanno aperto la strada all’ascesa delle forze di destra. Dall’altro lato, non possono e non devono in questo contesto mettersi a rimorchio del populismo e sovranismo filoUsa, né favorirlo in un’azione di rottura della Ue che avrebbe un inequivocabile marchio di destra e non porterebbe affatto alla realizzazione di un’autentica sovranità popolare, la quale richiede mobilitazione e partecipazione attiva e consapevole delle masse sulla base di un progetto condiviso di democrazia progressiva e avanzata.
Se nella crisi europea avanzano le forze di destra attraverso una mobilitazione reazionaria delle masse – elemento che Togliatti indicava come uno dei tratti specifici del fascismo – vi sono precise responsabilità delle forze di ispirazione socialista e comunista in Europa: dalla fondazione della Ue di Maastricht nel 1992 non siamo stati in grado di costruire sulla base dell’internazionalismo proletario un coordinamento internazionalista effettivo e attivo, con un programma comune su base continentale rivolto a combattere l’architettura della Ue generatrice di disuguaglianze e squilibri. In oltre 25 anni non si sono ingaggiate lotte internazionaliste su scala europea, e sono rari i casi in cui vi è stata qualche manifestazione comune. Questo grande deficit di internazionalismo ha favorito le derive nazionalistiche di destra.
Il movimento operaio e comunista nei suoi momenti più alti si è sviluppato su due gambe, quella nazionale e quella internazionalista, strettamente e intimamente connesse: se se ne taglia una avremo da un lato il “socialismo nazionale”, lontanissimo dall’ispirazione di Marx ed Engels, e che slitta facilmente a destra (il nazional-socialismo) e, dall’altro, la cancellazione dell’identità nazionale soffocata e rimossa in organismi sovranazionali, che è l’ideologia del cosiddetto “globalismo”.
L’internazionalismo proletario, la concezione e la pratica internazionalista, sono la marcia in più dei comunisti e del movimento operaio, che ne ha fatto la forza e la grandezza nei suoi momenti più alti.
La strada da imboccare – che è oggi un sentiero stretto e difficile – è quella della costruzione di un movimento organizzato a livello europeo, che ponga con chiarezza progetto e obiettivi di trasformazione della Ue attraverso la mobilitazione delle masse. Se questo non sarà, la fine della Ue avrà un segno reazionario, a tutto vantaggio dell’imperialismo Usa, e non avremo nessuna autentica sovranità popolare.

 

Bari, 20 settembre 2018

 

[1] Nel conteggio definitivo dei voti popolari, arrivato domenica 18 dicembre 2016, Hillary Clinton aveva 65.844.594 voti, ovvero il 48,2%, Trump 62.979.616 voti, il 46,1%. “Mai nessuno nella storia degli Stati Uniti aveva perso raccogliendo così tanti voti in più del vincitore, ma Trump ha comunque raggiunto la Casa Bianca grazie al collegio elettorale degli Stati Uniti, il meccanismo istituito dall’articolo 2 della costituzione americana che sancisce di fatto l’elezione indiretta del presidente”. Cfr. https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/12/15/trump-ha-preso-meno-voti-vinto-come-funzionano-grandi-elettori-perche-potrebbero-essere-aboliti-814232d4-c2ee-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml?refresh_ce-cp.

[2] Cfr. http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2018/8/16/350-giornali-Usa-vs-Trump-no-nemici-popolo-Guerra-su-liberta-di-stampa-NYT-abbonatevi-a-news-locali-/834879/

[3] L’ultimo è Fear, del giornalista Bob Woodward, ben noto per l’inchiesta condotta insieme con Carl Bernstein pubblicata sul “Washington Post” sullo scandalo Watergate, che portò alla richiesta di impeachment e alle dimissioni dell’allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (1972). Fear dipinge la Casa Bianca come “una gabbia di matti”, “sempre sull’orlo di una crisi di nervi”, guidata da “uno squilibrato” e anche “un idiota”.

[4] Azioni formali per avviare il processo di impeachment sono state avviate dai deputati Al Green e Brad Sherman, entrambi democratici. Si è parlato di impeachment già prima dell’insediamento di Trump. Una risoluzione del dicembre 2017 è fallita in Aula.

[5] Quattro sono stati i presidenti uccisi: Abraham Lincoln il 15 aprile 1865, James Garfield il 2 luglio 1881, William McKinley il 6 settembre 1901 e John F. Kennedy a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963. Molti di più quelli scampati ad attentati: Andrew Jackson, 30 gennaio 1835; Theodore Roosevelt, il 14 ottobre 1912, Franklin Delano Roosevelt, nel febbraio del 1933, Harry Truman, primo novembre 1950, Richard Nixon il 14 aprile 1972 a Ottawa, in Canada e il 22 febbraio 1974, Gerald Ford il 5 settembre 1975 a Sacramento, in California e il 22 settembre 1975, a San Francisco, in California, Jimmy Carter il 5 maggio 1979, Ronald Reagan il 30 marzo 1981, George H.W. Bush 13 aprile 1993, Bill Clinton il 29 ottobre 1994, George W. Bush il 7 febbraio 2001 e il 10 maggio 2005 a Tbilisi, in Georgia.

[6] K. Marx, Lettera a Annenkov, in Miseria della Filosofia, Editori Riuniti, Roma, 1971, p. 158.

[7] K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica” vol. II, La Nuova Italia, Firenze, 1970, pp. 17-28, nota [Evidenziazioni mie, A. C.].

[8] Ni Feng (倪峰), “Perdita di equilibrio e divisione: la politica americana sotto l'amministrazione Trump”, in 世界社会主义研究 (World Socialism Studies), N. 4, 2018, pp. 58-64.

[9] Carlos Barria, in “Reuters”, 27-7-2018, L’economia americana vola e Trump esulta: “In corsa per la crescita maggiore degli ultimi 13 anni”. Ma gli esperti avvertono: “I dati del secondo trimestre sono ‘drogati’. Le esportazioni sono aumentate per timore di dazi futuri”, in https://www.huffingtonpost.it/2018/07/27/leconomia-americana-vola-e-trump-esulta-in-corsa-per-la-crescita-maggiore-degli-ultimi-13-anni_a_23491120/.

[10] L’ultima riforma fiscale americana, promulgata il 22 dicembre 2017, si colloca nel solco delle precedenti: una redistribuzione della ricchezza a favore dei redditi più elevati. I contribuenti più ricchi, l’1% del totale, quelli che dichiarano un reddito superiore a 500.000 dollari, beneficeranno di una riduzione delle imposte di 60 miliardi di dollari l’anno, quanto il 54% degli statunitensi, quelli che guadagnano tra 20.000 e 100.000 dollari. Coloro che hanno un reddito tra 100.000 e 500.000 dollari beneficeranno di una riduzione di 136 miliardi. Questi contribuenti rappresentano il 22,5% della popolazione soggetta a tassazione, la stessa percentuale di quelli che guadagnano meno di 20.000 dollari e che si spartiranno solo 2,2 miliardi, ossia lo 0,15% delle entrate fiscali. Arnaud Leparmentier, Les gagnants et les perdants de la réforme fiscale de Donald Trump, « Le Monde », 20-12-2017.

[11] Cfr. United States Departement of Labor - Bureau of Labor Statistics, 7-9-2018, https://www.bls.gov/news.release/empsit.nr0.htm.

[12] Cfr. in proposito il libro di Nico Perrone, Progetto di un impero. 1823. L’annuncio dell’egemonia americana infiamma la borsa, Napoli, La Città del Sole, 2013.

[13] La narrazione del Manifest destiny racconta che gli Usa hanno la missione di espandersi, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia, non solo perché ciò sarebbe bene, ma anche ovvio (“manifesto”) e inevitabile (“destino”).

[14] Il Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC), think tank neoconservatore fu fondato nel 1997 da William Kristol e Robert Kagan con l’obiettivo dichiarato di “promuovere la leadership globale americana”, definita “buona sia per l’America che per il mondo”. Tra i suoi sostenitori vi era anche il “falco” John R. Bolton, nominato da Trump dal 9 aprile 2018 consigliere per la Sicurezza nazionale Usa.

[15] Cfr. Dmitrij Suslov, Kuda idet vnešnaja politika SŠA: dolgosročnye faktory i perspektivy [Dove va la politica estera degli Usa: fattori di lungo periodo e prospettive], http://ru.valdaiclub.com/a/highlights/kuda-idyet-vneshnyaya-politika-ssha/

[16] Cfr. “The New York Times”, 8-3-1992, Excerpts From Pentagon’s Plan: “Prevent the Re-Emergence of a New Rival”, https://www.nytimes.com/1992/03/08/world/excerpts-from-pentagon-s-plan-prevent-the-re-emergence-of-a-new-rival.html. Cfr. anche: Philip S. Golub, Rêves d’Empire de l’administration américaine, in « Le monde diplomatique », luglio 2001, pp. 4-5.

[17] Cfr. Jesse Helms, Entering the Pacific Century, Heritage Foundation, Washington, DC, 1996.

[18] Cfr. Charles Krauthammer, The Unipolar Moment, “Foreign Affairs”, vol. 70, n. 1, New York, 1990-1991.

[19] Mortimer Zuckerman, The Second American Century, “Time Magazine”, New York, 27-12-1999, in Philip S. Golub, op. cit.

[20] Cfr. Stephen Lendman, Dirty Open Secret: US Created and Supports ISIS, “Global Research”, 13-6-2017, https://www.globalresearch.ca/dirty-open-secret-us-created-and-supports-isis/5594486. Cfr. anche La grande bugia: i 26 punti che svelano l’alleanza tra Usa e Isis, in https://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9497

[21] Dati riferiti al 2017. Fonte: World Currency Composition of Official Foreign Exchange Reserves International Monetary Fund.

[22] “La stampa dice che l’esercito Usa non ha trovato armi di distruzione di massa in Irak [...] Menzogne! Maledette menzogne! Non ha forse trovato forzieri pieni di euro? E il nostro esercito non ha forse rovesciato un regime che minacciava di usare l’euro? Quale arma potrebbe arrecare maggiori distruzioni dell’euro? L’Irak ha esibito sfrontatamente il proprio comportamento oltraggioso nei confronti del dollaro insistendo per avere pagata in euro la propria produzione petrolifera. Quello stato canaglia ha quindi accumulato queste armi monetarie di distruzione di massa. Per fortuna, siamo intervenuti appena in tempo per porre fine a questa pericolosa proliferazione [...] In mano alle persone sbagliate, l’euro potrebbe minacciare l’importanza del dollaro e far saltare in aria le fondamenta finanziarie della nostra nazione. L’egemonia dell’euro provocherebbe distruzioni finanziarie di massa negli Stati Uniti”, in The Daily Reckoning (newsletter finanziaria Usa), 21 aprile 2003, citata da V. Giacché in Guerra tra capitali, dollaro contro euro: ultime notizie dal fronte, in “La Contraddizione”, Roma, maggio-giugno 2003.

[23] Cfr. tra gli altri: Domenico Moro, Lo scontro euro-dollaro dietro la crisi del debito sovrano UE, in www.resistenze.org - osservatorio - economia - 30-04-2010 - n. 317; Raffaele Sciortino, Trade War: requiem per l’ordine neoliberale? (intervista di Giuseppe Molinari) http://www.commonware.org/index.php/cartografia/835-trade-war-requiem-per-l-ordine-neoliberale, 5-4-2018.

[24] The next war. The growing danger of great-power conflict, https://www.economist.com/leaders/2018/01/25/the-growing-danger-of-great-power-conflict.

[25] Samuel P Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano, 2000, cap. XII, § Guerre di civiltà e ordine delle civiltà, pp. 466-471. Ed. originale, The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, 1966, Chapter 12, The West, Civilizations, and Civilization, § Civilizational War and Order, pp. 312-318.

[26] Il 14 agosto 2018 Trump ha firmato il testo della legge che approva un budget di 716 miliardi di dollari. Il provvedimento metterà in servizio attivo migliaia di nuovi militari, riserve e unità della guardia nazionale. https://www.repubblica.it/esteri/2018/08/14/news/stati_uniti_aumenta_budget_per_la_difesa-204080685/

[27] Jean-Claude Paye, USA: Imperialismo contro ultra-imperialismo, http://www.voltairenet.org/article199884.html.

[28] Jean-Claude Paye, Guerra economica o “guerra assoluta”?, http://www.voltairenet.org/article201431.html.

[29] Cfr. l’intervista al “The New York Times” Donald Trump Says NATO is “Obsolete”, 2-4-2016 (https://www.nytimes.com/politics/first-draft/2016/04/02/donald-trump-tells-crowd-hed-be-fine-if-nato-broke-up/), seguita da numerose altre dichiarazioni analoghe, alternate però da richieste di aumento della spesa militare dei paesi aderenti alla NATO al 2% del PIL immediatamente, e non entro il 2024, come da accordi precedenti, e in prospettiva al 4% (nell’ultimo vertice NATO dell’11-12 luglio 2018). Potenziare e non indebolire la NATO sotto controllo Usa è il vero obiettivo della politica di Trump che usa la “minaccia” di scioglierla solo a questo scopo.

[30] Charlevoix (Canada) - Colpo di scena a G7 ormai concluso: Donald Trump, in una rabbiosa risposta al premier canadese Justin Trudeau che durante la sua conferenza stampa conclusiva del summit aveva criticato i dazi unilaterali americani, ha ritirato nella notte con una decisione-shock la firma degli Stati Uniti dal comunicato congiunto che solo poche ore prima era stato a fatica composto dai sette grandi. Una scelta che ha fatto saltare anche solo un compromesso di facciata sul delicato e cruciale capitolo del commercio: https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-06-10/g7-colpo-scena-finale-trump-non-firma-minaccia-dazi-e-attacca-trudeau-e-disonesto-074933.shtml?uuid=AEzFUk3E&refresh_ce=1

[31] Cfr. Marco Valsania, Trump annuncia l’accordo Usa-Messico: «Il Nafta va in pensione», “Il Sole24ore”, 27-8-2018: “Il nome Nafta, ha detto Trump, “ha molte cattive connotazioni per tante persone” e quindi sarà sostituito da “Accordo commerciale Stati Uniti-Messico”. Trump ha denunciato il Nafta, in vigore da 24 anni, come un ‘disastro’ per gli Stati Uniti e i lavoratori americani, accusando Messico e Canada di averne tratto troppo vantaggio. In mancanza di una nuova intesa ha minacciato di uscirne. https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-08-27/usa-e-messico-lavoro-revisione-nafta-accordo-sempre-piu-vicino-075921.shtml?uuid=AEQk3ifFhttps://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-08-27/usa-e-messico-lavoro-revisione-nafta-accordo-sempre-piu-vicino-075921.shtml?uuid=AEQk3ifF.

[32] Andrei Tsygankov, Sanctions Serve to Maintain US Global Hegemony, 16-8-2018, http://valdaiclub.com/a/highlights/sanctions-serve-to-maintain-the-us-global-hegemony/. Sulla stessa lunghezza d’onda si trova anche Aleksej Plotnikov, della Scuola Superiore di Economia di Mosca, che in un’intervista pubblicata sul sito del Partito comunista della Federazione russa (PCFR) afferma seccamente che “non c'è da aspettarsi il miglioramento o persino la stabilizzazione delle relazioni russo-americane con Trump. Non ci sono i prerequisiti oggettivi e soggettivi per questo”: “Ožidanija ne opravdalis’”. Mnenie eksperta sammite v Chel’sinki, https://kprf.ru/international/capitalist/178318.html, 24-8-2018, trad. it. “Le aspettative russe su Trump si sono dimostrate infondate”, traduzione dal russo di Mauro Gemma, in http://www.marx21.it/index.php/internazionale/pace-e-guerra/29279-qle-aspettative-russe-su-trump-si-sono-dimostrate-infondate.

[33] Michael T. Klare It’s a Mistake to Assume Trump Doesn’t Have a Foreign-Policy Strategy, 24-7-2018, https://www.thenation.com/article/mistake-assume-trump-doesnt-foreign-policy-strategy/.

[34] Russian-Chinese Joint Declaration on a Multipolar World and the Establishment of a New International Order, adopted in Moscow on 23 April 1997, pubblicata nei documenti dell’ONU, A/52/153 - S/1997/384, in http://www.un.org/documents/ga/docs/52/plenary/a52-153.htm.

[35] Cfr. Il punto 2 di China-Russia Joint Statement on 21st Century World Order, firmata da Hu Jintao e Vladimir Putin il 1-7-2005 a Mosca, http://shodhganga.inflibnet.ac.in/bitstream/10603/118079/21/21_annexure%205.pdf. Sulla stessa linea il Joint Statement of The People’s Republic of China and the Russian Federation On Major International Issues, Beijing, 23 May 2008, che richiama esplicitamente le due precedent dichiarazioni, in https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjdt_665385/2649_665393/t465821.shtml

[36] Trump calls European Union a 'foe' of the US In un’intervista alla CBS News del 15 luglio 2018, https://edition.cnn.com/2018/07/15/politics/donald-trump-european-union-foe/

[37] Cfr. il documentato libro di V. Giacché, Imprimatur, Reggio Emilia. 2013.

[38] Nel 2016, la UE ha chiuso con un avanzo commerciale verso gli Usa di quasi 140 miliardi di dollari. Rispetto al 2009, il disavanzo commerciale americano verso la Ue risulta praticamente raddoppiato.

[39] Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato per le esportazioni italiane. Il valore dell’export di beni e servizi italiani negli Usa nel 2017 ha toccato i 49 miliardi di euro, di cui 40 in beni. La bilancia commerciale è nettamente a favore dell’Italia: gli Usa hanno importato per solo 15 mrd di euro. Dati dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Lucia Tajoli, I rapporti commerciali tra Italia e Usa al tempo dei dazi, 27-7-2017, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/i-rapporti-commerciali-tra-italia-e-usa-al-tempo-dei-dazi-21060.

[40] Cfr. Henri Houben, in L’Europe de tous les dangers, Études Marxistes, gennaio-marzo 2002, n.57, pp. 28-41.

[41] “Far cadere il muro di Berlino un tempo sarebbe stato impensabile. Il prossimo muro che faremo cadere è quello di Bruxelles. Non dico a colpi di ruspa se no dicono che sono cattivo...”. Serve una “Lega delle Leghe” che metta insieme “tutti i movimenti liberi e sovrani che vogliono difendere la propria gente e i propri confini”. Salvini rinnova il giuramento di Pontida, ma lo traduce in chiave continentale. Se prima c’era da difendere il Nord, e poi l’Italia tutta, ora la battaglia si sposta in Europa. “Non è la Lega che è cambiata, è il mondo che cambiato. Abbiamo capito che da soli non andavamo da nessuna parte. Per vincere occorreva unire l’Italia, come occorrerà unire l’Europa […] “zero virgola di Bruxelles per me valgono zero”,  http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/salvini-dopo-muro-berlino-faremo-cadere-quello-di-bruxelles-aecfaf29-a8d7-4018-ba54-f22f9dacf066.html

[42] Cfr. “The Guardian”, 6 Feb 2014: «Victoria Nuland reportedly said ‘Fuck the EU’ speaking of Ukraine crisis […] The frustration of the Obama administration at Europe’s hesitant policy over the pro-democracy protests in Ukraine has been laid bare in a leaked phone conversation between two senior US officials, one of whom declares: “Fuck the EU”», in https://www.theguardian.com/world/2014/feb/06/us-ukraine-russia-eu-victoria-nuland.

[43] Janukovyč e i principali membri dell’opposizione – Vitalij Kličko, leader di UDAR, Oleh Tyahnibok, leader di Svoboda, Arsenij Jacenjuk di Bat’kivščyna – alla presenza in qualità di testimoni e organizzatori dei ministri degli esteri di Germania (Frank-Walter Steinmeier), Francia (Laurent Fabius), Polonia (Radoslaw Sikorski) per l’Unione europea e di Vladimir Lukin, inviato speciale della Federazione Russa, firmano un accordo per tornare alla Costituzione del 2004, ridurre i poteri del presidente, formare un governo di unità nazionale e organizzare delle elezioni presidenziali entro dicembre. Cfr. “MarxVentuno”, n. 1-2/2014, p. 68.

[44] “Barack Obama saluta l’Europa. È a Berlino la tappa conclusiva del viaggio nel Vecchio Continente del presidente uscente degli Stati Uniti che ha provato a tranquillizzare gli alleati. Nella cancelleria tedesca si è svolto l’incontro a sei, con Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, la premier britannica Theresa May, il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e il premier spagnolo Mariano Rajoy. In agenda, come è facile immaginare, il futuro delle relazioni transatlantiche dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca”, https://it.euronews.com/2016/11/18/germania-il-commiato-di-barack-obama-dall-europa.

[45] A. Bonanni, Sanzioni all’Iran, così Trump umilia la Ue, “La Repubblica”, 7 agosto 2018.

[46] La proposta di legge di iniziativa popolare, presentata in Cassazione prima dell'estate, dall'Associazione Nuova Repubblica, con a capo il prof. Guzzetta, intende trasformare l’Italia in una Repubblica presidenziale.

[47] Il leader del M5S Di Maio annuncia la proposta di legge costituzionale per tagliare 345 parlamentari, http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/09/18/maio-pronto-ddl-per-tagliare-parlamentari_1Uobgs6ANRvwFwW1wXB3iO.html

[48] Un’Italia sovranista senza sovranità, “il manifesto” 4-9-2018. Si può leggere in rete in http://www.marx21.it/index.php/internazionale/pace-e-guerra/29245-unitalia-sovranista-senza-sovranita,

[49] Sulla questione del nemico principale era con fermezza intervenuto Manlio Dinucci, giornalista ed esponente del comitato Noguerra NoNato, su “MarxVentuno” n. 1-2/2016: Usa/Nato: il nemico principale contro cui fare fronte comune. Cfr. sullo stesso tema Emiliano Alessandroni, Economicismo o dialettica? Un approccio marxista alla questione europea, in, http://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/saggi/275-economicismo-o-dialettica-un-approccio-marxista-alla-questione-europea.

Conferenza stampa a Pechino del Congresso Mondiale sul Marxismo

Pechino | Secondo Congresso Mondiale sul Marxismo

Il 5 e 6 maggio 2018 si terrà presso la Peking University di Pechino il Secondo Congresso Mondiale sul Marxismo
Conferenza stampa a Pechino

Il 5 e 6 maggio 2018 si terrà presso la Peking University di Pechino il Secondo Congresso Mondiale sul Marxismo.

La data del convegno coincide la nascita di Karl Marx, di cui ricorre il duecentesimo anniversario, e intende celebrare i quarant’anni della politica di riforma e apertura lanciata da Deng Xiaoping.

Il fittissimo programma del convegno è articolato in panel e tavoli di discussione che intendono celebrare le due ricorrenze, ripercorrere il cammino degli studi marxisti in Occidente e in Cina, discutere delle prospettive per l’umanità e i Paesi in via di sviluppo, analizzare il pensiero di Xi Jinping e il socialismo con caratteristiche cinesi, parlare dell’esperienza cinese nel quadro globale contemporaneo e del rapporto tra marxismo, cultura cinese tradizionale e cultura occidentale.

All’importante convegno, organizzato da Peking University Council, School of Marxism, Center of Social Economy and Culture, Coordination and Innovation Center for Chinese Development and Marxism Studies, parteciperanno oltre trecento studiosi e ricercatori marxisti da tutto il mondo.

Tra loro, tre italiani: Massimo d’Alema, Giuseppe Vacca (ex direttore della Fondazione Istituto Gramsci di Roma) e Andrea Catone (direttore della Rivista MarxVentuno).

No Guerra No NATO: Portare l’Italia fuori dal sistema di guerra finché siamo in tempo

 

COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO.

L’attacco missilistico condotto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro la Repubblica Araba Siriana, Stato sovrano membro delle Nazioni Unite, viola ogni più elementare norma del diritto internazionale.

È un crimine di guerra compiuto dagli aggressori in base a un’accusa, rivolta al Governo siriano, rivelatasi falsa. Vi sono prove inconfutabili che l’attacco chimico a Duma è stato una messa in scena organizzata dai servizi segreti occidentali. Non a caso Stati uniti, Gran Bretagna a Francia hanno lanciato i missili contro la Siria nel momento in cui stavano arrivando gli ispettori Onu.

L’Italia, anche se non ha direttamente partecipato all’aggressione come invece ha fatto nel 2011 contro la Libia, ne condivide la responsabilità. L’operazione bellica è stata diretta e supportata dai comandi e dalle basi Usa/Nato in Italia.

La Nato, di cui l’Italia è paese membro, ha ufficialmente dichiarato il proprio appoggio a questa azione bellica effettuata dalle tre maggiori potenze dell’Alleanza.

Non si sa ancora quali saranno le conseguenze di questo atto di guerra, compiuto volutamente contro la Russia intervenuta a sostegno della Repubblica Araba Siriana, Stato che Usa e Nato vogliono demolire come hanno già fatto sette anni fa con quello libico.

È comunque certo che, proseguendo lungo questa via, si va alla catastrofe.

Che fare? In Italia non c’è che un modo per contribuire a disinnescare questa disastrosa escalation: rifiutare che il nostro territorio nazionale sia usato quale una sorta di portaerei per le guerre Usa/Nato nel Mediterraneo.

Occorre per questo battersi perché il nostro territorio nazionale sia liberato dalla presenza di comandi e basi anche nucleari Usa/Nato; perché l’Italia, in base all’Articolo 11 della propria Costituzione, esca da questo sistema di guerra.

Per fare questo non c’è che un modo: uscire dalla Nato assumendo lo status di Paese sovrano e neutrale.

