[Teleconferenza – Sabato 18 aprile] Per uno sbocco progressivo alla crisi italiana

Le edizioni MarxVentuno e la rivista MarxVentuno promuovono una serie di incontri-dibattito in teleconferenza finalizzati alla ricerca di uno sbocco progressivo alla crisi italiana.

Per uno sbocco progressivo alla crisi italiana

Sabato 18 aprile – ore 17:00-19:00. II Incontro:

Analisi dell’«eurogruppo» del 7-9 aprile.

Implicazioni economiche e politiche. Che fare?

Relazioni di:

Andrea Del Monaco

Guglielmo Forges Davanzati

 

Chi intende partecipare alla teleconferenza si iscrive comunicando entro le ore 13.00 di sabato 18:

nome, cognome, città, attività, e-mail, numero telefonico all'indirizzo e-mail: info@marx21books.com

Un’ora prima dell’inizio riceverà il link per accedere. Conviene “entrare” in videoconferenza 20-15 minuti prima.

 

Andrea Del Monaco, esperto Fondi Europei, collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno e blogger di Huffington Post, autore del volume SUD COLONIA TEDESCA. La questione meridionale oggi. Qui di seguito, il link della presentazione del volume Sud Colonia Tedesca alla libreria Feltrinelli di Roma del giugno 2018, dove, moderati da Frediano Finucci (TGla7) Marcello Minenna, Giuseppe Provenzano, Carla Ruocco, Roberto Ghiselli e Francesco Boccia discutono il volume affrontando tanti temi oggi riesplosi con la crisi prodotta dal Covid 19. https://www.radioradicale.it/scheda/544893/presentazione-del-volume-di-andrea-del-monaco-sud-colonia-tedesca-la-questione

Guglielmo Forges Davanzati, professore associato di Storia del pensiero economico presso la Facoltà di Scienze Sociali, Politiche e del Territorio dell’Università del Salento, e titolare degli insegnamenti di Storia dell’analisi economica e di Economia Politica dei sistemi di welfare. Si occupa di Economia del Lavoro, anche in prospettiva storica, di teorie postkeynesiane della distribuzione del reddito, di studi sul Mezzogiorno e di etica economica. È stato componente della redazione della rivista on-line "EconomiaePolitica". Svolge attività di divulgazione su temi economici sui blog "Micromega", "Keynesblog","Sbilanciamoci" e "Roars".

Primo registro di problemi

L’economia italiana, già pesantemente gravata da forti limiti (stagnazione tendente a recessione; aggravamento della questione meridionale; alta disoccupazione, deflazione salariale, assenza di una politica industriale, crescente riduzione degli investimenti in sanità, formazione e ricerca, infrastrutture; bassi investimenti industriali; microdimensione delle imprese; elevato debito pubblico), con il blocco quasi generalizzato delle attività imposto dal governo per alcuni mesi per fronteggiare la pandemia di Covid-19 subirà una recessione violenta.

I

È evidente che occorrono finanziamenti enormi, nell’ordine non di decine, ma di centinaia di miliardi di euro per rimettere in moto l’economia dei paesi colpiti dall’epidemia che stanno attuando il blocco delle attività produttive. Gli stati ricorrono ampiamente al debito pubblico. L’Italia, già gravata da un debito molto elevato, ha maggiori problemi di altri paesi dell’eurozona (la Germania ad esempio) ad indebitarsi. La richiesta del governo italiano, insieme con altri paesi come la Spagna (e sostenuta anche da un recente appello di numerosi economisti italiani), di emissione di titoli europei ad hoc (i “covid bond”) per fronteggiare l’emergenza della pandemia, è stata sinora respinta da alcuni governi (in primis Germania e Olanda). Se non vi sarà un profondo mutamento delle posizioni del governo tedesco e dei governi dei paesi europei che ruotano intorno ad esso, quali strade possono essere concretamente battute per finanziare la ripresa economica italiana?

II

Tutti convengono che la crisi va affrontata con un intervento dello stato, al quale si chiede di erogare un’ingentissima massa di fondi a sostegno di imprese, lavoratori, e tutti i soggetti colpiti dal blocco delle attività del paese. Ma si profila una differenza di fondo:

-          Le destre (Lega, FdI, FI) chiedono che lo Stato sia solo erogatore di denaro per le imprese, ma non gestore di settori strategici dell’economia (come è stato per un quarantennio con l’IRI e gli istituti di credito nazionali nella “prima repubblica”). E chiedono inoltre azzeramento per un certo periodo di tempo della tassazione, il che renderebbe ancora più critica la situazione finanziaria dello Stato.

-          A sinistra, guardando alla Costituzione antifascista del 1948, qualcuno – una minoranza oggi – avanza la proposta di un intervento diretto dello Stato in economia quale programmatore-pianificatore e gestore diretto di alcune imprese e istituti di credito di importanza strategica, per impostare un nuovo modello di sviluppo.

Come operare politicamente nella situazione attuale per dar vita ad una coalizione di forze politiche, sociali, intellettuali), unite intorno a questa proposta (da elaborare e articolare, individuando strumenti e percorsi adeguati per implementarla)?

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