 

COMITATO NO GUERRA NO NATO

Copertina del primo numero del 2017 di World Socialism Studies

Studi sul socialismo mondiale n.1 del 2017

世界社会主义研

 

World Socialism Studies

 

N. 1 del 2017

 

Principali contenuti e abstract

 

 

Copertina del primo numero del 2017 di World Socialism Studies
Primo numero del 2017 della rivista World Socialism Studies

Contributo speciale

 

Ulteriore studio e realizzazione dello spirito degli importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping e promozione completa della costruzione del sistema discorsivo di filosofia e scienze sociali in Cina p. 4

di Wang Weiguang 伟光, Decano presidente della Chinese Academy of Social Sciences, Segretario di partito, direttore onorario di World Socialism Studies

 

L’anima, le caratteristiche, lo stile e le modalità di un sistema di discorso di filosofia e scienze sociali sono i prodotti di una certa fase di sviluppo e riflessi di maturità, forza e fiducia in se stessi. In un certo senso, la costruzione di tale sistema di discorso gioca un ruolo particolarmente significativo nella costruzione generale della filosofia e delle scienze sociali con caratteristiche cinesi. Attualmente, tuttavia, la competenza e la qualità della filosofia e delle scienze sociali in Cina non hanno raggiunto il livello di un “forte potere accademico”. Dobbiamo studiare a fondo e portare avanti lo spirito degli importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping sulla filosofia e le scienze sociali e facilitare uno sviluppo innovativo della nostra filosofia e delle scienze sociali con un sistema discorsivo senza precedenti; e su questa base promuovere in modo completo la costruzione del sistema discorsivo della filosofia e delle scienze sociali in Cina fino a un nuovo livello.

 

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VII Forum del Socialismo Mondiale

 

Il sistema mondiale dell’imperialismo finanziario finirà per collassare                            p. 11

di Zhang Quanjing 张全景, Consulente di World Socialism Studies

 

Dagli anni ‘80 e ‘90, il capitalismo ha raggiunto un ulteriore grado di sviluppo con la globalizzazione dell’economia e lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione. L’espansione globale del capitale finanziario ha fatto raggiungere allo sviluppo del capitalismo un livello senza precedenti, formando un sistema mondiale di imperialismo finanziario. Questo sviluppo, tuttavia, non ha modificato le caratteristiche fondamentali del parassitismo e della decadenza alla radice di tale sistema, che si sta avvicinando al suo crollo finale sotto l’impatto della crisi finanziaria. Anche se probabilmente non si verificherà nel prossimo futuro, la tendenza di tale collasso è in effetti irreversibile.

 

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La visione di Lenin sull’imperialismo e la globalizzazione moderna                                 p. 14

di Oleg Aleksandrovič Zimarin, Russia Worldwide Press

 

L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, non si è concluso nel XX secolo, ma si sviluppa in una formazione mondiale. Le contraddizioni intrinseche del capitalismo esistono ancora e hanno raggiunto un nuovo livello. A causa della rivoluzione sociale e delle riforme sociali in diverse parti del mondo (paesi e regioni), queste contraddizioni sono state parzialmente superate ed è stato raggiunto un successo senza precedenti. Ma viviamo ancora in una società di transizione, che è pienamente coerente con la previsione di Marx, e la transizione dal capitalismo al socialismo richiede molte generazioni. Per realizzare la trasformazione dovremmo cercare di capire la società moderna dal punto di vista marxista non solo di un singolo paese, ma anche della globalizzazione che ha temporaneamente assunto caratteristiche comuni.

 

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Se il Partito al governo sia rivoluzionario o meno e la natura dell’epoca presente           p. 17

di Zhu Jiamu 朱佳木, Presidente dell'Associazione di storia nazionale della RPC, ex vice presidente della CASS, consulente di World Socialism Studies

 

Sebbene il Partito Comunista Cinese ritenga che la pace e lo sviluppo siano le caratteristiche epocali del mondo contemporaneo, ciò non significa che abbia escluso il pericolo persistente di guerra. Innumerevoli fatti dimostrano anche che il movimento socialista mondiale non è scomparso, ma tutt’oggi continua a svilupparsi. Il PCC è quindi sia un Partito al governo che un Partito rivoluzionario. Vale a dire, è un Partito al governo rivoluzionario o un Partito rivoluzionario al governo. L’idea di “dire addio alla rivoluzione” e la richiesta che il PCC “si trasformi da Partito rivoluzionario in partito al governo” sono insostenibili nella teoria e dannose nella pratica. Tale idea e tale richiesta possono facilmente confondere la direzione del PCC con quella dei partiti borghesi, il che può portare all’abbandono del suo obiettivo e della tradizione rivoluzionaria di servire il popolo.

 

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Il Partito Comunista Sudafricano dopo la disintegrazione del regime socialista sovietico    p. 22

di Gregory F. Houston, South African Humanities Research Council

 

Il socialismo esiste da più di 100 anni in Sud Africa, ed è ancora prospero. Basato sulla relazione storica con il partito di governo, l’African National Congress (ANC) e sul fatto che il socialismo gode di diversi sostenitori in Sudafrica, il Partito Comunista Sudafricano è stato uno dei pochi partiti socialisti al mondo a formare un’alleanza con un partito di governo. Nell’attuale contesto internazionale, il Partito Comunista Sudafricano ha il compito di promuovere l’unità della classe operaia internazionale e l’unità tra lavoratori e poveri nelle aree urbane e rurali. A tal fine, il Partito Comunista Sudafricano ha attivamente creato i necessari collegamenti internazionali (compresi i collegamenti con il Partito Comunista Cinese) per lottare per la vittoria del socialismo.

 

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Il Forum del Socialismo Mondiale sottolinea l’influenza e la forza trainante del socialismo con caratteristiche cinesi                                                                                                            p.27

di Lv Weizhou 吕薇洲 e Qin Zhenyan 秦振燕, Chinese Academy of Social Sciences Institute of Marxism

 

Dal 2009, il Forum del Socialismo Mondiale si è svolto sette volte in otto anni con dimensioni livelli e influenza sempre più elevati e crescenti. È diventato una piattaforma importante per il dialogo tra marxisti e progressisti di tutto il mondo, nonché per un solido legame tra i partiti e le organizzazioni politiche socialiste mondiali. Il successo del 7° Forum del Socialismo Mondiale a Pechino nel 2016 ha anche offerto una vetrina efficace per la visibilità internazionale del socialismo con caratteristiche cinesi, costruendo un ponte perché il mondo possa capire la strada della Cina, il modello cinese e l’esperienza della Cina. Prendendo come tema “l’innovazione del marxismo nel XXI secolo”, il 7° Forum del Socialismo Mondiale è una risposta positiva al nuovo ordine mondiale e alle nuove opportunità e sfide internazionali e nazionali, e favorisce l’ulteriore innovazione e lo sviluppo del marxismo . Il Forum del Socialismo Mondiale è diventato il principale centro di analisi della situazione attuale e del futuro sviluppo del socialismo mondiale.

 

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Studi sul socialismo mondiale

 

L’eccezionale contributo di Castro a Cuba e lo sviluppo del socialismo mondiale           p. 33

di Mao Xianglin 毛相麟, Chinese Academy of Social Sciences Latin American Institute

 

Il leader rivoluzionario cubano Fidel Castro è deceduto il 25 novembre 2016. Guardando indietro alla sua vita gloriosa, possiamo far rientrare il suo notevole contributo all’umanità in tre categorie. In primo luogo, ha forgiato un modello rivoluzionario a Cuba portando il popolo cubano a vincere la rivoluzione sociale, migliorando la cultura della popolazione, riorganizzando il Partito Comunista Cubano e costruendo un sistema socialista. In secondo luogo, ha costituito un esempio rivoluzionario per altri Paesi latinoamericani con la rivoluzione più completa e la lotta più risoluta contro l’imperialismo nella regione, e ha portato Cuba a passare dalla rivoluzione democratica alla rivoluzione socialista. In terzo luogo, ha contribuito allo sviluppo del socialismo mondiale con la sua adesione al socialismo scientifico e alla ricerca sulla costruzione del socialismo sulla base dei caratteri nazionali del proprio paese (“indigenizzazione” del socialismo) e con le sue idee innovative al riguardo di indipendenza nazionale, giustizia sociale, internazionalismo, opposizione all’imperialismo e al neoliberismo, globalizzazione, educazione dei giovani, costruzione del partito, costruzione dell’esercito, istruzione, servizio sanitario universale e lotta all’evoluzione pacifica. Castro passerà alla storia con queste grandi conquiste.

 

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Riflessioni sul dibattito attuale sul socialismo negli Stati Uniti                                          p. 40

di Yu Haiqing 于海青, Chinese Academy of Social Sciences Institute of Marxism

 

Alla fine del 2015, è sorto un acceso dibattito sul “socialismo” quando Bernie Sanders ha sostenuto il “socialismo democratico” e la “rivoluzione politica” durante le primarie presidenziali all’interno del Partito Democratico. La maggior parte dei punti di vista e degli argomenti dell’ideologia dominante negli Stati Uniti sono basati su valori antisocialisti, mentre la discussione sul “socialismo” avviata dal Partito Comunista degli Stati Uniti d’America (CPUSA) ha attirato l’attenzione con la spiegazione del vero significato e dell’impegno essenziale del socialismo, il significato del socialismo per la società americana e la via della sua realizzazione. La contraddizione tra queste due parti riflette il dilemma dello sviluppo capitalistico.

 

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Studi sul capitalismo mondiale

 

L’attuale crisi finanziaria internazionale come crisi sistemica e generale dell’economia imperialista contemporanea                                                                                                          p. 49

di Luan Wenlian 栾文, Chinese Academy of Social Sciences Institute of Marxism

 

Nella fase capitalista della libera concorrenza la legge della produzione di plusvalore era la legge economica di base; nella fase del capitalismo monopolistico, tale legge fondamentale si è trasformata nella legge dei profitti monopolistici; nella fase in cui domina il capitale finanziario fittizio, essa si trasforma nell’ottenimento di profitti in eccesso mediante il capitale finanziario fittizio e il saccheggio finanziario. La fonte del profitto monopolistico non è solo il plusvalore ottenuto dall’economia reale, ma anche l’espropriazione del plusvalore che viene sottratto ad altri capitalisti e alla ricchezza mondiale attraverso operazioni di economia fittizia. L’aggravarsi della deprivazione in patria e all’estero attraverso la finanziarizzazione come modalità di produzione capitalista inevitabilmente farà aumentare il divario tra ricchi e poveri e intensificherà la contraddizione e la divisione sociale.

 

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Il referendum sulla Brexit segna l’inizio del declino del sistema politico ed economico occidentale                                                                                                                             p. 54

di Ma Zhongcheng 马钟成, Maritime Security and Cooperation Institute

 

Il referendum sulla Brexit del 2016 è stato essenzialmente un referendum politico controllato dal capitale e depoliticizzato. Mentre gli atteggiamenti dei partiti politici erano ambigui, i mass media hanno manipolato con successo l’opinione pubblica. La fuga della Gran Bretagna dalla UE rappresenta una grave crisi dell’ordine neoliberista globale stabilito negli anni ‘80 e il risultato diretto della crisi finanziaria ed economica globale iniziata nel 2007. Inoltre, la contraddizione crescente tra sterlina, dollaro USA ed euro ha dato un’ulteriore spintaalla separazione della Gran Bretagna dalla UE. Questo evento stimolerà notevolmente la separazione di altre forze all’interno della UE, rendendola così sempre più un semplice scheletro.

 

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La morte del neoliberismo e la crisi politica dell’Occidente                                               p. 60

di Martin Jacques, Department of Political and International Studies, University of Cambridge, UK

 

La serie delle politiche economiche e sociali messe in atto sotto l’influenza del neoliberismo ha causato direttamente la più grande catastrofe economica in 70 anni. Tra le caratteristiche più evidenti di tale catastrofe annoveriamo il divario crescente tra ricchi e poveri, l’intensificazione della polarizzazione e l’inclinazione complessiva e sistemica di tutte le risorse verso il capitale piuttosto che verso il lavoro. La crisi finanziaria ha sollevato dubbi pubblici sulla capacità dell’élite al potere, segnando l’inizio di una crisi politica più profonda e più ampia innescata dal neoliberismo, che si sta gradualmente spostando verso la “fine della storia”. L’improvvisa apparizione di Trump, che sostiene pubblicamente una posizione anti-globalizzazione, potrebbe suggerire che gli Stati Uniti andranno verso un totalitarismo caratterizzato da abuso di potere, maltrattamenti, calunnie, discriminazione, razzismo, autocrazia e violenza, e che gli Stati Uniti diventeranno un Paese fortemente diviso e frammentato.

 

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Questioni da chiarire sull’elezione di Trump                                                                     p. 65

di Song Lidan , Chinese Academy of Social Sciences Institute of Marxism

 

Le tre ideologie principali degli Stati Uniti sono il razzismo, l’individualismo liberale e l’anticomunismo. Trump ha incitato con successo razzismo e populismo, ottenendo il sostegno di quei bianchi fortemente razzisti. Trump è stato eletto come nuovo Presidente degli Stati Uniti con il sostegno dell’oligarchia finanziaria, del complesso militare-industriale e della classe media conservatrice degli Stati Uniti. In sostanza, questa non è stata la scelta del popolo americano, ma il risultato della “scelta del male minore” del capitale. Questa elezione ci dice che la democrazia progettata dalle oligarchie capitaliste non è sicuramente una democrazia per tutto il popolo. Dopo l’elezione di Trump, la sua posizione di membro della classe super ricca fa sì che le sue politiche debbano essere in linea con gli interessi del capitale monopolistico americano, mettendo la classe operaia americana in una situazione ancor più difficile. Per quanto riguarda il rapporto con la Cina, Trump non fa mistero della sua posizione guardinga e malevola nei confronti della Cina, per cui “rendere di nuovo forte l’America” non è possibile senza il pieno contenimento della Cina.

 

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Studi sulle questioni internazionali

 

 I tre cambiamenti della struttura politica mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’emergere del “punto critico” dei cambiamenti storici qualitativi. Analisi basata sulla struttura geopolitica mondiale (parte I)                                                                                             p. 70

di Zhang Wenmu 张文木, Strategic Research Center, Beijing University of Aeronautics and Astronautics

 

In questo articolo, l’autore analizza l’epoca attuale, la struttura geopolitica e i suoi cambiamenti, i tre cambiamenti nella struttura politica mondiale del dopoguerra e l’emergere del “punto critico” della storia. Si sostiene che, nonostante i grandi cambiamenti storici nel mondo dopo la Rivoluzione d’Ottobre, le caratteristiche fondamentali dell’imperialismo sono rimaste le stesse. L’imperialismo nel XXI secolo si è sviluppato da uno stadio in cui “il capitale finanziario influenzava tutte le altre forme di capitale” a uno in cui il capitale finanziario è completamente dominante. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e l’intero campo capitalista occidentale sono entrati in un periodo di rapido declino. Il “punto critico” del cambiamento storico è apparso nel 2016. Secondo l’esperienza storica, l’equilibrio attuale tra capitalismo e socialismo potrebbe continuare per venti o trent’anni, il che dà alla Cina – se rimarrà socialista – un considerevole spazio di crescita. Vale a dire, ci sarà un ambiente internazionale abbastanza favorevole per il grande ringiovanimento della nazione cinese. È stata l’indipendenza, piuttosto che il cosiddetto “non allineamento”, ad aver portato la Cina fuori dal pericolo e a prendere l’iniziativa in ogni grande cambiamento del mondo nel passato.

 

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L’evoluzione della questione dei test nucleari della Corea del Nord come risultato inevitabile degli errori della politica degli Stati Uniti nei confronti della Corea del Nord                       p. 82

di Qian Wenrong 钱文荣, China International Studies Foundation; Xinhua News Agency World Research Center

 

Lo sviluppo delle armi nucleari della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha la propria radice negli Stati Uniti, che dovrebbero indubbiamente assumersi la principale responsabilità della protratta questione nucleare della Corea del Nord e dell’intensificarsi della crisi. Allo stesso tempo, la Corea del Nord, in quanto Paese interessato, dovrebbe assumersi la maggiore responsabilità per il peggioramento della situazione. Qualsiasi tentativo di risolvere la questione nucleare della Corea del Nord attraverso la minaccia della forza o la pressione diplomatica (incluse le crescenti sanzioni) è semplicemente impossibile. L’unica soluzione corretta è riconoscere pienamente il contributo della Cina ad una risoluzione pacifica e lasciare che la Cina continui a svolgere un ruolo positivo nel riportare gli Stati Uniti e la Corea del Nord al tavolo dei negoziati.

 

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In commemorazione del 100° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre

 

Il leninismo come importante base teorica per la sinizzazione del marxismo                   p. 89

di Li Chongfu 李崇富,Marxism Research Institute, Chinese Academy of Social Sciences

 

Il leninismo è il marxismo nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Come sviluppo e innovazione del marxismo durante la pratica della rivoluzione socialista nell’epoca dell’imperialismo, il leninismo creò una teoria dell’imperialismo, propose la vittoria del socialismo in un solo Paese, aderì e sviluppò la teoria marxista della costruzione del partito e la teoria della dittatura del proletariato, sostenne e attuò la “Nuova politica economica” e la teoria della “difficile transizione” al socialismo. Il leninismo è un fondamento teorico indispensabile e importante per la sinizzazione del marxismo. Nella grande causa della sinizzazione del marxismo, il Partito Comunista Cinese dovrebbe non solo assumere fermamente il marxismo-leninismo come base teorica della sua ideologia guida, ma anche adottare un atteggiamento scientifico di ricerca della verità dai fatti e al passo con i tempi.

 

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Sviluppo e maturità dell’economia politica marxista internazionale. Rivisitazione della teoria di Lenin sull’imperialismo                                                                                                     p. 102

di Zhou Miao 周淼, Marxism Institute of Chinese Academy of Social Sciences

 

La produzione materiale è alla base di tutte le pratiche sociali e le sue modalità e caratteristiche circoscrivono il processo generale dell’intera società. Con un’attenta adesione e applicazione di tale principio, Lenin assunse la concentrazione e il monopolio della produzione come punto di partenza ed esaminò sistematicamente la natura, le caratteristiche e la legge di movimento delle relazioni politiche ed economiche internazionali nell’epoca dell’imperialismo. Formulò così una teoria scientifica dell’imperialismo, fornendo una potente arma ideale e facendo avanzare la pratica socialista. Allo stato attuale, il capitalismo è entrato nella fase del monopolio del capitale finanziario internazionale con un sistema globale di produzione. Corrispondentemente, il significato e le implicazioni del capitale monopolistico finanziario sono cambiati, portando a nuove relazioni di potere nella produzione, nel meccanismo di governo e nell’ordine mondiale, così come nel movimento politico ed economico internazionale delle contraddizioni e delle relazioni internazionali. Detto questo, dobbiamo avere un’idea chiara e precisa della situazione attuale, comprendere con precisione le sue implicazioni per la situazione internazionale e la sicurezza nazionale ai tempi della grande competizione internazionale. Nel frattempo, dobbiamo aderire al sistema politico ed economico di base del socialismo, pianificare la costruzione della sicurezza nazionale in conformità con i cambiamenti nell’ambiente della sicurezza nazionale e partecipare attivamente alla riforma del sistema di governance globale, in modo da creare un ambiente esterno favorevole per il grande ringiovanimento della nazione cinese.

 

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Relazione sulla Conferenza sino-russa in occasione del 100° anniversario del testo di Lenin “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo”                                                                 p. 108

di Shan Chao 单超, World Socialism Research Center, Chinese Academy of Social Sciences;

di Jia Jia 贾嘉, Marxism Research Institute, Chinese Academy of Social Sciences

 

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Società e voce del popolo

 

Commenti e suggerimenti degli insegnanti universitari e di altri sulla riflessione sul 20° anniversario della scomparsa del Partito Comunista Sovietico e dell’Unione Sovietica. Cosa dicono i russi (sei episodi)                                                                                                 p. 115

di Chi Fangxu 迟方旭, Lanzhou University Law School

Copertina del primo numero di World Socialism Studies

The Chinese magazine World Socialism Studies is in its third year

Andrea Catone, editor of MarxVentuno Review

VERSIONE IN ITALIANO

 

Since several years, Chinese Communists have intensified an activity aimed at making their positions and their elaborations better known to the Communists, Marxists and anti-imperialists of all the world, both on the processes underway in China along the path of “socialism with Chinese characteristics”, as well as on the changes in the world framework and on the strategies of the international workers’ movement and of the anti-imperialist struggles and resistance.

The Italian comrades and scholars who follow us on the website www.marx21.it and in the magazine MarxVentuno (with the website www.marx21books.com) have had the opportunity to know and deepen the themes related to the Chinese way to socialism – the “socialism with Chinese characteristics” – and to the “sinicization of Marxism” thanks to the initiative taken by the Institute of Marxism of CASS (Chinese Academy of Social Sciences), directed by Professor Deng Chundong, who, since 2014, has promoted annually, in collaboration with “Marx XXI” and other organizations, the “European forums” on these issues, held in France, Germany, Spain, Italy. The marx21.it website has published several reports and speeches, and the book La Via Cinese (The Chinese Road: realizations, causes, problems, solutions) has been published by the “MarxVentuno editions” (Proceedings of the 2015 Conference, ISBN 978-88-909183-1-5). The book by Francesco Maringiò of interviews with the Chinese Marxists Cheng Enfu, Deng Chundong, Lv Weizou (ISBN 978-88-909183-3-9) is equally useful and interesting.

The World Socialism Research Center (WSRC) at CASS, led by Li Shenming (whom the readers of MarxVentuno magazine know for some articles in previous issues[1]), does not spare efforts to promote and develop international exchange opportunities at 360 degrees, with representatives of communist and workers parties, representatives of liberation and emancipation movements, intellectuals and organizers of Marxist, communist, anti-imperialist study centres and magazines from all over the world, to deepen the most interesting and burning issues. In recent years, on an annual basis, World Socialism Research Center, in collaboration with other bodies, including the CPC Foreign Department, has organized world forums in Beijing – usually in October, after the National Day for the Founding of the Peoples Republic of China – which have involved hundreds of communists, Marxists, left-wing representatives from around the world and allowed the study of fundamental issues such as: Analysis and implications of the great international financial crisis; Changes in the world framework; Characteristics of contemporary imperialism; the Imperialist Strategy of “Colored Revolutions”; Tasks and action of the communist parties and the workers’ movement in the present phase; Meaning and developments of the October Revolution; Developments of socialism with Chinese characteristics. These forums were joined by in-depth forums on Mao Zedong and the Mass Line (2014) or, in Ningbo, on Reform and Opening up and Practice of Chinese Socialism (2017).

As Lv Weizhou (formerly deputy head of the Department of the International Communist Movement of the CASS) and Qin Zhenyan (Institute of Marxism, CASS) observed, the World Socialism Forum has become an important platform for dialogues among global Marxists and leftists, as well as for solid link between world socialist political parties and organizations. It is a positive response to the new world order and the new international and domestic opportunities and challenges, which is conducive to further innovation and development of Marxism. The World Socialism Forum has become a principal centre of analysing the present situation and future development of world socialism (World Socialism Studies No 1/2017). Two volumes in English have been published by Li Shenming, entitled Frontiers of World Socialism Studies, published by Canut International Publishers.

In addition, thanks to the initiative of other CASS leaders, two World Cultural Forums (2015 and 2017) were held, which clearly set the theme of the struggle for the spread and development of a Marxist and socialist culture worldwide, taking the field of culture as one of the fundamental grounds in which the class struggle for socialism is practiced.

An important role in the diffusion of the elaboration of the Chinese Marxists is played by the magazine Marxist Studies (in Chinese), of which the magazine Marxist Studies in China (Consultants: Wang Weiguang, Li Shenming, Zhu Jiamu, Zhang Yingwei; Editors: Deng Chundong and Cheng Enfu) publishes a precious selection in English.

CASS also sponsors International Critical Thought magazine, published by Routledge and edited by Cheng Enfu (Institute of World Socialism, CASS; Department of Marxist Studies, CASS), David Schweickart (from Loyola University in Chicago) and Tony Andreani (from Paris 8). It publishes some texts by Chinese Marxists.

Since mid-2016, on the initiative of the World Socialism Research Centre, a new magazine has been published in Chinese with abstracts in English, which we reported some time ago on the sites marx21.it and marx21books.com, publishing the Italian translation of the abstracts of the first issue. This was followed by another number in 2016, 9 numbers in 2017 and 2 in 2018.

The 13 issues of the magazine so far – about 1400 large pages and 200 articles – clearly show the ideological, political and cultural orientation of World Socialism Research Center.

The magazine also has the contribution of several foreign authors. We remember here in particular Samir Amin (director of the Third World Forum and president of the World Forum of Alternatives, as well as scholar of contemporary imperialism, whose our website and magazine have often published the punctual speeches[2]), with his articles on the imperialism of financial monopolies and the need to build a vast united anti-imperialist front; Egon Krenz, the last general secretary of the Socialist United Party of Germany (SED) in the GDR, whose speech at the 8th World Socialism Forum is reported: “To pass to socialism or return to barbarism” (No. 8/2017); Martin Jacques (University of Cambridge, former director of Marxism Today from 1977 to 1991 and author of the widely circulated book When China Rules The World, 2009) with a crude analysis on the future of the United States after the election of Trump (No. 1/2017); Carl Ratner (Institute for Cultural Research and Education, Trinidad, California) who proposes an interesting analysis of multiculturalism in the United States, which – the author writes – is not a true diversity, because it does not pose any challenge to the American political and economic hegemony (No. 1/2016).

The presence of Russian communists and academics is significant, intervening so much on the history of the USSR and on the catastrophe of the collapse of 1989-91 (Vladislav Schweide, “The historical role of Mikhail Gorbachev”, No. 2/2016), as well as contemporary imperialism (Mikhail Kostrikov, of the CC of the CPRF, “The nature of imperialism remains unchanged”, No. 1/2016; Oleg Alexandrovich Zimarin, of Russia Worldwide Press, “Lenin’s vision of imperialism and modern globalization”, No. 1/2017), but also on the interpretation of socialism with Chinese characteristics and the sinicization of Marxism (Alexander Vladimirovich Lomanov, of the Far East Institute of the Russian Academy of Sciences, with his essays: “The Chinese Plan: A New Attitude towards Global Governance and Economic Development”, No. 2/2016; “The traditional Chinese ideal of Da Tong – Great Harmony – and the contemporary world”, No. 8/2017).

Situation and tasks of the global workers’ movement

 

Several articles are dedicated to knowing and analyzing the situation of the workers’ movement in the different realities. “The world today is witnessing an upsurge of mass and socialist movements, and China’s steady development has proved the advantage of socialism and created favourable conditions for the growth of the world socialist movement” – write Li Qiang and Li Shuqing (editorial committee of the magazine), in “Opportunities, problems and challenges in the spread of the Socialist Movement World”. However, world socialism still lacks good platform for its propagation, whereas Western media has kept presenting distorted information about socialism and the Chinese society. As a result, socialism is considered distant and unrealistic among ordinary people in the West, with limited knowledge and a myriad of misunderstanding of socialism with Chinese characteristics”. For this reason, the two authors propose to create an effective communication platform, such as forums and magazines, inviting scholars and left-wing political activists from the West to participate (No. 1/2018).

From the Beijing observatory one looks strategically at the overall characteristics that global socialism can assume. According to Jiang Hui[3], party secretary at the CASS Institute for Information Studies and Deputy Director of the WSRC, they are based on the following elements: 1) the wider systemic advantages of socialism compared to capitalism are the sign of the revitalization of world socialism; 2) China becomes the backbone and flagship for the development of world socialism; 3) the balance of power between the two camps of the world will have an historical turning point after a long period of rivalry; 4) the number of socialist countries and the level of achievement of the socialist ideal become the criteria for assessing the state of development of socialism. The future of global socialism in the 21st century will be determined by the organic unity of national and international, workers’ movement and a broad mass movement, social development and building ecological civilization in global socialism (No. 1/2016).

However, it must be recognized that the state of organization and coordination of the world workers’ movement is not adequate to the challenges and tasks that the new situation requires and that it is necessary a great effort and unitary work to reverse the current trend. As Li Caiyan (Chinese Social Sciences magazine) writes, while a global capitalist class is gradually taking shape, the global working class has not yet formed: the unity of the proletariat is still at a relatively low level and the process of its formation is rather slow. The antagonism between workers and capitalists is intensifying, but the unity of the working class is encountering many difficulties, so it is necessary and urgent to strengthen the unity of the proletariat. This necessary unity is a concrete possibility, provided that it is able to properly face the numerous problems and well manage the relations between the different subjects (“The need and possibility of the unity of the proletariat in the context of globalization”, No. 9/2017).

The same internationalist requirement is in the article of Samir Amin “It is imperative to rebuild the International of Workers and Peoples” (No. 9/2017). Globalization over the last 30 years has led to the following problems: the great ecological challenges cannot be resolved; scientific progress and technological innovations are limited; global governance is severely affected; there is extreme centralization of power; the historical imperialist powers plunder the resources of the Global South in an organized and planned way; the work of the Global South is being over-exploited; all other countries are being prevented from escaping the status of a dominated periphery. However, throughout the world, the struggle of the workers and the peoples who are victims has been extremely fragmented and has not made any substantial progress. It is therefore necessary to build an international front of workers and peoples from all over the world to strengthen international unity against imperialism and to address global issues together.

The long essay in three issues (1-2-3 of 2017) by Zhang Wenmu (Strategic Research Centre at the University of Aeronautics and Astronautics in Beijing) is certainly interesting on the changes in the world situation from a historical perspective and on the tasks of the world socialist movement in the current phase. He argues that, despite the great historical changes in the world since the October Revolution, the fundamental characteristics of imperialism have remained the same. Imperialism of 21st century has developed from a stage where financial capital influenced all other forms of capital to one where financial capital is completely dominant. “According to historical experience, current balance between capitalism and socialism may well continue for twenty to thirty years, which gives China – if it remains to be socialist – considerably large space to rise. That is to say, there will be a fairly cairn international environment for the great rejuvenation of the Chinese nation”. But the most interesting part for the communist militants and the Italian and European scholars is in the forecast that the decline of the United States and the rise of China will lead to the reorganization of the international financial capital, which, “if China does not collapse like the Soviet Union”, will move to Europe, with considerable implications for the ongoing unification process. From the analysis of the absolutely dominant character of financial capital, the author also deduces the strategy of the workers’ movement in the 21st century, which in a first phase should create a broad front of all the working and ruling classes of the real economy to concentrate the fight against financial capitalism and its class comprador, with the objective of subjugating it to the real economy, transforming it into a useful complement to industrial capital. In this first phase, the objective of the workers’ movement in the non-socialist countries is not to create a fully socialist society, but to create favorable conditions for the real economy, “that is, a socialist society with certain capitalist characteristics”. Only in a second phase does the objective become that of establishing a genuine socialist system. A united international front including industrial capital can prepare a new wave of advances in socialism.

The World Socialism Studies pages are very focused on the strategies and activities of the political parties and organizations of the workers’ and communist movement in the world. Starting with those in power in China and elsewhere: Cuba, Vietnam, Laos, North Korea. Referring to their party congresses held in 2016, Zhang Fujun (Institute of Marxism, CASS) notes that everyone decided to apply Marxism-Leninism to national conditions, adhere to the idea of development that places the people at the centre, scientifically plan their path of socialist construction and pursue an independent line of diplomacy. These four countries are exploring ways of developing that are adapted to their national conditions (No. 9/2017).

More than one article is dedicated to Cuba and to the figure of Fidel Castro, who died on 25 November 2016. Mao Xianglin (Institute for Latin America, CASS), in No. 1/2017 notes that Fidel has forged a revolutionary model in Cuba, leading the Cuban people in a victorious revolution, that from the democratic revolution proceeded to the socialist revolution. He reorganized the Cuban Communist Party and started building a socialist system. Under his leadership Cuba has become a revolutionary example for other Latin American countries in the relentless struggle against imperialism. Fidel Castro contributed to the development of socialist thought worldwide: by adhering to scientific socialism, he grasped the question of building socialism on the basis of the national characteristics of his country (“indigenization” of socialism).

Pan Jin-e (Marxist Institute, CASS), points out some similarities between China and Vietnam (“The Vietnamese Communist Party’s Theories and Practice of Party Building”, No. 8/2017). Since the 1980s, the Vietnamese Communist Party has attached great importance to party-building and the 12th Congress has accentuated its role, emphasizing the importance of a close relationship between party and people, as well as the party’s new spirit of government against corruption and luxury. “As the problems and challenges that the Vietnamese Communist Party is facing in the new time have certain similarities with those for the Communist Party of China, we should, like the Vietnamese Communist Party, pay more attention to and spent more effort in self-improvement of all party members in addition to continuously enhancing various party building initiatives”. See also Njuyen Wenqin: “Leadership of the Party as the Decisive Factor to Ensure Democracy in Vietnam” (No. 2/2016).

Pan Xihua (Academy of Marxism, CASS) writes that it is very important to study socialism in developing countries and regions. See its review of the Conference of “Socialism in Developing Countries: Past Present and Future” (No. 2/2018).

The magazine publishes several articles that focus on the situation and tasks of the communist parties and the socialist movement in different areas of the world, from the Philippines (Wang Jing, of the Institute of Marxism of the CASS: “The Communist Party of the Philippines and the Left Socialist Movement in the Philippines”, No. 8/2017) to Australia (Wang Yonggang on the times and socialist practice of the Communist Party of Australia, No. 8/2017), to the Japanese Communist Party, whose position on the construction of socialism in China is set out by Tan Xiaojun, of the Institute of Marxism of the CASS. He notes the positive judgment of the Japanese Communists on the eradication of poverty in China and he pays particular attention to the correctness of China’s direction in the construction of socialism. As for the problems that China is facing now and in the future, the Japanese Communist Party argues that socializing the means of production and guiding the people to properly understand the shortcomings and damage of capitalism is the key to achieving socialism in China (No. 7/2017).

European countries are another important field of investigation. One cannot ignore the fact that the workers’ movement was born in Europe, met the elaboration of the scientific socialism of Marx and Engels and developed with trade unions and political organizations, but today, particularly in Italy, it is going through a deep crisis: despite the prolonged and very severe capitalist crisis that exploded in 2007-2008, the Communist and workers parties of Europe, with few exceptions, are reduced to a minimum and they are now spectator-commentators rather than active players in the political struggle.

The magazine hosts reports and analyzes on the French presidential elections (Samir Amin, No. 4/2017); on the New British Communist Party (Andy Brooks, No. 5/2017); on the 5th Congress of the Party of the European Left (Liu Chunyuan and Shi Fangfang, No. 5/2017); on the 17th Congress of the World Trade Union Federation (Liu Chunyuan and Hou Zewen, No. 6/2017); on the Communist Party of Bohemia and Moravia (Yang Chengguo and Zhang Huizhong, No. 6/2017); on the Portuguese Communist Party, “firmly convinced of the correctness, vitality and bright future of the ideal and the cause of communism” (Tong Jin, No. 8/2017); on the 20th National Congress of the Greek Communist Party. In his report, Liu Chunyuan writes that in order to strengthen the organization and unity of the working class, the KKE actively participated and guided the labor movement, working hard to reorganize it and strengthen the fight front of all workers with the objective of overthrowing capitalism and establishing a revolutionary workers’ government (No. 9/2017).

The USA of Trump

 

The magazine pays particular attention to the analysis of the USA after the election of Trump. Song Lidan (CASS Marxism Institute) writes that Trump was elected with the support of the financial oligarchy, the military-industrial complex and the conservative middle class, leveraging the three main ideologies of the United States: racism, liberal individualism and anti-communism. The election of Trump is the choice of the lesser evil for the capital. Its position as a member of the super-rich class means that its policies must be in line with the interests of American monopoly capital. As regards the relationship with China, Trump’s policy of “making America strong again” will not be possible without China’s full containment (“Issues to be clarified on the election of Trump”, No. 1/2017).

According to Ma Zhongcheng (Institute for Maritime Security and Cooperation), the racist tradition of the United States, an important tool to induce the white working class to support the monopoly capital, has led both the monopoly financial groups and a large number of voters of the subordinate classes to support Trump (“Why Trump Is Able to Go Up On the Historical Stage. Reflections on Trump, American Conservatism and Fascism”, No. 4/2017).

Zhou Miao (CASS Institute of Marxism) invites us to face the election of Trump in Marxist and class analysis terms, as a product of the crisis of the American neoliberal accumulation system, which resulted in the international financial crisis of 2008, sign of a further decline in US hegemony, which requires major adjustments and transformations of the international political and economic structure (“The Class Politics in the United States and International Situation during the Trump Administration”, No. 4/2017).

Fang Guangshun and Su Li (Liaoning University) believe that the US will not change its hegemonic strategy. The nature of the United States as an imperialist country remains unchanged, as does the class nature of the bourgeois monopoly. And the class nature of Trump as the main representative of the monopolistic capitalists remains unchanged (No. 5/2017).

Cheng Enfu and Duan Xuehui (Huaibei University) criticize harshly the “American-style democracy”, which, presenting itself as an electoral and procedural democracy, is essentially a monetary and family democracy and a democracy of the oligarchy. It damages production and trade and leads to periodic economic crises; it damages the financial order and causes financial crises; it damages public finance and leads to debt crises; it damages ecological civilisation and the environment and translates into a global ecological crisis; it causes material damage to life and well-being and significantly widens the gap between rich and poor (No. 5/2017).

Yu Li (University of Zhengzhou) believes that a comprehensive, multi-level strategy for China’s peaceful development needs to be formulated in a timely manner as a response to the decline of US hegemony (No. 6/2017).

Luan Wenlian, of the Institute of Marxism of the CASS, observes that crisis and long-term stagnation have been resolved in greater contradictions and conflicts between the major capitalist powers in the West. China should remain vigilant over American hegemony and capitalist contradictions, because in the potential comparison between China and the United States, most Western countries would take the side of the latter (“Deepened Crises and Contradictions in Europe and America. Notes on the Visit to Britain by the Research Group of “Current Situation of Capitalism since the 2008 International Financial Crisis”, No. 3/2017).

The 100 years of the October Revolution and the causes of the dissolution of the USSR

 

In 2017, the centenary of the October Revolution was celebrated and the CPRF organised the international meeting of Communist parties in Russia (Liu Shuchun, No. 2/2017).

Tong Jin (Marxism School, University of Economics and International Trade), after noting that the October Revolution showed the potential and energy of the working class to fulfill its historical mission and carry out new struggles for socialism in different countries, argues that the valuable experience of October should now be integrated with the concrete reality (No. 2/2016).

This anniversary was the occasion for a comprehensive analysis, from a historical perspective, of the role of the October Revolution, as well as of the causes of the collapse of 1989-91, which – especially in the WSRC and in the Marxist institutes of the CASS – is not stopped investigating, also looking at what could happen to the Communist political power in China, if the errors of the CPSU are not avoided. Interesting, from the ideological point of view, what Mei Rongzheng, of the University of Wuhan, writes in defense of Soviet Marxism, that is considered in China, especially in the social sciences, as non-Marxist. This position – according to the author – is wrong, it is a subjective invention of idealism against Marxism-Leninism and aims to reject the Four Cardinal Principles introduced by Deng Xiaoping in March 1979: 1) follow the socialist path; 2) support the dictatorship of the proletariat; 3) support the leadership of the Communist Party; 4) support Marxism-Leninism and the thinking of Mao Zedong (No. 3/2017).

The role of Gorbachev is strongly condemned. Zhang Shuhua, deputy editor of the magazine, director of the Scientific Information Institute at CASS, writes: “History shows that the collapse of the former Soviet Union is the result of degeneration of Communist Party of the Soviet Union (CPSU) in the later stage of its regime. In reforming its political development road, CPSU did not adhere to Marxism-Leninism, but changed to capitalism” (“Lessons from the political reform and democratization of the Soviet Union”, No. 1/2016).

Vladislav Schweide is even harder in his assessment of the historical role of Gorbachev: the “surrender” of the Soviet Union through political agreements with the Western powers was not a test of stupidity by Gorbachev, but a real crime to be subjected to legal proceedings and sanctions (No. 2/2016).

Ma Han (Central Committee of the CPC, Party School of Teaching and Research on Socialism) sees in perestroika a serious deviation from Marxism that determined the transformation of social consciousness (No. 5/2017).

According to Li Ruiqin (Academy of Marxism, CASS) the collapse of the Soviet Union not only caused enormous economic losses to CIS countries, but also transformed Russia into a special blood donor to prolong the life of declining Western capitalism (“Russia’s New Reflections upon the Dissolution of the Soviet Union”, No. 6/2017).

Li Shuqing (editor of the magazine, Chinese Agricultural University) highlights the harmful role played by the theories of Harvard University in the collapse of the Russian economy after the dissolution of the USSR, allowing, through privatization, Russian oligarchs in cahoots with the West to rob the people without mercy; she concludes that it is necessary to watch carefully in China on similar situations (No. 3/2017).

A reflection on the collapse of the USSR had already been extensively elaborated in the Beijing conference of 2011, whose proceedings are published in the book edited by Li Shenming On this reflects History.

Against “historical nihilism”: the cultural battle on the history of socialist revolutions

 

The history of the workers’ and communist movement in China and throughout the world is a terrain of struggle in which to move with care and attention, knowing how to master the toolbox of Marxism. Wang Weiguang, President of CASS, party secretary, honorary director of World Socialism Studies, already spoke on this subject in the first issue of 2016 with the article “Accelerating the Development of Marxist Historiographic Theories with Chinese Characteristics and the Construction of Disciplinary Innovation System of Historiography under the Guidance of Historical Materialism”, in which he states that in recent years historical materialism has been seriously challenged by historical nihilism, an expression by which is meant the work of deformation, falsification, denigration of the history of the communist movement in every part of the world. It is necessary to respond to this by developing Chinese historiographic research on a Marxist basis.

Since the late 1970s – write Zhang Jiansong and Zhang Weiying – historical nihilism has experienced three stages of development in the cultural market, and has added fuel to the bourgeois liberalization. The essence of historical nihilism is to negate the leadership of the Communist Party of China and China’s socialist system, thus constituting a great danger to our society (“Three Evolutionary Stages of Historical Nihilism In the Cultural Market”, No. 5/2017).

The history of the USSR and of the revolutions of the 20th century is one of the fundamental areas on which a strenuous cultural and political battle must be fought. It is a particularly lively battle in China today[4]. The historical judgment on the main protagonists of the socialist revolutions of the 20th century, from Lenin to Stalin to Mao, is at stake. On the first – on which CASS has organized an important conference on imperialism in 2016[5] with the broad participation of Russian scholars – Wang Tingyou (Marxism School at Renmin University) denounced the trend, gradually developed in China after the collapse of the USSR, to deny Lenin and Leninism, with the aim of removing ideological and theoretical obstacles to the promotion of democratic socialism and the subversion of the leadership of the CPC and the socialist system. The denial of Leninism opens the way to an attack on Mao Zedong’s thought and the theory of socialism with Chinese characteristics (No. 8/2017).

On the role of Stalin in the history of Russia and the international communist movement, the magazine presents several articles aimed at dismantling and rejecting denigrations and demonization. See in this regard: Li Rui and Liu Fan «Fallacy and Essence of the “Anti-Stalin Paradigm” in the Western Academia: Lies in Blood Land Exposed Again by Grover Furr» (No. 2/2016); Wu Enyuan (CASS, Institute of Russia, Eastern Europe, Central Asia), “The demonization of Stalin as an attack on Russia and the Soviet Union” (No. 7/2017).

Bo Yang argues that the 20th Congress of the CPSU, where Stalin was reneged, is the starting point for the decline of the USSR. And he invites to draw the necessary lessons for China, “in which is now emerging the denial of Mao Zedong and other heroic figures of the Chinese revolution” (“Negating Stalin as the Turning Point for the Decline of the Soviet Union. Readings and Reflections of a College Student Born in the 1990s”, No. 7/2017).

Mao Zedong’s central role in the Chinese revolution

 

It is no coincidence that the figure of Mao Zedong occupies an important part of the magazine, in essays that deepen its historical role both in the long revolutionary phase that precedes the conquest of political power, and in the subsequent, in which the essential bases for the socialist transformation of the country are laid. Several articles are dedicated to rejecting attacks of historical nihilism in China. After all, the readers of MarxVentuno have already been able to know the position of the director of the WSRC Li Shenming regarding the Maoist direction of the first phase of the People’s Republic of China (1949-1978)[6].

Zhang Quanjing, a regular contributor to the magazine, dedicates three articles to the history of the Chinese revolution: “The Third Front Movement: a great strategic decision”, No. 1/2016; “The revolutionary turmoil in the central province of Hebei. Notes on the first rural section of the Chinese Communist Party”, No. 2/2017; “Studying Mao Zedong’s Thought and fighting to fulfill new historical tasks”, No. 7/2017.

Chen Yuan (Chinese People’s Political Consultative Conference: CPPCC), proposes the study of five Mao essays as Problems of Strategy in the Chinese Revolutionary War; On Practice; On Contradiction; On Long-Term War and On Problems of War and Strategy. Mao’s thinking is a valid reference for both Western economy and philosophy and Chinese economy and philosophy, although it should never be copied and mechanically repeated (No. 2/2016).

He Xin, also from the CPPCC, points out that one of Mao’s greatest successes was the rapid industrialization and the achievement of food self-sufficiency, thus transforming China from an economically poor and culturally backward country into a country with a vast industrial base, in about 20 years. He continues: «The existing “socialist” system is not the ideal one of equality and fairness without class distinctions that he tried to create, but one in which there are still extremely profound and complex contradictions, conflicts, confrontations and struggles. In this regard, Mao Zedong has left exceedingly rich political heritage. It is of great importance that his revolutionary spirit and ideology have been deeply integrated into the political culture of the Chinese nation» (No. 2/2017).

Ge Yuanren expresses a largely positive opinion on the sending of young educated citizens to rural and mountain areas after the foundation of the People’s Republic of China. This movement, before and during the Cultural Revolution, shared the common goal of uniting workers and peasants, and this was not an error of the Cultural Revolution. Based on their hard work and knowledge, most educated young people cultivated abandoned land, practiced scientific agriculture, significantly improved local agricultural production, fostered the development of education in rural China and improved cultural and health conditions in the workplace. Although there were some problems, this was a passage in the history of the Chinese youth movement that is worth remembering, as educated young people went to work in the countryside to join workers and peasants, integrated into the national development process and embarked on a path for the development of their homeland and for the well-being of the majority of the population (No. 2/2017).

Li Xia, of the CASS degree course, praises the experience of university students in rural collective economy villages as an important basis for ideological and communist political education among university students; it builds a public opinion conducive to the development of the collective economy, helps clarify the direction of the deepening of the Reform for China’s new socialist campaigns and continues to attract talent to build a campaign rich in all respects (No. 6/2017).

And again: Zhang Yunsheng, “Contributions of Mao Zedong to the socialist way and the rebirth of the Chinese nation” (No. 4/2017); Zhang Yanzhong, “Recognizing correctly the relationship between the Long March and Mao Zedong” (No. 9/2017); Li Ya, “Mao Zedong’s Criticism of National and Cultural Nihilism in the Area of Traditional Chinese Medicine” (No. 2/2018).

In the struggle for the affirmation of Marxist economic theory, the article by Zhou Xincheng (Renmin University) against an approach based on economism is interesting. He takes his cue from Mao’s important notes on the first Soviet manual on political economy, a science that fundamentally studies the production relations rather than the development of productive forces (“Mao Zedong’s Comments on Socialist Political Economy Must Be Valued”, No. 4/2017).

Socialism with Chinese characteristics is first of all socialism

 

This anti-economicistic approach is not limited to the historical and theoretical revaluation of Mao’s role, but is at one – in the impetuous and complex Chinese transition – with the battle for the affirmation of public ownership, both in strategic industrial enterprises and in the countryside, where the collective economy and the model of cooperatives are exalted.

The magazine does not fail to point out that socialism with Chinese characteristics is first and foremost socialism, as Zhou Xincheng (Renmin University) writes, who observes that from the beginning of the Reform and Opening up many conceptions of socialism have emerged with Chinese characteristics both at home and abroad. The basic principles of scientific socialism cannot be set aside if you want to remain socialist. Based on scientific socialism, socialism with Chinese characteristics adheres to the basic principles of this, while taking on distinctive Chinese characteristics in accordance with the specific Chinese conditions and characteristics of the times: socialism with Chinese characteristics cannot be seen as an “independent form of socialism” or as a “completely new socialism”, nor be included in the sphere of capitalism (“How to understand socialism with Chinese characteristics”, No. 2/2016).

On the same line of defense of scientific socialism we can also place the article by Yuan Xiuli (Institute of Marxism, CASS), who denounces how Marx’s vision of socialism is sometimes distorted or even denied in China at present and invites us to defend its scientificity, taking position against “utopianism”, “vulgar pragmatism” and the tendency to separate Marxism from socialism with Chinese characteristics (“Correctly Understand and Uphold Marx’s View of Socialism”, No. 4/2017).

According to Gong Yun (CASS, Research Center on Socialism with Chinese Characteristics), socialism with Chinese Characteristics is also the successful practice of scientific socialism in China, it is the dialectical unity of the theoretical logic of scientific socialism with the historical logic of social development in China. It is scientific socialism rooted in Chinese soil, which reflects the aspirations of the Chinese people and adapts to the development of China and the times, follows the basic principles of scientific socialism, while meanwhile confers it distinctive Chinese characteristics depending on the conditions of the era and sets as its ultimate goal the realization of communism (“Socialism with Chinese characteristics in a new era”, No. 8/2017).

He Ganqiang, professor at the University of Economics and Finance of Nanjing and researcher of the Marxism Institute of CASS, writes that “we need to stick to the basic tenet of historical materialism that social production determines circulation in the market and avoid confusing the dialectic relations between social production and market circulation with that between the government and the market. We should obtain a scientific understanding of the class nature of government functioning and uphold macro-economic control. We must ensure the dominant role of state-owned economy and incorporate foreign trade and the use of foreign investment into the macro-economic control. In addition, we must recognize the antisocialism nature of modern Western theories on market economy as well as the drawbacks of Western theories on macroeconomic regulation, and correct the problematic tendency of blind copying of Western economic theories. We should consciously apply the principle and methodology in Capital to guide our macro-economic control, firmly defend the right to discourse of Marxist political economy” (“Several Theoretical Issues that Require Special Attentions in Macro-Economic Control”, No. 1-2/2018).

Han Rusheng is against vulgar economism, that does not recognize the importance of ideology. In the Chinese state economy there is a contrast between socialist ideology and capitalist ideology. Ideological struggle is essential to promote the development and growth of the economy of the state sector (“Strong Socialist Ideology as the Prerequisite of Strong State-Owned Enterprises”, No. 1/2018).

Yu Hongjun, of the Party Committee of the University of Beijing, insists on the founding value for socialism of public, social property: As China is currently in the primary stage of socialism, private ownership and market mechanism are still necessary to some extent in the development of the socialist productive forces, but negative effects of private ownership and market economy must be avoided, and efforts should be particularly made to strengthen public ownership and state-owned economy so as to ensure the gradual realization of social justice. (“Strengthening public property as a prerequisite of social justice”, No. 3/2017).

Pan Wei (University of Beijing), strongly supports the role of collective land ownership in rural areas of China as a key economic base for the consolidation of CPC political power. It is the only means that guarantees equal allocation of farming and housing land, the last defense against capital’s deprivation of farmers right to survival, an economic and social bond among the villagers, and a bridge between the rural and urban areas (No 4/2017).

Xie Xiaoqing (Beijing University), referring to the last “popular municipality” of Zhoujiazhuang, defends the role of the collective agricultural economy, based on the principle that “no family should be left poor or suffering and no one should be left behind”. For half a century, Zhoujiazhuang has always contributed to common prosperity on the basis of the collective economy. The example of Zhoujiazhuang indicates the correctness of the strategic choice of the “second leap” in agriculture, namely “adapting to the needs of scientific farming and socialized production and developing moderate scale businesses as well as collective economy” (“The Zhoujiazhuang Road: Realizing the Urbanization of People’s Hometown with Dignity”, No. 9/2017).

Zheng Yougui (Institute of Contemporary China at CASS) supports the dominant role of public ownership in promoting common prosperity (“Response to new changes in the structure of wealth with the unique experience of promoting common prosperity”, No. 4/2017).

Zhong Nanshan (Chinese Academy of Engineering) calls for the public nature of hospitals to be maintained as a key factor in health reform: hospitals, together with schools, are the most important and absolutely necessary public service, which should be managed primarily by the state and government. Delivering them to domestic or foreign capital would soon empty public hospitals and schools of the best members of their staff, with high pay offers from those privately run. In this way, people suffering from serious and complicated illnesses would be forced to go to private hospitals (No 4/2017).

The leading role of the Communist Party

 

The question of political leadership and the character of the Communist Party in the transition process in China is at the centre of the magazine’s reflections with several articles.

The line that emerged from the leadership of Xi Jinping is a solid one to strengthen the leadership role of the Chinese Communist Party and a correct approach to research into the history of the party is an integral part of that line. Wu Degang sets out the main criteria (“Carry out Party History Research with Marxist Position, Outlook and Methodology: Learning from Xi Jinping’s Comments on the Party History Related”, No. 1/2018).

Zhu Jiamu, President of the National History Association of the PRC, former vice president of CASS, consultant of Marxist Studies in China and World Socialism Studies, spoke on the subject with several articles. In “Why Must the Leadership of the CPC Be Upheld and Strengthened? On the 95th Anniversary of the Founding of the Communist Party of China” (No. 1/2016) he argues that, since the CPC still has a long way to go to accomplish its historic missions, its leadership should not be weakened, but strengthened. It is a necessary requirement of the socialist economic base, a form to achieve popular democracy and a fundamental guarantee of the great rebirth of the Chinese nation. In a subsequent article (“On the Ruling Party’s Being Revolutionary or Not and the Nature of the Present Epoch”, No. 1/2017) he states that the CPC is both a ruling party and a revolutionary party. The idea of saying goodbye to the revolution and the demand that the CPC should turn from a revolutionary party into a governing party are unsustainable in theory and harmful in practice. Along the same lines see also: “Modes of Political Life within the Party Consistently Promoted by Chen Yun” (No. 6/2017).

Jiang Hui and Wang Guang insist, on the basis of the speeches and indications of the General Secretary Xi Jinping, on the rigorous application of the Party discipline, which requires clear rules and a strong education in the ideal and principles of communism. The “key minority” of the party officials is of great importance for a systematic, strict and comprehensive party disciplining. (“The Scientific Connotation of Comprehensively Enforcing Strict Party Discipline”, No. 2/2016).

Wang Zhigang (Kunlun policy Institute) stresses that the policy of “Reform and Opening” is based on respect for the Four Cardinal Principles set out in 1979 by Deng Xiaoping – follow the socialist path; support the dictatorship of the proletariat; support the leadership of the Communist Party; support Marxism-Leninism and the thinking of Mao Zedong – who are the political guarantee against bourgeois liberalization, which “often puts on a reasonable and legitimate coat in the name of reform and opening up”, while promoting “westernization” and “polarization” between wealth and poverty in China (“Adhere to the Basic Line to Ensure National Security. Reflections upon the Study of the Series of Important Speeches made by General Secretary Xi Jinping”, No. 2/2017).

Gao Changwu (Document Research Center of the CPC Central Committee) writes about the theoretical and practical significance of Xi Jinping’s idea on the “great social revolution”, that  is a concise theoretical summary of the exploration and practice of CPC since its formation 97 years ago. CPC’s self-revolution is the means to carry forward the social revolution by the people under CPC leadership (No. 2/2018).

It is certainly interesting, also for the “Western Marxists”, Li Shenming’s reflection on the decisive importance of the formation of man in the life of the party: with respect to institutions, systems and mechanisms, man is the key that at the end determines the system and mechanism in the economic structure and superstructure. “Therefore, we must, under the correct leadership of the Central Committee of the Communist Party of China with Comrade Xi Jinping as the core, combine ideological construction with system building and embark on a new journey of keeping the party and the government from degeneration with high degree of vigilance, deep insight and extraordinary tenacity” (“Which Should Be the Key,Man or System and Mechanism? Reflections Based on the Study of General Secretary Xi Jinping’s  Speeches on the Ideological Construction and Institutional Discipline of the Party”, No. 3/2017).

Tang Shuangning (China Everbright Group) underlines the leadership role of the party – animated by the spirit of the Long March and the long lasting war – in the government of state enterprises (“Adhering to the Leadership of the Party and Strengthening the Party Construction Are the Root and Soul of China’s State-Owned Enterprises …”, No. 2/2017).

The Xi Jinping Secretariat and the 19th Congress of the CPC

 

Li Shenming summarizes the latest theoretical elaborations of the CC of CPC, led by Secretary General Xi Jinping, into five important ideas that constitute five different concentric circles: economic system; development oriented towards the needs of the population; theoretical system, which is reflected mainly in the cultural field, acting as a guide for socialism with Chinese characteristics; political system; adherence to the leadership of the CPC (“Upholding and Developing Socialism with Chinese Characteristics: The Essence of Xi Jinping’s Important Speeches”, n. 1/2016). A subsequent article by the same author (“Earnestly Study and Resolutely Implement the New Concepts, New Ideas and New Strategies on the Governance of China Proposed by the Central Committee of the Communist Party of China With Comrade Xi Jinping as the Core”, No. 5/2017) moves along this path. In another article, published after the 19th Congress, the author dwells on the role that the new China – which is moving from an independent nation to a prosperous and strong one – can play in the world, with which it relates to a Chinese way of building trust. The Chinese path to socialism, as a completely new reference, has contributed to human development with Chinese concepts of value, development and external relations. In the general context of structural change in the world, China is building a community with a shared future for humanity, actively participating in the construction of the global governance system, seeking to contribute with Chinese wisdom (“The Global Significance of Xi Jinping Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era”, No. 1/2018). In his latest essay (No. 2/2018), the author stresses the importance of the thesis of the 19th Congress on the main contradiction in the current phase of Chinese transition: between the growing material and cultural needs of the people and inadequate and unbalanced development. For a correct path along the Chinese road to socialism, it is necessary the correct understanding and analysis of the contradictions between productive forces and relations of production, base and superstructure, man and nature, and between human beings, is fundamental. The study of the historical experience of the Chinese Revolution and the transition to socialism contributes to the correct understanding of contradictions in the present phase, framed by Xi Jinping’s thinking on socialism with Chinese characteristics for a new era.

Xi Jinping proposed the idea of strengthening the “Chinese power”, writes Xu Guangchun (Advisory Committee for Marxist Theoretical Research), starting from the principle that the people comes first of all, everything must be done for the people and you have to rely on the people, fully realizing popular creativity. The Chinese People’s Power is strengthened by rigorously and completely applying the Party discipline, assuring the leading position of Marxism, continuing the development of the economy with scientific and technological innovation as its driving force, in a culturally cohesive nation, endowed with strong military defense apparatus. This is to be implemented through the “rule of law”, placing institutional limits on power and improving the capacity to govern the country (“Gathering up Invincible Majestic Power to Meet the Great Struggle with New Historical Characteristics. Brief Discussion on the Idea of the Chinese Power of the Party Central Committee With Comrade Xi Jinping as the Core”, No. 2/2016).

Wang Weiguang, on the basis of the speeches of Xi Jinping, stresses the importance of building a system of philosophy and social sciences for the development of Chinese socialism and proposes to adapt to the new tasks that arise the level of studies of these disciplines fundamental in the university and academic (“Further Studying and Carrying out the Spirit of the Important Speeches of General Secretary Xi Jinping and Thoroughly Promoting the Construction of the Discourse System of Philosophy and Social Sciences in China”, n. 1/2017). This speech is taken up and expanded in the following text “Speed Up the Development of Philosophy and Social Sciences with Chinese Characteristics under the Guidance of Xi Jinping Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era” (No. 1/2018).

After the 19th Congress of the CPC (October 2017) with the long report read by the secretary[7], we can further specify the features of Xi Jinping’s thinking on socialism with Chinese characteristics for a new era. Zhu Jiamu identifies the following distinctive characters: it stresses that development should be people-centered and reform should give the people a sense of achievement, reflecting a closer link with the people; it underlines the high ideal of communism and revolutionary militancy; more strongly supports the consistent position of principle of the Chinese Communist Party, the style of struggle and the fighting spirit (“The Distinctive Features of Xi Jinping Thought’s on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era. Notes on Studying the Report to the 19th CPC National Congress”, No. 8/2017). On this we can also see Jin Minqing, of the Institute of Marxism of the CASS: “The Great Innovation in the Party Building Theories of Sinicized Marxism”, No. 9/2017.

Wang Lisheng (Institute of Economics, CASS) underlines the great theoretical and practical significance of the new thesis taken up by the 19th Congress according to which “the main contradiction in Chinese society has shifted to that between the growing need for a better life and an unbalanced and insufficient development” (“New Judgment on the Principal Contradiction in the Primary Stage of Socialism”, No. 9/2017).

Yin Yungong (Academic Steering Committee of World Socialism Studies) stressed the unprecedented importance that the party had attached to the role of ideology, the media and the Internet since the 18th Congress and accentuated by the 19th, and proposes to further improve the capacity in internal and international communication in the new era (“Guiding the Practice of News Media and Public Opinion with Xi Jinping’s Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era”, No. 9/2017).

To carry out the spirit of the 19th CPC National Congress – according to He Bingmeng, the former general secretary of the Presidium of Academic Divisions and researcher at the CASS – it is necessary firmly center the work on raising people’s quality of life as the key performance indicator of Chinese economy, social modernization and sustainable development. This is to conform to the requirement of new era and grasp the true meaning of “modernization” “scientific development” and “sustainable development” (“Carrying out the Spirit of the 19th CPC National Congress and Raising People’s Quality of Life as the Key Performance Indicator of the Reform and Sustainable Development”, No. 2/2018).

The ideological struggle against the soft power of the West

 

In line with the reflections that the WSRC has been doing for some years and with the international forums it has promoted (remember in particular the VI Forum of World Socialism, 2015, dedicated to the “colored revolutions”, with a large contribution of political activists and scholars from the former Soviet area and the countries of Central and Eastern Europe), the magazine dedicates a number of articles to the fight against the ideological penetration of the West, which, with the help of all the tools at its disposal, from the Internet to NGOs, tends to impose its discourse, its narration.

Hence derives the great significance of the battle for the “right to speech”, which – Bian Qin writes – does not form automatically: the flow of speech is not a simple “exchange” of information, but the result of a sophisticated control system operated by national power and hegemony (“The Vital Significance of the Direction of Discourse Flow to the Survival of the Nation and Civilization”, No. 2/2016).

Li Yanhong, in an interesting essay, studies the way in which the USA imposed their narrative on the Soviet Union. Since the beginning of the Cold War, they have adopted different language strategies in different periods. The “Research on Eastern Europe and the former Soviet Union and the Language Training Program” implemented since the 1980s is an important language strategy tool against Russia and embodies the strategic intention of the United States to achieve its policy objectives through language. In fact, the rise of the United States as a global power is not only due to its economic and military strengths, but also to its deep knowledge of the internal situation of other countries. The US language strategy also shows that national language skills are both hard and soft power, and full integration of language skills and regional knowledge is key to staff training in foreign languages and regional affairs (No. 2/2016).

Tang Qing (Chongqing Normal University) and Feng Yanli (Marxist Institute, CASS) analyze the three main measures taken by the U.S. to control the growth of Chinese soft power: 1) isolating China through value diplomacy; 2) strengthening the power of US institutional formation in the Asia-Pacific region through multilateral mechanisms such as trade agreements to weaken China’s regional influence; 3) launching cultural attacks through non-governmental organizations and cultural exchange programs with advanced networking technologies («Three U.S. “light weapons” to contain China», No. 2/2016).

For some years now, Chinese Marxists have been studying the role of the Internet, paying particular attention to the powers that effectively control it. This speech went through some of the world socialist forums in Beijing, as well as the European forum held in Rome in 2016[8].

Zhang Jie (CITIC Reform and Development Research Institute) notes (No 4/2017) that the US government, while formally handing over the administration of the Internet to ICANN (established in 1998 and which has become an international management body since 2 October 2016), remains de facto the effective controller of the Internet: it has not waived the right to administer the Internet, but has rather strengthened this right of US capital, so the PRC should not lower its guard. On the contrary, as Mou Chengjin (China Mobile Communications International Strategic Research Center) writes, it is necessary to accelerate the construction of China’s independent and controllable network security system, since “without network security, there is no national security”. The guiding principle for ensuring the security of China’s cyberspace is: systematically planned, independent, controllable and rapidly developing state-led networks (No 4/2017).

Of considerable interest is the criticism of abstract universalism, of the “universal values” of the West. CASS President Wang Weiguang, in the wake of the criticism of Marx and Lenin, denounces the false universalism of the West, that intends to propose as universal what is instead the product and the elaboration developed during a long history of Euro-Western culture. Under the banner of universal values, Eurocentric colonialism and imperialism are hidden. And here the West intends to impose the monopoly of political discourse («“The anti-scientific, self-righteous and deceptive nature of “universal value”», n. 5/2017). The concrete universalism that the Chinese Marxists propose passes through the relationship with Western culture (not its elimination, or cancellation, as ethnocentric extremism of cultures in contrast with Marxism wants) and its overcoming (Hegelian Aufhebung) in a new, broader culture: see Xi Jinping’s speeches on the community of destiny. The sinicization of Marxism, far from being the affirmation of a particularism, is also the moment of passage towards concrete universalism (of the concrescence of the different cultures that world history has produced and nourished).

Xue Xinguo (Tianjin Normal University) points out the strategic difference between social democratic values, which he essentially inscribes in the category of capitalist values, and fundamental values of socialism with Chinese characteristics, rooted in scientific socialism and far from the abstract idea of “human nature” and “ethical socialism” (“A Comparison between Socialist Core Values and the Basic Values of Social Democracy”, n. 7/2017).

Zhang Shuhua sets out the strategic task of breaking the monopoly of Western political discourse, freeing people from the myth of Western democracy, in order to overcome it (aufheben) in a more advanced real democracy (“Political Values Such as Democracy Are of Central Importance in the World Struggle over the Right to Discourse. On How to Supersede Western Democracy and Enhance Our Global Voice”, No. 7/2017).

The export of the ideology and values of the West (see Xiao Li, No. 2/2016) is also articulated through institutions that present themselves as neutral and super partes, such as the Nobel Peace Prize, which is, instead, a political instrument of the West (Wang Xiaoshi, No. 2/2017). But in general it is the whole Nobel Prize system that has become involved, becoming – writes Qi Guifeng – an important instrument of the American hegemony to monopolize the orientations, the construction of rules and the final judgment on the awards for world scientific research. He played an important role as a soft ideological power in improving the image of American hegemony, recruiting talents from around the world, appropriating the wealth of other countries, breaking down the Soviet Union and choking China and Third World countries. Therefore, it is necessary to scientifically understand the Nobel Prize and the speeches related to it and to build an independent system of incentives for scientific research adapted to the historical process of rejuvenation of the Chinese nation (No. 2/2016).

From the editorial line of the magazine emerges a growing awareness of the strategic importance of the cultural and ideological battle, and of the need to prepare and equip all cultural institutions adequately, including universities and academic research. This is why antisocialist tendencies should be correctly identified and contrasted. Zhang Hongi denounces the markedly erroneous trends in Chinese scholars’ research into the history of the modern world. In terms of academic research, the fundamental leading role of Marxism has been undermined and denied, while the bourgeois “universal values” are defended and the nature of the colonial invasion of the West is hidden. In political terms, the leadership of the party and the democratic dictatorship of the people are rejected, the leading role of state-owned enterprises is rejected and macroeconomic control of the state is denied. Furthermore, in research into European and American history there is little attention to research into Soviet-Russian history (“Great Emphasis Is Needed on Ideological Issues in Academic Research”, No. 2/2018).

The strengthening and development of philosophy and social sciences, as recommanded by the 19th Congress, is also the theme of the article of Liu Dezhong, Wu Bo and Zhong Hui, who propose to be based on the guidance of Marxism and on Xi Jinping Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era (No. 2/2018).

Hou Huiqin (World Socialism Research Center, CASS), commemorating the 170th Anniversary of the Publication of the Manifesto of the Communist Party, stresses that a real social revolution is necessarily an ideological revolution. Today we must read this classic work in terms of the revolution of world outlook (Weltanschauung), «stick to a world outlook based on dialectical materialism and historical materialism, resolutely criticize the various trends of de-materialization, de-ideologization and the blurring of “people” into individuals and carry forward the great course of socialism with Chinese characteristics. Whether to stick to dialectical materialism is the focus of the current struggle over world outlook. Whether to stick to the people-centered theory of history or individual-centered theory of history is the touchstone for genuine historical materialism. In order to undertake the great struggle we must focus on the struggle between two types of world outlooks» (No. 2/2018).

***

 

As is normally the case with any study and debate magazine, the articles in World Socialism Studies can be fully shared or only partially shared - a magazine is made to fuel open reflections and discussions on the proposed issues -, but one thing we can observe and one lesson we should learn: Chinese Marxists are used to thinking strategically, not only for the immediate contingency, not only for reactive responses to a political-cultural agenda dictated by others. And to have a strategic thought – which for many years has been lacking in the Communists and the workers’ movement in Italy and the West – is an inescapable task if we want to reverse the disastrous course which, in the last decade in particular, the workers’ movement and the Communists have taken in Italy.

We believe that we can do something useful by attaching all the abstracts in English and in Italian of the main articles published in the 13 issues of the magazine , hoping to be able to equip ourselves to translate into Italian some essays present only in Chinese, that are of particular interest to us in Italy.

 

10 April 2018

 

[1] See: Li Shenming, “Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura” [Properly evaluate the two historical periods before and after Reform and Opening up], in MarxVentuno n.1/2015, pp. 49-54 also available in https://www.marx21books.com/wp-content/uploads/2018/03/Valutare-correttamente-i-due-periodi-storici-di-Li-Shenming.pdf; ID., Rivoluzioni colorate ed egemonia culturale” [Coloured revolutions and cultural hegemony], MarxVentuno n. 1-2/2016.

[2] See also the recent Ottobre 17. Ieri e domani [October 17. Yesterday and Tomorrow], ISBN978-88-909-183-4-6.

[3] See also by the same author the interview with Marxist Studies in China, 2016 (pp. 264-282) “The 21st Century will see revitalization of socialism”.

[4] See in this respect: Fan Jianxin, “10 Ideological Topics in 2014”, in Marxism Studies in China (2015), pp. 85-115, in particular, the paragraph 10: “New Characteristics of the Trend of Historical Nihilism”. Large parts are published in Marx in Cina (ed. MarxVentuno, 2015), pp. 71-93.

[5] See: Shan Chao, Jia Jia, “Review of the Sino-Russian Symposium on the 1OOth Anniversary of Lenin’s Imperialism, the Highest Stage of Capitalism”, in World Socialism Studies n. 1/2017.

[6] Li Shenming, “Properly evaluate the two historical periods before and after Reform and Opening up”, op. cit.

[7] An Italian translation of the proceedings of the 19th Congress is currently being published at the MarxVentuno Editions.

[8] See the papers at the Conference “The Chinese Way and the international context” (Rome, 15 October 2016) of Tana, Institute of Information Studies at the CASS: “Network Sovereignty and the New Configuration of International Governance”; Yang Jinwei, Director of the Office of Policy Studies, CASS of Shandong: “Community of common destiny of the Cyberspace and international governance of the Internet”; Liang Junlan, director of the Institute of Studies on Information, CASS: “The international path of defence of network sovereignty”.

Copertina del primo numero di World Socialism Studies

La rivista cinese World Socialism Studies è al terzo anno

Consulta i principali contenuti e abstract della rivista World Socialism Studies

di Andrea Catone, direttore della rivista MarxVentuno.

ENGLISH VERSION

 

Da diversi anni i comunisti cinesi hanno intensificato un’attività volta a far conoscere meglio ai comunisti, ai marxisti, agli antimperialisti del mondo le loro posizioni e le loro elaborazioni, tanto sui processi in corso in Cina lungo la via del “socialismo con caratteri cinesi”, quanto sui mutamenti del quadro mondiale e sulle strategie di lotta del movimento operaio internazionale e delle lotte e resistenze antimperialiste.

I compagni e gli studiosi italiani che ci seguono sul sito www.marx21.it e sulla rivista MarxVentuno (con il sito www.marx21books.com) hanno avuto modo di conoscere e approfondire le tematiche relative alla via cinese al socialismo – il “socialismo con caratteri cinesi” – e alla “sinizzazione del marxismo” grazie all’iniziativa assunta dall’Istituto di Marxismo della CASS (Chinese Academy of Social Sciences), diretta dal professor Deng Chundong, che, a partire dal 2014, ha promosso annualmente, in collaborazione con “Marx XXI” e altri organismi, dei “forum europei” su questi temi, svoltisi in Francia, Germania, Spagna, Italia. Il sito marx21.it ha pubblicato diverse relazioni e interventi, e presso le “edizioni MarxVentuno” è uscito il volume La “Via Cinese”: realizzazioni, cause, problemi, soluzioni (Atti del convegno del 2015, ISBN 978-88-909183-1-5). Risulta ugualmente utile e interessante il volumetto a cura di Francesco Maringiò di interviste ai marxisti cinesi Cheng Enfu, Deng Chundong, Lv Weizou (ISBN 978-88-909183-3-9).

Il Centro studi del socialismo mondiale (World Socialism Research Center: WSRC) presso la CASS, guidato da Li Shenming (che i lettori della rivista MarxVentuno conoscono per alcuni articoli apparsi su numeri precedenti[1]), non risparmia sforzi per promuovere e sviluppare occasioni di scambio internazionale a 360 gradi, con esponenti di partiti comunisti e operai, rappresentanti di movimenti di liberazione ed emancipazione, intellettuali e organizzatori di centri studi e riviste marxiste, comuniste, antimperialiste di tutto il mondo, per approfondire le tematiche più interessanti e scottanti.

Negli ultimi anni, con cadenza annuale, il Centro studi del socialismo mondiale, in collaborazione con altri organismi, tra cui anche il dipartimento esteri del PCC, ha organizzato a Pechino dei forum mondiali – di solito in ottobre, dopo il periodo di festa nazionale per la fondazione della Repubblica popolare cinese – che hanno coinvolto centinaia di comunisti, marxisti, esponenti di sinistra di tutto il mondo e hanno consentito di approfondire questioni fondamentali quali: analisi e implicazioni della grande crisi finanziaria internazionale; mutamenti del quadro mondiale; caratteri dell’imperialismo contemporaneo; la strategia imperialista delle “rivoluzioni colorate”; impegno, compiti e azione dei partiti comunisti e del movimento operaio nella fase attuale; significato e sviluppi della Rivoluzione d’Ottobre; sviluppi del socialismo con caratteristiche cinesi. A tali forum si sono affiancati forum di approfondimento su Mao Zedong e la linea di massa (2014) o, a Ningbo, sulla riforma e apertura e la pratica del socialismo cinese (2017).

Come osservano Lv Weizhou (già vice responsabile del Dipartimento sul Movimento Comunista Internazionale della CASS) e Qin Zhenyan (Istituto di marxismo, CASS) il Forum del Socialismo Mondiale è diventato una piattaforma importante per il dialogo tra marxisti e progressisti di tutto il mondo, nonché per un solido legame tra i partiti e le organizzazioni politiche socialiste mondiali; è una risposta positiva al nuovo ordine mondiale e alle nuove opportunità e sfide internazionali e nazionali e favorisce l’ulteriore innovazione e lo sviluppo del marxismo. Esso è diventato il principale centro di analisi della situazione attuale e del futuro sviluppo del socialismo mondiale (World Socialism Studies n. 1/2017). Dei forum svolti sono usciti, a cura di Li Shenming, due volumi in inglese, col titolo Frontiers of World Socialism Studies, editi da Canut International Publishers.

Inoltre, grazie all’iniziativa di altri dirigenti della CASS, si sono svolti due Forum della cultura mondiale (2015 e 2017), in cui si è posto con chiarezza il tema della lotta per la diffusione e lo sviluppo di una cultura marxista e socialista a livello mondiale, assumendo il campo della cultura come uno dei terreni fondamentali in cui si pratica la lotta di classe per il socialismo.

Un ruolo importante nella diffusione dell’elaborazione dei marxisti cinesi è svolto dalla rivista Studi sul Marxismo (in cinese), di cui la rivista Marxist Studies in China (Consulenti: Wang Weiguang, Li Shenming, Zhu Jiamu, Zhang Yingwei; caporedattori: Deng Chundong e Cheng Enfu) pubblica una preziosa selezione in inglese.

La CASS sponsorizza anche la rivista International Critical Thought, edita da Routledge e diretta da Cheng Enfu (Istituto del Socialismo Mondiale, CASS; Dipartimento di Studi Marxisti, CASS), David Schweickart (della Loyola University di Chicago) e Tony Andreani (dell’università Paris 8). In essa si pubblicano alcuni testi di marxisti cinesi.

Dalla metà del 2016, su iniziativa del Centro studi sul socialismo mondiale, viene edita una nuova rivista, in cinese, con abstract in inglese, di cui abbiamo dato notizia tempo fa sui siti di marx21.it e marx21books.com, pubblicando la traduzione in italiano degli abstract del primo numero. Ad esso è seguito un altro numero nel 2016, 9 numeri nel 2017 e un altro nel 2018.

Nei 13 numeri sinora usciti della rivista – 1400 pagine di grandi dimensioni, circa 200 articoli – emerge con chiarezza l’orientamento ideologico, politico e culturale del Centro studi sul socialismo mondiale.

La rivista si avvale anche dell’apporto di diversi autori stranieri. Ricordiamo qui in particolare Samir Amin (direttore del Forum del Terzo Mondo e presidente del Forum mondiale delle alternative, nonché studioso dell’imperialismo contemporaneo, di cui sito e rivista hanno spesso pubblicato i puntuali interventi)[2], con i suoi articoli sull’imperialismo dei monopoli finanziari e la necessità della costruzione di un vasto fronte unito antimperialista; Egon Krenz, ultimo segretario generale del Partito di Unità Socialista di Germania (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands - SED) nella DDR, di cui si riporta l’intervento all’8° Forum mondiale del socialismo: “Passare al socialismo o ritornare alla barbarie” (n. 8/2017); Martin Jacques (università di Cambridge, già direttore di Marxism Today dal 1977 al 1991 e autore del diffuso libro When China Rules The World, 2009) con una cruda analisi sul futuro degli USA dopo l’elezione di Trump (n. 1/2017); o Carl Ratner (Institute for Cultural Research and Education, Trinidad, California) il quale propone un’interessante analisi del multiculturalismo negli Stati Uniti, che – scrive l’autore – non è una vera diversità, perché non pone alcuna sfida all’egemonia politica ed economica statunitense (n. 1/2016).

Significativa è la presenza di comunisti e accademici russi che intervengono tanto sulla storia dell’URSS e sulla catastrofe del collasso del 1989-91 (Vladislav Šveide, “Il ruolo storico di Michail Gorbačev”, n. 2/2016), quanto sull’imperialismo contemporaneo (Michail Kostrikov, del CC del PCFR, “La natura dell’imperialismo rimane immutata”, n. 1/2016; Oleg Aleksandrovič Zimarin, di Russia Worldwide Press, “La visione di Lenin sull’imperialismo e la globalizzazione moderna”, n. 1/2017), ma anche sull’interpretazione del socialismo con caratteri cinesi e la sinizzazione del marxismo (Aleksander Vladimirovič Lomanov, dell’Istituto dell’Estremo Oriente dell’Accademia russa delle Scienze, con i suoi saggi: “Il piano cinese: un nuovo atteggiamento nei confronti della governance globale e dello sviluppo economico”, n. 2/2016; “L’ideale cinese tradizionale del Da Tong – Grande Armonia – e il mondo contemporaneo”, n. 8/2017).

 

Situazione e compiti del movimento operaio a livello mondiale

 

Un buon numero di articoli è dedicato a conoscere e analizzare la situazione del movimento operaio nelle diverse realtà. “Il mondo di oggi è testimone di una ripresa di movimenti di massa e socialisti; il costante sviluppo della Cina ha dimostrato il valore del socialismo e creato condizioni favorevoli per la crescita del movimento socialista mondiale” – scrivono Li Qiang e Li Shuqing, del comitato redazionale della rivista, in “Opportunità, problemi e sfide nella diffusione del Movimento socialista mondiale” (n. 1/2018). “Tuttavia, al socialismo mondiale manca ancora una buona piattaforma per la sua propagazione, mentre i media occidentali continuano a dare informazioni distorte sul socialismo e sulla società cinese. Di conseguenza, tra la gente comune in Occidente il socialismo è considerato distante e irrealistico, con una conoscenza limitata e una miriade di incomprensioni del socialismo con caratteristiche cinesi”. Per questo i due autori propongono di creare una piattaforma di comunicazione efficace, come forum e riviste, invitando a partecipare studiosi e attivisti politici di sinistra dell’Occidente.

Dall’osservatorio di Pechino si guarda strategicamente ai caratteri complessivi che può assumere il socialismo mondiale. Essi, secondo Jiang Hui, segretario di partito dell’Istituto di studi sull’informazione della CASS e vicedirettore del WSRC, sono dati dai seguenti elementi: 1) i vantaggi sistemici più ampi del socialismo rispetto al capitalismo costituiscono il segno della rivitalizzazione del socialismo mondiale; 2) la Cina diventa la spina dorsale e la nave ammiraglia per lo sviluppo del socialismo mondiale; 3) l’equilibrio di potere tra i due campi del mondo avrà una svolta storica dopo un lungo periodo di rivalità; 4) il numero dei paesi socialisti e il livello di realizzazione dell’ideale socialista diventano i criteri per valutare lo stato di sviluppo del socialismo. Il futuro del socialismo mondiale nel ventunesimo secolo sarà determinato dall’unità organica di nazionale e internazionale, movimento operaio e un ampio movimento di massa, sviluppo sociale e costruzione della civiltà ecologica nel socialismo mondiale (n. 1/2016)[3].

Tuttavia, bisogna riconoscere che lo stato di organizzazione e coordinamento del movimento operaio mondiale non è adeguato alle sfide e ai compiti che la nuova situazione richiede e che occorre un grande sforzo e lavoro unitari per invertire l’attuale tendenza. Come scrive Li Caiyan (Rivista cinese di scienze sociali), mentre sta gradualmente prendendo forma una classe capitalistica globale, la classe operaia globale non si è però ancora formata: l’unità del proletariato è ancora a un livello relativamente basso e il processo della sua formazione è piuttosto lento. L’antagonismo tra lavoratori e capitalisti si intensifica, ma l’unità della classe operaia incontra molte difficoltà, per cui è necessario e urgente rafforzare l’unità del proletariato. Tale necessaria unità è una possibilità concreta, a condizione di saper affrontare correttamente i numerosi problemi e gestire bene le relazioni tra i diversi soggetti (“Necessità e possibilità dell’unità del proletariato nel contesto della globalizzazione”, n. 9/2017).

LLa medesima esigenza internazionalista pone l’analisi di Samir Amin (“È imperativo ricostruire l’Internazionale dei lavoratori e dei popoli”, n. 9/2017). La globalizzazione degli ultimi 30 anni ha portato ai seguenti problemi: le grandi sfide ecologiche non possono essere risolte; il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche sono limitate; la governance globale è fortemente colpita; vi è un’estrema centralizzazione del potere; le potenze imperialiste storiche saccheggiano le risorse del Sud Globale in modo organizzato e pianificato; il lavoro del Sud Globale è sfruttato in modo eccessivo; a tutti gli altri paesi è impedito di sottrarsi allo status di periferia dominata. Tuttavia, in tutto il mondo, la lotta dei lavoratori e dei popoli che ne sono vittime è stata estremamente frammentata e non ha compiuto progressi sostanziali. È perciò necessario costruire un fronte internazionale dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo per rafforzare l’unità internazionale contro l’imperialismo e affrontare insieme le questioni globali.

Sui mutamenti della situazione mondiale da un prospettiva storica e sui compiti del movimento socialista mondiale nella fase attuale è senz’altro interessante il lungo saggio in tre numeri (1-2-3 del 2017) di Zhang Wenmu del Centro di ricerca strategica all’Università di Aeronautica e Astronautica di Pechino. Egli sostiene che, nonostante i grandi cambiamenti storici nel mondo dopo la Rivoluzione d’Ottobre, le caratteristiche fondamentali dell’imperialismo sono rimaste le stesse. L’imperialismo nel XXI secolo si è sviluppato da uno stadio in cui il capitale finanziario influenzava tutte le altre forme di capitale a uno in cui il capitale finanziario è completamente dominante. Sulla base dell’esperienza storica, l’equilibrio attuale tra capitalismo e socialismo potrebbe continuare per venti o trent’anni, il che dà alla Cina – se rimarrà socialista – un considerevole spazio di crescita: ci sarà un ambiente internazionale abbastanza favorevole per la “grande rinascita della nazione cinese”. Ma la parte più interessante per i militanti comunisti e gli studiosi italiani ed europei è nella previsione che il declino degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina porteranno alla riorganizzazione del capitale finanziario internazionale, il quale, “se la Cina non collasserà come l’Unione Sovietica”, si trasferirà in Europa, con notevoli implicazioni per il processo di unificazione in corso. Dall’analisi del carattere assolutamente dominante del capitale finanziario l’autore deduce anche la strategia del movimento operaio nel XXI secolo, che in una prima fase dovrebbe creare un ampio fronte di tutte le classi lavoratrici e dirigenti dell’economia reale per concentrare la lotta contro il capitalismo finanziario e la sua classe compra dora, con l’obiettivo di assoggettarlo all’economia reale, trasformandolo in un utile complemento del capitale industriale. In questa prima fase, l’obiettivo del movimento operaio nei Paesi non socialisti non è quello di dar vita ad una società compiutamente socialista, ma quello di creare condizioni favorevoli per l’economia reale, “ossia una società socialista con certe caratteristiche capitalistiche”. Solo in una seconda fase l’obiettivo diventa quello di istituire un vero sistema socialista. Un fronte unito internazionale che includa il capitale industriale può preparare una nuova ondata di avanzate del socialismo.

È ben presente nelle pagine di World Socialism Studies una grande attenzione – non settaria – verso le strategie e l’attività dei partiti e organizzazioni politiche del movimento operaio e comunista nel mondo. A partire da quelli che, oltre che in Cina, sono al potere: Cuba, Vietnam, Laos, Corea del Nord. Riferendosi ai loro congressi di partito svoltisi nel 2016 Zhang Fujun (Istituto di marxismo, CASS) osserva che tutti hanno deciso di applicare il marxismo-leninismo alle condizioni nazionali, aderire all’idea di sviluppo che ponga al centro il popolo, pianificare scientificamente il loro percorso di costruzione socialista e perseguire una linea di diplomazia indipendente. Questi quattro paesi stanno esplorando percorsi di sviluppo adeguati alle proprie condizioni nazionali (n. 9/2017).

A Cuba e alla figura di Fidel Castro, scomparso il 25 novembre 2016, è dedicato più di un articolo. Mao Xianglin, dell’Istituto per l’America Latina della CASS, nel n.1/2017 osserva che Fidel ha forgiato un modello rivoluzionario a Cuba, guidando il popolo cubano in una rivoluzione vittoriosa, che dalla rivoluzione democratica ha proceduto alla rivoluzione socialista. Ha riorganizzato il Partito comunista cubano e avviato la costruzione di un sistema socialista. Sotto la sua guida Cuba è divenuta un esempio rivoluzionario per altri Paesi latinoamericani, nella lotta senza quartiere contro l’imperialismo. Fidel Castro ha contribuito allo sviluppo del pensiero socialista mondiale: aderendo al socialismo scientifico, ha colto la questione della costruzione del socialismo sulla base dei caratteri nazionali del proprio paese (“indigenizzazione” del socialismo).

Pan Jin-e, dell’Istituto marxista della CASS, sottolinea alcune analogie tra Cina e Vietnam (“Teorie e pratiche della costruzione del partito comunista vietnamita”, n. 8/2017). A partire dagli anni ‘80, il partito comunista vietnamita ha attribuito grande importanza alla costruzione del partito e il XII Congresso ne ha accentuato il ruolo, sottolineando l’importanza di uno stretto rapporto tra partito e popolo, nonché il nuovo spirito di governo del partito contro la corruzione e il lusso. “Poiché i problemi e le sfide che il partito comunista vietnamita sta affrontando nel nuovo periodo presentano alcune analogie con quelli del partito comunista cinese, dovremmo, come fa il partito comunista vietnamita, prestare maggiore attenzione e compiere maggiori sforzi nell’auto-miglioramento di tutti i membri del partito, nonché valorizzare le varie iniziative di costruzione del partito”. Si veda anche Njuyen Wenqin: “La direzione del Partito come fattore decisivo per garantire la democrazia in Vietnam” (n. 2/2016).

Pan Xihua (Accademia del Marxismo, CASS) scrive che è molto importante studiare il socialismo nei paesi e nelle regioni in via di sviluppo. Si veda la sua rassegna sulla Conferenza “Il socialismo nei paesi in via di sviluppo: passato, presente e futuro” (n. 2/2018).

La rivista pubblica diversi articoli che focalizzano situazione e compiti dei partiti comunisti e del movimento socialista nelle diverse aree del mondo, dalle Filippine (Wang Jing, dell’Istituto di marxismo della CASS: “Il Partito comunista delle Filippine e il Movimento socialista di sinistra nelle Filippine”, n. 8/2017) all’Australia (Wang Yonggang su tempi e pratica socialista del partito comunista dell’Australia, n. 8/2017), al partito comunista giapponese, la cui posizione sulla costruzione del socialismo in Cina viene esposta da Tan Xiaojun, dell’Istituto di marxismo della CASS. Egli annota il giudizio positivo dei comunisti giapponesi sullo sradicamento della povertà in Cina e la particolare attenzione che esso presta alla correttezza della direzione della Cina nella costruzione del socialismo. Quanto ai problemi che la Cina si trova ad affrontare ora e in futuro, il partito comunista giapponese sostiene che socializzare i mezzi di produzione e guidare il popolo a comprendere correttamente le carenze e i danni del capitalismo sia la chiave per realizzare il socialismo in Cina (n. 7/2017).

I paesi europei costituiscono un altro importante campo di indagine, anche se è inevitabile constatare purtroppo quanti passi indietro abbia fatto e quanto sia inadeguato rispetto alle esigenze del presente quel movimento operaio, che in Europa ebbe il suo atto di nascita e il suo sviluppo in termini tanto di elaborazione e diffusione del socialismo scientifico, quanto di organizzazione politica e sindacale. Nonostante la prolungata e durissima crisi capitalistica esplosa nel 2007-2008, i partiti comunisti e operai d’Europa, salvo poche eccezioni, sono ridotti ai minimi termini e spettatori-commentatori piuttosto che attori attivi della lotta politica.

La rivista ospita report e analisi sulle elezioni presidenziali francesi (Samir Amin, n. 4/2017); sul Nuovo Partito Comunista Britannico (Andy Brooks, n. 5/2017); sul 5° Congresso del Partito della Sinistra Europea (Liu Chunyuan e Shi Fangfang, n. 5/2017); sul 17° Congresso della Federazione sindacale mondiale (Liu Chunyuan e Hou Zewen, n. 6/2017); sul partito Comunista di Boemia e Moravia (Yang Chengguo e Zhang Huizhong, n. 6/2017); sul partito comunista portoghese, “fermamente convinto della correttezza, della vitalità e del brillante futuro dell’ideale e della causa del comunismo” (Tong Jin, n. 8/2017); sul 20° Congresso nazionale del Partito comunista greco. Nel suo report Liu Chunyuan scrive che al fine di rafforzare l’organizzazione e l’unità della classe operaia, il KKE ha attivamente partecipato e guidato il movimento operaio, lavorando duramente per riorganizzarlo e rafforzare il fronte di lotta di tutti i lavoratori con l’obiettivo di rovesciare il capitalismo e istituire un governo operaio rivoluzionario (n. 9/2017).

 

 

Gli USA di Trump

 

Particolare attenzione la rivista dedica all’analisi degli USA dopo l’elezione di Trump. La ricercatrice Song Lidan (Istituto di marxismo della CASS) scrive che Trump è stato eletto con il sostegno dell’oligarchia finanziaria, del complesso militare-industriale e della classe media conservatrice, facendo leva sulle tre ideologie principali degli Stati Uniti: razzismo, individualismo liberale e anticomunismo. L’elezione di Trump è la scelta del male minore per il capitale. La sua posizione di membro della classe super ricca fa sì che le sue politiche debbano essere in linea con gli interessi del capitale monopolistico americano. Per quanto riguarda il rapporto con la Cina, la politica di Trump di “rendere di nuovo forte l’America” non sarà possibile senza il pieno contenimento della Cina (“Questioni da chiarire sull’elezione di Trump”, n. 1/2017).

Secondo Ma Zhongcheng (Istituto per la sicurezza e la cooperazione marittima) la tradizione razzista degli Stati Uniti, strumento importante per indurre la classe operaia bianca a sostenere il capitale monopolistico, ha portato sia i gruppi finanziari monopolistici che un gran numero di elettori delle classi subalterne a sostenere Trump (“Perché Trump è in grado di salire sul palco della storia. Riflessioni su Trump, il conservatorismo americano e il fascismo”, n. 4/2017).

Zhou Miao (Istituto di marxismo della CASS) invita ad affrontare l’elezione di Trump in termini marxisti e di analisi di classe, come prodotto della crisi del sistema di accumulazione del neoliberismo americano, sfociato nella crisi finanziaria internazionale del 2008, segno di un ulteriore declino dell’egemonia USA, che richiede importanti aggiustamenti e trasformazioni della struttura politica ed economica internazionale (“La politica di classe negli Stati Uniti e la situazione internazionale durante l’amministrazione Trump”, n. 4/2017).

Fang Guangshun e Su Li (università del Liaoning) ritengono che gli USA non cambieranno la loro strategia egemonica. Rimane inalterata la natura degli Stati Uniti quale paese imperialista, così come la natura di classe del monopolio borghese. E rimane invariata la natura di classe di Trump come principale rappresentante dei capitalisti monopolistici (n. 5/2017).

Cheng Enfu e Duan Xuehui (Università Normale di Huaibei) presentano una serrata critica alla “democrazia in stile americano”, che, presentandosi come democrazia elettorale e procedurale, è nella sostanza una democrazia monetaria e familistica e una democrazia dell’oligarchia. Essa danneggia la produzione e lo scambio e porta a crisi economiche periodiche; danneggia l’ordine finanziario e provoca crisi finanziarie; danneggia la finanza pubblica e porta alla crisi del debito; danneggia la civiltà ecologica e l’ambiente e si traduce in crisi ecologica globale; arreca danni materiali alla vita e al benessere e accresce notevolmente il divario tra ricchi e poveri (n. 5/2017).

Yu Li (Università di Zhengzhou) ritiene necessario formulare in modo tempestivo una strategia globale e multi-livello per lo sviluppo pacifico della Cina come risposta al declino dell’egemonia statunitense (n. 6/2017).

Luan Wenlian, dell’Istituto di marxismo della CASS, osserva che crisi e stagnazione a lungo termine si sono risolte in maggiori contraddizioni e conflitti tra le principali potenze capitaliste in Occidente. La Cina dovrebbe rimanere vigile sull’egemonia americana e sulle contraddizioni capitalistiche, perché nel potenziale confronto tra Cina e Stati Uniti, la maggior parte dei Paesi occidentali prenderebbe le parti di questi ultimi (“Crisi e contraddizioni profonde in Europa e in America. Note sulla visita in Gran Bretagna del gruppo di ricerca sulla situazione attuale del capitalismo dopo la crisi finanziaria internazionale del 2008”, n. 3/2017).

 

 

I 100 anni della rivoluzione d’Ottobre e le cause della dissoluzione dell’URSS

 

Nel 2017 si è celebrato il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e il PCFR ha organizzato in Russia l’incontro internazionale dei partiti comunisti (Liu Shuchun, n. 2/2017).

Tong Jin (Scuola di marxismo, Università di Economia e Commercio Internazionale), dopo aver rilevato che la Rivoluzione d’Ottobre ha mostrato il potenziale e l’energia della classe operaia per

adempiere alla sua missione storica e portare avanti nuove lotte per il socialismo nei diversi Paesi, sostiene che la preziosa esperienza dell’Ottobre vada oggi integrata con la realtà concreta (n. 2/2016).

Questo anniversario è stata l’occasione per un’analisi complessiva, da una prospettiva storica, del ruolo della Rivoluzione d’Ottobre, nonché delle cause del collasso del 1989-91, su cui – soprattutto nel WSRC e negli istituti di marxismo della CASS – non si smette di indagare, guardando anche a ciò che potrebbe accadere al potere politico comunista in Cina, se non si evitano gli errori del PCUS. Interessante, dal punto di vista ideologico, quanto scrive Mei Rongzheng, dell’Università di Wuhan, in difesa del marxismo sovietico, considerato in Cina, specialmente nelle scienze sociali, come non marxista. Tale posizione – sostiene l’autore – è errata, è un’invenzione soggettiva dell’idealismo contro il marxismo-leninismo e mira a rigettare i Quattro Principi Cardinali introdotti da Deng Xiaoping nel marzo 1979: 1) attenersi alla strada socialista; 2) sostenere la dittatura del proletariato; 3) sostenere la leadership del Partito comunista; 4) sostenere il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong (n. 3/2017).

Viene fortemente stigmatizzato il ruolo di Gorbačëv. Scrive Zhang Shuhua, vicedirettore della rivista, direttore dell’Istituto di informazione scientifica presso la CASS: “la storia mostra che il crollo dell’Unione Sovietica è il risultato della degenerazione del PCUS nella fase successiva del suo regime. Nel riformare la sua via di sviluppo politico il PCUS non aderì al marxismo-leninismo, ma al capitalismo” (“Lezioni dalla riforma politica e dalla democratizzazione dell’Unione Sovietica”, n. 1/2016).

Vladislav Šveide è ancora più duro nel suo bilancio sul ruolo storico di Gorbačëv: la “consegna” dell’Unione Sovietica attraverso accordi politici con le potenze occidentali non fu una prova di stupidità da parte di Gorbačëv, ma un vero e proprio crimine da sottoporre a procedimenti giudiziari e sanzioni legali (n. 2/2016).

Ma Han (Comitato Centrale del PCC, Scuola di partito di Insegnamento e Ricerca sul Socialismo) vede nella perestrojka una seria deviazione dal marxismo che determinò la trasformazione della coscienza sociale (n. 5/2017).

Secondo Li Ruiqin (Accademia del Marxismo, CASS) il crollo dell’Unione Sovietica non ha solo causato enormi perdite economiche ai Paesi della CSI, ma ha anche trasformato la Russia in uno speciale donatore di sangue per prolungare la vita del capitalismo occidentale in declino (“Nuove riflessioni in Russia sulla dissoluzione dell’Unione Sovietica”, n. 6/2017).

Li Shuqing (redattrice della rivista, Università Agraria cinese) sottolinea il ruolo nefasto svolto dalla teorie dell’Università di Harvard nel crollo dell’economia russa dopo la dissoluzione dell’URSS, consentendo, attraverso le privatizzazioni, agli oligarchi russi in combutta con l’Occidente di derubare senza pietà il popolo; conclude che occorre vigilare con attenzione in Cina su situazioni simili (n. 3/2017).

Una riflessione sul crollo dell’URSS era stata già ampiamente elaborata nel convegno di Pechino del 2011, i cui atti sono pubblicati nel libro a cura di Li Shenming Su questo riflette la Storia.

 

Contro il “nichilismo storico”: la battaglia culturale sulla storia delle rivoluzioni socialiste

 

La storia del movimento operaio e comunista in Cina e nel mondo è un terreno di lotta in cui muoversi con cura e attenzione, sapendo padroneggiare la cassetta degli attrezzi del marxismo. Su questo interviene già nel primo numero del 2016 Wang Weiguang, Presidente della CASS, segretario di partito, direttore onorario di World Socialism Studies, con l’articolo “Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico”, in cui afferma che negli ultimi anni il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico, espressione con cui si intende l’opera di deformazione, falsificazione, denigrazione della storia del movimento comunista in ogni parte del mondo. Occorre rispondere a ciò sviluppando la ricerca storiografica cinese su basi marxiste.

Dalla fine degli anni ‘70 – scrivono Zhang Jiansong e Zhang Weiying – il nichilismo storico ha conosciuto tre fasi di sviluppo nel mercato culturale e ha aggiunto carburante alla liberalizzazione borghese. L’essenza del nichilismo storico è negare la direzione del Partito Comunista Cinese e il sistema socialista cinese e costituisce perciò un grande pericolo per la nostra società. (“Tre stadi nell’evoluzione del nichilismo storico nel mercato culturale”, n. 5/2017).

La storia dell’URSS e delle rivoluzioni del 900 è uno dei terreni fondamentali su cui va ingaggiata una strenua battaglia culturale e politica. È una battaglia particolarmente vivace nella Cina di oggi[4]. È in gioco il giudizio storico sui principali protagonisti delle rivoluzioni socialiste del 900, da Lenin, a Stalin a Mao. A proposito del primo – sulla cui opera sull’imperialismo la CASS ha organizzato nel 2016 un importante convegno[5] con ampia partecipazione di studiosi russi – Wang Tingyou (Scuola di marxismo della Renmin University) denuncia la tendenza, gradualmente sviluppatasi in Cina dopo il collasso dell’URSS, a negare Lenin e il leninismo, con lo scopo di rimuovere gli ostacoli ideologici e teorici alla promozione del socialismo democratico e all’eversione della leadership del PCC e del sistema socialista. La negazione del leninismo apre la strada all’attacco al pensiero di Mao Zedong e alla teoria del socialismo con caratteristiche cinesi (n. 8/2017).

Sul ruolo di Stalin nella storia della Russia e del movimento comunista internazionale la rivista presenta diversi articoli tesi a smontare e respingere denigrazioni e demonizzazioni. Si vedano in proposito: Li Rui e Liu Fan «Fallacia ed essenza del “paradigma antistaliniano” nel mondo accademico occidentale: smascherate di nuovo da Grover Furr le menzogne del libro Blood Land» (n. 2/2016); Wu Enyuan (CASS, Istituto di Russia, Europa orientale, Asia Centrale), “La demonizzazione di Stalin come attacco alla Russia e all’Unione Sovietica” (n. 7/2017).

Bo Yang sostiene che il XX Congresso del PCUS, in cui fu rinnegato Stalin, costituisce il punto di partenza del declino dell’URSS. E invita a trarne le dovute lezioni per la Cina, “in cui sta emergendo ora la negazione di Mao Zedong e di altre figure eroiche della rivoluzione cinese” (“La negazione di Stalin come punto di svolta del declino dell’Unione Sovietica”, n. 7/2017).

 

Centralità di Mao Zedong nella rivoluzione cinese

 

Non è certo un caso che la figura di Mao Zedong occupi una parte importante nella rivista, in saggi che ne approfondiscono il ruolo storico tanto nella lunga fase rivoluzionaria che precede la conquista del potere politico, quanto in quella successiva, in cui si pongono le basi essenziali per la trasformazione socialista del paese. Diversi articoli sono dedicati a respingere gli attacchi del nichilismo storico in Cina. Del resto, i lettori di MarxVentuno hanno già potuto conoscere la posizione del direttore del WSRC Li Shenming a proposito della direzione maoista della prima fase della Repubblica popolare cinese (1949-1978)[6].

Zhang Quanjing, assiduo collaboratore della rivista, dedica alla storia della rivoluzione cinese tre articoli: “Il Movimento del Terzo Fronte: una grande decisione strategica”, n. 1/2016; “I fermenti rivoluzionari nella provincia centrale di Hebei. Note sulla prima sezione rurale del Partito Comunista Cinese”, n. 2/2017; “Studiare il Pensiero di Mao Zedong e lottare per adempiere i nuovi compiti storici”, n. 7/2017.

Chen Yuan (Conferenza politica consultiva del popolo cinese: CPPCC), ripropone lo studio di cinque saggi di Mao quali Problemi di strategia nella guerra rivoluzionaria cinese; Sulla pratica; Sulla contraddizione; Sulla guerra di lunga durata e Sui problemi di guerra e strategia. Il pensiero di Mao è un valido riferimento sia per l’economia e la filosofia occidentali che per l’economia e filosofia cinesi, anche se non dovrebbe mai essere copiato e ripetuto meccanicamente (n. 2/2016).

He Xin, anch’egli della CPPCC, sottolinea che uno dei maggiori successi di Mao fu la rapida industrializzazione e il conseguimento dell’autosufficienza alimentare, trasformando così la Cina in circa 20 anni da Paese economicamente povero e culturalmente arretrato a Paese con una vasta base industriale. E continua: «L’attuale sistema “socialista” non è il sistema ideale di eguaglianza ed equità senza distinzioni di classe che Mao Zedong cercò di creare, ma in esso vi sono ancora contraddizioni, conflitti, scontri e lotte estremamente profondi e complessi. A questo proposito, Mao Zedong ha lasciato un patrimonio politico eccezionalmente ricco. È di grande importanza che il suo spirito rivoluzionario e il suo pensiero siano profondamente integrati nella cultura politica della nazione cinese» (n. 2/2017).

Ge Yuanren esprime un giudizio largamente positivo sull’invio di giovani cittadini istruiti nelle aree rurali e montane dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Tale movimento, prima e durante la Rivoluzione Culturale, condivideva l’obiettivo comune di unire operai e contadini, e questo non fu un errore della Rivoluzione Culturale. Basandosi sul proprio duro lavoro e sulle proprie conoscenze, la maggior parte dei giovani istruiti coltivava terre abbandonate, praticava l’agricoltura scientifica, migliorava significativamente la produzione agricola locale, favoriva lo sviluppo dell’istruzione nella Cina rurale e migliorava le condizioni culturali e sanitarie nei luoghi di lavoro. Sebbene ci fossero alcuni problemi, è stato questo un passaggio nella storia del movimento giovanile cinese che vale la pena ricordare, in quanto i giovani istruiti andavano a lavorare nelle campagne per unirsi agli operai e ai contadini, si integravano nel processo di sviluppo nazionale e intraprendevano un percorso per lo sviluppo della loro patria e per il benessere della maggioranza della popolazione (n. 2/2017).

Li Xia, del corso di laurea della CASS, elogia l’esperienza degli studenti universitari nei villaggi di economia collettiva rurale quale base importante per l’educazione ideologica e politica comunista tra gli studenti universitari; essa costruisce un’opinione pubblica favorevole allo sviluppo dell’economia collettiva, contribuisce a chiarire la direzione dell’approfondimento della Riforma per le nuove campagne socialiste della Cina e continua ad attrarre talenti per costruire una campagna ricca da tutti i punti di vista (n. 6/2017).

E ancora: Zhang Yunsheng, “Contributi di Mao Zedong alla via socialista e alla rinascita della nazione cinese” (n. 4/2017); Zhang Yanzhong, “Riconoscere correttamente il rapporto tra la Lunga Marcia e Mao Zedong” (n. 9/2017); Li Ya, “La critica di Mao Zedong al nichilismo nazionale e culturale nel campo della medicina tradizionale cinese” (n. 2/2018).

Interessante, nella lotta per l’affermazione della teoria economica marxista, l’articolo di Zhou Xincheng (Renmin University) contro un’impostazione economicistica. Egli prende spunto dalle importanti annotazioni di Mao al primo manuale sovietico di economia politica, scienza che studia fondamentalmente i rapporti di produzione, piuttosto che lo sviluppo delle forze produttive (“Occorre valutare i commenti di Mao Zedong sull’economia politica del socialismo”, n. 4/2017).

 

 

Il socialismo con caratteri cinesi è prima di tutto socialismo

 

Questa impostazione antieconomicistica non si limita alla rivalutazione storica e teorica del ruolo di Mao, ma è tutt’uno – nella impetuosa e complessa transizione cinese – con la battaglia per l’affermazione della proprietà pubblica, tanto nelle imprese strategiche industriali che nelle campagne, in cui si esalta l’economia collettiva e il modello delle cooperative.

La rivista non manca di puntualizzare che il socialismo con caratteristiche cinesi è innanzitutto e soprattutto socialismo, come scrive Zhou Xincheng (Renmin University), che osserva come dall’inizio della Riforma e Apertura siano emerse molteplici concezioni del socialismo con caratteristiche cinesi sia in patria che all’estero. I principi di base del socialismo scientifico non possono essere messi da parte, se si intende rimanere socialisti. Basato sul socialismo scientifico, il socialismo con caratteristiche cinesi aderisce ai principi di base di questo, mentre assume caratteristiche distintive cinesi in accordo con le specifiche condizioni cinesi e le caratteristiche dei tempi: il socialismo con caratteristiche cinesi non può essere visto come una “forma indipendente di socialismo” o come un “socialismo completamente nuovo”, né essere incluso nella sfera del capitalismo (“Come intendere il socialismo con caratteristiche cinesi”, n. 2/2016).

Sulla stessa linea di difesa del socialismo scientifico possiamo collocare anche l’articolo di Yuan Xiuli (Istituto di marxismo, CASS), che denuncia come attualmente in Cina la visione di Marx del socialismo venga talvolta distorta o addirittura negata e invita a difenderne la scientificità, opponendosi all’”utopismo”, al “pragmatismo volgare” e alla tendenza a separare marxismo e socialismo con caratteristiche cinesi (“Comprendere correttamente e sostenere la visione di Marx del socialismo”, n. 4/2017).

Anche per Gong Yun (Centro di ricerca del socialismo con caratteristiche cinesi, CASS) il socialismo con caratteristiche cinesi è la pratica di successo del socialismo scientifico in Cina, è l’unità dialettica della logica teorica del socialismo scientifico con la logica storica dello sviluppo sociale in Cina. È il socialismo scientifico radicato nel suolo cinese, che riflette le aspirazioni del popolo cinese e si adatta allo sviluppo della Cina e dei tempi, si attiene ai principi di base del socialismo scientifico, mentre nel frattempo gli conferisce caratteristiche distintive cinesi a seconda delle condizioni dell’epoca e pone come suo fine ultimo la realizzazione del comunismo (“Il socialismo con caratteristiche cinesi in una nuova era”, n. 8/2017).

He Ganqiang, professore all’Università di Economia e Finanza di Nanchino e ricercatore dell’Istituto di Marxismo della CASS, scrive che “dobbiamo attenerci al principio fondamentale del materialismo storico, secondo cui la produzione sociale determina la circolazione nel mercato ed evitare di confondere i rapporti dialettici tra produzione sociale e circolazione nel mercato con quelli tra governo e mercato. Dobbiamo ottenere una comprensione scientifica della natura di classe del funzionamento del governo e sostenere il controllo macroeconomico. Dobbiamo garantire il ruolo dominante dell’economia di Stato e integrare il commercio estero e l’uso degli investimenti stranieri nel controllo macroeconomico. Inoltre, dobbiamo riconoscere la natura antisocialista delle moderne teorie occidentali sull’economia di mercato e gli svantaggi delle teorie occidentali sulla regolamentazione macroeconomica, e correggere la preoccupante tendenza di copiare ciecamente le teorie economiche occidentali. Dovremmo applicare consapevolmente il principio e la metodologia del Capitale per indirizzare il nostro controllo macroeconomico e difendere con fermezza il diritto al discorso dell’economia politica marxista” (“Questioni teoriche che richiedono un’attenzione speciale nel controllo macroeconomico”, nn. 1-2/2018).

Han Rusheng si esprime contro l’economicismo volgare che non riconosce l’importanza dell’ideologia. Nell’economia statale cinese vi è contrasto tra ideologia socialista e ideologia capitalista. La lotta ideologica è essenziale per promuovere lo sviluppo e la crescita dell’economia del settore statale (“Una forte ideologia socialista come prerequisito per le grandi imprese statali”, n. 1/2018).

Yu Hongjun, del comitato di Partito dell’Università di Pechino, insiste sul valore fondante per il socialismo della proprietà pubblica, sociale: poiché la Cina è attualmente nella fase primaria del socialismo, la proprietà privata e il meccanismo di mercato sono ancora in una certa misura necessari allo sviluppo delle forze produttive socialiste, ma gli effetti negativi della proprietà privata e dell’economia di mercato devono essere evitati e dovrebbero essere compiuti particolari sforzi per rafforzare la proprietà pubblica e l’economia statale in modo da garantire la realizzazione graduale della giustizia sociale (“Rafforzare la proprietà pubblica come prerequisito della giustizia sociale”, n. 3/2017).

Pan Wei, dell’Università di Pechino, sostiene con forza il ruolo della proprietà collettiva della terra nelle zone rurali della Cina quale base economica fondamentale per il consolidamento del potere politico del PCC. È l’unico mezzo che garantisce un’equa ripartizione dei terreni agricoli e residenziali, l’ultima difesa contro la privazione da parte del capitale del diritto alla sopravvivenza degli agricoltori, un legame economico e sociale tra gli abitanti del villaggio e un ponte tra le aree rurali e urbane (n. 4/2017).

Xie Xiaoqing (Università di Pechino), riferendosi all’ultima “comune popolare” di Zhoujiazhuang, difende il ruolo dell’economia agricola collettiva, basata sul principio secondo cui “nessuna famiglia deve essere lasciata povera o sofferente e nessuno deve essere lasciato indietro”. Per mezzo secolo, Zhoujiazhuang ha sempre contribuito alla prosperità comune sulla base dell’economia collettiva. L’esempio di Zhoujiazhuang indica la correttezza della scelta strategica del “secondo balzo” in agricoltura, vale a dire “adattarsi alle esigenze di un’agricoltura scientifica e di una produzione socializzata e sviluppare imprese su scala moderata a fianco dell’economia collettiva” (“La via Zhoujiazhuang: realizzare con dignità l’urbanizzazione della città natale del popolo”, n. 9/2017).

Zheng Yougui (Istituto della Cina contemporanea presso la CASS) sostiene il ruolo dominante della proprietà pubblica per promuovere la prosperità comune (“Risposta ai nuovi cambiamenti nella struttura della ricchezza con l’esperienza unica di promuovere la prosperità comune”, n. 4/2017).

Zhong Nanshan (Accademia cinese di ingegneria) invita a mantenere la natura pubblica degli ospedali come fattore chiave della riforma sanitaria: gli ospedali, insieme alle scuole, sono il servizio pubblico più importante e assolutamente necessario, che dovrebbe essere gestito principalmente dallo Stato e dal governo. Consegnarli a capitali nazionali o esteri svuoterebbe presto gli ospedali pubblici e le scuole dei migliori membri dei loro staff, con offerte di alti stipendi da parte di quelli gestiti privatamente. In questo modo, le persone affette da malattie gravi e complicate sarebbero costrette ad andare negli ospedali privati (n. 4/2017).

 

 

Il ruolo dirigente del partito comunista

 

La questione della direzione politica e del carattere del partito comunista nel processo di transizione in Cina è al centro delle riflessioni della rivista con diversi articoli.

La linea emersa dalla direzione di Xi Jinping punta con decisione al rafforzamento del ruolo dirigente del partito comunista cinese e una corretta impostazione della ricerca sulla storia del partito è parte integrante di tale linea. Wu Degang ne espone i criteri principali (“Effettuare ricerche sulla storia del partito con posizione, prospettive e metodologia marxiste: imparare dai commenti di Xi Jinping sulla storia del partito”, n. 1/2018).

Zhu Jiamu, Presidente dell’Associazione di storia nazionale della RPC, ex vice presidente della CASS, consulente di Marxist Studies in China e di World Socialism Studies, interviene in merito con diversi articoli. In “Perché è necessario mantenere e rafforzare la direzione del PCC? Sul 95° anniversario della fondazione del Partito comunista cinese” (n. 1/2016) sostiene che, poiché il PCC ha ancora molta strada da fare per compiere le sue missioni storiche, la sua leadership non dovrebbe essere indebolita, ma rafforzata. È un requisito necessario della base economica socialista, una forma per realizzare la democrazia popolare e una garanzia fondamentale della grande rinascita della nazione cinese. In un successivo articolo (“Se il Partito al governo sia rivoluzionario o meno e la natura dell’epoca presente”, n. 1/2017) egli afferma che il PCC è sia un partito al governo che un partito rivoluzionario. L’idea di dire addio alla rivoluzione e la richiesta che il PCC si trasformi da partito rivoluzionario in partito al governo sono insostenibili nella teoria e dannose nella pratica. Sulla stessa linea sono altri suoi testi quali: “Modalità della vita politica all’interno del Partito costantemente promosse da Chen Yun” (n. 6/2017).

Jiang Hui e Wang Guang insistono, sulla base dei discorsi e delle indicazioni del Segretario Generale Xi Jinping, sull’applicazione rigorosa della disciplina di Partito, che richiede regole chiare e una forte educazione all’ideale e ai principi del comunismo. I “pochi individui chiave”, la minoranza dei funzionari del Partito, sono di grande importanza per una disciplina sistematica, severa e completa (“Connotazione scientifica dell’applicazione integrale di una rigorosa disciplina di partito”, n. 2/2016).

Wang Zhigang (Kunlun policy Institute) sottolinea che la politica di “Riforma e Apertura” si basa sul rispetto dei Quattro Principi Cardinali esposti nel 1979 da Deng Xiaoping – attenerci alla via socialista; sostenere la dittatura del proletariato; sostenere la direzione del Partito comunista; sostenere il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong – che sono la garanzia politica contro la liberalizzazione borghese, la quale “si presenta spesso con una veste ragionevole e legittima in nome della Riforma e Apertura”, mentre promuove l’”occidentalizzazione” e la “polarizzazione” tra ricchezza e povertà in Cina (“Aderire alla linea di base per garantire la sicurezza nazionale. Riflessioni sullo studio della serie di importanti discorsi pronunciati dal Segretario Generale Xi Jinping”, n. 2/2017).

Gao Changwu (Document Research Center del Comitato Centrale del PCC) scrive del significato teorico e pratico dell’idea di Xi Jinping sulla “grande rivoluzione sociale”, che è un breve riassunto teorico dell’esplorazione e della pratica del PCC a partire dalla sua formazione 97 anni fa. L’auto-rivoluzione del PCC è il mezzo per portare avanti la rivoluzione sociale da parte del popolo sotto la sua guida (n. 2/2018).

È certamente interessante, anche per i “marxisti occidentali” la riflessione di Li Shenming sull’importanza decisiva della formazione dell’uomo nella vita del partito: rispetto alle istituzioni, ai sistemi e ai meccanismi, l’uomo è la chiave che alla fine determina il sistema e il meccanismo nella struttura economica e nella sovrastruttura. “Pertanto, sotto la corretta direzione del CC del PCC, con al centro il compagno Xi Jinping, dobbiamo unire la costruzione ideologica con la costruzione del sistema e intraprendere un nuovo viaggio per salvaguardare il Partito e il governo dalla degenerazione, mantenendo alta la vigilanza, con acuta intuizione e straordinaria tenacia. Se si farà così, il futuro che seguirà sarà radioso” (“Quale dovrebbe essere il fattore chiave: l’uomo o il sistema e il meccanismo? Riflessioni basate sullo studio dei discorsi del Segretario Generale Xi Jinping sulla costruzione ideologica e sulla disciplina istituzionale del Partito”, n. 3/2017).

Tang Shuangning (China Everbright Group) sottolinea il ruolo dirigente del partito – animato dallo spirito della Lunga Marcia e della guerra di lunga durata – nel governo delle imprese statali (“Aderire alla direzione del Partito e rafforzare la costruzione del Partito sono la radice e l’anima delle imprese statali cinesi”, n. 2/2017).

 

 

La segreteria di Xi Jinping e il 19° Congresso del PCC

 

Li Shenming sintetizza le ultime elaborazioni teoriche del CC del PCC, guidato dal segretario generale Xi Jinping in cinque importanti idee che costituiscono cinque cerchi concentrici diversi: sistema economico; sviluppo orientato verso i bisogni della popolazione; sistema teorico, che si riflette principalmente nel campo culturale, agendo come guida per il socialismo con caratteristiche cinesi; sistema politico; adesione alla leadership del PCC (“Sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi: l’essenza degli importanti discorsi di Xi Jinping”, n. 1/2016). Un successivo articolo dello stesso autore (“Studiare seriamente e attuare risolutamente i nuovi concetti, le nuove idee e le nuove strategie del governo cinese proposte dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e principalmente dal compagno Xi Jinping”, n. 5/2017) si muove lungo questa direttrice. In un altro articolo, pubblicato dopo il 19° Congresso, l’autore si sofferma sul ruolo che la nuova Cina – che sta passando da nazione indipendente a nazione prospera e forte – può svolgere nel mondo, col quale si rapporta con un modo cinese di instaurare fiducia. La via cinese al socialismo, come riferimento completamente nuovo, ha contribuito allo sviluppo umano con i concetti cinesi di

valore, sviluppo e relazioni esterne. Nel contesto generale dei cambiamenti strutturali nel mondo, la Cina sta costruendo una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, partecipando attivamente alla costruzione del sistema di governo globale, cercando di contribuirvi con la saggezza cinese (“Il significato globale del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, n. 1/2018). Nell’ultimo saggio (n. 2/2018) l’autore sottolinea l’importanza della tesi del XIX Congresso sulla contraddizione principale nell’attuale fase della transizione cinese: tra crescenti bisogni materiali e culturali del popolo e uno sviluppo inadeguato e sbilanciato. Per un corretto percorso lungo la via cinese al socialismo è fondamentale una corretta comprensione e analisi delle contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione, base e sovrastruttura, uomo e natura, e tra esseri umani. Lo studio dell’esperienza storica della rivoluzione cinese e della transizione al socialismo contribuisce alla corretta comprensione delle contraddizioni nella fase attuale, inquadrata dal pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.

Xi Jinping ha proposto l’idea di rafforzare il “potere cinese”, scrive Xu Guangchun (Comitato consultivo per la ricerca teorica marxista), partendo dal principio secondo cui viene prima di tutto il popolo, ogni cosa va fatta per il popolo e bisogna fare affidamento sul popolo, realizzando pienamente la creatività popolare. Il potere popolare cinese si rafforza applicando rigorosamente e completamente la disciplina di Partito, assicurando la posizione guida del marxismo, proseguendo nella sviluppo dell’economia con l’innovazione scientifica e tecnologica come sua forza trainante, in una nazione culturalmente coesa, dotata di forti apparati di difesa militare. Ciò va attuato attraverso il “governo della legge” (stato di diritto), ponendo limiti istituzionali al potere e migliorando la capacità di governare il paese (“Riunire le grandi e invincibili forze per affrontare la grande lotta con nuove caratteristiche storiche. Breve discussione sull’idea del potere cinese del CC del PCC e principalmente del compagno Xi Jinping”, n. 2/2016).

Wang Weiguang, sulla scorta dei discorsi di Xi Jinping, sottolinea l’importanza della costruzione di un sistema di filosofia e scienze sociali per lo sviluppo del socialismo cinese e propone di adeguare ai nuovi compiti che si pongono il livello di studi di tali discipline fondamentali in ambito universitario e accademico (“Ulteriore studio e realizzazione dello spirito degli importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping e promozione completa della costruzione del sistema discorsivo di filosofia e scienze sociali in Cina”, n. 1/2017). Questo discorso viene ripreso e ampliato nel successivo testo “Accelerare lo sviluppo della filosofia e delle scienze sociali con caratteristiche cinesi sotto la guida del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” (n. 1/2018).

Dopo il 19° Congresso del PCC (ottobre 2017) con il lungo rapporto letto dal segretario[7], si possono precisare ulteriormente i tratti del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era. Zhu Jiamu ne individua i seguenti caratteri distintivi: esso sottolinea che lo sviluppo dovrebbe essere centrato sul popolo e la riforma dovrebbe dare a quest’ultimo un senso di conquista, in modo da riflettere un più stretto legame con il popolo; sottolinea l’alto ideale del comunismo e della militanza rivoluzionaria; sostiene con maggiore forza la coerente posizione di principio del Partito comunista cinese, lo stile di lotta e lo spirito combattivo (“Caratteristiche distintive del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era. Note sullo studio del rapporto al 19° Congresso nazionale del PCC”, n. 8/2017). Su questo si può vedere anche Jin Minqing, dell’Istituto di Marxismo della CASS: “La grande innovazione del marxismo sinizzato nelle teorie sulla costruzione del partito”, n. 9/2017.

Wang Lisheng (Istituto di Economia, CASS) sottolinea il grande significato teorico e pratico della nuova tesi assunta dal 19° Congresso secondo cui “la contraddizione principale nella società cinese si è spostata su quella tra il bisogno crescente di una vita migliore e uno sviluppo squilibrato e insufficiente” (“Una nuova tesi sulla contraddizione principale nella fase primaria del socialismo”, n. 9/2017).

Yin Yungong (Comitato direttivo accademico di World Socialism Studies) sottolinea l’importanza senza precedenti che, a partire dal 18° Congresso e accentuata dal 19°, è stata attribuita dal partito al ruolo dell’ideologia, dei media e di Internet, e propone di migliorare ulteriormente la capacità nella comunicazione interna e internazionale nella nuova era (“Guidare la pratica dei nuovi mezzi di informazione e dell’opinione pubblica con il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, n. 9/2017).

Per realizzare lo spirito del 19° Congresso Nazionale del PCC – secondo He Bingmeng, ex segretario generale del Presidio delle Divisioni Accademiche e ricercatore presso la CASS – è necessario incentrare con fermezza il lavoro sul miglioramento della qualità della vita del popolo come indicatore chiave delle performance dell’economia cinese, della modernizzazione sociale e dello sviluppo sostenibile. Questo per soddisfare le esigenze di una nuova era e cogliere il vero significato di “modernizzazione”, “sviluppo scientifico” e “sviluppo sostenibile” (“Portare avanti lo spirito del 19° Congresso Nazionale del PCC e innalzare la qualità della vita delle persone come indicatore chiave delle performance della riforma e dello sviluppo sostenibile”, n. 2/2018).

 

La lotta ideologica contro il soft power dell’Occidente

 

In linea con le riflessioni che il WSRC fa da alcuni anni e con i forum internazionali che ha promosso (ricordiamo in particolare il VI Forum del socialismo mondiale del 2015, dedicato alle “rivoluzioni colorate”, con un nutrito apporto di attivisti politici e studiosi dell’area ex sovietica e dei paesi dell’Europa centro-orientale), la rivista dedica un certo numero di articoli alla lotta contro la penetrazione ideologica dell’Occidente, che, con l’ausilio di tutti gli strumenti a sua disposizione, da Internet alle ONG, tende ad imporre il suo discorso, la sua narrazione.

Di qui deriva la grande importanza della battaglia per il “diritto al discorso”, che – scrive Bian Qin – non si forma automaticamente: il flusso del discorso non è un semplice “scambio” di informazioni, ma il risultato di un sofisticato sistema di controllo operato dal potere nazionale e dall’egemonia (“Importanza vitale della direzione del flusso del discorso per la sopravvivenza della nazione e della civiltà”, n. 2/2016).

Li Yanhong, in un interessante saggio, studia il modo in cui gli USA hanno imposto la loro narrazione all’Unione Sovietica. Dall’inizio della Guerra Fredda essi hanno adottato strategie linguistiche differenti nei diversi periodi. La “Ricerca sull’Europa orientale e l’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica” attuato dagli anni ‘80 ad oggi è un importante strumento di strategia linguistica contro la Russia ed incarna l’intenzione strategica degli Stati Uniti di raggiungere i propri obiettivi politici attraverso lo strumento del linguaggio. Infatti, l’ascesa degli Stati Uniti come potenza globale non è solo dovuta ai suoi punti di forza economici e militari, ma anche alla sua profonda conoscenza della situazione interna di altri Paesi. La strategia linguistica degli Stati Uniti mostra anche che le competenze linguistiche nazionali sono sia hard power che soft power, e la piena integrazione delle competenze linguistiche e delle conoscenze regionali è la chiave per la formazione del personale nelle lingue straniere e negli affari regionali (n. 2/2016).

Tang Qing (Chongqing Normal University) e Feng Yanli (Istituto marxista, CASS) analizzano le tre principali misure adottate dagli USA per controllare la crescita del soft power cinese: 1) isolando la Cina attraverso la diplomazia dei valori; 2) rafforzando il potere di formazione istituzionale degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico attraverso meccanismi multilaterali come gli accordi commerciali per indebolire l’influenza regionale della Cina; 3) lanciando attacchi culturali attraverso organizzazioni non governative e programmi di scambio culturale con avanzate tecnologie di rete («Tre “armi leggere” degli Stati Uniti per contenere la Cina», n. 2/2016).

Da alcuni anni i marxisti cinesi studiano il ruolo di Internet, ponendo particolare attenzione ai poteri che lo controllano effettivamente. Tale discorso ha attraversato alcuni dei forum mondiali del socialismo a Pechino, nonché il forum europeo tenutosi a Roma nel 2016[8].

Zhang Jie (CITIC Reform and Development Research Institute) osserva (n. 4/2017) che il governo USA, pur avendo formalmente consegnato l’amministrazione di Internet all’ICANN (istituito nel 1998 e divenuto ente di gestione internazionale dal 2 ottobre 2016), rimane di fatto l’effettivo controllore della rete: non ha rinunciato al diritto di amministrare Internet, ma ha piuttosto rafforzato tale diritto del capitale americano, per cui la RPC non deve abbassare la guardia. Bisogna anzi, come scrive Mou Chengjin (China Mobile Communications International Strategic Research Center), accelerare la costruzione del sistema di sicurezza della rete indipendente e controllabile della Cina, poiché “senza sicurezza della rete, non c’è sicurezza nazionale”. Il principio guida per garantire la sicurezza del cyberspazio cinese è: reti a direzione statale, pianificate sistematicamente, indipendenti, controllabili e in via di rapido sviluppo (n. 4/2017).

Di notevole interesse si presenta la critica all’universalismo astratto, ai “valori universali” dell’Occidente. Il presidente della CASS Wang Weiguang, sulla scia della critica di Marx e Lenin, denuncia il falso universalismo dell’Occidente, che intende proporre come universale ciò che è invece il prodotto e l’elaborazione sviluppatisi nel corso di una lunga storia della cultura euro-occidentale. Sotto la bandiera dei valori universali si nascondono il colonialismo e l’imperialismo eurocentrici. E qui l’Occidente intende imporre il monopolio del discorso politico («La natura antiscientifica, ipocrita e ingannevole dei “valori universali”», n. 5/2017). L’universalismo concreto che i marxisti cinesi propongono passa attraverso l’assunzione della cultura occidentale (non la sua eliminazione, o cancellazione, come vuole l’estremismo etnocentrico di culture agli antipodi con il marxismo) e il suo superamento (l’Aufhebung hegeliana) in una nuova più vasta cultura: si vedano i discorsi di Xi Jinping sulla comunità di destino. Anche la sinizzazione del marxismo, lungi dall’essere l’affermazione di un particolarismo, è il momento di passaggio verso l’universalismo concreto (del concrescere delle diverse culture che la storia mondiale ha prodotto e alimentato).

Xue Xinguo (Tianjin Normal University) puntualizza la differenza strategica tra i valori socialdemocratici, che egli iscrive sostanzialmente nella categoria dei valori capitalisti e i valori fondamentali del socialismo con caratteristiche cinesi, radicato nel socialismo scientifico e distanti dall’idea astratta di “natura umana” e dal “socialismo etico” (“Una comparazione tra i fondamentali valori socialisti e i principi di base della socialdemocrazia”, n. 7/2017).

Zhang Shuhua pone il compito strategico di infrangere il monopolio del discorso politico occidentale, disincantare il popolo dal mito della democrazia occidentale, per superarla (aufheben) in una democrazia reale più avanzata (“Valori politici come la democrazia sono di cruciale importanza nella lotta mondiale per il diritto al discorso. Come sostituire la democrazia occidentale e rafforzare la nostra voce a livello globale”, n. 7/2017).

L’esportazione dell’ideologia e dei valori dell’Occidente (cfr. Xiao Li, n. 2/2016) si articola anche attraverso istituzioni che si presentano come neutre e super partes, quali il Premio Nobel per la Pace, che è invece uno strumento politico dell’Occidente (Wang Xiaoshi, n. 2/2017). Ma in generale è tutto il sistema del Premio Nobel che si è involuto, divenendo – scrive Qi Guifeng – in un importante strumento dell’egemonia statunitense per monopolizzare gli orientamenti, la costruzione di regole e il giudizio finale in merito ai premi per la ricerca scientifica mondiale. Ha giocato un ruolo importante come soft power ideologico nel migliorare l’immagine dell’egemonia americana, reclutare i talenti di tutto il mondo, appropriarsi della ricchezza di altri Paesi, abbattere l’Unione Sovietica e soffocare la Cina e i Paesi del Terzo Mondo. Occorre perciò comprendere scientificamente il Premio Nobel e i discorsi ad esso correlati e costruire un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica adeguato al processo storico di rinascita della nazione cinese (n. 2/2016).

Dalla linea editoriale della rivista emerge una crescente consapevolezza dell’importanza strategica della battaglia culturale e ideologica, e della necessità di preparare e attrezzare adeguatamente tutte le istituzioni culturali, e tra queste l’università e la ricerca accademica. Per questo è opportuno individuare correttamente i problemi esistenti, le tendenze errate e intervenire per correggerle. Zhang Hongi denuncia le tendenze spiccatamente errate della ricerca degli studiosi cinesi sulla storia del mondo moderno: in termini di ricerca accademica, il ruolo guida fondamentale del marxismo è stato minato e negato, mentre i “valori universali” borghesi sono difesi e si nasconde la natura dell’invasione coloniale dell’Occidente. In termini politici, vengono respinte la direzione del partito e la dittatura democratica del popolo, si rifiuta il ruolo guida delle imprese statali e si nega il controllo macroeconomico dello Stato. Inoltre, nella ricerca sulla storia europea e americana vi è scarsa attenzione alla ricerca sulla storia russo-sovietica. (“È necessario porre un forte accento sui problemi ideologici nella ricerca accademica”, n. 2/2018).

Il rafforzamento e lo sviluppo della filosofia e delle scienze sociali, come raccomandato dal XIX Congresso, è anche il tema dell’articolo di Liu Dezhong, Wu Bo e Zhong Hui, che propongono di basarsi sulla guida del marxismo e sul pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era (n. 2/2018).

Hou Huiqin (Centro studi sul socialismo mondiale, CASS), in occasione del 170° anniversario della pubblicazione del Manifesto del Partito comunista, sottolinea che una vera e propria rivoluzione sociale è necessariamente una rivoluzione ideologica. Oggi dobbiamo leggere questo lavoro classico in termini di rivoluzione della visione del mondo (Weltanschauung), «attenerci a una visione del mondo basata sul materialismo dialettico e sul materialismo storico, criticare risolutamente le varie tendenze a mettere da parte la concezione materialistica, a “de-ideologizzare” il discorso, a ridurre il “popolo” a individui; e dobbiamo portare avanti il grande corso del socialismo con caratteristiche cinesi. Al centro dell’attuale lotta intorno alla concezione del mondo vi è l’attacco al materialismo dialettico. Attenersi alla teoria della storia centrata sul popolo o alla teoria della storia centrata sull’individuo è la pietra di paragone per un autentico materialismo storico. Per intraprendere la grande lotta dobbiamo concentrarci sulla lotta tra due diverse concezioni del mondo (n. 2/2018).

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Come accade normalmente rispetto ad ogni rivista di studio e dibattito, gli articoli presenti in World Socialism Studies possono essere pienamente condivisibili o esserlo solo in parte – una rivista è fatta per alimentare riflessioni e discussioni aperte sulle tematiche proposte –, ma una cosa possiamo osservare e una lezione dovremmo apprendere: i marxisti cinesi sono abituati a pensare strategicamente, non solo per la contingenza immediata, non solo per risposte reattive ad un’agenda politico-culturale dettata da altri. E dotarsi di un pensiero strategico – che da molti anni manca ai comunisti e al movimento operaio in Italia e in Occidente – è un compito ineludibile, se si vuole invertire la rotta rovinosa lungo la quale, nell’ultimo decennio in particolare, il movimento operaio e i comunisti si sono incamminati in Italia.

Riteniamo di fare cosa utile presentare qui in appendice tutti gli abstract in inglese e in italiano dei principali articoli pubblicati nei 13 numeri della rivista sinora usciti, augurandoci di poterci attrezzare per tradurre in italiano alcuni saggi presenti solo in lingua cinese che rivestono un particolare interesse per noi in Italia.

10 aprile 2018

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[1] Cfr. Li Shenming, “Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura”, in MarxVentuno n.1/2015, pp. 49-54; consultabile anche in https://www.marx21books.com/wp-content/uploads/2018/03/Valutare-correttamente-i-due-periodi-storici-di-Li-Shenming.pdf.; ID., Rivoluzioni colorate ed egemonia culturale”, MarxVentuno n. 1-2/2016.

[2] Si veda anche il recente Ottobre 17. Ieri e domani, ISBN 978-88-909-183-4-6.

[3] Si veda anche dello stesso autore l’intervista rilasciata a Marxist Studies in China, 2016 (pp. 264-282) “The 21st Century will see revitalization of socialism”.

[4] Si veda in proposito Fan Jianxin, “10 Ideological Topics in 2014”, in Marxism Studies in China (2015), pp. 85-115, in particolare, il paragrafo 10: “New Characteristics of the Trend of Historical Nihilism”. Ampie parti sono pubblicate in Marx in Cina (ed. MarxVentuno, 2015), pp. 71-93.

[5] Cfr. Shan Chao, Jia Jia, “Report sulla Conferenza sino-russa in occasione del 100° anniversario del testo di Lenin Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, in World Socialism Studies n. 1/2017.

[6] Cfr. Li Shenming, “Valutare correttamente i due periodi storici prima e dopo la riforma e apertura”, op. cit.

[7] Una traduzione italiana degli atti del 19° congresso è in corso di pubblicazione presso le Edizioni MarxVentuno.

[8] Cfr. le relazioni al convegno La “Via Cinese” e il contesto internazionale (Roma, 15 ottobre 2016) di Tana, Istituto degli Studi sulle Informazioni presso la CASS: La sovranità di rete e la nuova configurazione della governance internazionale; Yang Jinwei, direttore dell’ufficio di studi sulle politiche, CASS dello Shandong: Comunità di destino comune del Cyberspazio e governance internazionale di internet; Liang Junlan, direttrice dell’Istituto di Studi sulle Informazioni, CASS: Il percorso internazionale di difesa della sovranità di rete.

Copertina del secondo numero di World Socialism Studies

Studi sul socialismo mondiale n.2 del 2016

世界社会主义研究

 

WORLD SOCIALISM STUDIES

N. 2 del 2016

Copertina del secondo numero di World Socialism Studies
Secondo numero della rivista World Socialism Studies

 SOMMARIO E ABSTRACTS

 

Speciale

 

Discussione sullo studio della filosofia basata su cinque saggi di Mao Zedong

di Chen Yuan 陈元, National CPPCC

 

Il pensiero di Mao Zedong è la guida scientifica con cui la Cina ha conseguito la vittoria della nuova rivoluzione democratica. È anche la guida scientifica della rivoluzione e della costruzione socialista in Cina. Insieme alla teoria di Deng Xiaoping, l’importante dottrina delle “tre rappresentanze”, la prospettiva scientifica sullo sviluppo e la serie di importanti discorsi del Segretario Generale Xi Jinping, il pensiero di Mao Zedong è la guida scientifica per la costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi. Cinque saggi di Mao Zedong, quali “Problemi di strategia nella guerra rivoluzionaria cinese”, “Sulla pratica”, “Sulla contraddizione”, “Sulla guerra di lunga durata” e “Sui problemi di guerra e strategia”, sono una parte importante dei pensieri filosofici di Mao Zedong, e le sue ricche osservazioni sulla dialettica materialista meritano sempre studio e applicazione pratica. La prima fonte dell’economia politica e della filosofia marxista sinizzata è il pensiero di Mao Zedong. Esso può e deve servire da valido riferimento sia per l’economia e la filosofia occidentali che per l’antica economia e filosofia cinesi, anche se non dovrebbe mai essere copiato e ripetuto meccanicamente.

 

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Connotazione scientifica dell’applicazione integrale di una rigorosa disciplina di partito

di Jiang Hui , Party Committee, Institute of Information and Intelligence, CASS

di Wang Guang 王广, Chinese Society of Social Sciences

 

Dal 18° Congresso Nazionale del PCC alla sesta sessione plenaria del 18° Comitato Centrale del PCC, il Segretario Generale Xi Jinping ha tenuto una serie di importanti discorsi sull’applicazione rigorosa della disciplina di Partito in modo completo e ha presentato una serie di nuove idee, nuovi giudizi e nuovi requisiti alla luce delle nuove condizioni. Nello specifico, la disciplina di partito ha una delle “quattro strategie complessive” come sua tattica, il legame con le masse popolari come suo scopo e la posizione invincibile del Partito come suo obiettivo. Tale disciplina è di fatto responsabilità del Partito, come recita il vecchio detto cinese: “serve un fabbro forte per forgiare il ferro”. Essa implica per la disciplina istituzionalizzata del Partito delle regole chiare e una costruzione ideologica incentrata su una forte educazione all’ideale e ai principi. I “pochi individui chiave”, la minoranza dei funzionari del Partito, sono di grande importanza per una disciplina sistematica, severa e completa. Questa serie di idee presentate da Xi Jinping hanno proficue connotazioni teoriche e scientifiche e costituiscono una componente importante nelle ultime conquiste teoriche del marxismo sinizzato. Esse hanno fornito una garanzia politica fondamentale per sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi e per la realizzazione del sogno cinese, ad esempio attraverso il grande ringiovanimento della nazione cinese.

 

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Come intendere il socialismo con caratteristiche cinesi

di Zhou Xincheng 周新城, World Socialist Research Center, CASS; Renmin University of China

 

Dall’inizio della Riforma e Apertura, sono emerse molteplici concezioni del socialismo con caratteristiche cinesi sia in patria che all’estero. In effetti, il socialismo con caratteristiche cinesi è innanzitutto e soprattutto socialismo: i principi di base del socialismo scientifico non possono essere messi da parte, se si intende rimanere socialisti. Basato sul socialismo scientifico, il socialismo con caratteristiche cinesi aderisce ai principi di base di questo, mentre assume caratteristiche distintive cinesi in accordo con le specifiche condizioni cinesi e le caratteristiche dei tempi: il socialismo con caratteristiche cinesi non può essere visto come una “forma indipendente di socialismo” o come un “socialismo completamente nuovo”, né essere incluso nella sfera del capitalismo.

 

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Il 7° Forum del Socialismo Mondiale

 

Riunire le grandi e invincibili forze per affrontare la grande lotta con nuove caratteristiche storiche. Breve discussione sull’idea sul potere cinese del Comitato Centrale del Partito e principalmente del compagno Xi Jinping

di Xu Guangchun 徐光春, Central Marxist Theoretical Research and Construction Engineering Advisory Committee

 

Il Segretario Generale Xi Jinping ha proposto l’idea di rafforzare il “potere cinese”. A tal fine, dobbiamo attenerci ai principi secondo cui viene prima di tutto il popolo, ogni cosa va fatta per il popolo e bisogna fare affidamento sul popolo, realizzando pienamente la creatività popolare; dobbiamo applicare la rigorosa disciplina di Partito in modo completo, mantenere il carattere progressista del Partito e rafforzarne continuamente la direzione; dobbiamo continuare a promuovere la sinizzazione del marxismo, consolidare la sua posizione di guida e assicurare la sua capacità di guida; dobbiamo persistere nel sostegno e nell’approfondimento della riforma a tutto tondo e rafforzare lo sviluppo economico attraverso la costruzione economica come nostro compito centrale e l’innovazione scientifica e tecnologica come sua forza trainante; dobbiamo aderire alla direzione di una cultura avanzata, aumentare la nostra consapevolezza culturale, accelerare la riforma e lo sviluppo, costruire una nazione culturalmente forte e aumentare la coesione culturale socialista; dobbiamo rimanere fedeli all’obiettivo di costruire un forte esercito, realizzare la costruzione politica dell’esercito sotto la guida delle strategie politiche militari, prepararci ulteriormente per la lotta militare e attuare la strategia di rafforzare le forze armate attraverso la riforma, in modo da migliorare l’efficacia complessiva di combattimento dell’esercito; dobbiamo aderire allo stato di diritto, porre dei limiti istituzionali al potere e migliorare la capacità di governance nazionale per gettare solide fondamenta per il potere cinese con un effettivo stato di diritto.

 

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Il piano cinese: un nuovo atteggiamento nei confronti della governance globale e dello sviluppo economico

di Aleksander Lomanov, Far Eastern Institute of Russian Academy of Sciences

 

La visione della cooperazione da parte della Cina sta attraversando un processo di modernizzazione; mentre si concentra sulla creazione di una serie di strumenti per influenzare e partecipare al processo globale, la Cina è passata dalla critica e rifiuto dei concetti chiave provenienti dall’estero alla (ri)comprensione creativa di questi e alla loro assimilazione. Sebbene Xi Jinping sottolinei che il desiderio di includere appelli equi e ragionevoli nelle regole della governante globale è inseparabile dall’idea di assorbire tutte le straordinarie conquiste della civiltà umana, ciò non significa che la Cina debba accettare acriticamente i valori e i concetti politici occidentali, ma essa dovrebbe piuttosto esplorare attivamente la consonanza tra i tempi presenti, il modo positivo di vivere e la filosofia predominante nella cultura cinese. La Cina dovrebbe soprattutto continuare ad arricchire le proprie proposte quali “la comunità di destino umano”: una tale posizione della Cina, come revisione delle attuali norme internazionali, aggiungerà nuovi contenuti a un sistema di valori che è più ampio della civiltà occidentale.

 

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Comprendere l’attuale imperialismo finanziario e rispondere correttamente ad esso

di Zhao Keming 赵可铭

 

Il capitalismo è entrato nella fase dell’imperialismo finanziario. La finanziarizzazione e la globalizzazione del capitale finanziario, quali caratteristiche preminenti dell’imperialismo finanziario, non hanno cambiato la sua natura di sfruttamento internazionale, ma hanno portato a un maggiore uso dei mezzi finanziari. Dall’inizio del XXI secolo, l’imperialismo finanziario ha dimostrato cinque tendenze sempre più chiare: forma avanzata di organizzazione, squadre d’élite di talenti, rete di piattaforme tecnologiche, operazioni standardizzate e misure diversificate di canalizzazione. Per rispondere attivamente all’imperialismo finanziario, la Cina dovrebbe trasformare il suo modello orientato all’esportazione, liberarsi dalla dipendenza dal dollaro USA e migliorare costantemente il suo controllo sulla sovranità finanziaria; dovrebbe promuovere costantemente l’internazionalizzazione del renminbi e partecipare attivamente alla riforma del sistema monetario internazionale; dovrebbe migliorare ulteriormente la sua capacità di intervento finanziario, prevenire la sovversione finanziaria e difendere la propria sicurezza finanziaria.

 

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La guerra imperialista minaccia la Russia, la Cina e il mondo

di Novjot Brar

 

A seguito della grave crisi economica, il capitalismo globale sta intensificando la minaccia di guerra. La Russia e la Cina hanno fatto del loro meglio per evitare conflitti diretti con l’Occidente, ma sono nondimeno i principali bersagli della guerra promossa dalle potenze imperialiste. I media, il mondo accademico e i politici statunitensi e britannici hanno adottato una propaganda di “demonizzazione” contro la Russia e la Cina e cercano tutte le possibili “contraddizioni”, cioè le contraddizioni interne di Russia e Cina e quelle con i Paesi vicini, come pretesti per l’intervento. La Russia e la Cina devono unirsi e lavorare insieme a tutti i Paesi non imperialisti e alla classe operaia all’interno dei Paesi imperialisti per prevenire efficacemente la guerra imperialista.

 

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Studi sul Premio Nobel

 

Comprendere scientificamente il Premio Nobel e la battaglia per il diritto al discorso da una prospettiva di rinascita nazionale: anche sull’ urgente bisogno di costruire in Cina un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica che corrisponda alla rinascita nazionale

di Qi Guifeng 戚桂, Party School of Shandong Provincial Party Committee

 

Come sistema di incentivi per la ricerca scientifica nell’era del capitalismo, il Premio Nobel ha dato un grande contributo allo sviluppo della scienza e della tecnologia nel mondo. Ma con il declino del capitalismo, esso si è gradualmente evoluto in un importante strumento dell’egemonia statunitense per monopolizzare gli orientamenti, la costruzione di regole e il giudizio finale in merito ai premi per la ricerca scientifica mondiale. Ha giocato un ruolo importante come soft power ideologico nel migliorare l’immagine dell’egemonia americana, reclutare i talenti di tutto il mondo e i loro servizi, appropriarsi della ricchezza di altri Paesi, abbattere l’Unione Sovietica e soffocare la Cina e i Paesi del Terzo Mondo. Con l’accelerazione del processo storico della grande rinascita della nazione cinese è di grande urgenza comprendere scientificamente il Premio Nobel e i discorsi ad esso correlati da una prospettiva di rinascita nazionale, e costruire un sistema indipendente di incentivi per la ricerca scientifica adatto ad essa.

 

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I sentimenti socialisti del popolo sovietico: una recensione del libro “Tempo di seconda mano: la vita in Russia dopo il crollo del comunismo”

di Xiang Guolan

 

Durante la costituzione e lo sviluppo dell’Unione Sovietica, i sovietici avevano mostrato grandi sentimenti socialisti; mentre, dopo il crollo, la popolazione viveva in difficoltà e soffriva di vuoto, smarrimento e confusione. I quattro tipi di spirito nei sentimenti socialisti del popolo sovietico incarnano il carattere dei comunisti armati di marxismo, e sono anche la ricchezza spirituale più preziosa di tutto il movimento comunista internazionale. Come fare in modo che i comunisti mantengano i loro obiettivi iniziali e la loro convinzione è una questione teorica, oltre che pratica, su cui il Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) ha lasciato lezioni. Il vuoto, lo smarrimento e la confusione sono conseguenze dirette della cosiddetta “riforma” di Gorbačev. Ha fatto tre passi nella “riforma” che fecero perdere completamente al PCUS la sua egemonia nel settore dei media e la sua posizione dominante nell’opinione pubblica. Di conseguenza, il sistema ideologico sovietico crollò nel caos. Questo ci ricorda che un partito marxista al governo non dovrebbe mai rinunciare alla sua egemonia ideologica durante l’intero periodo di transizione.

 

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L’immagine del popolo in “Tempo di seconda mano”

di Ma Jianhui 马建辉, Red Flag Manuscript Magazine

 

Nel suo nuovo libro “Tempo di seconda mano”, la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, attraverso interviste e trascrizioni, riporta sinceramente le preoccupazioni della gente comune in Russia e descrive la loro vita e il loro stato mentale durante il ventennio successivo al crollo dell’Unione Sovietica, dal 1991 al 2012. Queste storie sono un’autentica riproduzione della disillusione, dell’ansia, della falsa libertà e dello sbiadirsi della memoria nel processo di dolorosa trasformazione sociale durante l’era postsovietica. Nel suo libro, l’autrice mostra una profonda responsabilità e rispetto per il propriopaese e il proprio popolo, e anche nella catastrofe emerge lo spirito elevato del popolo, ed emerge dalla depressione della gente comune una coscienza ostinata e lo spirito nazionale.

 

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Studi sui movimenti socialisti mondiali

 

Il ruolo storico di Michail Gorbačëv

di Vladislav Schweide, Russia

di Ma Weixian 马维先, Eastern Europe, Central Asia Institute

 

Il crollo dell’ Unione Sovietica, le attività poco conosciute all’interno del Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica rivelate dall’ex presidente del KGB e i colloqui con la stampa occidentale dello stesso Gorbačëv dimostrano ampiamente che il rifiuto di adempiere ai doveri e alle responsabilità presidenziali come previsto dalla Costituzione e la “consegna” dell’Unione Sovietica attraverso accordi politici con le potenze occidentali non furono una prova di stupidità da parte di Gorbačëv, ma un vero e proprio crimine. Gorbačëv dovrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari e sanzioni legali.

 

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La direzione del Partito come fattore decisivo per garantire la democrazia in Vietnam

di Njuyen Wenqin, Guangxi Armed Police Corps

 

Poiché la democrazia proletaria è inseparabile dalla lotta per l’istituzione del sistema socialista, essa potrà essere realizzata solo quando il proletariato otterrà la funzione direttiva di tutta la società attraverso la sua avanguardia, il partito comunista. Solo quando il proletariato e il suo partito d’avanguardia fanno affidamento sulle masse dei lavoratori è possibile attuare la dittatura del proletariato, attraverso la quale possono essere garantiti la democrazia e gli interessi fondamentali delle masse lavoratrici ed evitati il potenziale pericolo del ripristino dello sfruttamento e dell’oppressione.

 

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Studi sul diritto al discorso

 

Importanza vitale della direzione del flusso del discorso per la sopravvivenza della nazione e della civiltà

di Bian Qin

 

Il diritto al discorso non si forma automaticamente e il flusso del discorso non è un semplice “scambio” di informazioni, ma il risultato di un sofisticato sistema di controllo operato dal potere nazionale e dall’egemonia. Per controllare il flusso del discorso, la prima cosa da fare è occupare le vette della civiltà, la cui chiave sta nella fiducia verso la civiltà. Nei tempi moderni, i colonizzatori occidentali non solo distrussero la nostra fiducia nella nostra civiltà con le armi moderne, ma si collocarono anche in una posizione di superiorità, mentre denigravano e annientavano gli altri. Il mondo occidentale ha una rete circoscritta per controllare la “piattaforma del discorso”, in cui tutto, dalla cultura allo sport, viene monitorato e nulla viene trascurato: anche agli alleati della società occidentale, come il Giappone, esso non concederebbe una tale piattaforma capace di determinare i giudizi di valore sovrastrutturali. Poiché il flusso del discorso è di vitale importanza per la nazione e la civiltà, esso richiede, al pari della guerra, un’attenta pianificazione, con conoscenza sia del nemico che di noi stessi.

 

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Strategia linguistica degli Stati Uniti contro l’ex Unione Sovietica e la Russia: un caso di studio sulla “Ricerca sull’Europa dell’Est e sull’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica”

di Li Yanhong 艳红

 

Come fattore importante per quanto riguarda gli interessi e la sicurezza nazionali, la strategia linguistica nazionale è una pianificazione macrolinguistica complessiva, sistematica e a lungo termine, basata sui bisogni della lingua nazionale per migliorare le competenze linguistiche nazionali. Dall’inizio della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno adottato strategie linguistiche differenti in diversi periodi nei confronti dell’ex Unione Sovietica e della Russia. La “Ricerca sull’Europa orientale e l’ex Unione Sovietica e il programma di formazione linguistica” attuato dagli anni ‘80 ad oggi è un importante strumento di strategia linguistica contro la Russia, ed incarna l’intenzione strategica degli Stati Uniti di raggiungere i propri obiettivi politici attraverso lo strumento del linguaggio. Infatti, l’ascesa degli Stati Uniti come potenza globale non è solo dovuta ai suoi punti di forza economici e militari, ma è debitrice anche della sua profonda conoscenza della situazione interna di altri Paesi. La strategia linguistica degli Stati Uniti mostra anche che le competenze linguistiche nazionali sono sia hard power che soft power, e la piena integrazione delle competenze linguistiche e delle conoscenze regionali è la chiave per la formazione del personale nelle lingue straniere e negli affari regionali.

 

Alcune opinioni sulla questione del “populismo”: interpretazioni in tre diversi contesti

di Wang Tingyou 汪亭友, Marxist School of Renmin University of China

 

Negli ultimi anni, la parola “populismo” è diventata di moda, ed è usata per descrivere vari fenomeni o problemi sociali in Occidente e in Cina. Essendo una parola esotica, “populismo” ha connotazioni diverse nei contesti cinese ed occidentale, ed è stata usata anche dai marxisti. Oggi, un numero crescente di riviste accademiche, media, studiosi e persino funzionari governativi usano questo concetto per comprendere e analizzare i problemi nella Cina contemporanea. In tale contesto, specialmente con le lotte ideologiche acute e complesse che hanno luogo all’interno della Cina, è assolutamente necessario chiarire il significato di “populismo” nei diversi sistemi discorsivi, e in particolare la sua connotazione e l’intenzione con cui gli studiosi cinesi la adoperano. Tale chiarimento ci aiuterà a comprendere chiaramente la connotazione e l’essenza del “populismo” e a riconoscere il pericolo insito nel copiare il concetto occidentale di “populismo” da parte degli studiosi cinesi.

 

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Monitoraggio degli studi sull’ideologia

 

Discorsi di politici e strateghi americani sull’esportazione dell’ideologia e dei valori

di Xiao Li 肖黎

 

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Tre “Soft Weapons” degli Stati Uniti per contenere la Cina

di Tang Qing , Chongqing Normal University

di Feng Yanli 冯颜利, Institute of Marxism, Chinese Academy of Social Sciences

 

Ci sono tre misure principali per gli Stati Uniti per controllare la crescita del soft power della Cina; in primo luogo, isolando la Cina attraverso la diplomazia dei valori; in secondo luogo, rafforzando il potere di formazione istituzionale degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico attraverso meccanismi multilaterali come gli accordi commerciali per indebolire l’influenza regionale della Cina; in terzo luogo, lanciando attacchi culturali attraverso organizzazioni non governative e programmi di scambio culturale con avanzate tecnologie di rete. Un’analisi approfondita di tali strategie statunitensi aiuta la Cina a rispondere meglio alle sfide in diversi ambiti. Questo articolo analizza i principali approcci per controllare la crescita del soft power cinese che gli Stati Uniti adottano nei tre settori della cultura, della diplomazia e dei meccanismi regionali.

 

Fallacia ed essenza del “paradigma antistaliniano” nel mondo accademico occidentale: smascherate di nuovo da Grover Furr le menzogne del libro “Bloodlands”

di Li Rui 李锐, Institute of World History

di Liu Fan 刘凡, Chinese Academy of Social Sciences;

 

Nel suo libro Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin”, Timothy Snyder, uno studioso americano, distorce la storia dell’ex Unione Sovietica e descrive la “grande carestia” in Ucraina come un genocidio. Il libro è pieno di menzogne nella sua esposizione del “regno del terrore”, il rapporto tra Polonia ed ex Unione Sovietica, l’antisemitismo, ecc. Negli studi accademici, la storia dell’Unione Sovietica nell’epoca di Stalin è stata costruita su una base più o meno menzognera creata in tre periodi: il periodo di Chruščёv, il periodo di Gorbačëv e il periodo post-sovietico, e tutte queste menzogne sono state accettate acriticamente. Un tale modo di fabbricare la storia sovietica nell’era di Stalin può essere definito un “paradigma antistalinista”. Finché gli studiosi continuano a lavorare per l’ideologia anticomunista, e la verità continua ad essere ignorata, sepolta, nascosta o disprezzata in altri modi, la demonizzazione di Stalin, di altri dirigenti sovietici del suo periodo e del movimento comunista in generale non si arresteranno, e tale paradigma continuerà a ricoprire un ruolo nella propaganda anticomunista, con il sostegno dei cosiddetti “esperti” di tutto il mondo.

 

 

In memoria di Fidel Castro

 

Fidel Castro sul comunismo e sul socialismo

di Xu Shicheng 徐世澄, World Socialism Studies Academic Steering Committee

 

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Copertina del primo numero di World Socialism Studies

Studi sul Socialismo Mondiale n.1 del 2016

Copertina del primo numero di World Socialism Studies

世界社会主义研究


WORLD SOCIALISM STUDIES


Studi sul socialismo mondiale


N. 1, 2016

PRINCIPALI CONTENUTI E ABSTRACT

Lineamenti

Accelerare lo sviluppo delle teorie storiografiche marxiste con caratteristiche cinesi e la costruzione di un sistema di innovazione disciplinare di storiografia orientato dal materialismo storico p. 4

di Wang Weiguang 王伟光, Presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, segretario di partito, direttore onorario di “World Socialism Studies”

Negli ultimi anni, il materialismo storico è stato gravemente sfidato dal nichilismo storico. Sviluppare la ricerca storiografica cinese sotto la guida del materialismo storico e criticare e rifiutare il nichilismo storico sono i problemi più importanti che devono essere risolti nello sviluppo della storiografia in Cina. A tal fine, dobbiamo aderire alla posizione fondamentale, ai punti di vista e agli approcci del materialismo storico. Poiché la storiografia possiede una proprietà ideologica distintiva, dobbiamo capire che il materialismo storico è un’arma acuminata per la ricerca storiografica cinese e dobbiamo portare avanti l’eccellente tradizione del marxismo, aderendo alla guida del materialismo storico nella nostra ricerca. La costruzione di una storiografia con caratteristiche cinesi sotto la guida del marxismo richiede un forte senso di responsabilità sociale, l’uso flessibile della concezione del mondo e della metodologia marxista, nonché gli sforzi per impegnarsi nella ricerca storiografica per il popolo; richiede sforzi per soddisfare i requisiti dei tempi e per promuovere la costruzione delle nostre teorie storiografiche marxiste e l’innovazione del suo sistema di discorso; ha bisogno della valorizzazione della popolarizzazione delle teorie storiografiche marxiste e dei risultati della nostra ricerca storiografica per combattere il nichilismo storico.

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Sostenere e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi: l’essenza degli importanti discorsi di Xi Jinping p. 12

di Li Shenming 李慎明, Direttore di Studi sul Socialismo Mondiale; Vice Presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali

Per quanto riguarda gli ultimi sviluppi nella teoria e nella ideologia, il Comitato Centrale del PCC con Xi Jinping come segretario generale ha presentato cinque importanti idee che costituiscono cinque cerchi concentrici diversi. Il sostegno e lo sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi sono al centro di importanti discorsi di Xi Jinping, di pensieri importanti, delle nuove idee sulla governance statale, della pianificazione strategica “a quattro denti” (1) e delle cinque nozioni di sviluppo (2). In altre parole, è il centro comune di cinque cerchi diversi, sia per livello che per grandezza. La via socialista con caratteristiche cinesi si manifesta principalmente nel campo economico, costituendo il fondamento economico del socialismo con caratteristiche cinesi. Il sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi si riflette principalmente nel campo culturale, agendo come guida per il socialismo con caratteristiche cinesi. Il sistema socialista con caratteristiche cinesi, incarnato nella politica socialista con caratteristiche cinesi, costituisce una garanzia importante per il socialismo con caratteristiche cinesi. Sostenere l’idea di uno sviluppo orientato verso i bisogni della popolazione è l’essenza e l’anima del socialismo con caratteristiche cinesi. E aderire alla leadership del PCC è la scelta fondamentale del socialismo con caratteristiche cinesi.

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Il terzo movimento frontale: una grande decisione strategica p. 24

di Zhang Quanjing 张全景, consulente di World Socialism Studies

Il Movimento del Terzo Fronte – strategia economica adottata per la preparazione militare da parte del Presidente Mao e del Comitato Centrale del Partito nel 1964 – ha svolto un ruolo piuttosto importante nella storia cinese, in quanto ha cambiato la situazione dello sviluppo economico cinese, ha creato una serie di nuove città industriali della Cina occidentale, ha rafforzato la preparazione militare e le forze di difesa nazionali e ha favorito lo spirito di duro lavoro e perseveranza nel primo periodo di sviluppo. In un certo senso, il Movimento del Terzo Fronte ha anche fornito garanzie di sicurezza e condizioni materiali per la successiva riforma e apertura nel 1978. La storia ha confermato che la definizione da parte del presidente Mao di tre fronti nell’intento di integrare la difesa nazionale con lo sviluppo economico interregionale fu una grande decisione strategica. Il movimento del Terzo Fronte ha anche importanza per lo sviluppo socialista in corso nella Cina contemporanea.

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Perché è necessario mantenere e rafforzare la leadership del PCC? Sul 95° anniversario della fondazione del Partito comunista cinese p. 29

di Zhu Jiamu 朱佳木, Presidente dell’Associazione di storia nazionale della RPC, ex vice presidente della CASS ed ex direttore, ricercatore e consulente dell’Istituto della Cina contemporanea. Consulente di World Socialism Studies.

Poiché il Partito Comunista Cinese ha ancora molta strada da fare per compiere le sue missioni storiche, non diminuirà, ma si svilupperà e crescerà, e la sua leadership non dovrebbe essere indebolita, ma rafforzata. Il sostegno e il rafforzamento della leadership del PCC è una scelta storica del popolo cinese, una disposizione esplicita della legge cinese, un requisito necessario della base economica socialista, una forma per realizzare la democrazia popolare e una garanzia fondamentale del grande ringiovanimento della nazione cinese. Al fine di frenare l’avanzata del popolo cinese, le forze ostili nazionali e internazionali portano sempre il loro attacco alla leadership del PCC, sostenendo “teorie” quali “la fine del PCC” e “il collasso della Cina”. Tuttavia, come ha dimostrato la storia, il Partito comunista cinese non è stato abbattuto dalle critiche, né lo sarà. E la Repubblica popolare cinese non è stata ostacolata da quei tentativi, ma è diventata ancora più prospera e più forte.

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Note sullo studio degli importanti discorsi del segretario generale Xi Jinping

Cogliere l’opportunità, cavalcare il momento p. 38
di Li Dianren 李殿仁, Consulente di World Socialism Studies

Comprendere correttamente l’intima unità tra “aderire al marxismo” e “aderire alla leadership del partito” p. 39
di Liang Zhu 梁柱, Comitato direttivo accademico di World Socialism Studies

Riflessioni sulla filosofia e le scienze sociali con caratteristiche cinesi p. 41
di Hou Huiqin 侯惠勤, Centro di ricerca socialista mondiale, Accademia cinese delle scienze sociali

Aderire fermamente al “carattere fondamentale” della filosofia cinese e delle scienze sociali contemporanee p. 42
di Tian Xinming 田心铭,World Socialist Research Center, CASS

Sulla natura di classe della filosofia e delle scienze sociali p. 44

di Zhou Xincheng 周新城, World Socialist Research Center, CASS; Renmin University of China

Comprendere e trattare correttamente la cultura cinese p. 46
di Mei Rongzheng 梅荣政, World Socialist Research Center, CASS; Wuhan University

Un ideale corretto è la premessa per l’implementazione consapevole degli “otto requisiti” p. 48
di Liu Shulin 刘书林, World Socialism Studies Academic Steering Committee; World Socialist Research Center, CASS; Tsinghua University

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Movimenti del socialismo mondiale

Il socialismo mondiale nel XXI secolo: nuova struttura, nuovi caratteri e nuove tendenze p. 50
di Jiang Hui 姜辉, vicedirettore degli studi sul socialismo mondiale; Centro mondiale di ricerca sul socialismo, CASS; Comitato di partito, Istituto di informazione e intelligence, CASS

Il 2016 è il cinquecentesimo anniversario (3) della nascita del socialismo mondiale. Dalla nuova linea di partenza storica, abbiamo bisogno di una visione del mondo e una prospettiva storica nella nostra ricerca sulla nuova struttura, caratteristiche e tendenze nello sviluppo del socialismo mondiale. Il tema principale del ventesimo secolo fu indubbiamente l’emergere e lo sviluppo del movimento socialista mondiale, mentre il ventunesimo secolo vedrebbe la rivitalizzazione del socialismo mondiale. Le caratteristiche principali del socialismo mondiale nel nuovo secolo sono le seguenti: i vantaggi sistemici più ampi del socialismo rispetto al capitalismo costituiscono il segno della rivitalizzazione del socialismo mondiale; la Cina diventa la spina dorsale e la nave ammiraglia per lo sviluppo del socialismo mondiale; l’equilibrio di potere tra i due campi del mondo avrà una svolta storica dopo la loro lunga rivalità; il numero dei paesi socialisti e il livello di realizzazione dell’ideale socialista diventano i criteri per valutare lo stato di sviluppo del socialismo. Il futuro del socialismo mondiale nel ventunesimo secolo sarà determinato dall’unità organica di nazionale e internazionale, movimento operaio e un ampio movimento di massa, sviluppo sociale e costruzione della civiltà ecologica nel socialismo mondiale.

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Lezioni dalla Riforma Politica e Democratizzazione dell’Unione Sovietica p. 58
di Zhang Shuhua 张树华, Deputy Director of World Socialism Studies; Director of Institute of Information, CASS, World Socialism Research Center, CASS

La storia mostra che il crollo dell’Unione Sovietica è il risultato della degenerazione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) nella fase successiva del suo regime. Nel riformare la sua via di sviluppo politico il PCUS non aderì al marxismo-leninismo, ma al capitalismo; il PCUS, smise di guidare il corpo del partito e dirigere la riforma, invece di persistere in tale azione. Nel ristrutturare il suo sistema politico l’ex Unione Sovietica non cercò di migliorare il sistema socialista, ma ruppe completamente con esso. Le lezioni derivanti dal fallimento della ristrutturazione politica del PCUS avvertono il popolo che la riforma dovrebbe essere auto-miglioramento del sistema politico socialista, aderire all’orientamento socialista ed essere condotta sotto la guida del Partito. La riforma politica deve favorire la stabilità nazionale e l’unità etnica, promuovere la democrazia politica, la stabilità e l’efficienza politica; Deve essere stabilita una corretta visione della democrazia e deve essere adottata una via politica globale di sviluppo socialista.

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In commemorazione del 100° anniversario di

Imperialismo, fase suprema del capitalismo di V. I. Lenin

Rivisitando“Imperialismo, fase suprema del capitalismo” di V. I. Lenin p. 66
di Li Jie 李捷, Qiushi Magazine, consulente di World Socialism Studies

Indipendentemente dal passaggio del capitalismo dalla libera concorrenza al monopolio finanziario con l’ingresso nello stadio dell’imperialismo e del declino del capitalismo contemporaneo, un numero sempre maggiore di paesi emergenti sta raggiungendo il rango dei paesi modernizzati in modo non capitalistico, segnato dalla sviluppo straordinario del socialismo con caratteristiche cinesi. Entrambi gli eventi sono stati correttamente previsti e analizzati cento anni fa da Lenin nel suo fondamentale Imperialismo, fase suprema del capitalismo. Oggi nel mondo capitalista, anche se alcuni cambiamenti sono avvenuti e sono state intraprese riforme per rompere il monopolio, il ciclo di libera concorrenza e monopolio si è riprodotto di volta in volta ed è diventato una legge indipendente dalla volontà dell’uomo. Come tale, l’affermazione di Marx ed Engels sullo sviluppo e sulla morte del capitalismo e l’asserzione di Lenin su quella dell’imperialismo dovranno avverarsi, per quanto lungo possa essere ciò nella vita reale. Il successo del socialismo con caratteristiche cinesi ha fornito alla grande maggioranza dei paesi in via di sviluppo un’alternativa valida diversa dal modo capitalistico di modernizzazione, cioè scrollarsi da dosso la povertà e l’oppressione ed entrare nel rango degli stati modernizzati esplorando una via socialista di sviluppo con le proprie caratteristiche.

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La natura dell’imperialismo rimane immutata p. 69
di Michail Kostrikov, CC del PCFR (Russia)

Un secolo fa Lenin asserì senza equivoci che il capitalismo avrebbe esaurito il suo potenziale di sviluppo nello stadio dell’imperialismo. Il capitalismo non è in grado di trovare una fonte di sviluppo da se stesso, perché il sistema capitalista riduce sostanzialmente lo sviluppo della produttività, e lo sfruttamento costituisce ancora la fonte della prosperità capitalistica. Molte persone credono che gli USA e l’Europa stiano sviluppando tecnologie ecologiche (o “verdi”), che sono però solo un mezzo di concorrenza adottato dalle imprese capitaliste che non sono disposte a far fronte agli obblighi sociali. Di conseguenza, la sicurezza sociale è a un punto morto. La base materiale più importante per l’inevitabile avvento del socialismo è la socializzazione della produzione. Oggi si stanno sviluppando e prendendo forma le condizioni preliminari per l’avvento del socialismo. Possiamo discernere chiaramente le tendenze emergenti di un nuovo sviluppo sociale all’interno della società capitalista. La tecnologia dell’informazione in corso sta anche spianando la strada per una prospettiva socialista in futuro.

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Focus teorico

Aderire alla posizione guida del marxismo p. 72
di Deng Chundong 邓纯东, World Socialist Research Center, CASS; Institute of Marxism, CASS

La storia moderna cinese dimostra che l’adesione alla posizione guida del marxismo non è solo la ragione fondamentale per il partito comunista cinese di ottenere risultati brillanti, ma anche la garanzia ideologica per la grande rinascita della nazione cinese e il futuro migliore del popolo cinese. Le dolorose lezioni del crollo dell’Unione Sovietica e i drastici cambiamenti dei paesi socialisti dell’Europa orientale rivelano che l’adesione alla posizione guida del marxismo riguarda il futuro e il destino dei paesi socialisti e del popolo. Nell’attuale mutevole e complicata situazione in patria e all’estero, aderire alla posizione guida del marxismo non dovrebbe essere un discorso vuoto. Il campo di applicazione della posizione guida del marxismo deve essere definito teoricamente; le varie tendenze di pensiero e il pluralismo delle concezioni nella società devono essere diretti e guidati; le concezioni e i punti di vista errati devono essere criticati e ripudiati; le principali questioni teoriche e pratiche relative alla posizione guida del marxismo devono essere chiaramente definite per garantire una corretta comprensione. Ancora più importante, dobbiamo promuovere fermamente la sinizzazione del marxismo, lavorare costantemente e bene nel combinare il marxismo con la pratica cinese e promuovere l’innovazione delle teorie del marxismo; in particolare, dobbiamo studiare seriamente e comprendere lo spirito degli importanti discorsi del segretario generale Xi Jinping, promuovere lo sviluppo del marxismo in Cina nella pratica del XXI secolo e arricchire continuamente il sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi.

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Aderire al carattere pratico del marxismo p. 82
di Zhang Wenmu 张文木, Strategic Research Center, Beijing University of Aeronautics and Astronautics

Il leninismo costituisce il nesso fondamentale tra la teoria e la pratica del marxismo, nonché la fonte diretta del marxismo sinizzato – il pensiero di Mao Zedong. Senza tornare alla teoria dell’imperialismo di Lenin, tutti i principali fenomeni internazionali del mondo contemporaneo non possono essere pienamente compresi e ben spiegati. Il socialismo democratico castra il carattere pratico del marxismo rimuovendo la lotta di classe tra proletariato e borghesia, nonché la dittatura del proletariato – inevitabile risultato della lotta di classe – per trasformare il marxismo in una teoria “universale” che può essere accettata dalla borghesia. Di conseguenza, il socialismo democratico si propose di essere “non violento” ad ogni crocevia della rivoluzione socialista e legò strettamente entrambe le mani del proletariato. Il socialismo democratico in Cina tenta di rimuovere il leninismo, in particolare il metodo dell’analisi di classe e la teoria della dittatura del proletariato, in modo da anestetizzare il pensiero di Mao Zedong. Se il “Pensiero di Mao Zedong” amputato dello spirito del leninismo e la“teoria di Deng Xiaoping” privata dei “quattro principi cardinali” (4) sono usati per paralizzare il popolo cinese, si avrà lo stesso effetto dell’uso del “marxismo” senza la dittatura del proletariato per spiegare la storia della rivoluzione e della costruzione socialista cinese; ciò sarà l’inizio di un grave disastro per la Cina e per il popolo cinese. Il socialismo democratico in lotta contro il marxismo-leninismo sarà il fattore più pericoloso per la causa del socialismo in Cina e dovrebbe pertanto essere considerato come il nuovo oggetto della nostra decisa lotta nel campo dell’ideologia.

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Note dall’estero

La natura del multiculturalismo americano p. 88
di Carl Ratner, Trinidad Institute of Cultural Studies and Education, California, USA

L’esistenza del multiculturalismo negli Stati Uniti è uno strano fenomeno che richiede un’indagine accurata. In realtà, il multiculturalismo è davvero un caso particolare in quanto contrasta con altri principali comportamenti del paese. Dato che gli Stati Uniti sono un’economia altamente concentrata, ordinata e politicamente unificata e che il capitalismo si fonda indubbiamente su relazioni sociali egemoniche, l’ampia accettazione del multiculturalismo non suggerisce che l’America sia in genere una società aperta. Non è aperta a tutte le forme di resistenza, ma mantiene selettivamente alcuni elementi multiculturali. La vera ragione dell’esistenza del multiculturalismo negli Stati Uniti risiede nella sua compatibilità con l’egemonismo. La diversità mostrata dal multiculturalismo americano non è una vera diversità, perché non pone alcuna sfida all’egemonia politica ed economica statunitense. Questa è una differenza tra il multiculturalismo americano e i governi nazionalisti di altri paesi, tra il multiculturalismo americano e il socialismo, e anche tra sindacati e protezionismo ambientale. La politica multiculturale solitamente non minaccia la politica esistente. Nonostante la sua apparente apertura e rispetto dei diritti umani, essa rifiuta di fatto la più importante diversità del socialismo nella politica esistente e si oppone a qualsiasi cambiamento fondamentale o apertura alla diversità reale.

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Gli Stati Uniti hanno perseguito il “Washington Consensus”? p. 92
di Huang Weidong 黄卫东, School of Earth and Space Sciences, University of Science and Technology of China

Il governo americano sta tentando di vendere il “Washington Consensus” ad altri paesi, proclamando che il suo successo deve molto all’adozione del Consensus. Gli studi e le analisi della sua implementazione mostrano tuttavia che, sebbene le “elite” americane insistano sul fatto che il governo americano stia attuando una politica economica basata sul “Washington Consensus”, si sta perseguendo di fatto una politica contro di esso: le proprietà degli americani appartengono allo Stato e gli individui non possiedono proprietà, ma piuttosto il diritto di usarle; la privatizzazione non ha visto una vera espansione dalla fine della guerra e le risorse economiche del paese sono in gran parte controllate dalle imprese governative e statali; il commercio è posto sotto il controllo rigoroso del governo degli Stati Uniti sì che la liberalizzazione del mercato non è mai stata promossa e realizzata in senso reale. Tanto la privatizzazione che la liberalizzazione proclamate dal “Washington Consensus” non sono che menzogne e propaganda ingannevole.

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Questioni scottanti

Consensi e significato storico dei quattro giudizi civili in relazione al nichilismo storico p. 99
di Chi Fangxu 迟方旭, Lanzhou University School of Law

Dalla fine del 2015 alla metà del 2016, la Corte suprema popolare di Pechino e le corti popolari di Pechino hanno svolto quattro giudizi civili in relazione al nichilismo storico. I consensi che attraversano tutti e quattro i giudizi sono i seguenti: il Partito comunista cinese è il fulcro della guerra anti-giapponese; le gesta eroiche dei Cinque Eroi della Montagna di Langya e gli eroi stessi non devono mai essere denigrati; mettere in discussione o sovvertire l’immagine eroica dei Cinque Eroi della Montagna di Langya non solo costituisce un insulto agli eroi, ma ferisce seriamente anche i sentimenti delle masse; vi è un atteggiamento negativo verso tale sovversiva messa in discussione; è giusto salvaguardare l’immagine eroica dei Cinque Eroi della Montagna di Langya. Le obiezioni al nichilismo storico nei quattro giudizi costituiscono forme concrete dell’espletamento dei propri doveri da parte degli organi statali, che hanno assunto la Costituzione come un principio fondamentale dell’azione, salvaguardandone la dignità e garantendone l’attuazione. L’importanza di tali giudizi consiste non solo nel giudicare i casi di infrazione del codice civile, ma anche nel salvaguardare ed evidenziare l’ordine costituzionale del socialismo con caratteristiche cinesi. I consensi di cui sopra sono di grande importanza giurisprudenziale per i futuri processi di casi civili legati al nichilismo storico. Al contempo, svolgono anche un ruolo nell’ispirare l’opposizione teorica al nichilismo storico. Questo caso fa sistema e può essere impiegato per rendere i quattro giudizi vincolanti e persino giuridicamente vincolanti nei futuri processi di casi di infrazione del codice civile legati al nichilismo storico.

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La pratica giudiziaria di tutela giuridica della memoria storica condivisa e degli eroi nazionali nei paesi stranieri p. 105
di Tang Nuo 唐诺, Institute of Information and Intelligence, CASS

Può la legge essere usata per salvaguardare la memoria storica condivisa di un paese e dei suoi eroi nazionali? Le pratiche giudiziarie in altri paesi del mondo possono fornire un utile riferimento. Circa 15 paesi europei, tra cui Belgio, Olanda, Svizzera, Ungheria, Romania e Spagna, nelle loro leggi vigenti hanno disposizioni esplicite contro qualsiasi negazione e abbellimento della storia nazista. La Germania si pone contro il nazismo nelle sue leggi, decreti e risoluzioni, dalla Costituzione al diritto penale, dalle risoluzioni parlamentari federali alle istituzioni educative, ecc. E già vi sono parecchi casi classici a questo proposito. Molti paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Russia e la Corea del Sud, hanno approvato leggi volte a proteggere la reputazione dei loro eroi. Recentemente in Cina i tribunali popolari, in quattro pratiche giudiziarie, hanno separato i discorsi di negazione, messa in discussione e diffamazione dei Cinque Eroi della Montagna di Langya dalla “libertà di parola”in senso generale e hanno così protetto il patrimonio popolare con mezzi legali. Non è solo diritto legittimo della Cina, ma anche suo obbligo e responsabilità varare in modo appropriato e serio una legislazione volta a salvaguardare la memoria storica condivisa di tutta la società così come i suoi eroi nazionali.

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Recensioni accademiche

Il Summit G20 di Hangzhou e il nuovo paradigma di cooperazione win-win. Rivista del Seminario accademico sul vertice G20 di Hangzhou e promozione dei cambiamenti nell’ordine politico ed economico mondiale p. 112
Materiali organizzati da Gan Junxian (甘均先) e Lü Youzhi (吕有志);
testo scritto da Xin Gan (辛甘) .

(1) 1. Costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti. 2. Approfondire pienamente la riforma. 3. Sviluppare completamente lo stato di diritto. 4. Governare completamente il partito con una disciplina rigorosa [NdR].

(2) Innovazione, coordinamento, ecologia, apertura e condivisione [NdR].

(3) Nel 1516 viene pubblicato Utopia di Thomas More [NdR].

(4) Seguire la via socialista; appoggiare e sostenere la dittatura del proletariato; appoggiare e sostenere la supremazia del partito comunista; aderire al Marxismo-Leninismo e al Pensiero di Mao Zedong.